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Gestire il rischio: politiche cautelative e responsabilita' pubbliche

Redazione
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 SGSL, MOG, dlgs 231/01
01/09/2009: Pubblicati gli atti di un seminario sulla gestione del rischio. Come agire per evitare o limitare i possibili effetti nocivi di un certo agente o di una certa attività? La gestione del rischio chimico-fisico, tecnologico, radiologico, biologico e sociale.
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Sono stati recentemente pubblicati gli atti del seminario “Gestire il rischio: politiche cautelative e responsabilità pubbliche”, organizzato dalla Direzione Generale del Diritto alla Salute e Politiche di Solidarietà della Regione Toscana in collaborazione con l’ex Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica (CSPO, oggi Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica, ISPO), l’ARPAT e l’Azienda Sanitaria di Firenze (ASF).
 
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L'idea di questo seminario è nata dalla riflessione su esperienze dirette di gestione di possibili rischi per la salute umana legati ad attività produttive ed innovazioni tecnologiche.
 
La gestione del rischio tecnologico implica scelte e interventi in cui ci si deve misurare non solo con evidenze (o mancanza di evidenze) scientifiche, ma anche con inquietudini della popolazione, interessi economici, priorità politiche. Si tratta spesso di situazioni difficili, o addirittura  drammatiche, e non sempre operatori e decisori pubblici hanno gli strumenti adeguati per affrontarle.
 
Le difficoltà emergono non tanto nella fase in cui si esaminano i possibili effetti nocivi di un certo agente o di una certa attività, quanto in quella della gestione del rischio, cioè nella fase in cui si deve decidere se e come agire per evitare o limitare tali possibili effetti. La costruzione delle decisioni nella gestione del rischio non è un fatto puramente tecnico, né puramente politico, ma può avvenire solo dall'incontro, e da una comune riflessione, di soggetti che hanno competenze e responsabilità diverse. Inoltre, questa è la fase in cui ci si trova anche a dover bilanciare, in modo a volte complesso i diversi interessi in gioco.
 
Diventa essenziale, quindi, da una parte riuscire a comunicare fra persone che parlano linguaggi diversi, dall'altra fare chiarezza sulle diverse responsabilità in gioco (chi deve agire, su che piano deve agire, in base a quale mandato), per evitare, tra l'altro, di porre ai tecnici domande a cui di fatto non possono rispondere, o che gli esperti si assumano responsabilità di indirizzo che non competono loro; ma prima ancora diventa necessario fornirsi di strumenti, anche concettuali, adeguati per affrontarne la complessità. Infatti, se è vero che per quanto riguarda la fase risk assessment disponiamo di strumenti teorici, in certi casi  anche estremamente raffinati, la riflessione sulla gestione del rischio non sembra ancora aver raggiunto lo stesso grado di maturità.
 
È partendo da queste considerazioni che è stata pensata la struttura di questo seminario, che ha voluto essere un primo momento di riflessione condivisa tra soggetti che, a diverso titolo, sono direttamente e concretamente coinvolti nella gestione del rischio tecnologico.
 
Le prime tre relazioni della giornata sono state dedicate alle dimensioni tecniche e scientifiche della caratterizzazione del rischio: la relazione di Benedetto Terracini ha fornito la cornice teorica, chiarendo alcuni concetti fondamentali (a partire dal concetto stesso di rischio), ed entrando poi nel merito delle valutazioni dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, e delle nuove normative comunitarie (REACH). Le due relazioni successive hanno invece presentato le problematiche relative alla gestione di rischi complessi, incentrandosi la prima su un rischio "noto", come quello radiologico  (Cristina Nuccetelli), e la seconda su un rischio nuovo, "incerto" e multidimensionale come quello relativo agli OGM (Marcello Buiatti).
 
La relazione di Marcello Cecchetti, che ha affrontato gli aspetti giuridici, esaminando in particolare quale possa essere l'uso del principio di precauzione come strumento normativo del governo dell'incertezza scientifica, ha costituito la cerniera con le ultime due relazioni della mattinata dedicate alla dimensione politica della gestione del rischio: la relazione di Filippo Fossati che ha affrontato, partendo dall'esperienza del  "elettrodotto di Scandicci", il tema della responsabilità dei decisori pubblici, e quella di Cristina Bevilacqua che si è incentrata sulla complessa corresponsabilità tra politica e cittadinanza nella gestione del rischio.
 
Il pomeriggio è stato dedicato al lavoro su due case-studies, che sono stati utilizzati come strumento per riportare gli stimoli venuti dalle relazioni e dalla discussione della mattina alla quotidianità della situazioni che, sia i "tecnici", sia chi ha responsabilità politico/amministrative, si trova a dover affrontare.
 
Lo svolgimento del seminario ha confermato l'utilità di questa impostazione "multiprospettica" e del confronto al di fuori delle situazioni di emergenza in cui l'urgenza e la particolarità degli interessi in gioco ostacolano la possibilità di una riflessione adeguata su questi temi.
 
Patrizia Cercenà, Caterina Ferrari, Cristina Giannardi, Lucia Militi
 
Una sintesi degli interventi:
 
- Criteri di gestione del rischio radiologico, Cristina Nuccetelli (formato PDF, 18 kB).
- OGM: rischio biologico, ambientale e sociale, Marcello Buiatti (formato PDF, 35 kB).
 
- Percorsi decisionali istituzionali e partecipazione democratica, Cristina Bevilacqua (formato PDF, 39 kB).
 
 
 
Fonte: Arpat.



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