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Imparare dagli errori: infortuni per cadute fuori bordo nei motopescherecci
Brescia, 12 Mar – Sono ormai molte le ricerche che in questi anni hanno rilevato come le attività lavorative svolte a bordo delle navi da pesca siano spesso ad elevato rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
I possibili pericoli sono numerosi. Ci possono essere rischi chimici e rischi fisici connessi, ad esempio, al rumore, alle vibrazioni, alle temperature, …. Ma anche rischi biologici, rischi ergonomici (movimentazioni di carichi e movimenti ripetitivi) e rischi psico-sociali, dipendenti, ad esempio, da orari di lavoro eccessivi e dal carico di lavoro.
Sono poi diversi anche i rischi di infortunio, causati da macchine in movimento, da esposizione a cavi elettrici, dalla presenza di materiali esplosivi, da superfici scivolose e da cadute, ad esempio le cadute fuori bordo.
In questa seconda e ultima puntata, della rubrica “ Imparare dagli errori”, dedicata alla pesca professionale, ci soffermeremo proprio su queste cadute, con particolare riferimento al lavoro sui motopescherecci.
Questi gli argomenti affrontati nell’articolo:
- Ancora esempi di infortuni lavorativi nelle attività sui motopescherecci
- Attività di pesca professionale: scivolamenti e cadute fuori bordo
Ancora esempi di infortuni lavorativi nelle attività sui motopescherecci
Riguardo alle cadute fuori bordo facciamo riferimento ad alcuni casi descritti nel contributo (capitolo 8) “Il motopeschereccio: un ambiente a rischio” - a cura di Alessandro Giomarelli (Direttore UOP Tecnici PISLL Asl Toscana sud est, area Grosseto) – presente nell’ebook CIIP “ Oltre la rete. Salute e sicurezza sul lavoro nella pesca professionale” che offre molti spunti per migliorare la prevenzione di infortuni e malattie professionali nel settore.
Riprendiamo due casi di caduta fuori bordo.
Il primo caso che presentiamo riguarda la “caduta fuori bordo durante la fase di cala della rete da pesca”.
Si indica che al momento dell’incidente “l’infortunato si trovava in prossimità del rullo di poppa cioè sopra il rialzo presente nel pozzetto di poppa e quindi in prossimità della murata (bordo nave) alta circa 75 cm. A seguito di perdita di equilibrio l’infortunato è scivolato in mare. L'instabilità dell’imbarcazione in movimento, la scivolosità del pavimento e la mancanza di cime di trattenuta hanno determinato la caduta in mare del marinaio. Il marinaio, precipitando in mare, si è impigliato nella rete trascinandola in acqua per tutta la sua lunghezza. Recuperato e riportato sulla barca il corpo, l’infortunato aveva il piede sinistro completamente nudo e presentava lesioni nella regione poplitea destra”.
Il secondo caso (il terzo presentato nel capitolo 8) riguarda una “caduta fuori bordo tra una calata e una salpata”.
Si racconta che alle 21.00 della sera “l’equipaggio composto dal comandante e tre marinai erano salpati a bordo del motopesca” (imbarcazione a motore progettata per l'attività di pesca professionale) “per una battuta di pesca che si sarebbe conclusa nella tarda serata del giorno dopo. Una volta usciti, si erano indirizzati verso la zona di pesca, dove giunti verso mezzanotte avevano calato la rete del tipo a strascico per la prima pescata che è durata sino alle 4.20 circa, quando sono stati chiamati dalle cuccette dal loro Comandante per salpare le reti”. Una volta sollevata la rete, “l’hanno svuotata dal pesce pescato e subito dopo aver chiuso il sacco hanno calato nuovamente la rete in acqua per effettuare una seconda pescata. Le condizioni metereologiche erano buone con il mare leggermente mosso. Durante queste operazioni, dopo aver calato la rete a mare, la barca procedeva molto lentamente sotto la guida del Comandante che manovrava la barca da ponte inferiore vicino ai verricelli. Guardando la prua dall’interno della barca, un marinaio si trovava sul lato sinistro della stessa ed operava sul verricello di sinistra, mentre sul verricello di destra operava il comandante del motopesca. Gli altri due suoi colleghi erano posizionati a poppa dell’imbarcazione”.
