Per utilizzare questa funzionalità di condivisione sui social network è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'.
Imparare dagli errori: sull’assenza di apprestamenti come le reti di sicurezza
Brescia, 28 Mag – In edilizia una importante opera provvisionale di protezione collettiva è costituita dalla rete di sicurezza. Le reti di sicurezza forniscono, infatti, la protezione dalle cadute dall’alto permettendo alle persone di lavorare in altezza senza limitarne i movimenti come spesso accade quando si utilizzano i dispositivi di protezione individuale anticaduta. Una loro caratteristica è quella di assorbire l'energia derivante dalla caduta del lavoratore sulla rete e fornire quindi un ‘atterraggio morbido’ in maniera tale da ridurre i possibili danni.
Abbiamo già accennato, in una precedente puntata della rubrica " Imparare dagli errori", dedicata al racconto degli infortuni professionali, all’utilità di questi sistemi di protezione collettiva contro le cadute dall’alto partendo da vari infortuni avvenuti nei cantieri edili in assenza di reti e di altri adeguati dispositivi di protezione, collettiva o individuale.
Continuiamo anche oggi mostrando nuovi esempi di infortuni, in assenza di reti, e soffermandoci anche sulle attività di installazione e manutenzione di questi particolari dispositivi di protezione collettiva.
I casi presentati nell’articolo sono tratti dalle schede di INFOR.MO., strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
Questi gli argomenti trattati nell’articolo:
- Infortuni in edilizia connessi al montaggio delle mantovane parasassi
- Mantovane parasassi in edilizia: normativa e realizzazione
Ancora infortuni nei cantieri in assenza di reti e sistemi di protezione
Il primo caso riguarda un infortunio avvenuto in una ditta edile, specializzata nella rimozione, bonifica e smaltimento amianto.
La ditta deve procedere alla rimozione di lastre in cemento amianto di una copertura di un opificio industriale. L’operaio, raggiunto il luogo di lavoro, sale sulla copertura del capannone e inizia le operazioni di incapsulamento. Durante la fase lavorativa, camminando sulla copertura, calpesta una porzione di solaio non portante che sprofondava sotto il suo peso e lo fa precipitare sul pavimento sottostante, da una altezza di circa sei metri.
Dalla caduta riporta lesioni gravi che ne causano l’immediato decesso.
Le indagini hanno rilevato che sulla copertura “non erano state installate protezioni collettive, quali linee vita, reti protettive e piani di camminamento che avrebbero consentito al lavoratore di transitare in sicurezza sulla copertura per effettuare le operazioni di incapsulamento/rimozione a partire dal punto di accesso”. E l’operaio “non faceva uso di dispositivi individuali di protezione che la ditta aveva provveduto a fornire”.
Questi i fattori causali presenti nella scheda:
- l'infortunato “camminando sulla copertura, calpestava una porzione di solaio non portante”;
- “sulla copertura non erano state installate protezioni collettive, quali linee vita, reti protettive e piani di camminamento”;
- “l’operaio non faceva uso di dispositivi individuali di protezione che la ditta aveva provveduto a fornire”.
Nel secondo caso i lavori affidati dal committente ad una ditta affidataria riguardano la riparazione del tetto esistente con la sovrapposizione di lastre in alluminio nuove su tutta la copertura e l’installazione di una rete metallica al di sotto dei lucernai presenti al fine di metterli in sicurezza. La ditta affidataria ha subappaltato parte dei lavori alla ditta esecutrice e il Coordinatore per la sicurezza non è stato nominato.
I lavori sono iniziati da circa due giorni e alle ore 9 circa, mentre sono in corso lavori di installazione della nuova copertura, un lavoratore, titolare della ditta esecutrice, non si sa per quale motivo, cade all’interno di uno dei lucernai a cupola presenti sul tetto da un’altezza di circa 10 metri decedendo sul colpo.
Le indagini hanno appurato che “l’accesso al tetto avveniva tramite un ponte su ruote installato sulla parete esterna del capannone. Le attività sulla copertura erano svolte in assenza di protezioni sia sul perimetro del tetto che sui lucernai come ad es. parapetti o reti anticaduta ed in assenza di DPI contro le cadute dall’alto come ad es. linee vita ed imbracature”.
I fattori causali:
- l'infortunato “opera in quota in condizioni di non sicurezza calpestando e sfondando lucernaio”;
- “le attività sulla copertura erano svolte in assenza di protezioni sui lucernai come ad es. parapetti o reti anticaduta ed in assenza di dpi contro le cadute dall’alto come ad es. linee vita ed imbracature”;
- l’infortunato “non utilizzava sistemi di sicurezza per salire sul tetto”.
