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Medico competente e lavoratori fragili: che fare?

Medico competente e lavoratori fragili: che fare?
 
 Coronavirus-Covid19
11/06/2020: Quali malattie indicano che un lavoratore è da "fragile" ai fini della valutazione del rischio Covid? Quali sono i riferimenti normativi? Cosa può fare il Medico Competente di fronte ai casi dubbi e alle richieste dei lavoratori? Di E. Ramistella.

Un contributo inserito in una recente pubblicazione sull’emergenza sanitaria Covid-19 della Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione (CIIP) [1] riprende la vexata quaestio relativa alla gestione dei cosiddetti “ lavoratori fragili” da parte del medico competente, aggiungendosi a quanto già espresso in precedenza dalle società scientifiche e professionali del settore (SIML e ANMA).

 

In questo contributo analizzeremo:

 

 

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Informazione ai lavoratori sull'uso dei dispositivi di protezione dal rischio biologico causato da virus ai sensi dell'Articolo 36 del D.Lgs. 81/2008

 

Chi sono i lavoratori fragili?

Come ormai ampiamente noto, la nuova - e inedita - definizione di “lavoratore fragile” discende da quanto indicato nel protocollo condiviso tra le parti sociali, aggiornato il 24 aprile scorso e inserito nel DPCM del successivo 26 aprile [2] e si ricollega al disposto del precedente DPCM dell’8/03/2020, che raccomandava “a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con  stati di immunodepressione congenita o  acquisita,  di  evitare  di  uscire dalla  propria  abitazione  o  dimora  fuori  dai  casi  di   stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali  non  sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale” (art. 3 co 1 lett. b).

 

Si può quindi ipotizzare che la “ fragilità” così individuata sia legata alla condizione individuale di maggiore facilità di essere contagiati dal nuovo coronavirus e, conseguentemente, risentire di una più elevata incidenza di complicanze gravi all’insorgenza della malattia conclamata. In realtà tale indicazione, sebbene data per scontata, non è stata mai esplicitata in documenti ufficiali: nella stessa circolare del Ministero della Salute del 29/04/2020 a tale proposito si afferma solamente che: “in merito a tali situazioni di fragilità, i dati epidemiologici rilevano una maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate della popolazione (>55 anni di età), come riportato nel menzionato Documento Tecnico, nonché in presenza di co-morbilità che possono caratterizzare una maggiore rischiosità. In considerazione di ciò …  il medico competente … terrà conto della maggiore fragilità legata all’età nonché di eventuali patologie del lavoratore di cui è già a conoscenza …”

 

Vale la pena di ricordare che, in seguito all’approvazione dell’art. 83 del D.L. n. 34 del 19/05/2020 (cd decreto Rilancio), vanno inclusi in questo ambito tutti i lavoratori di tutte le imprese nazionali, cioè anche i dipendenti attualmente non soggetti alla sorveglianza sanitaria “ordinaria” ex D.Lgs. 81/08, in considerazione del regime di “ sorveglianza sanitaria eccezionale” introdotta per la durata del periodo emergenziale con le modalità previste dallo stesso testo. 

   

Quali malattie indicano che un lavoratore è da considerarsi “fragile” ai fini della valutazione del rischio Covid-19?

Premesso quanto sopra, una età superiore a 55 anni e la coesistenza di più malattie croniche sarebbero dunque sufficienti per incardinare la suddetta condizione di fragilità, considerazione importante da tenere presente perché in alcune circostanze ha dato origine a interpretazioni fuorvianti e talvolta anche strumentali.

 

Comunque poiché - a parte lo stato di immunodepressione - le altre co-morbilità non risultano compiutamente determinate, SIML e ANMA (e la stessa CIIP) hanno proposto di considerare per la sussistenza della condizione di “fragilità” le seguenti malattie croniche, statisticamente associate ai casi mortali correlati alla malattia Covid-19 finora registrati:

  • Condizioni di immunodepressione e/o immunodeficienza congenita o acquisita e patologie che richiedono terapie immunosoppressive;
  • Patologie oncologiche (tumori maligni) attive negli ultimi 5 anni;
  • Patologie cardiache (ischemie e coronaropatie, ipertensione arteriosa grave scompensata, insufficienza cardiaca, gravi aritmie, portatori di dispositivi tipo pacemaker e defibrillatori);
  • Patologie broncopolmonari croniche (BPCO, asma grave, cuore polmonare cronico, enfisema, fibrosi, bronchiettasie, sarcoidosi, embolia polmonare);
  • Diabete mellito insulinodipendente (specie se scompensato);
  • Insufficienza renale cronica;
  • Insufficienza surrenale cronica;
  • Malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie (aplasie midollari, gravi anemie);
  • Malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale;
  • Reumoartropatie sistemiche (artrite reumatoide, LES, collagenopatie e connettiviti sistemiche croniche);
  • Epatopatia cronica grave (cirrosi epatica).

(da rammentare che anche la gravidanza è considerata da molti tra come una condizione di ipersuscettibilità al contagio).

 

Quali sono i riferimenti normativi?

Viene così delineato uno schema sanitario di riferimento, sia pure ancora abbastanza vago, nell’ambito del quale poter comunque tentare di inquadrare le singole situazioni di reale fragilità. Tuttavia, poiché l’elenco illustrato (sul quale, come già detto, esiste un consenso di massima tra le società scientifiche del settore) comprende molte malattie che possono presentarsi con differente gravità e stadiazione, può risultare complesso determinare con esattezza quali condizioni patologiche, singole o multiple, includere per caratterizzare un soggetto come fragile

 

A tale proposito, per la verità, esiste un peculiare riferimento legislativo, l’art. 26 della Legge 27 del 24/04/2020 (legge di conversione del cosiddetto decreto “ Cura Italia”) che istituisce una specifica tutela per una particolare categoria di dipendenti “fragili”, pubblici e privati, purché “in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché per i lavoratori in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ai sensi dell'articolo 3, comma 1 della medesima legge n. 104 del 1992”. In tali evenienze il MMG, a fronte della corrispondente documentazione medico-legale del riconoscimento di disabilità ex Legge 104/92 da parte dei “competenti organi medico-legali” (cioè delle commissioni per l’accertamento dell’handicap ASL o INPS o dei servizi di Medicina Legale delle locali aziende sanitarie), può riconoscere un adeguato periodo di astensione dal lavoro che viene equiparato a ricovero ospedaliero (possibilità estesa fino al 31 luglio p.v. grazie all’ultima modifica del successivo art. 74 del cd decreto Rilancio). Il medico di famiglia è tenuto a specificare sul certificato di malattia gli estremi del riconoscimento dello status di cui alla legge 104/92 per consentire al lavoratore di assentarsi “precauzionalmente” dal lavoro, al limite anche per tutta la durata dell’attuale emergenza sanitaria. In definitiva, quindi, per i lavoratori già riconosciuti portatori di handicap in situazione di gravità ex comma 3 art. 3 della Legge 104/92 e per quelli con analoga attestazione ex comma 1 art. 3 a causa di immunodepressione, esiti di patologie oncologiche o svolgimento di terapie salvavita risulta chiaro come comportarsi e a chi compete la relativa salvaguardia (= medico di assistenza primaria), atto che in tali contingenze esula dagli adempimenti richiesti al medico competente che non è abilitato a emettere certificati di malattia per l’INPS.

 

La paura dei lavoratori e le richieste di essere considerati lavoratori fragili in presenza di alcune patologie

Esistono però casi di lavoratori che reputano di dover essere considerati “fragili”, alcuni dei quali noti al MC per la sorveglianza sanitaria svolta in passato, sebbene non risultino in possesso di attestazione ai sensi della Legge 104. Questi dipendenti, soprattutto nelle prime fasi dell’emergenza, sono stati in qualche occasione superficialmente indirizzati dal datore di lavoro o dallo stesso medico competente al rispettivo MMG, ingenerando un legittimo risentimento per tale prassi (talora neanche preventivamente concordata) e anche perché dall’INPS sono giunte indicazioni contrastanti sulla possibilità di salvaguardare tali soggetti con prolungati periodi di assenza dal lavoro per malattia, ritenuti infine ingiustificati poiché si tratta pur sempre di soggetti affetti sì da patologie croniche ma, comunque, non in fase di riacuzie. Nel contempo il medico competente è diventato il destinatario di numerose richieste di dichiarazione di fragilità da parte di lavoratori portatori di malattie croniche di lieve entità e ben compensate dal trattamento terapeutico, farmacologico o di altra natura, o perfino semplicemente in ragione dell’età avanzata (= superiore a 55 anni), istanze giuridicamente plausibili sul piano formale - rifacendosi alla vigente normativa - ma certo prive di senso dal punto di vista sanitario nella maggioranza delle circostanze riferite.

