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Linee elettriche aeree: come calare un lavoratore non autosufficiente

Linee elettriche aeree: come calare un lavoratore non autosufficiente
10/07/2017: Un documento con indirizzi operativi per la prevenzione delle cadute nelle attività in quota su elettrodotti aerei riporta precise indicazioni per affrontare l’emergenza della calata al suolo di un lavoratore non più autosufficiente.

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Formazione sui rischi specifici per chi utilizza i dispositivi di protezione individuale (Art. 37 D.Lgs. 81/08)

Roma, 10 Lug – Quando nei luoghi di lavoro si opera una reale prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali si predispongono procedure e buone prassi non solo per le normali situazioni lavorative, ma anche per le eventuali emergenze.

E nelle attività sulle linee elettriche aeree un’emergenza può essere costituita dalla necessità di calare al suolo un lavoratore non più autosufficiente.

Se infatti un lavoratore non è più autosufficiente e non è più in grado di effettuare la scalata/discesa o lo spostamento autonomamente, è necessario applicare la procedura di emergenza aziendale prevista per tale situazione avvisando, se necessario, gli Enti preposti al soccorso e recupero. E la procedura di emergenza aziendale “dovrà prevedere le situazioni in cui si può effettuare la calata al suolo del lavoratore non più autosufficiente senza attendere l'intervento degli Enti preposti”.

 

Ad affrontare questo tema è un documento, già presentato dal nostro giornale, dal titolo “ Indirizzi operativi per la redazione di specifiche procedure per la scalata, l’accesso, lo spostamento, il posizionamento, nonché per il recupero del lavoratore non più autosufficiente: prevenzione del rischio di caduta dall’alto nelle attività non configurabili come lavori sotto tensione su elettrodotti aerei”.

 

Nella pubblicazione elaborata da un gruppo di lavoro composto da rappresentanti del Ministero del Lavoro, del Ministero della Salute, del Coordinamento tecnico delle Regioni, del Comitato Elettrotecnico Italiano e dell’INAIL – si indica che il datore di lavoro deve “stabilire le procedure adeguate per gli interventi da attuare in caso di emergenza. L’intervento d’emergenza deve essere effettuato tempestivamente e comunque nel minor tempo possibile. I lavoratori devono essere formati, addestrati e muniti di idonee attrezzature e DPI per gestire le situazioni di emergenza”.

In particolare il datore di lavoro deve “predisporre un Piano di Emergenza allo scopo di:

- “garantire l'organizzazione necessaria affinché sia possibile attuare gli interventi di emergenza;

- garantire la formazione e l’addestramento specifici per la gestione delle situazioni di emergenza e provvedere al loro aggiornamento periodico;

- scegliere attrezzature e DPI specifici per le situazioni di emergenza che potrebbero verificarsi durante i lavori in quota;

- fare in modo che le attrezzature ed i DPI specifici per le situazioni di emergenza siano sempre mantenuti in efficienza e disponibili all'uso;

- fare in modo che in caso di bisogno i lavoratori possano dare l'allarme mettendo a loro disposizione i mezzi necessari, ad es. ricetrasmettitori o altro;

- dare le indicazioni per garantire il raccordo con le strutture del S.S.N. e dei Vigili del Fuoco”.

 

In ogni caso partendo dalla considerazione che nei lavori in quota su elettrodotti è “generalmente difficoltoso per il personale medico, incaricato del soccorso, raggiungere il lavoratore non più autosufficiente nella postazione di lavoro in quota”, il documento descrive alcuni possibili metodi di calata al suolo del lavoratore stesso. Il datore di lavoro “individuerà le procedure di primo soccorso da applicare sia in quota sia a terra. Provvederà quindi ad addestrare, tra il personale addetto ai lavori in quota, un numero adeguato di addetti a tutte le operazioni di primo soccorso. In ogni caso, tutti i lavoratori addetti ai lavori in quota devono avere la formazione e l’addestramento necessari per effettuare interventi di recupero e calata al suolo del lavoratore non più autosufficiente”.

 

Il documento riporta poi una sintesi dell’intervento di calata al suolo, in relazione alla messa in sicurezza e calata del lavoratore non più autosufficiente.

 

Si indica che:

- il lavoratore non più autosufficiente “deve essere raggiunto dai lavoratori incaricati del recupero;

- occorre valutare la possibilità di una calata diretta al suolo del lavoratore o di un eventuale suo spostamento in altra posizione più idonea per la calata. Infatti, in molte situazioni il lavoratore non più autosufficiente può trovarsi in posizioni che non permettono ai lavoratori incaricati del recupero di calarlo direttamente al suolo (ad esempio se si trova all’interno delle mensole, su scale o all’interno del traliccio stesso). In questi casi il lavoratore non più autosufficiente dovrà essere prima spostato in una posizione idonea per la calata;

- le possibili modalità per spostare il lavoratore non più autosufficiente in posizione idonea per essere calato al suolo sono: con ancoraggio realizzato sulla struttura; con attacco realizzato sulla fune di evacuazione;

- le possibili modalità per calare al suolo il lavoratore non più autosufficiente sono: calata verticale a comando diretto; calata verticale a comando rinviato; calata inclinata a comando diretto; calata inclinata a comando rinviato”.

 

Nel documento, che vi invitiamo a visionare integralmente, un diagramma di flusso riporta una sintesi dettagliata della procedura di recupero del lavoratore non più autosufficiente.

 

Cosa deve comprendere un kit per la calata al suolo di lavoratori non più autosufficienti?

