Per utilizzare questa funzionalità di condivisione sui social network è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'
Crea PDF

Inail: gli eventi mortali nella navigazione e nella pesca marittima

Inail: gli eventi mortali nella navigazione e nella pesca marittima
Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Pesca e navigazione

29/01/2024

Un documento Inail riporta dati e analisi sugli eventi lesivi mortali tra gli addetti alla navigazione e alla pesca marittima. Gli incidenti con almeno un caso mortale, il problema della pesca costiera e le tipologie di incidenti.


Roma, 29 Gen – Nel mondo del lavoro l’analisi degli accadimenti infortunistici e degli eventi lesivi mortali, anche dipendenti da malattie professionali, fornisce sempre importanti informazioni per migliorare la prevenzione e l’efficacia delle strategie di tutela.

 

A questo proposito, e con riferimento specifico alle attività degli addetti alla navigazione e alla pesca marittima, la Consulenza statistico attuariale (CSA) dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ( Inail) ha recentemente pubblicato il documento dal titolo “Un esame degli eventi lesivi mortali tra gli addetti alla navigazione e alla pesca marittima”.

 

 

Il documento – curato da Roberta Bencini (CSA, Inail) – raccoglie e analizza i dati presenti nella “gestione Navigazione” (che non riguarda la cosiddetta piccola pesca, “ossia quella esercitata da lavoratori autonomi o associati in cooperativa”, per la quale l’assicurazione Inail ricade nella gestione Industria, Commercio e Servizi), con l’esclusione degli infortuni in itinere e con riferimento agli “infortuni con data di accadimento compresa negli anni 2006-2022 e alle malattie professionali con data di protocollazione della domanda ricadente nel sessennio 2017-2022”.

 

Per quanto riguarda gli infortuni – continua la scheda – “il punto di partenza dell’analisi è costituito dagli incidenti in seguito ai quali sia stato registrato almeno un caso mortale, intendendo, per incidente, un evento dannoso nel quale può essere coinvolta la nave/imbarcazione, con conseguenze sulla vita di uno o più lavoratori, oppure un evento in occasione di lavoro che coinvolge uno o più lavoratori, senza impatto sul mezzo di trasporto”.

Mentre gli incidenti gravi, “che abbiano provocato il decesso di soli passeggeri o di lavoratori non assicurati presso l’Inail nella gestione Navigazione, non sono presenti nelle tabelle e nei grafici” riportati nel documento.

 

Questi gli argomenti affrontati nell’articolo:


Pubblicità
R.S.P.P. Modulo B-SP1 Agricoltura-Pesca
Formazione R.S.P.P. Modulo B-SP1 Agricoltura-Pesca - Riferimenti legislativi D.Lgs. n. 81, 9 aprile 2008, Art. 32 Accordo Stato-Regioni 07/07/2016

 

Navigazione e pesca marittima: incidenti con almeno un caso mortale

Si segnala che l’andamento degli infortuni mortali e degli incidenti con uno o più decessi “è piuttosto irregolare nel corso degli anni”. Ed è presente “un picco, per entrambi i dati, nell’anno 2006, dovuto alla categoria della pesca costiera”. 

 

Comunque, nel periodo 2006-2022 sono stati registrati complessivamente 92 incidenti con almeno un caso mortale in occasione di lavoro: “gli incidenti a volte sono avvenuti coinvolgendo un singolo lavoratore, altre volte invece hanno coinvolto una parte o addirittura, nel caso di qualche peschereccio, l’intero equipaggio”. 

 

 

Si può vedere che la metà degli incidenti è avvenuto nella categoria della pesca costiera, che è “quella esercitata lungo le coste continentali ed insulari dello Stato a distanza non superiore alle venti miglia, mentre la pesca mediterranea è quella esercitata nel mare Mediterraneo, entro lo stretto di Gibilterra, lo stretto dei Dardanelli e il canale di Suez”.  

 

 

E a fronte di 92 incidenti, “gli infortuni mortali sono 117 e costituiscono circa lo 0,7% degli infortuni in occasione di lavoro complessivi avvenuti nel periodo 2006-2022 e riconosciuti dall’Inail, con o senza indennizzo, alla data di aggiornamento dell’archivio”. 