 

E’ da tenere presente, inoltre, che in molte aziende - soprattutto in quelle pubbliche, nelle grandi imprese e nelle PMI del settore terziario - la messa in atto di attività in smart-working (o altre forme di “lavoro a distanza”) ha rappresentato una modalità organizzativa che ha permesso di continuare il lavoro senza pregiudizio per la salute dei dipendenti, anche nel caso di “fragilità”, vera o presunta. Più complessa appare la gestione di lavoratori fragili nel caso delle piccole e medie imprese del settore industriale e commerciale, dove è praticamente impossibile ricorrere allo smart-working (se non per poche figure amministrative) e in considerazione del fatto che alcuni ruoli possono risultare di fatto indispensabili e i rispettivi dipendenti insostituibili per la competenza e l’esperienza maturata.

 

In questi casi, allora, cosa può fare il medico competente?

Non è scontato affermare che questa valutazione, che riguarda il medico competente, deve essere condotta caso per caso esaminando le patologie attuali o pregresse in relazione a quanto disposto dalla normativa ed evidenziato dalle più recenti acquisizioni della letteratura scientifica, purtroppo non sempre tra loro in sintonia. Difatti, tanto per fare un banale esempio, alcuni articoli pubblicati su autorevoli riviste internazionali hanno messo in evidenza che non sembra confermato un maggior rischio di contrarre forme severe di Covid-19 in pazienti che assumono farmaci immunosoppressori [3], smentendo così uno dei parametri contemplati nei decreti più volte citati. Si impone perciò di verificare con attenzione la documentazione sanitaria a corredo delle segnalazioni provenienti dai lavoratori, escludendo quelle non pertinenti (o palesemente pretestuose); risulta infatti poco accettabile ipotizzare di annoverare nel contesto di tale supposta “fragilità”, ad esempio, lavoratori di età superiore a 55 anni in assenza di patologie acclarate o dipendenti portatori di infermità di lieve grado ben controllate (ad esempio soggetti cardiopatici/ipertesi o diabetici in buon compenso, rispettivamente, circolatorio e metabolico) o, ancora, lavoratori già affetti da malattie neoplastiche sistemiche o loco-regionali ormai superate e in assenza di segni clinico-strumentali di ripresa.

 

Il medico competente dovrà concentrarsi e applicare invece una appropriata diligenza per dedicarsi alle situazioni meritevoli di approfondimento, quali ad esempio: patologie gravi e non compensate dalla terapia seguita, comorbilità per malattie croniche importanti, neoplasie in trattamento chemioterapico etc. Per l’esame di questi “attendibili” casi, la circolare del Ministero della Salute del 29 aprile 2020, già citata prima, precisa quanto segue: “… i lavoratori vanno comunque - attraverso adeguata informativa - sensibilizzati a rappresentare al medico competente l’eventuale sussistenza di patologie (a solo titolo esemplificativo, malattie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche), attraverso la richiesta di visita medica di cui all’art. 41 c. 1 lett. c. (c.d. visita a richiesta del lavoratore), corredata da documentazione medica relativa alla patologia diagnosticata …”. Si può ritenere che tale disposizione, l’effettuazione cioè di una “visita su richiesta” nei casi più complessi di cui si è detto, rappresenti una ragionevole e condivisibile prassi per giungere a una corretta definizione delle evenienze in esame, sebbene ponga al tempo stesso altri interrogativi, in particolare sulle conclusioni da poter assegnare alla fine di un siffatto controllo sanitario. A tale proposito, infatti, è da rammentare che a compimento della visita menzionata il medico competente è tenuto a esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica [4] che, a rigore, non contempla anche il rischio da contagio da SARS-CoV-2, a meno che non si tratti di operatori di ambienti sanitari. Per tale motivo, in assenza di (auspicabili) indicazioni normative, i medici competenti hanno escogitato le soluzioni più fantasiose per sopperire aggiungendo “pareri”, “raccomandazioni”, “postille” e quant’altro al giudizio di idoneità. Probabilmente, piuttosto, la cosa più sensata appare quella di contemplare eventuali considerazioni attinenti quanto detto come “prescrizioni” atte alla definizione di questa singolare tipologia di “idoneità parziale dovuta all’epidemia Covid-19”, intese a scongiurare il rischio di contagio per questi soggetti ipersuscettibili e da mettere in atto da parte dell’azienda o Ente nei confronti del lavoratore [quali, a titolo meramente esemplificativo: “assicurare regime di lavoro agile”; “utilizzo obbligatorio di mascherina tipo FFP2”; “programmare sessioni di lavoro in solitario” etc. ].

