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I tumori causano il 95% delle morti per malattia professionale

I tumori causano il 95% delle morti per malattia professionale
16/09/2019: Una scheda si sofferma sui tumori professionali in Italia e nell’Unione Europea. I dati relativi ai decessi, le neoplasie più diffuse, la prevenzione, il piano nazionale di prevenzione e l’associazione tra tumori e settori di attività.
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Roma, 16 Set – Malgrado gli aggiornamenti delle liste delle patologie che prevedono la denuncia obbligatoria da parte del medico o l’introduzione di specifici registri (come il Registro nazionale delle neoplasie di sospetta origine professionale), “gran parte delle neoplasie da lavoro probabilmente non viene ancora segnalata (ad esclusione dei tumori ad elevata frazione eziologica) e sono poche le banche dati che riportano l’anamnesi lavorativa”. E tra queste rientra il Sistema di sorveglianza MalProf, che permette di valutare le professioni ed i settori di attività, attraverso le segnalazioni raccolte dai Servizi di prevenzione delle Asl. E i medici del lavoro di tali servizi “analizzano le storie lavorative per attribuire l’eventuale nesso di causa alle patologie segnalate”.

 

A presentare in questi termini il tema dei tumori professionali e a fornire dati che ci permettono di comprenderne la dimensione e le specificità, ci soffermiamo oggi su una scheda informativa pubblicata dal Sistema di sorveglianza nazionale MalProf e dal titolo “Tumori professionali: analisi per comparti di attività economica”.

 

Nell’articolo affrontiamo i seguenti argomenti:



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L’Unione Europea e i tumori professionali

La scheda ricorda che le istituzioni internazionali sottolineano “l’importanza delle misure preventive e protettive per la riduzione delle esposizioni lavorative a sostanze cancerogene”. E in tale quadro “l’Unione europea (UE) ha intrapreso azioni a carattere normativo per orientare le politiche degli Stati membri”. In particolare attraverso le direttive quadro 89/391 CE e 2004/37 CE “vengono stabilite le regole cardine a cui attenersi per la protezione dei lavoratori dagli agenti cancerogeni”, anche se i Paesi membri “hanno poi la possibilità di adottare valori limite nazionali più bassi rispetto a quelli fissati dall’UE”.

 

Riguardo ai dati si indica che secondo la IARC (International Agency for Research on Cancer), il cancro “provoca annualmente tra la popolazione mondiale 8,2 milioni di decessi e le previsioni sull’incidenza e sulla mortalità risultano in crescita”.

Se si concentra poi l’attenzione sui soli tumori professionali, le stime a livello mondiale prodotte dall’ILO (International labour office) “riferiscono che è associabile ai tumori il 32% dei decessi conseguenti ad attività lavorativa. In Europa, tale percentuale arriva al 53% che, in valore assoluto, corrisponde ad una oscillazione tra i 60 mila ed i 100 mila lavoratori deceduti in un anno a causa di neoplasie”.

 

Sono poi riportate delle tabelle che permettono un confronto, benché reso difficile dalla disomogeneità dei vari sistemi nazionali, del tasso dei tumori in vari paesi europei. Tabelle che, ad esempio, segnalano che “nel 2006 in Francia ed in Belgio si registravano circa 10 casi di cancro ogni 100 mila assicurati, in Italia circa 5 casi. Anche le percentuali dei tumori rispetto al totale delle malattie professionali denunciate differiscono: nel 2015 si va dal 2% della Francia, al 6% dell’Italia e all’11% della Germania”.

 

I dati relativi alle neoplasie da lavoro in Italia

Riguardo al nostro Paese la banca dati statistica dell’Inail riporta che nel quinquennio 2012 - 2016 “i tumori sono pari al 5,25% delle tecnopatie ma causano il 95% delle morti per malattia professionale, così come sono preponderanti nel determinare i gradi più elevati di menomazione. Quindi, le neoplasie, pur se contenute nel numero di casi annualmente denunciati, sono le malattie professionali a maggior gravità”.

E tra i tumori da lavoro riconosciuti dall’Inail sono predominanti “quelli della pleura e del peritoneo, che rappresentano circa la metà delle neoplasie professionali, seguiti da quelli dell’apparato respiratorio (più di un quarto). Tali dati non coincidono esattamente con quelli riscontrati in ambito europeo, che vedono i mesoteliomi costituire quasi l’80% dei tumori da lavoro”.

 

L’associazione tra i tumori e i comparti lavorativi

Veniamo allo studio dei tumori professionali per settori di attività economica che in MalProf è stato condotto “attraverso l’approfondimento dei nessi positivi tra la malattia segnalata e la storia lavorativa, nel corso della quale possono risultare più periodi lavorativi a cui imputare l’insorgenza della neoplasia”.