Reti di sicurezza in edilizia: installazione e manutenzione
In una precedente puntata della rubrica abbiamo raccolto informazioni sulle reti di sicurezza, in particolare sulla scelta di questi sistemi di protezione, con riferimento al contenuto del documento “ Vademecum tecnico – Lavori in quota” che, presentato nel 2023 dalla Regione Liguria, riporta standard tecnici e buone pratiche in relazione alle più diffuse misure di sicurezza contro la caduta dall’alto.
Il documento fornisce utili indicazioni anche sull’installazione delle reti che deve essere eseguita “conformemente alle istruzioni del fabbricante da parte di lavoratori in possesso delle necessarie competenze e conoscenze, acquisite mediante informazione, formazione ed addestramento adeguati”.
In particolare, prima di procedere con la posa, “l’installatore deve acquisire le informazioni tecniche necessarie alla verifica di idoneità delle strutture a resistere alle azioni statiche e dinamiche determinate dal vincolo offerto alla rete (sia per effetto dell’arresto della caduta del lavoratore, sia per altre azioni esterne, come il vento)”.
Inoltre, laddove la rete sia fissata, “secondo le indicazioni del fabbricante, ad ancoraggi allo scopo realizzati, è necessario:
- conoscere le caratteristiche tipologiche e di resistenza della struttura di supporto (calcestruzzo; pietrame; laterizio; ecc.);
- scegliere un ancorante adatto alla struttura di supporto;
- determinare mediante valutazioni analitiche (secondo norma tecnici ed istruzioni del fabbricante) e/o mediante prove di estrazione in campo la resistenza dell’ancoraggio, verificando, conseguentemente, la capacità dello stesso a sopportare, con adeguato margine di sicurezza, le azioni previste, come desumibili dalle istruzioni”.
Si segnala poi che una puntuale e concreta valutazione dei rischi “deve essere condotta con riguardo alle fasi di montaggio e smontaggio delle reti, essendo i lavoratori potenzialmente esposti alla caduta dall'alto. Il datore di lavoro installatore stabilisce, in esito a tale valutazione, quali misure e quali dispositivi di protezione debbano essere adottati in tali fasi, prevedendo, ad esempio:
- l'uso di una piattaforma di lavoro elevabile;
- l'installazione preliminare di ancoraggi e linee vita e la dotazione di DPI anti-caduta”.
E particolare cura deve essere prestata – continua il vademecum – “affinché non siano lasciati spazi vuoti fra la fune di bordo o il supporto della rete e la struttura alla quale la rete è fissata, così come devono essere puntualmente verificati:
- l’assenza di ostacoli pericolosi sia lungo la traiettoria di caduta, sia al di sotto della rete considerando la deformazione della rete in caso di arresto caduta del lavoratore;
- il rispetto delle distanze di caduta e della profondità di raccolta previste.
Il documento riporta qualche indicazione anche sulla manutenzione, controllo e vita utile delle reti di sicurezza.
A questo proposito si segnala che “il deterioramento, in particolare delle parti in tessuto della rete, che può essere causato da molteplici fattori, dall’esposizione ad agenti atmosferici, a modalità di deposito o di installazione non corrette, o ancora a sollecitazioni dinamiche subite o danneggiamenti, è all’origine di pericolose riduzioni delle prestazioni offerte dalle reti, che, conseguentemente potrebbero non garantire più l’arresto dell’operatore in caduta”.
Dunque il mantenimento nel tempo delle caratteristiche di resistenza e deformabilità delle reti è “fortemente vincolato al puntuale rispetto delle indicazioni fornite dal fabbricante in merito a controlli, manutenzione e modalità di conservazione e impiego delle reti”.
In particolare, l’utilizzatore deve “registrare l’effettuazione dei controlli e conservare la pertinente documentazione tecnica” (e le reti devono essere corredate dell’etichettatura riportante le informazioni di fabbricazione).
Si ricorda che la normativa tecnica “prevede oltre a verifiche visive, anche test di trazione da realizzarsi su maglie di prova per il mantenimento in esercizio della rete. Tali maglie, appositamente fissate alla rete, sono sottoposte – con periodicità stabilita nelle istruzioni – a prova da parte del fabbricante o da parte di un soggetto autorizzato da quest’ultimo”.
Rimandiamo, infine, alla lettura integrale del documento che riporta ulteriori dettagli sulle reti di sicurezza e su altri sistemi di protezione e prevenzione delle cadute dall’alto nei lavori in quota.
Tiziano Menduto
Sito web di INFOR.MO.: nell’articolo abbiamo presentato le schede di Infor.mo. 17757 e 17795 (archivio incidenti 2002/2023).
Scarica le schede e il documento presentati nell’articolo:
I contenuti presenti sul sito PuntoSicuro non possono essere utilizzati al fine di addestrare sistemi di intelligenza artificiale.
Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'