 

In altri termini, in prima istanza la soluzione va sempre ricercata sul luogo di lavoro. Questi dipendenti non possono essere immediatamente inviati al curante, che non sempre è a conoscenza della mansione specifica effettivamente svolta dal suo assistito né delle condizioni dell’ambiente in cui viene espletata, cognizioni di pertinenza esclusiva del medico competente. Tale opzione deve essere considerata solo quale ultima ratio dopo aver esperito ogni altra possibile alternativa interna all’azienda e in pieno accordo tra le due figure professionali sanitarie (MC e MMG), nella consapevolezza che prolungati periodi di assenza per malattia possono influire negativamente sul rapporto di lavoro. In ogni caso, anche qualora sia accertata la “inidoneità” alla mansione da svolgere per quanto riguarda la fattispecie della maggiore rischiosità per il contagio da SARS-CoV-2, è stata espressamente disposta l’impossibilità di procedere al licenziamento [5],  norma di garanzia per il lavoratore fragile ma che - è facile immaginare - potrà essere fonte di non poche difficoltà e contenziosi, soprattutto nelle PMI. 

 

Infine, sperando di non essere frainteso, occorre puntualizzare che il medico competente può solo “segnalare” e “raccomandare” ma che la decisione finale sulle misure di tutela per i singoli lavoratori fragili rimane pur sempre in capo al datore di lavoro, unico soggetto in grado di prendere decisioni riguardanti la sua impresa e l’impiego dei propri dipendenti, anche - e soprattutto - nell’attuale fase di emergenza sanitaria, che certo a oggi non può dirsi ancora conclusa.

 

Ernesto Ramistella

Componente direttivo nazionale SIML

 

 

 



[1] “Covid-19 - i contributi di CIIP”: https://www.ciip-consulta.it/index.php?option=com_phocadownload&view=file&id=48:covid-19-contributi-di-ciip&Itemid=609

[2] Protocollo condiviso, punto 12 quinto capoverso: “Il medico competente segnala all’azienda situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti e l’azienda provvede alla loro tutela nel rispetto della privacy”

[4] c) visita medica su richiesta del lavoratore, qualora sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi professionali o alle sue condizioni di salute, suscettibili di peggioramento a causa dell’attività lavorativa svolta, al fine di esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica

[5] art. 83 comma 3 DL 34/2020




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Rispondi Autore: Marziani Nicola - likes: 0
11/06/2020 (10:52:53)
Caro Ernesto, tutte considerazioni condivisibili. Tuttavia, il possesso del beneficio della Legge 104/92, in condizioni di gravità o meno, non può rappresentare un criterio imprenscindibile. Il lavoratore potrebbe non avere ancora inoltrato la domanda di invalidità, pur in presenza di una grave patologia, magari diagnosticata di recente.
In molte aziende non è possibile praticare il cosiddetto tele-lavoro, quindi di fronte al lavoratore "fragile" è opportuno l'allontanamento dall'attività almeno fino a quando consentito dal DPCM e cioè fino al 31/07/2020. Come giustamente fai notare questo periodo di assenza viene equiparato a ricovero ospedaliero, quindi non va a incidere sul comporto, cioè non si aggiunge a eventuali altri periodi di assenza per malattia.
Vi sono attività che non consentono prescrizioni o limitazioni o cambi di mansione. Ad es. una operatrice socio - sanitaria che opera presso una casa di riposo per anziani, magari affetta da una grave BPCO, non ha alternative se non quella dell'allontanamento temporaneo dal lavoro.
E' un eufemismo ribadire che bisognerà valutare sempre caso per caso, nonché il contesto lavorativo.
Nicola Marziani, Medico del Lavoro, Perugia.
Rispondi Autore: Vincenzo Marotta - likes: 0
13/06/2020 (07:46:55)
Ernesto sempre prezioso e attento ai problemi dei medici competenti del lavoro e " affini"! Volevo chiederti cosa faresti se un lavoratore informato della sua possibild fragilita' rifiutasse di chiedere la visita ex art.41? Senza contare che in molte asl per avere una visita medico legale passano settimane!
Prr me bastava prorogare la possibilira' per i MMMMGG di utilizzare il codicev07 inps!
Un caro saluto. VincenzoMarotta
Rispondi Autore: LEONARDO - likes: 0
13/06/2020 (13:58:40)
Salve, a tutti io ho una patologia congenita valvola bicuspude ho 47 anni, in più sono obesto ed ho anche l emicrania aura, sono invalido civile al 67% e una 104 con legge 3 comma 1. Dal 13 marzo mi sono messo in malattia e vorrei continuare fino a fine emergenza 31 luglio, ho notato che negli ultimi 36 mesi ho fatto quasi 240 giorni di malattia il che significa che superati l inps mi paga al 50% fino al 480 esimo giorno. Poi ho saputo di questo lavoro fragile sul quale dicono che non vengono conteggiati i giorni di comporto. Vorrei sapere se potrei farlo fare dal mio medico curante, perché il medico competente essendo a favore dell azienda di sicuro mi farà ritornare al lavoro dicendo che non ce pericolo
Rispondi Autore: Emanuela - likes: 0
14/06/2020 (17:41:12)
Se uno soffre di bronchitasie può essere considerato lavoratore fragile
Rispondi Autore: Angela - likes: 0
15/06/2020 (22:23:41)
Salve,
Le vorrei chiedere delle informazioni riguardanti le visite fiscali per i malati immunodepressi, coinvolta nel decreto Covid.
Attualmente sono in malatia per immunodepressione e dispongo di questi due certificati ma non sono invalido civile (ho fatto solo la domanda e per causa covid le pratiche sono bloccate l)
1 Certificato : Rilasciato dal medico specialistico dell'ASL in cui certifica che sono affetta da Spondiloartrite Psoriasica, malatia autoimmunitaria infiammatoria cronica. Per tale patologia autoimmune la paziente è in duplice terapia immunosoppressiva con Metotressato (Reumaflex mg 1 fiala se / sett)+ farmaco immunosoppressori biologico ( Benepali 50mg 1 fiala a settimana)+ FANS ed Analgesici al bisogno.
La paziente deve essere considerata perciò persona farmacologicamente immunodepressa e quindi "paziente fragile". Di conseguenza è primario interesse collettivo tutelare la sua salute e ridurre al massimo l'esposizione, ampliando la possibilità di autoisolamento.

2 Certificato : Rilasciato dallo specialista in medicina del lavoro che riporta la normativa vigente per la tutela delle categorie Ipersuscetibili (DPCM D8/03/2020, art. 3, comma 1, lett. B) e non mi fa rientrare al lavoro fino il 31/07.

Le mie domande sono :
1 sono soggetta a visite fiscale,se si ,quali sono i orari di reperibilità?
2. Potrei essere licenziata per non idoneità lavorativa?


