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Come interpretare i dati relativi alle malattie professionali denunciate?

Come interpretare i dati relativi alle malattie professionali denunciate?
11/03/2020: Un rapporto si sofferma sugli infortuni e le malattie professionali in Italia con un’analisi degli Open Data Inail dal 2010 al 2018. I dati relativi alle malattie professionali: le principali patologie e il problema della diminuzione dei riconoscimenti.
 

Milano, 11 Mar – I tantissimi dati su infortuni e malattie professionali disponibili nell’archivio di dati analitici degli Open Data Inail, pubblicati a partire dal 2015, sono ancora dopo quattro anni – malgrado la loro importanza per ogni strategia di prevenzione - “largamente sottoutilizzati e sconosciuti ai più, anche per le difficoltà tecniche per il loro trattamento”.

 

A ricordarlo e a fornire un utile strumento di lettura per poterli utilizzare è il “Primo rapporto CIIP sugli infortuni e le malattie professionali in Italia. Analisi degli Open Data Inail anni 2010-2018”. Il rapporto è stato elaborato dalla Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione ( CIIP) attraverso un progetto di Giovanni Falasca (Consulente CIIP Consulta per i Data Analytics) e con la collaborazione di Susanna Cantoni, Laura Bodini, Norberto Canciani, Natale Battevi e Carolina Mensi.

 

Ci soffermiamo oggi, dopo aver già presentato il Rapporto in un precedente articolo, su quanto indicato in relazione ai dati delle malattie professionali:


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Le informazioni sulle malattie professionali in Italia

Riguardo ai dati sulle malattie professionali si indica che le informazioni che si trovano sulle malattie professionali negli Open Data Inail sono in realtà “di gran lunga più interessanti delle tabelle pubblicate”. Generalmente le tabelle che vengono pubblicate “si concentrano come per gli infortuni sugli aspetti assicurativi degli eventi, mentre sono assenti analisi sulle singole patologie e sulle loro conseguenze”.

 

Si indica che una prima operazione da fare, riguardo ai dati presenti negli Open Data, è “l’analisi separata delle malattie a lunga latenza e dei tumori, e di quelle a breve latenza, soprattutto patologie muscoloscheletriche e sindromi del tunnel carpale, malattie cutanee, allergie, ecc. Queste ultime rappresentano più dell’80% delle denunce, mascherando l’entità e gli andamenti delle malattie più gravi”.

 

E riguardo ai riconoscimenti delle malattie professionali si indica che i due gruppi di patologie, individuati sopra, hanno “distribuzioni territoriali diverse, ma in entrambi i casi si manifestano ‘disparità di trattamento’ molto significative, importanti da analizzare per chi tutela i lavoratori, soprattutto patronati, sindacati e Asl”.

Sono presentati alcuni esempi:

  • “perché mai un malato di mesotelioma dovrebbe avere anche la metà della possibilità di vedersi riconosciuta la malattia a seconda della sede Inail che tratta la pratica? È solo una coincidenza?”
  • Per MSK e STC, cioè per patologie muscolo-scheletriche e sindromi del tunnel carpale, la situazione “è ancora più paradossale: la classifica delle regioni con il maggior numero di denunce e riconoscimenti vede ai primi posti l’Abruzzo, la Sardegna, le Marche, mentre le regioni più industrializzate compaiono in ‘bassa classifica’”.

 

Il progetto/Rapporto CIIP permette di monitorare l’andamento territoriale di questi fenomeni. L’analisi di dettaglio “potrà indicare alle parti sociali, ai lavoratori e ai patronati e all’Inail stessa gli ulteriori fattori locali che determinano questo risultato. Da studi già condotti su altri dati, sappiamo che tali fattori comprendono non solo le decisioni medico-legali della sede Inail, ma anche la capacità di Asl e patronati nella ricostruzione dei nessi causali fra malattia e lavoro. Infine la giurisprudenza del Foro competente che spesso è un fattore determinante nelle valutazioni medico legali dell’Inail”.

