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Inail: lavoro, sicurezza e benessere al femminile


Una pubblicazione dell’Inail si sofferma su varie tematiche relativa alla sicurezza, alle problematiche lavorative e al benessere delle donne. Il decreto 81, la valutazione, i rischi ergonomici, i lavori multipli e i rischi combinati.

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Roma, 3 Mar – Con riferimento all’impegno dell’Unione Europea sul duplice fronte della sicurezza sul lavoro e dell’eliminazione delle  discriminazioni di genere, nel nostro paese sono stati pubblicati in questi anni diversi documenti sulle diversità di genere in ambito lavorativo.
 
Su questo tema, e su altri correlati al miglioramento della qualità della vita delle donne, si è soffermata anche una recente pubblicazione del Settore Ricerca, Certificazione e Verifica - Dipartimento Processi Organizzativi dell’Inail, dal titolo “Lavoro, sicurezza e benessere al femminile. Il fattore donna al centro delle nuove sfide nel mercato del lavoro”, a cura di Emma Pietrafesa, Chiara Brunetti e Maria Castriotta.

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Valutazione del rischio per le lavoratrici gestantiModelli di documenti - Valutazione del rischio per le lavoratrici gestanti
Modello di documenti, kit e linee guida sulla sicurezza

Il manuale è articolato in tre capitoli:
- il primo capitolo è dedicato alle donne lavoratrici alle prese con le difficoltà di conciliare impegni familiari, come la cura dei figli e dei genitori anziani con l’attività professionale, delineando alcuni strumenti che possono aiutare e sostenere in questo compito. Si affrontano anche temi come l’esperienza della maternità o le difficoltà legate agli orari atipici del lavoro notturno;
- il secondo capitolo affronta la questione della sicurezza delle donne nei luoghi di lavoro richiamandosi principalmente alla novità introdotta dal D.Lgs. 81/2008;
- il terzo capitolo è dedicato alla cura e al benessere delle donne. Illustra stili di vita sani e modalità opportune con cui impiegare il tempo libero limitando al minimo i rischi per la salute.
 
Ci soffermiamo sul secondo capitolo, dal titolo “Donna, lavoro e sicurezza”.
 
Con il D.Lgs. 81/2008, a differenza di quanto accadeva con il Decreto 626/1994, ci si propone l’obiettivo di garantire l’uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere, di età e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati (art.1). E tanto la valutazione dei rischi quanto i rapporti dei medici del lavoro devono tenere conto delle differenze di genere (artt. 28 e 40). Viene dunque riconosciuta “l’esistenza di una componente squisitamente femminile all’interno della disciplina del diritto alla sicurezza dei lavoratori, che segna il passaggio da un atteggiamento verso la donna lavoratrice di protezione paternalistica o comunque limitato al periodo della maternità, ad una concezione nuova, non più neutrale rispetto alle differenze di genere ma inclusiva delle stesse, sintetizzabile nella formula: ‘proteggere efficacemente senza discriminare’”. Un approdo frutto anche della “massiccia femminilizzazione del mondo del lavoro verificatosi negli ultimi decenni”. Ed è evidente che “uomini e donne (e non solo le lavoratrici in gravidanza), reagiscono in modo differente all’esposizione ad agenti tossici o nocivi, a vibrazioni e a tutta una seria di fattori fisici ma anche organizzativi dei tempi e dei modi del lavoro: proprio di tali differenti reazioni devono occuparsi le politiche di salute e sicurezza sul lavoro elaborate in ogni ambito professionale”.
 
In particolare l’inclusione delle differenze di genere nella valutazione dei rischi “è un’operazione complessa, che deve considerare molti fattori: i rischi tradizionali nelle diverse situazioni lavorative, ma anche i conflitti tra lavoro e sfera personale, le discriminazioni nei luoghi di lavoro, le differenze contrattuali e di trattamento economico tra uomini e donne”.
Se è vero che gli uomini subiscono più infortuni sul lavoro rispetto alle donne, bisogna tener conto che queste “hanno però maggiori probabilità di manifestare patologie legate all’attività lavorativa, in particolare disturbi agli arti superiori, stress lavoro-correlato, malattie infettive e affezioni cutanee, a fronte invece di una maggiore insorgenza nei lavoratori uomini di malattie cardiache, disturbi dell’udito e affezioni polmonari”.
 
Il manuale si sofferma in particolare su alcuni rischi “tradizionali” presenti in settori ad alta occupazione femminile, ad esempio sui rischi legati all’ergonomia e al lavoro ai videoterminali.
 