Rispondi Autore: Raimondo - likes: 0
16/06/2020 (22:46:19)
Salve vorrei avere informazioni sulle categorie protette/lavoratori fragili.
Sono da poco stato assunto come OSS presso una Asl sono in possesso di una invalidità al 55% con relativa diagnosi funzionale legge 68/99 con la seguente prescrizione: attività lavorativa prevalentemente sedentaria per cardiopatia congenita DIV .Per tale motivo posso essere considerato un lavoratore fragile ed essere esonerato dai turni notturni di 10 ore. GEAZIE
Rispondi Autore: Giovanni - likes: 0
19/06/2020 (10:12:51)
Salve, ho 56 anni e pertanto sono stato dichiarato lavoratore fragile dal mio medico competente per il lavoro senza nessuna visita ma solo in base al dato di età anagrafica sopra i 55 anni. È questa procedura corretta?....secondo quali norme attuali ha agito il mio medico con questa sua decisione?
Rispondi Autore: Rosanna - likes: 0
20/06/2020 (01:05:01)
Salve, sono invalida al 46% e sono assunta come categoria protetta, sono a casa in malattia dal 20 gennaio perché ho subito un intervento per l'impianto di defibrillatore
cardiaco perché ho una cardiomiopatia congenita, non posso rientrare a lavoro perché persona fragile e lavoro al contatto col pubblico perché commessa in un panificio, la mia domanda è la seguente: se dovrà persistere la malattia superando i 180 giorni l'inps blocca lo stesso il pagamento nonostante la causa è il coronavirus? Sono soggetta lo stesso al controllo del medico fiscale?
Grazie.
Rispondi Autore: ANTONIO PELLEGRINO - likes: 0
25/06/2020 (08:50:44)
ANCH'IO SONO NELLA CONDIZIONE SOPRA DESCRITTA, HO 61 ANNI E DIVERSE PATOLOGIE COME DIABETE, BRONCHETTASIA, CHE MI FANNO RICADERE NELLA CONDIZIONE DI LAVORATORE FRAGILE. LA MIA PAURA CHE SIA POI UNA SCUSA PER RELEGARMI A MANSIONI INFERIORI SE NON PEGGIO. COSA DOVRÒ ASPETTARMI!
Rispondi Autore: GIANNA - likes: 0
26/06/2020 (10:58:06)
Buongiorno ho 62 anni soffro di ipertensione arteriosa, fibromialgia e ipertensione polmonare e bronchiolite
sono un paziente fragile?
Rispondi Autore: GIANNA - likes: 0
26/06/2020 (11:00:04)
dimenticavo ho invalidità 55% e legge 104 art.3 comma1
ho 62 anni soffro di ipertensione arteriosa, fibromialgia e ipertensione polmonare e bronchiolite
sono un paziente fragile?
Rispondi Autore: Andrea - likes: 0
01/07/2020 (09:25:30)
Buongiorno io sono portatore di icd xuna cardiomiopatia dilatativa dal 2008 ad oggi con quadro clinico nella norma f.e. 52% sono un infermiere e lavoro in una struttura convenzionata sono in malattia dal 16/03 per emergenza covid ed jo effettuato cambio icd il 19 maggio x esaurimento della batteria vorrei sapere se ci sono le condizioni per rientrare a lavoro essendo una clinica no covid solo interventi di ortopedia e tralaltro pz gia tamponanati e negativi possono accedere non ho legge 104 e vorrei sapere se ci sono le condizioni per rientrare calcolando che la Regione Calabria non ha tanti casi di covid 19 grazie mille a chi risponde
Rispondi Autore: Pietro - likes: 0
03/07/2020 (16:51:23)
Buongiorno, io ho un linfoma non hodgkin (Mantellare) da 5 anni e al momento sono in terapia. La mia invalidità civile è al 60% e legge 104 art.3 comma 1. Cortesemente vorrei sapere se sono ritenuto un paziente "fragile" e, visto che l'azienda non mi fa rientrare al lavoro, posso fare richiesta di malattia equiparata a ricovero ospedaliero o devo andare avanti a utilizzare i permessi/ferie.
Grazie di tutto

Pietro

Rispondi Autore: Raffaele.esposito - likes: 0
04/07/2020 (10:10:23)
Voglio portare il mii contributo personale... È sbagliato non considerare già lavoratori fragili coloro cge hanno patologie cardiache lievi e/o compensate. Io ho 58 anni e soffrivo di un prolassi mitralico con rigurgito, di 51mm, ed ho avuto il Covid con sintomi iniziati il 15 marzo. Ho rifatto un ecocardiogramma a fine maggio ed il mio prolassi è aumentato a livelli di guardia, da 51mm a 57 mm, con aumento anche del ventricoli destro e comparsa di lieve rigurgito alla tricuspide. Detto questo vorrei sapere a chi rivolgermi per essere considerato un soggetto fragile e se posso inoltrare causa di servizio. Ringrazio
Rispondi Autore: raffaele. esposito - likes: 0
04/07/2020 (10:13:37)
Dimenticavo di aggiungere che adesso vogliono sottopormi alla cosiddetta "gastroscopia cardiaca" e che già prendevo come farmaco il "Ratacand"

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