Ad un certo punto – continua l’e-book – “un marinaio è caduto all’indietro da poppa, finendo in mare. Fermata la barca, il comandante e due marinai si precipitavano a poppa per vedere dove si trovava il collega, senza riuscirvi, per la scarsa visibilità. Hanno iniziato così a chiamarlo per nome, ricevendo in risposta solo lamenti dal basso. Data la scarsa visibilità per la presenza della rete a poppa, il comandante ha deciso di tirarla a bordo in parte. Nel momento in cui issavano la rete, un marinaio scorgeva la testa del suo compagno affiorante dall’acqua, vicino la poppa. Hanno cercato di agganciare il corpo con l’arpione che chiamano ‘mezzo marinaio’, senza riuscirvi per la rottura dello stesso. Dato che per effetto del moto ondoso il corpo del collega andava allontanandosi e diventava sempre meno visibile, un marinaio decideva autonomamente di togliersi gli indumenti da lavoro e di gettarsi in acqua per tentare di salvare il collega. In acqua, aggrappandosi al cavo salvarete, in gergo detto ‘ciuccio’, ha raggiunto il collega afferrandolo dal cappuccio della giacca impermeabile che indossava. Il corpo dell’operatore caduto in mare era completamente abbandonato e non dava segni di vita. Mentre dalla barca i colleghi tiravano il cavo salvarete per avvicinare il marinaio che si era calato in acqua e l’infortunato il più possibile alla poppa, uno di loro gli lanciava la cima con gancio, presente a bordo e che normalmente viene utilizzata per tirare su il “sacco” (rete contenente il pescato), per tentare di agganciare il corpo del marinaio caduto in mare. Dopo alcuni tentativi non andati a buon fine poiché poteva utilizzare solo la mano destra, riusciva a far passare la corda sotto un braccio del compagno e agganciarla a formare un occhiello. A quel punto tramite il verricello, i colleghi a bordo hanno tirato su il corpo ormai esanime dell’infortunato”.
Attività di pesca professionale: scivolamenti e cadute fuori bordo
Per avere qualche utile informazione per la prevenzione di questa tipologia di infortuni possiamo fare riferimento ad un intervento al convegno “ OLTRE LA RETE: salute e sicurezza sul lavoro nella pesca professionale” (Molfetta, 28 settembre 2023).
Nelle slide dell’intervento “Il Motopeschereccio un ambiente a rischio”, sempre a cura di Alessandro Giomarelli, il relatore analizza vari rischi (connessi a imbarco, sbarco, ormeggio, disormeggio, cucine, bombole, sala macchine, …) sui motopescherecci.
Ci soffermiamo su quanto indicato relativamente a scivolamenti e cadute fuori bordo.
Riguardo agli scivolamenti si segnala che a bordo “spesso si incontra un insufficiente stato di aderenza” che può causare cadute. E dunque “durante gli spostamenti nel peschereccio è bene indossare” dispositivi di protezione individuale. Bisogna poi “assicurarsi che la zone di passaggio siano antisdrucciolevoli e libere da materiale d’ingombro”. E sono buone soluzioni “verniciature di tipo antiscivolo in coperta con buona manutenzione ed altre soluzioni su coperchi e scale quali strisce adesive antisdrucciolo”.
L’e-book presenta altri dettagli e varie immagini sulla prevenzione degli scivolamenti con riferimento anche ai possibili rivestimenti antiscivolo dei ponti di coperta (che devono essere mantenuti in buone condizioni).
Riguardo alla protezione delle zone di passaggio e deposito si indica che “le zone di lavoro poste al disopra del ponte devono avere un parapetto di altezza pari a 1 metro anche fatto con le battagliole, anche gli accessi a tali zone devono essere adeguatamente protetti al fine di garantire un’adeguata protezione dei lavoratori”.
Si parla poi della prevenzione delle cadute fuori bordo, ad esempio in relazione agli operatori “che si sporgono oltre il bordo di poppa”: “la situazione può essere rischiosa soprattutto in presenza di condizioni metereologiche avverse. In tali casi è conveniente indossare giubbotti di salvataggio o imbracature di sicurezza”.
Si segnala poi che molti piccoli pescherecci “vengono manovrati da un’unica persona e questo comporta ovvi rischi per la sicurezza:
- cadere fuori bordo e proseguimento della navigazione della nave.
- cadere fuoribordo con nessuno che possa chiamare i soccorsi”.
È dunque fortemente consigliato “indossare il giubbotto di salvataggio individuale autogonfiabile. Il giubbotto autogonfiabile si attiva automaticamente a contatto con l'acqua in caso di caduta accidentale fuoribordo. In 3 secondi di tempo consente l'autorotazione della persona che si trova svenuta con il volto in immersione, garantendo la pervietà delle vie aeree.
Dovrà essere inserito all’interno del giubbotto di salvataggio individuale un localizzatore personale”.
Rimandiamo, in conclusione, alla visione integrale delle slide dell’intervento al convegno e alla lettura dell’e-book “ Oltre la rete. Salute e sicurezza sul lavoro nella pesca professionale” che riporta molte altre informazioni sulla prevenzione in questo particolare settore lavorativo.
Tiziano Menduto
Scarica i documenti da cui è tratto l'articolo:
CIIP, “ Oltre la rete. Salute e sicurezza sul lavoro nella pesca professionale”, eBook curato da Giorgio Di Leone, Susanna Cantoni ed Enrico Cigada, con la collaborazione di Lalla Bodini, Alberto Baldasseroni, Francesco Carnevale, Francesca Biondo, Diego De Merich, Alessandro Piacquadio, Angelo Delogu, Saverio Falco, Alessandro Giomarelli, Mauro Pellicci, Elio Munafò, Francesco Draicchio, Alessio Silvetti, Eugenio Padalino, Pietro Masia, Daniela Colombini, edizione 2023 (formato PDF, 7.59 MB).
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