 

Riguardo alla distribuzione dei tumori per settori di attività si indica che ai primi posti si ritrovano le costruzioni (13%), la produzione di metalli (11%), la fabbricazione e lavorazione di prodotti in metallo (9%), la fabbricazione di mezzi di trasporto eccetto autoveicoli (7%), la fabbricazione di macchine ed apparecchi meccanici (6%) e la fabbricazione di vetro, ceramica e cemento (5%). Questi primi sei settori raggruppano quindi più del 50% dei casi totali di neoplasia di origine professionale”.

 

Eliminando poi l’influenza del peso di ciascun settore in termini di occupati si evidenziano alcuni settori in cui “la percentuale delle neoplasie è ben più alta della media (8,04%), ad iniziare dai trasporti marittimi e per vie d’acqua e dalle raffinerie di petrolio e fabbricazione di coke (entrambi con valori intorno al 30%)”.

 

Riportiamo dalla scheda una tabella relativa alla percentuale dei tumori sul totale delle malattie professionali:

 

 

Riguardo poi alla possibile associazione tra uno specifico tumore e i diversi comparti di attività, “è stato utilizzato il PRR (proportional reporting ratio, noto in letteratura anche come prevalence ratio, PR)”: per ogni settore di attività “viene definito il peso di uno specifico tumore sul totale delle malattie e rapportato al corrispondente peso negli altri settori”. E queste elaborazioni consentono di “individuare degli alert in merito alle possibili esposizioni lavorative, utili anche per ulteriori studi epidemiologici sui fattori di rischio”.

 

La prima analisi riguarda il principale tumore professionale, quello della pleura e del peritoneo, che evidenzia che “nei trasporti marittimi e per vie d’acqua l’associazione è quasi 5 volte maggiore che negli altri settori (il PRR infatti è pari 4,79); anche nella fabbricazione di mezzi di trasporto esclusi autoveicoli l’analogo indicatore ha un valore superiore a 4. Elevato è anche il PRR riguardante l’intermediazione monetaria e finanziaria che, peraltro, si ricollega ai dati del Registro nazionale dei mesoteliomi in cui compaiono casi afferenti al comparto delle banche, dove oltre alle professioni impiegatizie sono rilevanti anche quelle di ordine tecnico (manutentori, elettricisti, ecc.)”.

Mentre una seconda analisi riguarda i tumori maligni dell’apparato respiratorio dove i comparti maggiormente associati alla malattia “sono l’estrazione di minerali metalliferi (con un PRR di 7,68) e, a seguire, la produzione di metalli e di leghe di metalli ed i trasporti marittimi e per vie d’acqua”.

 

Osservando poi tutte le associazioni tra tumori professionali e settori economici, “si notano altri valori elevati del PRR: l’associazione tra la preparazione e concia del cuoio, sellerie e calzature ed i tumori maligni delle cavità nasali registra un PRR pari a 33,07; lo stesso tipo di tumori è molto legato anche all’industria del legno (PRR pari a 13,81) ed alla fabbricazione di mobili (PRR uguale a 10,15); inoltre, i tumori maligni della pelle sono fortemente associati al settore dell’agricoltura (il PRR è superiore a 15)”.

 

Riguardo, infine, alla prevenzione dei tumori professionali, si indica che “i presupposti dell’azione prevenzionale risiedono, oltre che nelle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro (d.lgs. 81/2008) in documenti quali il Piano nazionale di prevenzione 2014 - 2018 che prevede 5 piani tematici tra cui il Piano nazionale di prevenzione sui cancerogeni occupazionali e i tumori professionali i cui obiettivi sono il miglioramento dell’individuazione e del monitoraggio delle esposizioni, oltre che delle azioni di prevenzione e della capacità di riconoscimento dei danni, anche mediante azioni di sorveglianza sanitaria di gruppi selezionati di ex esposti ad agenti cancerogeni occupazionali”.

 

Si segnala poi che se il Sistema di sorveglianza MalProf “consente attraverso opportuni indicatori di valutare la forza dell’associazione tra una particolare forma di tumore e i settori di attività economica”, tale informazione “non dimostra di per sé l’evidenza epidemiologica di un’associazione causale, ma è un valido strumento per indirizzare studi e approfondimenti sugli eccessi di rischio o sulle problematiche di salute emergenti”.

 

Infine la scheda, che vi invitiamo a leggere integralmente, indica che “una maggiore quantità, qualità e accessibilità dei dati contribuisce ad ampliare le possibilità di monitoraggio e approfondimento delle conoscenze sulle malattie di sospetta origine lavorativa, oltre che ad approfondire i fattori di rischio legati all’insorgenza delle malattie professionali”.

    

 

RTM

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Sistema di sorveglianza delle malattie professionali, “ Tumori professionali: analisi per comparti di attività economica”, Scheda n. 2, a cura di A. Leva, G. Campo, R. Vallerotonda e A. Pizzuti (Inail, Dimeila), A. Papale (Inail, Direzione centrale prevenzione), G. Mancini (Ausl Romagna) e S. Mattioli (Università Alma Mater Studiorum di Bologna), edizione 2019 (formato PDF, 685 kB).



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