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Approvate le modifiche al Titolo V della Costituzione

Rocco Vitale
 Rocco Vitale
 Normativa
11/08/2014: Tornano allo Stato le competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Un primo commento del Presidente AiFOS, Rocco Vitale.
Approvate le modifiche al Titolo V della Costituzione
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Roma, 8 agosto 2014. Il Senato ha approvato importanti modifiche al Titolo V della seconda parte della Costituzione e in particolare all’art. 117, dove è stata prevista la competenza esclusiva dello Stato per la materia della salute e la sicurezza sul lavoro.
 
L’iter di revisione costituzionale è solo agli inizi e deve procedere con le successive approvazioni di Camera e Senato e, molto probabilmente, si svolgerà un referendum.
 
Ciò non toglie l’importanza di quanto è avvenuto, poiché si tratta pur sempre di un atto legislativo che inciderà, fin d’ora, profondamente sulla normativa del settore della prevenzione della salute e sicurezza.
 
Di fatto è stato completamente modificato il secondo comma dell'art. 117 nella dizione: "lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie e funzioni" ed alla lettera m) sono aggiunte le "norme generali per la tutela della salute, la sicurezza alimentare e la tutela e sicurezza sul lavoro".
 
Allo stesso tempo è stato abrogato l'attuale comma 3, cancellando le " materie di legislazione concorrente". Tutta la problematica rientra nell'esclusiva competenza dello Stato e viene tolta alle Regionila cosiddetta legislazione concorrente e, pertanto, non potranno più emettere provvedimenti, di qualsiasi natura, nel campo della salute e sicurezza.
 
Per gli addetti ai lavori non si tratta di una sorpresa, ma di una conferma che già la relazione finale della " Commissione Tofani" (Commissione parlamentare di inchiesta sulle morti bianche) aveva considerato evidenziandone la grande confusione venutasi a creare da parte delle Regioni nell'applicazione della legislazione concorrente.

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Le Regioni, del resto, hanno fatto di tutto in questi anni per concorrere a creare questo sistema.
 
Dopo gli Accordi Stato-Regioni, che con luci ed ombre hanno fissato regole e principi condivisi, si è assistito ad una proliferazione di leggi, decreti, delibere, regolamenti differenti da Regione a Regione. Una vera e propria raccolta di testi e norme difformi fra loro che poco o nulla hanno a che vedere con l'autonomia regionale.
 
Non sorprende, quindi, che a fronte dei circa 8.000 emendamenti presentati al disegno di legge del Governo di modifica del Titolo V della Costituzione non ve ne sia stato nemmeno uno che chiedeva la conferma della "legislazione concorrente".
 
Potremmo dire che, al di là dell’esito delle singole votazioni, vi sia stata una unanimità totale nel voler ricondurre allo Stato la materia di salute e sicurezza sul lavoro togliendola alle Regioni. Anzi, bisogna sottolineare come alla salute e sicurezza sul lavoro sia stata aggiunta la sicurezza alimentare ambito nel quale abbiamo, tutt'ora, ben venti legislazioni differenti riconducibili ad ogni singola regione.
 
Che cosa rappresenta e cosa significa il recente voto del Senato? Agli effetti pratici ed immediati non cambia nulla perché, come detto, siamo all'inizio dell'iter di una modifica costituzionale che deve seguire il suo corso (se tutto procederà senza intoppi, gli esperti dicono che si potrà arrivare a fine 2015 o nel primo semestre del 2016).
 
Non deve però passare sotto silenzio il valore politico e culturale di tale provvedimento.
 
Primo perché si tratta di un atto che esprime chiaramente la volontà del Legislatore e secondo perché il tempo che ci separa alla sua applicazione totale deve essere usato e ben speso per affrontare la nuova situazione che non vedrà più né norme regionali, né nuovi Accordi Stato-Regioni.
 
