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Il piano nazionale di prevenzione e la sicurezza in edilizia

Il piano nazionale di prevenzione e la sicurezza in edilizia
Redazione
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 Edilizia
14/11/2016: Un intervento si sofferma sul Piano nazionale della prevenzione 2014-18 e sul Piano di Prevenzione in edilizia. Focus sui temi relativi alla vigilanza e controllo e alla comunicazione, informazione, formazione, assistenza.
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Bologna, 14 Nov – Le Regioni e le Province Autonome hanno integrato gli obiettivi richiamati al macro obiettivo 7 (“Prevenire gli infortuni e le malattie professionali”) con gli altri macro obiettivi declinati dal Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) per “contribuire alla realizzazione di un sistema diretto alla promozione ed alla tutela della salute che arricchisca il modello tradizionale di intervento, basato sull’obbligatorietà delle azioni, con azioni incentrate sulla volontarietà, in grado di realizzare un metodo di promozione della salute dei lavoratori che valorizzi il concorso e la collaborazione dei soggetti istituzionali, delle parti sociali, delle imprese e dei professionisti”.

 

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Queste le premesse dell’incontro “Costruire salute in azienda: i Piani della Prevenzione delle Regioni e delle Province Autonome fra tradizione e innovazione per tutte le professioni sanitarie”, organizzato dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con il Coordinamento Tecnico Interregionale, il Ministero della Salute e il Ministero del Lavoro.

Un incontro che si è tenuto il 21 ottobre 2016 alla manifestazione Ambiente Lavoro e che è stato suddiviso in due diverse sessioni, la prima dedicata ai temi più tradizionali collegati alla prevenzione di infortuni malattie professionali e la seconda alla promozione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e nella scuola.

 

Ci soffermiamo brevemente oggi sull’intervento dal titolo “Il Piano Nazionale di Prevenzione in Edilizia”, a cura di Antonio Leonardi (Coordinatore Piano nazionale edilizia del Coordinamento delle regioni - componente Commissione consultiva permanente - Direttore area tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro –ASP CT), che si sofferma su vari aspetti relativi all’edilizia.

 

Ad esempio riporta i principali risultati del Piano Nazionale Edilizia 2009 –2013:

- “pianificazione strategica coordinata in ambito del Comitato ex art. 5 e dei Comitati di coordinamento regionali ex art. 7 del D.lgs. 81/08;

- programmazione uniforme in ogni Regione degli interventi preventivi e di controllo con piani regionali di comparto in relazione al PNP 2009-12;

- incremento del numero delle ispezioni, di qualità omogenea sugli obiettivi prioritari e diffuse in tutto il territorio nazionale;

- formazione diffusa degli operatori della prevenzione dei Servizi della ASL con contenuti e moduli didattici sperimentati dal gruppo nazionale;

- sviluppo di modelli innovativi di controllo dei cantieri che utilizzano una azione preliminare di intelligence del territorio;

- realizzazione del portale www.prevenzionecantieri.it, punto di riferimento per gli operatori pubblici e privati;

- definizione di un piano di valutazione completo di indicatori e standard attesi, utile per la riprogrammazione delle attività”.

 

Il relatore si sofferma poi sul Piano nazionale della prevenzione (PNP) 2014-18 e sul Piano di Prevenzione in edilizia 2014-2018 come inquadrato nel PNP.

 

Questi alcuni aspetti, riportati nel documento, per una vigilanza e controllo efficienti ed efficaci:

- controllo del territorio con criteri di ‘intelligence’ per la selezione dei cantieri notificati, con controlli ‘a vista’ su tutte le situazioni a rischio grave principalmente quelle ‘sotto il minimo etico di sicurezza’;

- coinvolgimento di tutti gli organi che operano nel settore affinché siano garantiti idonei livelli di salute e sicurezza dei lavoratori, nonché il rispetto delle regole: assicurative, previdenziali e contrattuali”.

Ricordiamo che per un cantiere ‘sotto il minimo etico di sicurezza’ si intende quel cantiere in cui vi sia il riscontro di una scarsa osservanza delle precauzioni contro i rischi gravi di infortuni e coesistano almeno due condizioni: grave e imminente pericolo di infortuni, direttamente riscontrato; situazione non sanabile con interventi facili e immediati.

 

L’intervento si sofferma poi su molti aspetti relativi alla vigilanza e controllo (ad esempio la vigilanza di “fase”) e riporta molti utili indicatori.

 

Un altro tema trattato riguarda invece la “comunicazione, informazione, formazione, assistenza”.

A questo proposito sono necessari:

- “percorsi informativi, assistenziali e formativi mirati ad ogni categoria di operatori (lavoratori, imprenditori, professionisti, committenti, etc);

- azioni di assistenza qualificata soprattutto nei confronti dei professionisti, delle microimprese e dei lavoratori autonomi ed iniziative di comunicazione tendenti ad aumentare la sensibilità al problema e ad informare sulle possibilità offerte dal sistema della prevenzione”.

 

Dopo aver dettagliato il tema della comunicazione, formazione e assistenza, si indica che tra gli obiettivi del piano c’è l’attivazione di incontri “strategici” per i lavoratori autonomi “con le organizzazioni di rappresentanza imprenditoriale e del lavoro autonomo e con gli Enti Paritetici al fine di sensibilizzare i lavoratori autonomi verso la necessità di partecipare a corsi di formazione ed informazione e ad effettuare, sebbene in maniera facoltativa, la sorveglianza sanitaria”. Infatti l’altissima presenza di lavoratori autonomi, non soggetti agli obblighi di sorveglianza sanitaria e di formazione, e di microimprese “impone strategie informative e di assistenza particolari, che coinvolgano diffusamente le organizzazioni di rappresentanza imprenditoriale e del lavoro autonomo e gli Enti Paritetici, in collaborazione con gli Enti Pubblici”.

 

Rimandando ad una lettura integrale dell’intervento, che si sofferma su vari altri aspetti del piano nazionale della prevenzione, segnaliamo che un altro obiettivo del piano riguarda il settore scolastico e la necessità di “avviare attività di promozione /assistenza / formazione negli istituti scolastici e universitari a sostegno dello sviluppo della cultura della sicurezza all' interno dei curricula scolastici, con particolare riferimento al settore dell’edilizia”.

E sono necessari accordi di collaborazione (enti bilaterali, parti sociali, ordini professionali, altre istituzioni) “anche al fine di produrre buone pratiche/ soluzioni di sicurezza e/o promuovere lo sviluppo di modelli di organizzazione e gestione della sicurezza nel settore edile”.

 

Segnaliamo, per concludere, che nel documento è riportato l’esempio di un protocollo d’intesa tra Coordinamento Tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro, CNCPT e FORMEDIL.

 

 

Il Piano Nazionale di Prevenzione in Edilizia”, a cura di Antonio Leonardi (Coordinatore Piano nazionale edilizia del Coordinamento delle regioni - componente Commissione consultiva permanente - Direttore area tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro –ASP CT), intervento al convegno “Costruire salute in azienda: i Piani della Prevenzione delle Regioni e delle Province Autonome fra tradizione e innovazione per tutte le professioni sanitarie” (formato PDF, 4.65 MB).

 

 

RTM



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