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Imparare dagli errori: incidenti e rischi delle attività nelle cisterne

05/04/2011: I sopralluoghi della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro: un grave incidente in ambiente confinato avvenuto a Capua. La dinamica, le cause, i problemi di coordinamento e i futuri provvedimenti.
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ROMA, 5 APR - In merito alla “ Seconda relazione intermedia sull’attività svolta” della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro, torniamo a documentare i risultati dei sopralluoghieseguiti in seguito a incidenti gravi.
Nelle precedenti tappe di “Imparare dagli errori” ci siamo occupati di incidenti in attività di travaso di acido cloridrico e in attività di cantieristica autostradale: oggi ci soffermiamo, invece, sulle attività in ambienti confinati con riferimento ad un grave incidente che ha avuto eco, verso la fine del 2010, sia su PuntoSicuro che su alcuni dei media italiani più attenti alle problematiche della sicurezza sul lavoro.
 
L’incidente
L’incidente, nel quale hanno trovato la morte tre operai, è quello avvenuto presso uno stabilimento di Capua facente parte di un gruppo chimico-farmaceutico multinazionale che produce, tra l’altro, semilavorati per le industrie alimentari e mangimi animali.
Alcuni di questi prodotti – ricorda la Commissione – “sono ottenuti per fermentazione all’interno di speciali cisterne (chiamate appunto fermentatori), alte circa dodici metri, in ambiente pressurizzato e a tenuta stagna”.
Nei mesi precedenti l’incidente (verificatosi l’11 settembre 2010) si era constatato “che il prodotto ottenuto in uno di questi fermentatori non rispondeva agli standard qualitativi richiesti: poiché il problema poteva dipendere da un difetto di tenuta del serbatoio che causava il danneggiamento del prodotto”, a luglio 2010 “si era deciso di intervenire, per verificare la presenza di eventuali microperdite. Si è così iniziato un complesso lavoro di controllo e di manutenzione, nel quale sono intervenute una serie di ditte esterne, alcune delle quali lavorano da tempo nello stabilimento”.
Poiché i normali controlli non hanno dato l’esito sperato, si è deciso di “ricorrere ad una procedura speciale con una miscela di elio e azoto, al fine di rilevare le microperdite”. E successivamente ci si è preoccupati di depressurizzare ed aerare il serbatoio, aprendo alcune valvole e il portello posto sulla cima.
“ Il giorno successivo, ritenendo evidentemente che tali manovre fossero state sufficienti”, si è data disposizione ad una ditta di far entrare una squadra di operai nel serbatoio per smontare un ponteggio precedentemente allestito”.
Purtroppo, “in realtà nel fermentatore erano ancora presenti i gas, in particolare l’azoto”: i tre operai, chiamati a svolgere questo lavoro, entrati attraverso il portello superiore del fermentatore, sono quindi morti quasi subito, verosimilmente per anossia.
 

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Al momento del sopralluogo effettuato il drammatico incidente, “per le circostanze in cui è verificato e per il numero dei soggetti coinvolti”, aveva ancora molti aspetti da chiarire.
Al di là dei risultati delle indagini, “tuttavia, appare evidente come in questo incidente vi siano state gravissime negligenze ed omissioni, tanto nella valutazione dei rischi quanto nel coordinamento tra le varie ditte coinvolte. La vicenda è ancora più dolorosa perché ripete lo schema di tanti, troppi incidenti simili verificatisi negli anni recenti e di cui ha avuto modo di occuparsi la stessa Commissione d’inchiesta in questa e nelle precedenti legislature”.
     
La discussione
Secondo fonti di stampa, infatti, “negli ultimi quattro anni si sono avuti almeno 25 morti in incidenti che hanno coinvolto operai impegnati in operazioni di manutenzione o pulizia di cisterne o vasche (cosiddetti « ambienti confinati»), venuti a contatto con sostanze esplosive, tossiche o comunque nocive che, in assenza di protezioni adeguate, ne hanno causato la morte”.
 
