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06 settembre 2013 - Cat: Spazi confinati
  

Ambienti confinati: istruzioni per la fase di allestimento e di lavoro


Un intervento si sofferma sulle attività e sugli strumenti elaborati da un gruppo regionale dell’Emilia Romagna sul tema degli ambienti confinati. Le istruzioni operative per i lavori in ambiente confinato e la banca delle soluzioni.

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Modena, 6 Set – La rubrica “ Imparare dagli errori” di PuntoSicuro, dedicata al racconto e all’analisi degli incidenti di lavoro, si è occupata per molte settimane degli infortuni, spesso letali o comunque gravi, che avvengono negli ambienti confinati.
 
Per aggiungere nuove notizie sulle criticità di questi luoghi di lavoro e sulle possibili misure di prevenzione, presentiamo un intervento al seminario “ Attuazione del DPR 177/2011: lavoro in ambienti sospetti di inquinamento o confinati. Prime esperienze tra buone prassi e criticità”, realizzato nell’ambito del progetto “ A Modena la sicurezza sul lavoro, in pratica”. Il seminario si è tenuto a Modena il 16 luglio 2012 e gli atti dell’incontro sono stati pubblicati sul sito del Centro Interdipartimentale sulla Prevenzione dei Rischi negli Ambienti di Lavoro ( CIPRAL).
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Categoria: Ambienti Confinati

 In “Istruzioni operative e sintesi del Piano di Lavoro Regionale ‘Controllo e vigilanza Ambienti sospetti di inquinamento o Confinati’”, a cura di Patrizia Ferdenzi (SPSAL Azienda USL di Reggio Emilia - Gruppo Regionale Emilia Romagna “Ambienti Confinati”) si ricorda innanzitutto la pluralità di definizioni degli ambienti confinati, l’importanza di individuarli correttamente e definire le procedure di emergenza. 
 
Riguardo all’eliminazione del rischio alla fonte (art. 15 - D.Lgs. 81/2008) si indica che nei lavori negli ambienti confinati per eliminare il rischio alla fonte “la prima e principale azione da eseguire è l’adozione di modalità alternative all’accesso dei lavoratori”.
Dunque “per quanto consentito dal progresso tecnico, i lavoratori devono stare fuori l’ambiente confinato. In sede di vigilanza verrà sottoposta ad un’attenta valutazione la plausibilità delle modalità di lavoro scelte, rispetto alle tecnologie disponibili”.
E in relazione a questo “punto di assoluta priorità”, è in programma “l’attivazione di un progetto di ricerca con la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna e l’INAIL per costruire ed aggiornare una ‘Banca delle soluzioni’ per l’effettuazione dei lavori negli ambienti sospetti di inquinamento o confinati senza accesso dei lavoratori. Tale banca potrebbe essere allargata per raccogliere anche le migliori soluzioni tecnologiche disponibili da utilizzare nel caso fosse inevitabile l’accesso negli ambienti confinati (riduzione al minimo dei rischi in base alle conoscenze del progresso tecnico)”.
 
È evidente che in merito alla programmazione delle misure di prevenzione e protezione (art. 15 comma 1 lett. b, D.Lgs. 81/2008) è “impossibile catalogare tutte le possibili situazioni di lavoro negli ambienti confinati. Primo e principale aspetto da considerare, è quello di garantire ai lavoratori la ventilazione affinché possano respirare. A questo concetto di base vanno aggiunte tutte le misure di prevenzione e protezione specifiche per i vari rischi ulteriormente presenti”. 
 
Nell’intervento la relatrice presenta le attività del Gruppo regionale Emilia Romagna “Ambienti Confinati” e si sofferma su uno degli strumenti elaborati per facilitare la prevenzione, le “Istruzioni operative in materia di sicurezza ed igiene del lavoro per i lavori in ambienti confinati”, curate da Lorena Bedogni, Patrizia Ferdenzi, Massimo Magnani, Stefano Moretti e sottoposte alla revisione di Stefano Moretti, Massimo Magnani, Paolo Ghini, Adriano Bacchetta, Luigi Trimarchi.
 
Il documento, oggetto di una seconda revisione, descrive in particolare gli interventi da attuare:
- in fase preparatoria;
- in fase di allestimento;
- durante i lavori nell’ambiente confinato (AC). 
 