Diverse attività ad alta concentrazione femminile consistono proprio nel trascorrere molte ore davanti al monitor sedute ad una scrivania: attività di segreteria e data-entry, centralinista, addetta allo sportello al pubblico, attività amministrativa e di contabilità, ecc.
Suesto tipo di lavoro è correlato ai “seguenti fattori di rischio:
- da posture incongrue e movimenti ripetitivi, come le operazioni di digitazione sulla tastiera, possono derivare disturbi cronici alla colonna vertebrale e infiammazioni di muscoli e tendini; a questo proposito la normativa contiene specifiche indicazioni sulle caratteristiche che devono avere le scrivanie e le sedie dei lavoratori; una qualità dell’aria malsana all’interno dell’ufficio - dovuta per esempio alla scarsa manutenzione degli impianti di condizionamento in cui possono svilupparsi funghi, batteri e virus - può provocare affezioni respiratorie (asma, polmoniti, ecc.); - l’eccessiva monotonia e ripetitività di alcuni lavori, oppure il contatto con il pubblico previsto in altri, possono essere causa di stress;
- condizioni scorrette di illuminazione, come la presenza di riflessi sullo schermo e abbagliamenti, può provocare affaticamento visivo ed andare ad aggravare difetti visivi già preesistenti”.
Il manuale si sofferma anche sui rischi legati alla movimentazione dei carichi e alle posture, sulle cadute in piano, i rischi chimici, biologici e psico-sociali (stress lavoro-correlato, molestie e violenze sul lavoro).
 
Tra i rischi “nuovissimi”, legati alle nuove forme contrattuali di lavoro, sono anche analizzati i rischi derivanti dai lavori multipli.
 
Infatti la crisi finanziaria “ha innescato negli ultimi anni un trend di occupazione multipla, legato alla necessità di sopperire alle scarse entrate di lavori a termine, occasionali o part-time. Il lavoro multiplo e i mini lavori costituiscono nuovi tipi di occupazione molto diffusi, soprattutto tra le lavoratrici. Si tratta di un tema assolutamente rilevante per la SSL, se si pensa anche soltanto alla difficoltà di una formazione specifica per i diversi settori lavorativi”.
E anche i cosiddetti rischi combinati “costituiscono un fattore di grande attenzione, evidenziato da analisi e ricerche recenti, che hanno messo in relazione, ad esempio come l’esposizione combinata al rumore e a sostanze chimiche può portare ad effetti neurotossici; oppure come i turni di lavoro in orari particolari possono portare ad un maggior rischio di infortuni dovuti a stanchezza e disattenzione”.
 
Concludiamo riportando il contenuto di una tabella relativa ad alcuni fattori di rischio rilevanti in ottica di genere, con riferimento anche alle possibili conseguenze sulla salute.
 
Questi i fattori di rischio e le condizioni di lavoro:
- “lavoro nel settore terziario;
- lavoro non protetto dalla legislazione in SSL;
- lavoro prolungato nella posizione in piedi e/o seduti;
- postura statica;
- lavoro monotono e ripetitivo;
- ripetitiva movimentazione di carichi e sollevamento di pazienti;
- esposizione agli agenti chimici e biologici;
- contatto con il cliente e rapporto con il paziente;
- lavorare su richiesta del cliente;
- attività multiple;
- carenza di informazione e formazione;
- poco controllo, autonomia e supporto”.
 
Queste, infine, le conseguenze, gli effetti negativi:
- “stress e problemi mentali;
- infortuni differenti: scivolamenti, inciampamenti, cadute, violenze e molestie, ferite accidentali da aghi, tagli e lesioni da ago, distorsioni;
- affaticamento e disturbi cognitivi;
- disturbi muscolo-scheletrici;
- malattie infettive;
- disturbi della pelle, asma”.
 
 
L’indice del documento:
 
Introduzione
Capitolo 1. La tutela della donna: dal sesso al genere
1.1 Caratteristiche sessuali o di genere?
1.2 La conciliazione dei tempi di vita e di lavoro
1.3 Il telelavoro
1.4 I congedi
1.5 Maternità e allattamento
1.6 Il lavoro notturno
1.7 Il fattore economico
Schede di approfondimento:
- Le pari opportunità
- Donne al PIT-STOP
 
Capitolo 2. Donna, lavoro e sicurezza
2.1 La sicurezza sul lavoro
2.2 L’esposizione ai rischi: una piccola premessa
2.3 La salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: il rischio non è più neutro
Scheda di approfondimento: Lo stalking
2.4 I fattori di rischio nuovi ed emergenti in ottica di genere
2.5 Il lavoro non retribuito
2.6 La catena dell’assistenza, l’immigrazione
2.7 Come tutelarsi dai rischi domestici?
Scheda di approfondimento: Gli aspetti assicurativi
2.8 I rischi nel tragitto casa-lavoro
 
Capitolo 3. Donne e benessere
3.1 Gli stili di vita e i fattori di rischio per la salute
3.2 Il tempo libero
 
 
INAIL - Settore Ricerca, Certificazione e Verifica - Dipartimento Processi Organizzativi, “ Lavoro, sicurezza e benessere al femminile. Il fattore donna al centro delle nuove sfide nel mercato del lavoro”, documento curato da Emma Pietrafesa, Chiara Brunetti e Maria Castriotta, dicembre 2013 (formato PDF, 3.16 MB).
 
 
 
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