Per visualizzare questo banner pubblicitario è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'
To view this ad banner you must accept cookies of the 'Marketing' category

Decreto 81. Cosa resta, cosa è stato fatto, cosa fare

Decreto 81. Cosa resta, cosa è stato fatto, cosa fare
Rocco Vitale
 Rocco Vitale
 Altre categorie
15/05/2018: Oggi, 2018, impressionante è l’analogia con dieci anni fa. E i lavoratori italiani continuano a morire. Il pensiero del Presidente AiFOS Rocco Vitale.

La festa del lavoro del 1° maggio di dieci anni fa (2008) fu celebrata all’indomani della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del D. Lgs. 81 sulla salute e la sicurezza sul lavoro. Un messaggio e un impegno di speranza nell’affrontare, almeno a livello normativo, la continua proliferazione degli infortuni e le falle della sicurezza nei luoghi di lavoro. Un Decreto che, con il correttivo D. Lgs. 106 del 2009, ha rappresentato il punto più avanzato del percorso legislativo fatto negli ultimi 40 anni.

 

Del resto, l’anno 2007 si era tragicamente concluso con il doloroso incidente alla ThyssenKrupp avvenuto nella notte tra il 6 e 7 dicembre che aveva provocato 7 morti. Il 2008 non era cominciato meglio: a Porto Marghera il 18 gennaio erano morti 2 lavoratori e poco dopo, il 3 marzo, altri 5 decessi si registrarono al Truck center di Molfetta.

 

Questa escalation, anche per le dinamiche degli infortuni, portò con sé la consapevolezza della necessità di concludere l’iter normativo per l’approvazione del D. Lgs. 81/2008. Approvato con un governo dimissionario, dopo le elezioni, a camere chiuse. Un Parlamento che si riconosceva unito nella condanna e nel fare “qualcosa” contro gli infortuni sul lavoro.

 

Infatti, nell’occasione di quel Primo Maggio l’allora Presidente Napolitano affermò: «Quando si verificano assurde e atroci tragedie sul lavoro in angosciosa sequenza in cui perdono la vita dei lavoratori, si leva ancor più fortemente il grido 'basta!' Non può continuare così non ci si può rassegnare come una inevitabile fatalità dobbiamo tutti rimboccarci le maniche».

 

Pubblicità
Datore di Lavoro RSPP (Rischio Medio) - Moduli 1 e 2 - 16 ore
Corso online di formazione per Datori di Lavoro RSPP (DLSPP) nelle aziende a Rischio Medio


 

 

Oggi, a 10 anni dall’approvazione del D. Lgs. 81 che cosa è stato fatto? E cosa ci rimane?

Prima di tutto il D. Lgs. 81/2008 non è ancora completamente attuato e mancano, ancora, ben 15 Decreti attuativi (!) di cui non si hanno notizie.

In questi anni, però, non sono mancate altri interventi legislativi che hanno, parzialmente, modificato il D. Lgs. 81/2008. Non sempre bene e linearmente. Le piccole modifiche inserite senza una visione d’insieme, spesso, rendono un cattivo servizio.

Basti pensare alla semplificazione contenuta nel cosiddetto Decreto del Fare del 21 giugno 2013 che nella modifica degli artt. 32 e 37 del D. Lgs. 81/2008 precisava che … in tutti i casi di formazione e aggiornamento in cui i contenuti dei percorsi formativi si sovrappongano in tutto o in parte a quelli previsti, è riconosciuto credito formativo per la durata ed i contenuti della formazione erogata.

 

Una bella semplificazione! Salvo poi trovare nel testo definitivo che “Le modalità di riconoscimento del credito formativo e i modelli per mezzo dei quali è documentata l’avvenuta formazione sono individuati dalla Conferenza Stato Regioni sentita la Commissione consultiva permanente di cui all’art. 6”.

E così, una norma semplice e chiara andava incontro non alla sua semplificazione ma, piuttosto, alla sua burocratizzazione. Dopo soli 3 anni, nell’Allegato III dell’Accordo Stato Regioni del 7 luglio 2016, in 7 pagine di tabelle pubblicate in Gazzetta Ufficiale venivano dettagliate ore e materie dei corsi per il loro riconoscimento.  Ovviamente, se adesso - come di fatto avviene - nascono nuovi corsi, nuove materie e nuove metodologie didattiche, queste non verranno mai applicate perché le tabelle non lo prevedono.

Ma non è finita. Alla semplificazione sulla sicurezza sul lavoro prevista dal “Decreto del fare” mancano ancora 5 Decreti attuativi.