Questi alcune istruzioni operative relative alla fase di allestimento:
- “sistemazione dell’eventuale sorgente autonoma di energia ( gruppo elettrogeno);
- chiusura e blocco di serrande, valvole, saracinesche che possono immette sostanze pericolose nell’AC. Intercettazione di tutti i circuiti. Segnalazione e delimitazione dell’area;
- il Responsabile degli interventi provvede alla valutazione della percentuale di O2 e degli agenti chimici pericolosi presenti all’interno del luogo confinato e alla scelta degli eventuali controlli strumentali da effettuare;
- si procede ad effettuare il lavaggio in corrente d’aria mediante idonei ventilatori, ripetuto, preceduto da lavaggio con gas inerte o acqua nebulizzata se del caso, con eventuale captazione collegata a sistemi di abbattimento;
- controllo della percentuale di ossigeno presente all’interno dell’AC con apposito strumento misuratore, con dispositivo per calarlo agevolmente il più vicino possibile al pavimento dell’ambiente confinato. Autorizzabile l’ingresso solo rilevando una percentuale di ossigeno superiore al 20%;
- nel caso in cui sia inevitabile l’ingresso in AC in cui la percentuale di ossigeno risulti inferiore al 20% (causa conformazione che impedisce la loro completa bonifica o di processi lavorativi in atto), i lavoratori devono essere dotati di DPI respiratori isolanti: autonomi/non autonomi. Di preferenza i secondi. Dotati di autonomia sufficiente a svolgere le lavorazioni;
- vige comunque il divieto di ingresso in luoghi confinati che abbiano percentuali di ossigeno inferiore a 18%, a meno di emergenza;
- l’operatore che entra dovrà essere dotato di segnalatore acustico similmente l’operatore all’esterno, al fine di comunicare l’ordine di immediato abbandono del locale o di necessità di soccorso;
- scelta della attrezzatura opportuna: utensili elettrici ATEX, paraspigoli, tubazioni, ecc;
- per l’esecuzione di lavori devono essere incaricate di norma mai meno di due persone ed è raccomandato almeno tre. Il Responsabile designato non deve mai entrare nell’AC: possibilmente due persone all’esterno, tra cui il Responsabile, ed una all’interno”.
 
Riguardo alla fase di lavoro nell’ambiente confinato si sottolinea che “l’ingresso di un lavoratore in ambienti sospetti di inquinamento (ingresso non di salvataggio), può essere consentito solo se:
a. il lavoratore indossa una imbragatura completa con attacco sulla schiena o il doppio attacco sulle spalline, collegata mediante una fune ad apposito argano, per consentirne la rapida estrazione al primo sintomo di malore, mediante l’uso di un mezzo di sollevamento (ad es. un treppiede detto anche tripode certificato a norma UNI EN 795 - da collocare sopra l’apertura delle cisterne interrate – per il salvataggio vale la UNI EN 1496);
b. è prevista una vigilanza continua da parte di almeno un lavoratore esterno al luogo di lavoro pericoloso, addetto unicamente a questo compito di sorveglianza”.
 
Inoltre durante la fase di lavoro in AC:
- “il lavoratore che entra nella zona pericolosa deve indossare l’apparecchio portatile di misurazione in continuo della percentuale di ossigeno;
- nel caso di ambienti confinati estesi (es. tubazioni, fognature, scavi estesi, ecc) se l’operatore esterno non riesce a controllare visivamente l’operatore che si trova all’interno, si deve prevedere un collegamento con interfono, per esempio uso di ricetrasmittenti;
- qualora non sia possibile mantenere il lavaggio dei locali durante il loro accesso, prevedere per i lavori prolungati una pausa di almeno 10 minuti ogni mezz’ora, intervallo in cui effettuare un nuovo lavaggio dell’ambiente con aria pulita;
- prestare particolare attenzione ai passi d’uomo verticali perché nelle fasi di salvataggio può risultare difficile ‘estrarre’ una persona non collaborante dall’AC. Le dimensioni degli accessi sono una delle criticità da affrontare;
- completate le operazioni, il Responsabile dovrà controllare personalmente il ripristino delle condizioni originarie dei luoghi, ordinare la richiusura dell’accesso allo spazio confinato per procedere poi alla rimozione delle opere di delimitazione e segnalazione”. 
 
L’intervento, che vi invitiamo a leggere integralmente, presenta poi una “Lista di controllo operativa per l’attività di vigilanza e controllo” e riporta, per concludere, alcune criticità riscontrate:
- “Quali sono gli ambienti confinati?
- Quali devono essere le dimensioni delle aperture di accesso e come si interviene sull’esistente?
- Come si può programmare un’attività di vigilanza congiunta?
- Come gestire la sovrapposizione di più Organi di Vigilanza, specie nelle situazioni di emergenza?
- Come si può sopperire alla carenza di strumentazione?
- Come definire i requisiti di qualificazione ed un efficace sistema di qualificazione delle imprese?
- Ed una volta che si verifica che l’impresa non è qualificata??
- Siamo davvero a conoscenza delle tecnologie disponibili in base al progresso tecnico”?
 
 
 
Istruzioni operative e sintesi del Piano di Lavoro Regionale ‘Controllo e vigilanza Ambienti sospetti di inquinamento o Confinati’”, a cura di Patrizia Ferdenzi (SPSAL Azienda USL di Reggio Emilia - Gruppo Regionale Emilia Romagna “Ambienti Confinati”), intervento al seminario “Attuazione del DPR 177/2011: lavoro in ambienti sospetti di inquinamento o confinati. Prime esperienze tra buone prassi e criticità”, realizzato nell’ambito del progetto “A Modena la sicurezza sul lavoro, in pratica” (formato  PDF, 946 kB).
 
 
 
Tiziano Menduto
 
 

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