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Le immagini dell’insicurezza: basta starci attenti


Brescia, 30 Nov - Per velocizzare le attività ordinarie, i datori di lavoro, ma a volte anche i lavoratori, molto spesso si ingegnano nel trovare soluzioni e metodi pratici, forse funzionali, ma non sempre sicuri e le immagini dell’insicurezza di SICURELLO.no di oggi proprio ad uno di questi rimedi si ispira.

 

 

 

L’oggetto fotografato è un “martellone” per eseguire demolizioni, ovvero un’attrezzatura molto pesante che viene montata - al posto della benna - sul braccio di un escavatore. Questo elemento non sempre può essere movimentato agevolmente, ma naturalmente il produttore di questo utensile, oltre agli aspetti legati alla sicurezza nelle modalità di utilizzo, ha pensato anche a quelli legati alla sua movimentazione. Durante le fasi di carico/scarico dal cassone del camion (prima o dopo l’utilizzo) tali modalità però, a detta dell’utilizzatore, non permettono la velocità “operativa” tanto agognata ed allora il vecchio metodo del “fil di ferro” viene ripreso, ma naturalmente trattandosi di un elemento pesante, questa volta si parla di un tondino di grosso diametro in acciaio, uno di quelli - per intenderci – che si usano come armatura nel calcestruzzo per la realizzazione di manufatti e strutture in  “cemento armato”… e se va bene per il cemento armato, certamente va bene anche altrove.

 

 

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Una perfetta (?) saldatura e via, il gancio di sollevamento del martello è pronto e la movimentazione veloce è garantita e se poi la modifica non è corretta (e non solo dal punto di vista normativo), pazienza. Basta starci attenti.

 

 

Geom. Stefano Farina, Consigliere Nazionale AiFOS e Referente Gruppo di Lavoro Costruzioni di AiFOS.   

 

 

Fonte: SICURELLO.no: l’evidenza dei mancati infortuni.

 



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Rispondi Autore: Emanuele Rizzato - quadrato30/11/2018 (15:21:30)
non capisco la natura di questo articolo.
faccio un analisi del rischio:
quel pezzo di ferro posto in quella posizione a mio avviso può anche ritenersi una protezione per i raccordi idraulici.
aggiungo rischi non previsti dal costruttore? a me non ne sovvengono.
ecco quindi che tale intervento è da ritenersi come aggiornamento die sistemi di sicurezza di una macchina marchiata CE di cui all' 81.08 art 18 lettera z.
(aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza del lavoro, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione)
Rispondi Autore: Michele Montresor04/12/2018 (08:03:27)
Mi pare di poter concordare con il commento di Emanuele Rizzato anche se in effetti il tondino ad aderenza migliorata per getti in calcestruzzo è "bruttino" forte. Ma sull'estetica, in fase di valutazione della sicurezza delle attrezzature, Mi pare di poter concordare con il commento di Emanuele Rizzato anche se in effetti il tondino ad aderenza migliorata per getti in calcestruzzo è "bruttino" forte. Ma sull'estetica, in fase di valutazione della sicurezza delle attrezzature, non è richiesto di soffermarsi. Ma sull’ergonomia sì!
Vero è anche che la saldatura potrebbe (e dico potrebbe) non essere corretta, ma chi l'ha fatta se ne assumerà le responsabilità. L’intervento si inquadra certamente nei disposti dell’art. 71 comma 5 (le modifiche apportate alle macchine quali definite all’articolo 1, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 459(N), per migliorarne le condizioni di sicurezza in rapporto alle previsioni del comma 1, ovvero del comma 4, lettera a), numero 3) non configurano immissione sul mercato ai sensi dell’articolo 1, comma 3, secondo periodo, sempre che non comportino modifiche delle modalità di utilizzo e delle prestazioni previste dal costruttore).
Quindi correttamente eseguite se “dietro” v’è stata una valutazione dei rischi; forse è a ciò a cui si riferiva l’autore dell’articolo. Non è chiaro e forse il Geom. Stefano Farina avrebbe dovuto essere più esplicito anche mediante rappresentazione dell’insieme della macchina per avere tutte le informazioni utili alla comprensione delle criticità, ovvero nuovi eventuali rischi insorgenti dall’intervento.
E se posso pare un appunto, le macchine non sono “MARCHIATE” come le forme di Grana Padano delle mie valli (1, la “Padana”), ma “MARCATE”; scusate ma l’errore così frequente mi richiama a precisare la corretta dizione ai sensi della Direttiva Macchine.
Buon lavoro a tutti i lettori.
Michele Montresor, ATS Val Padana

Disclaimer: la responsabilità dei contenuti de commento all’articolo è unicamente dell’autore e non riflette necessariamente le opinioni dell’Organizzazione di appartenenza.
Rispondi Autore: Harleysta05/12/2018 (09:15:34)
Concordo con i commenti precedenti, ormai basta vedere qualcosa che non è stato prodotto dal fabbricante per lanciare allarmi, spesso, infondati. Bisognerebbe invece verificare la bontà degli attestati di formazione, talvolta mooolto fasulli...

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