E le cause “sono altrettanto ripetitive: omissione dei controlli preventivi sull’agibilità all’interno dei contenitori, mancata informazione sulla possibile presenza di sostanze pericolose e inosservanza delle regole di sicurezza, a cominciare dall’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale”.
Spesso poi vengono coinvolti “dipendenti di ditte esterne, estranei al processo produttivo principale e quindi ignari o non sufficientemente informati dei possibili rischi”.
Ad esempio - secondo quanto riferito alla Commissione - “i tre operai erano stati regolarmente autorizzati ad entrare nel serbatoio, ma nessuno aveva informato la ditta circa la presenza dei gas”.
 
Le norme di prevenzione “per operare all’interno degli ambienti di lavoro confinati esistono da molto tempo e sono assai chiare”, in particolare quelle contenute nel terzo paragrafo dell’allegato IV del Decreto legislativo 81/2008, paragrafo che fissa i requisiti per i lavori in vasche, canalizzazioni, tubazioni, serbatoi, recipienti, silos.
Il concetto fondamentale è quello della prevenzione: si devono prevedere “specifiche cautele per controllare anticipatamente l’eventuale presenza di sostanze nocive o condizioni ambientali dannose, per garantire l’uso di protezioni adeguate e per agevolare le operazioni di intervento e soccorso in caso di emergenza. Purtroppo, tali misure sono spesso disattese o male applicate, soprattutto nei siti produttivi dove intervengono più soggetti e sia necessario, oltre alla preparazione dei singoli operatori, anche il coordinamento e l’informazione reciproci”.
Siamo dunque di fronte ai più volte citati, anche da PuntoSicuro, rischi di interferenza, che “sono tra i più pericolosi e determinano ogni anno un numero altissimo di infortuni sul lavoro, anche mortali”.
 
La Commissione ricorda che  il Ministro del lavoro, nel corso della audizione del 13 ottobre 2010, ha preannunciato “una serie di misure ad hoc volte ad accrescere la sicurezza e i controlli dei lavori che avvengono in ambienti confinati”.
 Tali proposte, già condivise dai rappresentanti delle Regioni e delle parti sociali, “prevedono anzitutto l’inserimento delle lavorazioni che si svolgono in ambienti confinati tra le attività per le quali dovrà operare il futuro sistema di qualificazione delle imprese, al fine di garantire ex lege che le imprese chiamate a svolgere tali operazioni siano soltanto quelle che applicano adeguate misure in termini di sicurezza. Sono poi previste altre misure incentrate sulla formazione specifica delle imprese committenti ed appaltatrici, sul divieto di subappalto delle attività di lavoro in ambienti confinati e sulla presenza obbligatoria di un rappresentante dell’impresa committente ai lavori effettuati dall’ impresa appaltatrice, in funzione di controllo e indirizzo e a fini di prevenzione”.
 
Rimandiamo infine  alla lettura del resoconto completo del sopralluogo in merito alle difficoltà di contrastare gli infortuni sul lavoro in contesti economici e sociali difficili, con problemi di lavoro sommerso e condizionati magari “anche dalla presenza della criminalità organizzata e, più in generale, da un diffuso clima di illegalità”.
Senza dimenticare il tema dei problemi della sicurezza nei lavori affidati in appalto e subappalto. Spesso, “anche se l’ impresa committente è attenta agli aspetti della sicurezza e fornisce un’adeguata formazione ai suoi dipendenti, un’uguale preparazione non si riscontra sempre nelle imprese terziste, in relazione ai compiti concretamente affidati”.
 
La prevenzione
Non ci dilunghiamo in questo caso sulle molte misure di prevenzione che si possono, si devono mettere in atto per evitare incidenti come quello di Capua.
 
Di sicurezza negli ambienti confinati, come cisterne e serbatoi, PuntoSicuro si è occupata molto spesso in questi anni. Elenchiamo per i nostri lettori alcuni degli articoli più significativi, da noi pubblicati, su questo tema:
 
   
 
Le informazioni relative all’incidente sono tratte da:
 
 
 
Tiziano Menduto


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