Le Regioni possono utilizzare bene questo tempo per dare un contributo di chiarezza e responsabilità. Non tutto quanto è stato fatto deve essere cancellato o rifatto daccapo. Le Regioni, come ricordava la Commissione Tofani mantengono ed hanno competenze tramite i Comitati Regionali di Coordinamento (art. 7, D. Lgs. 81/2008) e dovrebbero meglio farli funzionale, nonché sulla vigilanza in materia di sicurezza (art. 13, D. Lgs. 81/2008).
 
Vi sono poi molte esperienze positive ed utili che dovrebbero essere condivise, prima di tutto fra le stesse Regioni, affinché possano divenire suggerimenti e indicazioni utili allo Stato.
 
Non è cosa da poco, bensì molto impegnativa.
 
Anzi è proprio quello che è mancato ed ha contribuito ad affievolire l’azione (molto spesso disattesa, non applicata ed ignorata) ed il prestigio delle Regioni.
 
Dedicarsi con serietà ed impegno per dare un contributo propositivo sarà molto più utile che persistere nell'applicare norme o, peggio ancora, farne delle nuove che prima o poi verranno cancellate e facilmente dimenticate.
 
Rocco Vitale, Presidente AiFOS


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Rispondi Autore: Enzo Alessi08/08/2014 (18:04:27)
Potrebbe essere l'occasione giusta anche per ripensare e riorganizzare la vigilanza nei luoghi di lavoro.
Rispondi Autore: Gianluca Tomei08/08/2014 (18:22:44)
La volta buona!?
Rispondi Autore: Giacomo Rucci11/08/2014 (08:14:38)
Se questo articolo è stato pubblicato oggi 11 agosto, come fanno ad esserci commenti di 3 giorni fa?
Rispondi Autore: Christian11/08/2014 (09:19:56)
Ahahahahah... è vero, Giacomo!
Magie... all'italiana? Ahahahah
Rispondi Autore: Raffaele Giovanni ( Ispettore tecnico del lavoro)13/08/2014 (19:59:25)
FINALMENTE .... era ora .... ora i soliti gufi e cornacchie per mantenere le solite poltrone cominceranno a criticare a dire che le regioni e gli SPRESAL funzionavano bene ecc. ecc. Sicuramente si farà ma con il suo tempo anche l'Agenzia Unica per la Sicurezza tutti i tecnici confluiranno lì e gli atti avranno finalmente una linea unica in tutt'Italia e non come ora con tante repubbliche di Franceschello .
Rispondi Autore: redazione15/08/2014 (18:46:23)
art. pubblicato online su PS 8 Agosto come si evince dalla data all'inizio dell'articolo ma inserito nella edizione del giorno 11.
Rispondi Autore: KO Tecnico18/08/2014 (11:22:04)
Positiva scelta da una parte.
Le Regioni la smetteranno di produrre indirizzi differenti che gli "operatori" del settore devono inseguire sino al voltastomaco. In una visione che facilita le azioni di tutti gli stakeholders avere uniformità di documentazione, pratiche... pare il minimo.
Dal'altra parte con la lentezza dell'apparato centrale ho i miei dubbi che saranno reattivi nelle indicazioni che non saranno più generali ma dovranno dare uniformità su tutto il territorio del Paese. Attendo di vedere una serie di modelli unici per le varie pratiche (di tutti i tipi) valide dalle Alpi alle piramidi.
Sarebbe utile che l'apparato centrale raccogliesse tutte le "indicazioni" (almeno quelli pubblicati nei vari Bollettini Regionali) delle Regioni ed elaborasse o scegliesse i documenti, gli obblighi (es. di deregulation è l'obbligo dell'adozione delle linee vita), le LG... realizzati nel modo migliore...non lo faranno ne sono certo (i motivi sono molteplici compreso incarichi ad associazioni, studi tecnici e compagnia bella per la ri_produzione di ciò che è già stato realizzato...). Auguro meno documenti ma chiari e che possano incidere e uniformità nei modelli.
Rispondi Autore: luigi18/08/2014 (11:52:56)
Si spera che le competenze siano ben distinte e che non si sovrappongano in maniera assurda come sin qui consentito. In effetti non è senz’altro difficile illustrare quali siano le diseconomie, se così vogliamo chiamarle, presenti all'interno del sistema “ASL”, gli sprechi , e soprattutto la non competenza di dirigenti sanitari chiamati a dirigere, in molteplici AA.SS.LL. d’Italia, i settori tecnici di prevenzione e vigilanza territoriale. In buona sostanza appare alquanto forzato l’affidamento a profili medici della direzione di un settore estremamente tecnico come quello della vigilanza ed antinfortunistica nei luoghi di lavoro. Si potrebbe pensare di creare un settore, all'interno del sistema sanitario, esclusivamente tecnico deputato ai controlli della normativa antinfortunistica che è tecnica per definizione: ci sono alcune ASL in Italia dove questo avviene e, guarda caso, sono quelle più avanzate nel panorama nazionale (esempio: alcune ASL della Toscana, come Massa-Carrara, Lucca, Grosseto, ecc; alcune ASL della Campania, della Puglia, della Valle d’Aosta, ecc. ).
In particolare le questioni da mettere in risalto sono:
- ridefinire i requisiti e i percorsi formativi degli attori della sicurezza in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale;
- promuovere la cultura della prevenzione attraverso il coinvolgimento sinergico tra professionisti ed organo di vigilanza;
- potenziare gli organi di vigilanza implementando le figure tecniche e valorizzando il ruolo strategico dell’ingegnere per la prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Le attività del Servizio di Prevenzione e sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPSAL) sono prettamente a carattere tecnico e non medico. Con ciò non si vuole intendere che i contenuti medici in questo settore non esistono, anzi ci sono e sono anche molto importanti, solo che sono preponderanti quelli di carattere tecnico.
Questo è il problema fondamentale di molti dei Servizi SPSAL sparsi lungo tutta la penisola: il Direttore del Servizio è un medico ma i contenuti delle attività sono prettamente tecnici e ciò è inconfutabilmente dimostrabile dai resoconti annuali disponibili a livello regionale (L.E.A.: Livelli Essenziali di Assistenza).