 

Navigazione e pesca marittima: i problemi della pesca costiera

Si sottolinea poi che l’alto numero di infortuni mortali registrati nella categoria della pesca costiera “denota un’alta rischiosità del settore; la distribuzione delle giornate complessive di lavoro svolte dall’insieme degli equipaggi di ciascuna categoria di naviglio non è infatti simile a quella degli infortuni mortali in occasione di lavoro. Nel caso, ad esempio, della categoria passeggeri, il numero medio annuo delle giornate di lavoro complessivamente svolte dall’insieme dei lavoratori, calcolato sull’intero periodo 2006-2022, non è molto diverso dall’analogo numero medio rilevabile per la pesca costiera”.

 

Con riferimento al contenuto di una tabella con infortuni mortali in occasione di lavoro per categoria di naviglio si conclude che con giornate lavorate complessive non troppo diverse nell’intero periodo, “la pesca costiera registra circa il 51% degli infortuni mortali mentre il trasporto passeggeri circa il 15%”.

Per la pesca costiera e mediterranea “si contano 50 incidenti e 67 casi mortali, nella categoria del trasporto passeggeri gli incidenti sono 13 a fronte di 18 lavoratori deceduti, mentre nella categoria dei rimorchiatori gli incidenti sono 9 e i casi mortali 12”.

 

Nella categoria della pesca in generale “sono gli affondamenti a provocare più decessi contemporaneamente”.

 

Navigazione e pesca marittima: le informazioni sugli infortuni

Il documento si sofferma anche sulle informazioni sulle tipologie di incidenti tratte dalle descrizioni riportate nelle denunce di infortunio presentate all’Inail e negli altri documenti a supporto.

 

Un grafico presenta la distribuzione degli infortuni mortali per tipologia di incidente:

 

 

Si indica che “quasi tutti i casi di affondamento o di rovesciamento dell’imbarcazione, che costituiscono gli incidenti più frequenti e rappresentano oltre il 39% degli infortuni mortali, si sono verificati nel comparto della pesca costiera e mediterranea. Soltanto in un incidente del 2022 l’affondamento ha coinvolto un rimorchiatore”.

E a volte “l’affondamento è la conseguenza di cattive condizioni meteorologiche, di repentini cambiamenti del tempo, che, in qualche caso, hanno determinato lo scontro del mezzo con il molo o con il faro”.  Si segnala anche “l’imbarco di acqua in sala macchine per un malfunzionamento della strumentazione di bordo, con il conseguente affondamento dell’imbarcazione, o l’incagliamento del peschereccio a poche miglia dalla costa con successivo imbarco di acqua”.

Ci sono stati anche casi di affondamenti “dovuti a speronamento da parte di navi e incidenti per i quali non è stato possibile comprendere con certezza le cause per il mancato recupero del mezzo e per la perdita dell’intero equipaggio”.

Mentre il rovesciamento dell’imbarcazione “è riconducibile per lo più a problemi riscontrati durante le operazioni di pesca, a carichi eccessivi o a difficoltà verificatesi al momento del recupero delle reti, che hanno fatto inclinare il mezzo trascinandolo poi in profondità”.

 

Si segnala poi che:

  • in un 6% dei casi “l’infortunio è legato a una caduta in mare, dovuta a un evento accidentale, a un malore o a un’attività lavorativa che ha portato l’infortunato a sbilanciarsi fuoribordo in assenza dei necessari dispositivi di sicurezza”;
  • “nel 4,3% dei casi il marittimo è stato colpito da un cavo che si è spezzato dopo essere andato in tensione. La rottura dei cavi è stata rilevata in fase di ormeggio, sui pontoni o durante il recupero delle reti da pesca;
  • con la stessa frequenza (4,3%) si rilevano i casi di incendio/esplosione. Si tratta, ad esempio, di esplosioni di bombole di gas, di scoppi verificatisi durante i lavori di manutenzione del motore o, in un caso specifico, di un incendio avvenuto su una nave cisterna durante il carico di GPL”;
  • “con la frequenza del 3,4%, si rilevano i casi di intossicazione da gas. In questa fattispecie rientra principalmente l’incidente avvenuto nel 2016 nella stiva della nave passeggeri Sansovino, nel quale hanno perso la vita tre lavoratori”;
  • “nel 3,4% dei casi c’è stata una collisione con altro mezzo. In questa casistica rientra un unico incidente, escludendo i casi che sono già stati classificati come affondamenti, avvenuto nel 2007, che ha coinvolto un aliscafo veloce nello stretto di Messina, zona di traffico intenso, a causa del quale sono deceduti quattro marittimi”;
  • “sempre con la frequenza del 3,4% si sono verificati casi di Covid-19”.

 

Si indica poi che con la frequenza rimanente (24,8%) si annoverano “casi di parassitosi/malaria registrati in seguito a viaggi in Africa, casi di scomparsa durante la navigazione, malori, incidenti che hanno visto il marittimo trascinato in mare dopo essere rimasto impigliato nelle reti da pesca, ecc”. 

 

In conclusione, si sottolinea come la rischiosità della navigazione e della pesca marittima “sia legata tanto alla tipologia di attività svolte quanto all’ambiente di lavoro, interno (dimensione, organizzazione, manutenzione degli spazi, ecc.) ed esterno (mare)”. E il mare, “oltre ad influire sull’ambiente di lavoro interno (stabilità della nave/imbarcazione, vibrazioni, ecc.), ha un impatto notevole sulle possibili conseguenze per i singoli lavoratori o addirittura per l’intero equipaggio in caso di incidente. Gli affondamenti ed i rovesciamenti delle imbarcazioni sono un esempio lampante delle conseguenze estreme alle quali l’equipaggio può essere soggetto”.

 

Infin le condizioni meteorologiche e le criticità che possono manifestarsi durante specifiche attività “non esauriscono le fonti di rischio, alle quali possono aggiungersi, ad esempio, la presenza nello stesso specchio di acque di altre navi/imbarcazioni, i rischi corsi a volte dai pescherecci durante la loro presenza in acque internazionali o l’esistenza di zone soggette ad attacchi da parte dei pirati”.     

 

Rimandiamo, infine, alla lettura integrale del documento (e delle tante tabelle presenti) che si sofferma anche sui casi mortali registrati tra i tecnopatici con malattie professionali denunciate e riconosciute dall’Inail.

 

 

 

RTM

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Inail, Consulenza statistico attuariale, “ Un esame degli eventi lesivi mortali tra gli addetti alla navigazione e alla pesca marittima”, a cura di Roberta Bencini (CSA, Inail), edizione 2024 (formato PDF, 942 kB).

 

Vai all’area riservata agli abbonati dedicata a “ Dati infortunistici: addetti alla navigazione e alla pesca marittima”.

 

 

Leggi gli articoli di PuntoSicuro sulla pesca e la navigazione

 



I contenuti presenti sul sito PuntoSicuro non possono essere utilizzati al fine di addestrare sistemi di intelligenza artificiale.

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Pubblica un commento

Rispondi Autore: Sandro Filippi - likes: 0
31/01/2024 (09:21:25)
Report molto bello e valido, per quanto mi riguarda solo 2 appunti:
1. Dovrebbe essere esteso anche a la navigazione commeciale di altro tipo (lavori oil & gas, telecomunicazioni, rinnovabili). O per lo meno affiancato da un report su questi argomenti. Questo perchè i dati così presentati non sono del tutto significativi del settore di navigazione (non ci sono solo i marittimi, ma anche tecnici di varia natura: sommozzatori, meccanici, surveyor...).
2. In che modo è possibile classificare ancora COVID-19 come infortunio?

Pubblica un commento

Banca Dati di PuntoSicuro


Altri articoli sullo stesso argomento:


Forum di PuntoSicuro Entra

FORUM di PuntoSicuro

Quesiti o discussioni? Proponili nel FORUM!