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Rischio chimico: valutazione dei rischi e piani mirati di vigilanza

Rischio chimico: valutazione dei rischi e piani mirati di vigilanza
28/01/2020: Un intervento si sofferma su un piano mirato relativo alla vigilanza e la prevenzione del rischio chimico alla luce dei Regolamenti Reach e Clp. Il ruolo dei piani mirati di prevenzione e le criticità delle valutazioni dei rischi.

Bologna, 28 Gen – Come ricordato in diversi articoli e interviste del nostro giornale, malgrado nel 38% delle imprese dell’Unione Europea siano presenti sostanze chimiche o biologiche,  sono ancora ampie le carenze sia nell’applicazione dei Regolamenti europei, a partire dal Regolamento REACH ( Regolamento 1907/2006), sia nella valutazione e gestione del rischio chimico.

 

Per questo motivo, in relazione anche alla campagna europea per il 2018 e 2019 “ Salute e sicurezza negli ambienti di lavoro in presenza di sostanze pericolose”, organizzata dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), torniamo a parlare di rischio chimico, di valutazione dei rischi e di vigilanza in relazione ad un intervento al convegno “Rischio chimico: buone prassi ed esperienze di prevenzione”, organizzato da AiFOS, che si è tenuto il 15 ottobre durante la manifestazione “ Ambiente Lavoro”.

 

L’articolo si sofferma in particolare su:



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Rischio chimico - 3 ore
Informazione ai lavoratori sui rischi specifici ai sensi dell'Articolo 36 del D.Lgs. 81/2008

 

Il ruolo dei piani mirati di prevenzione

Nell’intervento “La vigilanza e la prevenzione del rischio chimico alla luce dei regolamenti REACH e CLP”, a cura di Cristina Gremita (Direttore UOC PSAL - ATS Pavia), viene presentata un’indagine dell’ATS Pavia sull’applicazione dei regolamenti REACH e CLP e sulla valutazione del rischio chimico nella provincia di Pavia.

Un’indagine che permette anche di comprendere come siano correlate tra loro le azioni di supporto, promozione e vigilanza, ad esempio attraverso i Piani Mirati di Prevenzione (PMP).

 

Riprendiamo dalle slide una rappresentazione del ruolo dell’organo di vigilanza:

 

 

Riguardo ai piani mirati di prevenzione sono poi riportati le seguenti indicazioni:

  • “il «Piano mirato» consente all’organo di vigilanza di raggiungere un certo numero di aziende
  • Il «Piano mirato» consente, mediante l’utilizzo di appositi metodi e strumenti, tra cui sistemi di autovalutazione, associati alla tradizionale attività di vigilanza, di rendere i controlli più efficaci attraverso la determinazione di criteri di priorità dell’azione di controllo
  • Gli strumenti utilizzati permettono di individuare le singole aziende in cui è opportuno approfondire l’attività di vigilanza sulla base di una graduazione preliminare del campione di aziende da sottoporre a controllo basata su evidenze oggettive e su reali situazioni di criticità
  • L’analisi approfondita dei dati raccolti consente inoltre alla UOC PSAL di individuare eventuali ed ulteriori interventi in termini di prevenzione, promozione e assistenza alle imprese del settore
  • Il «Piano mirato» attraverso alcune giornate di incontro/informazione e formazione, in merito al rischio specifico, permette di aumentare le conoscenze sul tema ponendosi l’obiettivo di rendere maggiormente efficaci le misure di prevenzione adottate dopo un’adeguata valutazione del rischio”.

 

Vigilanza e prevenzione del rischio chimico alla luce dei regolamenti europei

Veniamo dunque al Piano Mirato di Prevenzione “La vigilanza e la prevenzione del rischio chimico alla luce dei Regolamenti Reach e Clp”, iniziato nel 2018.

 

Questo il contesto di partenza:

  • Legislazione REACH e CLP + D.lgs. 81/08
  • Grande diffusione di agenti chimici nei luoghi di lavoro
  • Necessità di valutare vecchi e nuovi rischi sia per la salute che per la sicurezza (aggiornamento CLP)
  • Numero di sostanze di uso industriale in aumento
  • Necessità di avviare un percorso di vigilanza e controllo
  • Necessità di diffusione di strumenti validi di valutazione del rischio e di buone prassi
  • Sostegno alle imprese”.