Facciamo alcuni esempi (non esaustivi, ma che evidenziano chiaramente la problematica e sottolineano l’evidente paradossale conflitto di competenze):
• Come può un direttore medico di uno SPSAL valutare la relazione di un tecnico della prevenzione da inviarsi all’Autorità Giudiziaria in merito ad un infortunio dovuto al ribaltamento di un trattore agricolo riscontrato privo di Roll Over Protection Structure (ROPS)?
• Come può un direttore medico analogamente valutare l’operato dei tecnici della prevenzione in merito all’emissione di prescrizioni nel settore della cantieristica edile?
• Chi risolverà i dubbi del tecnico quando si troverà di fronte a casi in cui dovrà interpretare la normativa (tecnica)? Vedasi applicazione di norme UNI, vedasi il controllo dei dispositivi di sicurezza di macchine industriali, ecc. ecc.


Inoltre, ciò che maggiormente colpisce è che la figura dell’RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) nelle aziende è “vocazionalmente” un tecnico cui dovrebbe logicamente corrispondere, quale interfaccia nella struttura pubblica, un soggetto con identica preparazione di base, cosa che invece non avviene. Pertanto, si potrebbe evocare con giusto diritto che il Direttore di tutto il Servizio fosse un tecnico (anche un tecnico della prevenzione laureato con profilo dirigenziale) anziché un medico.

