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L’impatto delle nuove tecnologie sul mondo del lavoro: i dati europei
Bilbao, 13 Apr – L’adozione delle tecnologie digitali in ambito lavorativo, iniziata molto prima dei problemi connessi al COVID-19, ma che ha subito un'importante accelerazione durante la pandemia, è ormai diventata una caratteristica permanente nel mondo del lavoro, con diverse implicazioni in termini di salute e sicurezza sul lavoro.
Una caratteristica che è stata lungamente analizzata, nei suoi vantaggi e svantaggi, nelle opportunità e nelle sfide da affrontare, durante la campagna europea (2023/2025) “ Lavoro sano e sicuro nell’era digitale”, promossa dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ( EU-OSHA) e di cui PuntoSicuro è stata un attivo media partner.
Per continuare, malgrado la chiusura della campagna, a sensibilizzare i lavoratori e le aziende su questo tema, raccogliamo oggi alcuni risultati dell’indagine OSH Pulse 2025, che abbiamo presentato in un’ intervista a Maurizio Curtarelli (Eu-Osha).
L’indagine ha permesso di raccogliere, attraverso un campione rappresentativo di oltre 28 000 lavoratori europei, le esperienze e la percezione dei lavoratori su vari temi connessi alle conseguenze delle evoluzioni tecnologiche e climatiche. E uno di questi temi ha riguardato, in particolare, l'uso delle tecnologie digitali sul posto di lavoro e i rischi correlati per la salute dei lavoratori.
Ne parliamo oggi con riferimento a quanto contenuto nel report EU-OSHA “ OSH Pulse 2025: Occupational safety and health in the era of climate and digital change” (OSH Pulse 2025: salute e sicurezza sul lavoro nell’era dei cambiamenti climatici e digitali) curato da Sharon Belli e Femke De Keulenaer (Ipsos – European Public Affairs).
Questi gli argomenti affrontati nell’articolo:
- Nuove tecnologie in ambito lavorativo: i dispositivi tecnologici utilizzati
- Nuove tecnologie in ambito lavorativo: le piattaforme e la sede lavorativa
- Nuove tecnologie in ambito lavorativo: i rischi per i lavoratori
Nuove tecnologie in ambito lavorativo: i dispositivi tecnologici utilizzati
Una prima parte dell’indagine ha riguardato le più comuni tecnologie digitali utilizzate in ambito lavorativo.
I dati indicano che le tecnologie digitali più comunemente utilizzate sono laptop, tablet, smartphone o altri dispositivi informatici portatili che si connettono a Internet, scelte dal 78% dei lavoratori in tutta l'UE (+4% rispetto all'OSH Pulse condotto nell'aprile-maggio 2022). I computer desktop sono al secondo posto, con il 61% dei lavoratori che ne segnala l'utilizzo.
Inoltre circa un lavoratore su sei (18%) utilizza software o strumenti basati sull' intelligenza artificiale, ad esempio strumenti di analisi dei dati, chatbot, assistenti virtuali, strumenti di analisi predittiva, modelli di apprendimento automatico (+2% rispetto ad aprile-maggio 2022). Seguono i dispositivi indossabili, come smartwatch, occhiali intelligenti, activity tracker o altri sensori (integrati), utilizzati dal 13% dei lavoratori. Una percentuale minore di lavoratori dichiara di utilizzare tecnologie robotiche avanzate per il proprio lavoro: il 6% utilizza macchine o robot in grado di pensare e prendere decisioni (ad esempio basati sull'intelligenza artificiale) e il 3% interagisce con i robot nel proprio lavoro.
Nel complesso, in tutta l'UE, il 90% dei lavoratori dichiara di utilizzare almeno una delle tecnologie digitali presentate nel sondaggio. E, nei paesi oggetto dell'indagine, questa percentuale varia dal 78% in Portogallo al 96% in Norvegia. Inoltre, in tutta l'UE, il 32% dei lavoratori dichiara di utilizzare una o più tecnologie digitali avanzate (software o strumenti alimentati dall'intelligenza artificiale, dispositivi indossabili, macchine o robot in grado di pensare e prendere decisioni, robot che interagiscono con i lavoratori). E la percentuale di lavoratori che dichiara di utilizzare tecnologie digitali avanzate per il proprio lavoro è più alta in Danimarca (48%) e più bassa in Portogallo (17%).
Per avere una panoramica dei dati nei vari Paesi, compresa l’Italia, riprendiamo una tabella che mostra le risposte alla domanda: “Utilizza una delle seguenti tecnologie digitali per il suo lavoro principale?” (computer portatili, tablet, smartphone, dispositivi informatici portatili che si connettono a Internet, computer desktop, software o strumenti basati sull'intelligenza artificiale, dispositivi indossabili, macchine o robot in grado di pensare e prendere decisioni, …):

Si segnala poi che più di un lavoratore su quattro (27%) dichiara che il proprio datore di lavoro utilizza tecnologie digitali per assegnare automaticamente compiti, orari di lavoro o turni. E, analogamente, il 26% indica che queste tecnologie sono utilizzate per la valutazione delle prestazioni da parte di terzi (ad esempio clienti, colleghi, pazienti). Un lavoratore su quattro (25%) parla di uso delle tecnologie digitali per la supervisione o il monitoraggio del proprio lavoro. E uno su sei (18%) afferma che i dispositivi digitali sono utilizzati per monitorare il rumore, le sostanze chimiche, la polvere, i gas, ecc. nel proprio ambiente di lavoro, mentre una percentuale più ridotta (7%) riferisce dell'uso di tali tecnologie per monitorare la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e la postura.