 

Questi invece gli obiettivi:

  1. “Sensibilizzare le aziende sul rischio chimico
  2. Identificare le criticità dello specifico settore produttivo «Azienda chimica» (codici ATECO 19, 20, 21) per quanto riguarda la valutazione del rischio nel territorio di ATS Pavia
  3. Determinare criteri di priorità per rendere i controlli dell’ATS più efficaci nelle aziende del settore individuato
  4. Individuare eventuali ed ulteriori interventi in termini di prevenzione, promozione e assistenza alle imprese del settore”.

 

Le considerazioni e i risultati del piano mirato

Il campione ha riguardato 134 aziende della provincia di Pavia (10 Ateco 19, 103 Ateco 20 e 21 Ateco 21). E nella selezione del campione si “è tenuto conto di:

  • “Distribuzione territoriale
  • precedenti verifiche
  • Non sovrapposizione con i controlli già previsti da Regione Lombardia per il regolamento R.E.A.C.H.”.

Queste le varie fasi:

  • “Preparazione strumenti (Questionario di autovalutazione; Griglie di valutazione del gruppo di lavoro ATS; Registro presenze incontro iniziale con aziende; Scala di valutazione delle check-list)
  • Incontro con le aziende
  • Incontri del gruppo di lavoro
  • Raccolta e valutazione dei dati del questionario
  • Prima fase di vigilanza
  • Analisi statistica dei dati
  • Seconda fase di vigilanza”.

 

Si indica poi che il 90% delle aziende ha risposto inviando questionario e DVR.

Riportiamo un’immagine relativa a 4 aziende sottoposte a vigilanza:

 

 

Rimandiamo alla lettura integrale dell’intervento che riporta vari grafici sulla soddisfazione dei requisiti.

 

Si indica poi che attraverso l’analisi dei DVR è stato possibile verificare quanto dichiarato dalle aziende in alcune domande del questionario e sono state rilevate in particolare alcune incongruenze relative a:

  • Misure specifiche indicate nell’art. 225 comma 1 D.lgs. 81/08 (11%)
  • Misurazioni periodiche degli agenti chimici pericolosi (3%)
  • Misure e principi generali per la prevenzione dei rischi di cui all’Art. 224 comma 1 del D.lgs. 81/08 (2%).

Sono state poi raggruppate le aziende in 4 categorie:

  • Categoria I: grave insufficienza nella valutazione e gestione del rischio chimico (3 aziende)
  • Categoria II: insufficiente valutazione e gestione del rischio chimico

 

  • Categoria III: sufficiente valutazione e gestione del rischio chimico
  • Categoria IV: buona valutazione e gestione del rischio chimico

Si indica che attraverso il piano mirato, “solo il 33% delle aziende del campione ha avuto un’ispezione”.

 

Riprendiamo dall’intervento, in conclusione, alcune considerazioni finali, in relazione agli obiettivi posti:

  • “Sia dall’analisi del questionario di autovalutazione che dall’analisi dei DVR sono emerse criticità soprattutto per quanto riguarda le modalità per l’effettuazione della valutazione del rischi”;
  • “Sono state viste in vigilanza ordinaria un numero ridotto di imprese ma in modo mirato (circa il 30%)”;
  • “Saranno definiti interventi di tipo informativo formativo diretti alle figure della prevenzione discussi e valutati nell’ambito del Comitato provinciale di coordinamento ex art. 7 D.Lgs 81/08. Verrà richiesta la collaborazione di Enti ed Istituzioni”.

 

Inoltre “il numero maggiore di criticità è emerso dalla valutazione dei DVR rispetto a quella dei questionari” e le criticità maggiormente presenti hanno riguardato:

  • “La conservazione delle Schede Dati di Sicurezza
  • L’applicazione delle misure specifiche previste dall’art. 225 comma 1 del D.lgs. 81/08
  • L’utilizzo di impianti di aspirazione
  • L’etichettatura e conservazione delle sostanze pericolose”.

 

Infine “il gruppo con maggiori criticità è risultato quello chimico (ATECO 20)” e “il gruppo con minori criticità è risultato quello farmaceutico (ATECO 21)”.

 

 

Tiziano Menduto

 

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

La vigilanza e la prevenzione del rischio chimico alla luce dei regolamenti REACH e CLP”, a cura di Cristina Gremita (Direttore UOC PSAL - ATS Pavia), intervento al convegno “Rischio chimico: buone prassi ed esperienze di prevenzione”, (formato PDF, 876 kB).

 

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