Si pensi all’alta incidenza dell’attività di questo Servizio sul territorio e sugli operatori del settore, in sostanza sulle imprese e sui lavoratori: si concorderà sulla necessità che esso dia sempre e costantemente risposte efficienti, certe e qualificate, nell’interesse di tutta la cittadinanza e del tessuto sociale.
In ultima analisi, allo scopo di evitare possibili proteste e rivalse di una categoria rispetto all’altra, sarebbe opportuno, a mio modesto avviso, anche per distinguere le funzioni tecniche da quelle sanitarie, le quali andrebbero poste su piani assolutamente paralleli e distinti tra loro (senza attuare una subordinazione di una funzione e/o competenza sull’altra, con gli attriti che deriverebbero a discapito dell’efficienza dei servizi all’utenza), separare queste funzioni rendendole assolutamente autonome.
Con ciò si risolverebbero numerose problematiche a vantaggio del “sistema della prevenzione”.

In alterativa alla precedente ipotesi, dovrebbe essere concesso alla figura dell’ingegnere di dirigere questi settori, in base al fatto che la competenza di gran lunga prevalente è quella tecnica.
Ciò permetterebbe, in maniera molto semplice, di poter risparmiare una quota considerevole di fondi. Si tenga conto del fatto che, comunque, un dirigente ingegnere di II° livello (contratto nazionale CCNL relativo alle figure PTA: professionali, tecnici, amministrativi) costa meno di un dirigente di II° livello di tipo medico (parliamo di circa 1500-2000 euro mensili) e quindi si genererebbe un notevole risparmio per le casse regionali/statali.
Questo è un aspetto non trascurabile, dato il particolare momento economico che si sta vivendo.

Oltre al risparmio economico si concretizzerebbe anche un aumento dell’efficienza del sistema, visto che le attività sono comunque largamente a carattere tecnico.
Si veda anche il parere del Consiglio Nazionale Ingegneri del 10-06-2013 (ingegnere direttore SPSAL) che dimostra anche a livello normativo la fattibilità dell’operazione suddetta [circ. n° 245/XVIII Sess./2013].

Ad ognuno le proprie competenze......
Rispondi Autore: Augusto Iovenitti20/08/2014 (10:39:52)
Era ora!!! Non se ne può più di norme regionali per il bene dell'Italia e di chi opera come me in diverse Regioni.
La Vigilanza che oggi è fatta da troppi enti(ASL, Ministero del Lavoro, Carabinieri ARTA, Forestale ecc.) su ambiente e sicurezza sul lavoro creano confusione.
Benvenuto un unico ente con diramazioni locali con a capo professionisti (ingegneri,periti, geometri ecc.)per la parte tecnica di AMBIENTE E SICUREZZA e dei Medici del Lavoro per la SALUTE. Addestriamo professionalmente con formazione specifica tutti gli imboscati nelle ASL dai dirigenti agli ispettori(compresi gli UPG ed i molti tecnici diventati dottori/laureati per decreto)
Per il resto concordo con l'isp. Raffaele Giovanni
Rispondi Autore: Aldo Di Giandomenico23/08/2014 (16:07:34)
Finalmente, era ora ogni Regione faceva come voleva, specie la Lombardia,leggificava come se era il consiglio dei Ministri che un consiglio regionale
Rispondi Autore: Raffaele Giovanni24/08/2014 (17:51:23)
Egr. collega (scusami b_bass almeno questo è lo pseudonimo usato) dalla lettura del tuo scritto sembra tu sia un tecnico come me e che la pensi altrettanto alla stessa mia maniera sulle figure mediche che governano le ASL nei servizi di prevenzione sicurezza. Ribadisco di non capire il fatto che un tecnico laureato non possa dirigere gli SPISAL o SPRESAL o altro nome ( ed anche in queste cose si denotano sconforto e poca omogeneità , figuriamoci nell'operato) a discapito dei medici . Io sono del parere che I MEDICI DOVREBBERO STARE NELLE CORSIA DEGLI OSPEDALI . Caro collega chi ti parla è un ispettore con 40 anni di lavoro alle spalle e tecnico nel Ministero del lavoro ancor prima della nascita dei servizi SPISAL etc. e come me ti garantisco Ispettori del Lavoro Tecnici (validissimi) ne conosco tantissimi in Italia visto che l'ho girata e la giro in lungo ed in largo per lavoro anche per seminari e corsi ( importanti , compreso master universitari etc. ) . Le tue affermazioni denigranti i tecnici del ministero mi lasciano un tantino a disaggio anche nel risponderti ( se questa è la tua idea ), di contro io invece conosco tantissimi tuoi colleghi SPISAL con ottimi rapporti e relazioni di lavoro eccellenti come conosco tanti nulla facenti ed incapaci, ma per questo non vado a dire che siamo i migliori, anche perché la professionalità la debbono giudicare gli utenti , i magistrati etc. . Ti informo che tra i nostri ranghi (malgrado ridotti al lumicino) ci sono tantissimi ingegneri, architetti etc - RIPETO TECNICI e non medici dove la materia è prettamente ed al 80 % tecnica. C'è una parte residuale tipo malattie professionali e qualche altra branca che può anche essere all'appannaggio dei medici .... ma poi basta . Sulle statistiche nostre ... mano sul fuoco per la loro veridicità , i nostri dati sono settimanalmente giudicati e vagliati anche dal Ministero tramite sistema informatico . Per i dati ASL ... essendo a conoscenza dei loro trucchetti per pompare i dati (detto da colleghi SPISAL) stendo un velo pietoso. Non intendo andare oltre spero che si faccia L'agenzia unica e che tutti i tecnici come noi si possano realizzare nel loro quotidiano lavoro . Non me ne volere , rispetto il tuo pensiero ma i fatti vanno visti a 360° . Ciao
Rispondi Autore: Aldo Di Giandomenico25/08/2014 (08:58:21)
Egregio Sig. Raffaele lei si è espresso in modo corretto purtroppo in molte Regioni la vigilanza e sicurezza è affidata a tecnici di scarsa preparazione e con voglia di lavorare scarsa, in alcune ASL il servizio è affidato a persone laureate il legge che svolgono verifiche di impianti di messa a terra, verifiche apparecchi di sollevamento e a pressione, ma mi domando ma quali competenze possono avere questi Signori?
Rispondi Autore: Nickname130/08/2014 (14:41:34)
Voglio ricordare che anche le indagini di carattere igienistico ( tutto ciò che è rivolto alla salute dei lavoratori per intenderci e non propriamente alla sicurezza ) sono prettamente tecniche o se vogliamo tecnico-sanitarie. Pertanto nemmeno queste attività sono esclusive ( come qualche servizio ancora ritiene) del medico. Quindi la presenza dei medici nei servizi spisal è alquanto difficile da sostenere oggettivamente.
Rispondi Autore: Federico Betteni05/09/2014 (16:55:04)
Formazione e informazione, addestramento e conoscenza sono alla base di un lavoro tecnico e complesso come quello di un ispettore.
Visto e considerato che le risorse pubbliche sono poche (forse meglio dire inesistenti) con ragionevole certezza diverse associazioni di categoria (produttori di macchine [utensili, agricole, ..] e di sistemi, di DPI e DPC, ecc.) sono ben liete di condividere a costo zero o quasi la conoscenza dei loro associati con le autorità preposte al controllo e alla vigilanza. Questo non tanto per reprimere e sanzionare (azioni necessarie in quanto previste dalla legge), quanto per informare e rendere consapevole le aziende (e le micro-aziende) che devono evolvere e crescere. Serve solo un po' di comunicazione tra le parti.
Rispondi Autore: Marco14/09/2014 (12:30:14)
1) Step:
eliminare tutte le normative regionali. Linee guida e normative solo da Stato / INAIL.
2) Step:
uniformare i controlli (seguo due aziende in due provincie diverse con medesime problematiche ma differenti interpreazioni dei Tecnici delle Prevenzione)
3) Step:
Eliminare la normativa Regionale ambientale.
4) Step:
Riptere 1) e 2).

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