 

La lettura dei dati negli Open Data e il problema del riconoscimento

Il Rapporto ricorda che riguardo ai dati relativi alle malattie professionali a partire dal 2010 Inail “registra ogni patologia denunciata attribuendogli un singolo codice ICD-10 (International Code of Diseases revision 10) cioè la versione 10 della classificazione internazionale delle malattie rilasciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”.

 

E la differenza fra numero di patologie denunciate all’Inail e il numero di lavoratori denuncianti – continua il Rapporto – “è diventata significativa proprio con l’introduzione del ICD-10 e l’adozione della nuova tabella delle Malattie Professionali” (DM 9 aprile 2008) che costringeva a “distinguere con più precisione ogni singola patologia”.

Inoltre un’altra particolarità delle malattie professionali è che “negli Open Dati Inail non è riportata la data di manifestazione della malattia (di solito la prima diagnosi), ma la data nella quale l’Istituto ha attribuito un numero di protocollo a una denuncia”.

La conseguenza è che nei casi riportati nel grafico - che riprendiamo dal Rapporto - “ci sono casi manifestatisi in date anche di molto anteriori ma denunciati e protocollati successivamente”.

 

 

Torniamo a parlare di riconoscimento delle malattie professionali riprendendo dal Rapporto un dato percentuale:

 

 

Si indica che il livello molto basso delle percentuali di riconoscimento delle denunce presentate dai lavoratori “rispecchia la problematicità della trattazione delle malattie professionali”.

Infatti per queste “non è possibile quasi mai rispondere con certezza alle tre domande che descrivono un evento: come, dove e quando. Ci sono complicazioni per via della multifattorialità delle malattie e dell’incertezza del tempo di latenza dall’esposizione al rischio alla manifestazione della malattia, se non in casi quali allergie, patologie da agenti chimici e altri casi nei quali l’agente causale è evidente”.

 

In ogni caso questo è l’aspetto fondamentale da tenere presente nella lettura dei dati: “le malattie professionali sono sempre il risultato di un’indagine e di un’inferenza, quasi mai un dato oggettivo”.

 

In ogni caso la tendenza alla forte diminuzione dei riconoscimenti delle denunce di malattia professionale è “un fenomeno ancora tutto da spiegare. Sicuramente hanno un ruolo le complessità delle indagini appena citate, da cui l’insorgenza di ricorsi fino ad arrivare a un contenzioso nelle aule di tribunale”. Per questa ragione almeno gli ultimi tre anni, riguardo ai dati, “non sono da considerare consolidati e sicuramente le percentuali aumenteranno a mano a mano che si definiranno i ricorsi”.

 

Le principali patologie denunciate negli anni 2010-2018

Riprendiamo infine un dato relativo alle principali patologie denunciate.

 

 

Con questi dati si conferma la necessità, già esposta, di “trattare in maniera separata le patologie muscoloscheletriche e le neuropatie da tutte le altre, in particolare i tumori. In effetti le prime costituiscono il 72% di tutte le denunce, che sommate alle ipoacusie arrivano a più dell’80%, quindi analizzare le malattie denunciate nel loro complesso equivale all’esame di questi tre gruppi di patologie”.

 

Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del Rapporto che riguardo alle malattie professionali si sofferma su molti altri aspetti con particolare riferimento a:

  • patologie muscoloscheletriche e neuropatie;
  • tumori professionali.

 

Tiziano Menduto

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Primo Rapporto CIIP sugli infortuni e le malattie professionali in Italia. Analisi degli Open Data Inail anni 2010 - 2018”, progetto a cura di Giovanni Falasca a cui hanno collaborato Susanna Cantoni, Laura Bodini, Norberto Canciani, Natale Battevi e Carolina Mensi, versione novembre 2019 (formato PDF, 3.34 MB).

 

Questo è il link per accedere all'applicativo per una analisi personalizzata degli Open Data INAIL.

 

 



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