Nuove tecnologie in ambito lavorativo: le piattaforme e la sede lavorativa
Riguardo ai lavoratori delle piattaforme digitali si segnala che, in tutta l'Unione europea, il 5% dei lavoratori dichiara di aver guadagnato almeno una parte del proprio reddito lavorando per una piattaforma digitale negli ultimi 12 mesi. A livello dei singoli paesi, la percentuale di lavoratori che negli ultimi 12 mesi ha guadagnato almeno una parte del proprio reddito lavorando per una piattaforma digitale varia dall'1% in Francia al 18% a Malta.
Riguardo, invece, alla sede del lavoro, la maggioranza dei lavoratori dell'UE (68%) ha lavorato per la maggior parte del tempo presso la sede del proprio datore di lavoro/della propria attività (ufficio, fabbrica, negozio, scuola, ecc.) nei 12 mesi precedenti l'indagine Osh Pulse (+3% rispetto ad aprile-maggio 2022). Una percentuale minore di lavoratori dichiara, invece, di aver lavorato per la maggior parte del tempo negli ultimi 12 mesi dalla propria abitazione (13%), presso la sede dei clienti (7%), in un sito esterno (cantiere, campo agricolo, …) (5%), in auto o in un altro veicolo (ad esempio treno, autobus) (4%) o in spazi pubblici come bar, aeroporti, ecc. (2%).
Nuove tecnologie in ambito lavorativo: i rischi per i lavoratori
Veniamo ai dati sui rischi per la sicurezza e la salute sul lavoro connessi all'uso delle tecnologie digitali.
Quasi la metà dei lavoratori nell'UE (48%), secondo l’indagine europea, riferisce che l'uso delle tecnologie digitali sul posto di lavoro determina la velocità o il ritmo del proprio lavoro. Tre su dieci (30%) indicano che queste tecnologie li portano a lavorare in isolamento e una percentuale leggermente inferiore (28%) parla di un aumento del carico di lavoro. Meno di due lavoratori su dieci affermano che le tecnologie digitali sul loro posto di lavoro riducono le opportunità di utilizzare le loro conoscenze e competenze (19%) o la loro capacità di prendere decisioni sui metodi da utilizzare o sulle modalità di svolgimento del loro lavoro (16%).
Riprendiamo dal report i dati relativi alle risposte per nazione:

Esaminando poi le varie categorie professionali, emerge che il 49% dei lavoratori con occupazioni professionali, tecniche o amministrative di livello superiore e il 48% dei lavoratori con occupazioni impiegatizie, di vendita o di servizio riferiscono che l'uso delle tecnologie digitali determina la velocità del loro lavoro, rispetto al 44% dei lavoratori manuali qualificati, semiqualificati o non qualificati e dei lavoratori agricoli. Al contrario, il 30% dei lavoratori manuali qualificati, semiqualificati o non qualificati e degli agricoltori riferisce che le tecnologie digitali aumentano il proprio carico di lavoro, rispetto al 27% sia degli impiegati, addetti alle vendite o ai servizi che dei professionisti, tecnici o amministratori di livello superiore.
Inoltre i lavoratori delle microimprese (<10 dipendenti) sono più propensi a segnalare che l'uso delle tecnologie digitali sul posto di lavoro li porta a lavorare in isolamento: il 34% di coloro che lavorano nei luoghi di lavoro più piccoli segnala questo impatto, rispetto al 30% dei lavoratori nei luoghi di lavoro con 10-49 o 50-249 dipendenti e al 28% di quelli nei luoghi di lavoro più grandi con oltre 250 dipendenti.
In termini di settori di attività, si segnala che i lavoratori impiegati nell'agricoltura, nell'orticoltura, nella silvicoltura o nella pesca (35%) e nella sanità e nell'assistenza sociale (30%) sono più inclini a dichiarare che l'uso delle tecnologie digitali aumenta il loro carico di lavoro. Ciò contrasta con percentuali più basse in altri settori, in particolare nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, nei servizi finanziari, professionali, scientifici o tecnici (25%) e nei servizi relativi all'istruzione (24%). Mentre il settore manifatturiero o ingegneristico registra la percentuale più alta di lavoratori che dichiarano che le tecnologie digitali determinano la loro velocità o il loro ritmo di lavoro (51%), seguito da vicino dal settore dell'informazione, della comunicazione, dei servizi finanziari e professionali (50%).
Infine, anche il rischio di lavorare in isolamento varia a seconda dei settori: i servizi sociali, culturali, personali e di altro tipo (33%) e l'agricoltura, la produzione manifatturiera, il commercio/trasporto e le tecnologie dell'informazione/comunicazione (32%) registrano la percentuale più alta di lavoratori che segnalano questo possibile rischio.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del report che riporta i risultati dell’indagine OSH Pulse 2025 sulle seguenti quattro aree:
- l'uso delle tecnologie digitali sul posto di lavoro e i rischi correlati per la salute dei lavoratori
- fattori di rischio psicosociali legati al lavoro e problemi di salute
- cambiamenti climatici e sicurezza e salute sul lavoro
- effetti sulla salute legati al lavoro.
RTM
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