 

Si indica che il datore di lavoro deve mettere a disposizione dei lavoratori un kit che comprenda almeno la “seguente dotazione: 1) fune di evacuazione; 2) fune portante; 3) fune del paranco; 4) Discensore autofrenante; 5) Carrucole a flange mobili; 6) Carrucole doppie a flange mobili; 7) Carrucola bloccante; 8) Connettori simmetrici; 9) Connettori asimmetrici; 10) Anelli di fettuccia; 11) Fettucce di ancoraggio; 12) Bloccante”.

E il kit – con attrezzature e DPI conformi alle specifiche “disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto ed eventualmente all’Allegato V del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 e successive modificazioni, per le sole attrezzature realizzate in assenza di direttive comunitarie di prodotto” - deve essere “sempre a disposizione nei luoghi ove si opera in altezza su elettrodotti”.

 

Il documento riporta poi alcuni esempi di modalità di calata al suolo.

 

Ad esempio si sofferma, con il supporto di diverse immagini esplicative, sulla calata verticale a comando diretto che consiste nel “calare al suolo il lavoratore non più autosufficiente lungo una traiettoria il più possibile verticale rispetto alla posizione in cui si trova il lavoratore. Nella calata verticale a comando diretto il lavoratore che manovra la discesa al suolo del lavoratore non più autosufficiente si trova sulla verticale di discesa e manovra direttamente il discensore”.

Questa la successione dell’esempio di calata verticale a comando diretto:

- “predisporre un ancoraggio temporaneo, in un punto adeguato della struttura, il più possibile sulla verticale passante per la posizione del lavoratore;

- allestire un paranco a fune;

- installare una carrucola bloccante sull’ancoraggio, tramite un moschettone;

- agganciare il paranco alla carrucola bloccante”;

- “far passare il capo libero della fune del paranco all’interno della carrucola bloccante;

- distendere il paranco a fune”;

- “collegare il paranco all’attacco sternale o dorsale del lavoratore non più autosufficiente”;

- “predisporre un altro ancoraggio temporaneo, in un secondo punto adeguato della struttura, il più possibile sulla verticale passante per la posizione del lavoratore;

- installare sull’ancoraggio un discensore”;

- “inserire la fune di evacuazione nel discensore”;

- “predisporre un ‘nodo’ ad una estremità della fune, inserirvi un moschettone e collegarlo all’attacco sternale o dorsale dell’imbracatura”;

- “sollevare il lavoratore non più autosufficiente manovrando il capo libero della fune del paranco”;

- svincolare il lavoratore non più autosufficiente dal sistema di arresto caduta e/o cordino di posizionamento;

- “mettere in tensione la fune di evacuazione”, “distendendo il paranco, in modo da poter svincolare il lavoratore non più autosufficiente dal paranco;

- dopo averlo svincolato, calarlo al suolo tramite il discensore”.

 

Il documento indica che nelle modalità di calata al suolo descritte è previsto “l’impiego di un paranco per facilitare, al momento della calata, lo sganciamento del lavoratore dal proprio sistema di arresto caduta. Tuttavia, l’uso di tale paranco potrebbe non essere necessario, in relazione alla valutazione delle condizioni operative”.

 

Concludiamo ricordando che il documento riporta anche l’esempio di una calata verticale a comando diretto utilizzando il solo ancoraggio della fune di evacuazione, di una calata verticale a comando rinviato (“consiste nel far scendere il lavoratore non più autosufficiente manovrando da una posizione diversa rispetto alla verticale di discesa del lavoratore stesso”) e di una calata inclinata a comando diretto o rinviato (“consiste nel calare il soggetto lungo una traiettoria diversa dalla verticale di discesa manovrando direttamente oppure tramite un sistema di rinvio”).

 

 

 

Inail - Dipartimento Innovazioni Tecnologiche e Sicurezza degli Impianti, Prodotti ed Insediamenti Antropici – Contarp centrale, “ Indirizzi operativi per la redazione di specifiche procedure per la scalata, l’accesso, lo spostamento, il posizionamento, nonché per il recupero del lavoratore non più autosufficiente: prevenzione del rischio di caduta, dall’alto nelle attività non configurabili come lavori sotto tensione su elettrodotti aerei”, documento tecnico redatto dal Gruppo di lavoro Nazionale composto da Domenico Magnante, Paolo Panaro, Ruggero Maialetti, Angelo Fortuni, Fausto Di Tosto, Giovanni Luca Amicucci, Luca Rossi, Maria Teresa Settino, Michele Candreva, Nicola Delussu, Ugo Tramutoli, Luigi Gaetano Barbera (formato PDF, 8.03 MB).

 

 

Vai all’area riservata agli abbonati dedicata a “ Indirizzi operativi per la redazione di procedure per la scalata, l’accesso, lo spostamento, il posizionamento, nonché per il recupero del lavoratore non più autosufficiente nelle attività su elettrodotti aerei”.

 

 

Leggi gli altri articoli di PuntoSicuro sul rischio cadute e sui lavori in quota

 

 

RTM



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Commenti:


Rispondi Autore: Ettore Togni10/07/2017 (10:41:38)
Sempre nuovi spunti che dimostrano il "ventre tenero della sicurezza", cioè l'incompetenza di chi spesso scrive quelle che dovrebbero essere le buone pratiche. Più che di " indirizzi operativi" trattasi di "indirizzi economici e commerciali" in quanto già nelle prime righe del documento si specifica esattamente come "non" formare gli addetti, oppure si specifica "quali" DPI usare e se non è chiaro chi è il produttore c'è pure il disegno fedele del DPI. Siamo sicuri che gli addetti, dopo qualche ora di slides e, forse, qualche dimostrazione spacciata per addestramento , in caso di necessità saprebbero usare in modo corretto quei DPI ? Il tutto con una bella scarica di adrenalina in corpo ?

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