 

Analoga sorte per i decreti sul “ Jobs Act” di cui il D. Lgs. 14 settembre 2015, n. 149 che, nella speranza di molti, poteva essere una occasione di rivisitazione e aggiornamento del D. Lgs. 81/2008. Viene, invero, realizzato l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ma, ancora oggi - a 3 anni di distanza - - quando si parla di infortuni, la vulgata di politici e sindacalisti resta quella di aumentare il numero degli ispettori. Nessuno che ci dica cosa è successo dopo l’infornata di 1.400 ispettori prevista dal Ministro Damiano, i 400 del Ministro Sacconi e le decine e decine previsti dalle singole ASL. Ed il nuovo Ispettorato Nazionale che comprende gli ex Ispettori del Ministero del Lavoro, quelli di INAIL ed INPS.

 

Se poi volete aggiungere vi sono altri enti che hanno compiti di vigilanza, parziali e specifici ma pur sempre di vigilanza si tratta, come Vigili del Fuoco, la ex Forestale, i nuclei specialistici dei Carabinieri, la Polizia municipale, ecc.

Ma, alla fine, quanti Ispettori ci sono? Chi fa che cosa? Bella domanda cui non arriverà mai una risposta. Ognuno rivendicherà che fa il proprio dovere, che ha scarsità di mezzi, personale e risorse e via di questo passo.

 

Oggi, 2018. Cosa ci insegna dopo 10 anni il D. Lgs. 81/2008. Impressionante è l’analogia con dieci anni fa. Il primo maggio aveva come parola d’ordine “Sicurezza il cuore del lavoro” in quanto nei mesi precedenti una impressionante serie di lavoratori erano morti o infortunati sul lavoro. Ma mentre dieci anni fa vi era la speranza di vedere alla luce un unico testo normativo da applicare per la prevenzione della sicurezza dei lavoratori adesso quali sono le prospettive all’orizzonte?

 

Ci resta il forte ed energico richiamo del Ministro Poletti il quale, forse non accorgendosi di non essere più ministro tra qualche giorno, affermava perentoriamente che “entro la fine dell’anno” in una apposita Conferenza tra lo Stato e le Regioni verranno affrontati i temi della salute e sicurezza per definire un nuovo Accordo. Ancora nuovi Accordi? E dove è stato Poletti in questi ultimi 4 anni?

 

Delle Regioni cosa dire. Meglio vedere cosa fanno. Come ultima chicca, per contribuire ad avere meno infortuni sul lavoro, arriva la Regione Campania, che il 27 febbraio scorso con una Delibera recepisce gli Accordi Stato Regioni (scusatemi, ma non ho mai capito su quali basi giuridiche si poggia il recepimento di una norma che è stata già approvata da tutte le regioni è che è stata già pubblicata in Gazzetta Ufficiale). La Regione Campania approva così di recepire l’Accordo del 7 luglio 2016 ma, poi, già che ci siamo recepiamo anche quelli vecchi (poiché lo avevamo dimenticato). E così nel giorno più importante per la sicurezza regionale (che per la Regione Campania è appunto il 27 febbraio 2018) vengono recepiti gli Accordi stato Regioni del 22 febbraio 2012 – Attrezzature, del 21 dicembre 2011 – Lavoratori, dirigenti, preposti e del 21 dicembre 2011 - Datori di lavoro.

 

Adesso aspettiamo per fine anno il nuovo Accordo annunciato dal Ministro Poletti, poi i recepimenti delle Regioni (un modo per cambiare, modificare gli Accordi nazionali, aumentando carta e procedure) e poi… campa cavallo!

 

 

Rocco Vitale

 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Forum di PuntoSicuroEntra

FORUM

Quesiti? Proponili nel FORUM!
Per condividere questo elemento nei social network è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'
To share this element in social networks it is necessary to accept cookies of the 'Marketing' category

Leggi anche altri articoli sullo stesso argomento:


Commenti:


Rispondi Autore: Franco Rossi19/05/2018 (16:06:14)
Forse è meglio che NON vengano pubblicati i Decreti Attuativi.
Sulla GU di ieri è stato pubblicato il DECRETO 27 aprile 2018 "Individuazione delle attività lavorative a bordo delle navi o delle unità, di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, alle quali è vietato adibire i minori di anni diciotto" che, fra l'altro, dice:
"Attività lavorative a bordo delle navi alle quali è vietato adibire i minori di anni diciotto, che prevedono:
l) l'esposizione a materiali potenzialmente nocivi o ad agenti fisici dannosi, quali ad esempio sostanze pericolose o tossiche e radiazioni ionizzanti;...".
Ma Poletti, la Lorenzin e Delrio non sanno che da qualche anno esiste il REACH?

FBEsegui il login a Facebook per pubblicare il commento anche sulla tua bacheca
GPEsegui il login tramite Google+!
GPEsegui il login tramite Twitter!
Nome e cognome: (obbligatorio)
E-Mail (ricevi l'avviso di altri commenti all'articolo)
Inserisci il tuo commento: