ARTICOLO DI PUNTOSICURO

Anno 18 - numero 3715 di mercoledì 10 febbraio 2016

Le difficoltà nel lavoro di RSPP

Pubblichiamo la seconda parte dei commenti e contributi, ricevuti dai nostri lettori, sul tema delle difficoltà lavorative che riscontrano i responsabili e gli addetti del servizio di prevenzione e protezione.

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Dopo la pubblicazione dei primi contributi e commenti sulle difficoltà e problematicità del ruolo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione nelle aziende, pubblichiamo oggi un secondo gruppo di commenti e contributi dei nostri lettori in risposta all’articolo di Daniele Cavaleiro, dal titolo “ Il servizio di prevenzione e protezione al microscopio”. Un articolo che si è soffermato non solo sull’importanza dell’RSPP nelle aziende, ma anche sulle difficoltà che il  servizio di prevenzione e protezione incontra nella propria attività.
 
E proprio per favorire ulteriori riflessioni sulla complessità del  lavoro dell’RSPP/ASPP, abbiamo chiesto ai nostri lettori di raccontare alla nostra redazione ( redazione@puntosicuro.it) le esperienze e le difficoltà incontrate nell’ attività di RSPP , magari indicando anche eventuali proposte su come agevolare/migliorare il lavoro del servizio di prevenzione e protezione.
 
Link al primo gruppo di commenti e contributi dei lettori
 
Pubblichiamo oggi il secondo gruppo di contributi ricevuti dai nostri lettori o inviati, come commento, all’articolo di Daniele Cavaleiro ...

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Contributo R.L.
 
Pur avendo una preparazione professionale e scolastica di tutt’altro genere, da alcuni anni mi occupo di prevenzione e protezione all’interno del mio luogo di lavoro. La designazione mi è stata fatta perché il DDL afferma di non aver riscontrato negli altri miei colleghi la preparazione e competenza necessaria ad assolvere il compito ma, come solitamente accade in questi casi, questa storia serve solo ad indorare la pillola. La realtà è che questo compito è sgradito a tutti e normalmente si assegna alla persona più vulnerabile e meno fastidiosa.
 
L’organizzazione di cui mi posso avvalere per compiere il mio lavoro di RSPP consiste solamente di due persone: io ed un mio collaboratore (ASPP) e, in aggiunta a ciò che ci compete, dobbiamo svolgere anche altri compiti minori. La preparazione che abbiamo si limita ai classici corsi di tre moduli, previsti dall’Accordo Stato Regioni, ma nella nostra realtà  ci sono un’infinità di rischi che richiedono capacità non facilmente riscontrabili in una persona sola (mensa, infermeria, officine meccaniche ed elettriche, tipografia, depositi di carbolubrificanti, movimentazione dei carichi…).
Ogni giorno dobbiamo affrontare un problema nuovo tra l’indifferenza dei colleghi e l’ostilità dei Preposti, Dirigenti e del Datore di Lavoro stesso che vedono questa materia come un’inutile e costosa incombenza. Tentare di cambiare la loro mentalità è la cosa più difficile ed avvilente del nostro lavoro. Tutto questo senza avere nemmeno la possibilità di poterli obbligare ad adottare il benché minimo comportamento.
 
Accade quotidianamente di dover riferire loro di sopraggiunti problemi tecnici e di norme di nuova introduzione e la reazione che normalmente suscitano queste nostre attività è più o meno sempre la stessa: ostilità o indifferenza. Normalmente le norme vengono viste come ostacoli da raggirare e di fronte alla loro inevitabile attuazione questo è il primo pensiero dei DD.LL., Dirigenti e Preposti (ed a volte anche dei lavoratori): “come possiamo fare ad eluderla?”; senza nemmeno domandarsi come mai è stata introdotta.
 
Per il mio Datore di Lavoro ogni nuovo adempimento è un modo per rubargli un po’ di soldi ed energie altrimenti destinabili. Non nego che a volte, di fronte a certe situazioni, l’ho pensato anche io ma non si può liquidare tutto bollandolo come “inutile furto” o “scocciatura”. Sono certo che, se egli potesse, direbbe che anche il mio stipendio è una sottrazione indebita alle sue tasche.
 
Alla luce di una situazione simile, non si può definire facile fare l’RSPP con queste norme e, soprattutto, in una società culturalmente così arretrata sotto il punto di vista della sicurezza sul lavoro. Se poi cerchiamo anche di attribuire all’RSPP le colpe dell’eventuale infortunio, siamo davvero al paradosso.
Se fossi un giudice, prima di cercare le responsabilità dell’RSPP, mi porrei le seguenti domande:
- che preparazione tecnica possiede l’RSPP?
- quale autonomia gli è stata conferita?
- quali sono le risorse a sua disposizione?
Solo dopo aver valutato questi elementi è possibile parlare di eventuale responsabilità da parte sua.
 


 
Contributo R.G.
 
La principale difficoltà nello svolgimento del mio lavoro è quello di vedermi clienti che mi dicono che la sicurezza è inutile perché tanto nell'azienda del “cugino” nessuno è mai venuto a controllare.
Nel mondo italiano se non ci sono i controlli e le sanzioni non vengono applicate, nessuno non fa niente.
Ora, per usufruire degli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo determinato, molti corrono ai ripari (e/o “se ne fregano”) quando scoprono che, per avere diritto allo sgravio, l'azienda deve essere in regola con gli adempimenti del D.Lgs. 81/2008.
 


 
Commento G.F.
 
Attualmente sono in pensione, ma ho svolto il ruolo di RSPP per moltissimi anni, il problema dell'avvocato difensore, incaricato dal DDL, è sempre stato un grosso problema e, spesso, sono stato costretto a nominare (e pagare) un avvocato che tutelasse i miei interessi da quello incaricato dall'Azienda. Solo negli ultimi anni di lavoro, presso una grande multinazionale petrolchimica, ottenni un contratto in base al quale: io nominavo il mio avvocato e la Società lo pagava.
 
Per quanto riguarda le responsabilità del RSPP, purtroppo,in molte Aziende, anche pubbliche (vedi le ASL) il SPP è composto da un numero insufficiente di Addetti.
Sarebbe bene che l'art. 31 del D.Lgs. 81/2008 definisse meglio la "adeguatezza" di questo essenziale Servizio.
 
 
 
Link all’articolo “Il servizio di prevenzione e protezione al microscopio”
 
 
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