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ARTICOLO DI PUNTOSICURO

Anno 21 - numero 4380 di Mercoledì 09 gennaio 2019

Droni all’aeroporto di Gatwick

I droni rappresentano un rischio di estrema gravità, che ancora gli uomini della sicurezza non sono in grado di tenere sotto stretto controllo. I recenti eventi all’aeroporto di Gatwick ne sono la prova.


Tutti i mezzi di comunicazione mondiali hanno dato ampio spazio al blocco dei voli, che è stato registrato aeroporto di Gatwick, Londra, per la presenza di 2 droni, che potenzialmente interferivano con le rotte di decollo e di atterraggio degli aerei. I passeggeri coinvolti sono stati costretti a pernottare in aeroporto, oltretutto per un periodo non determinabile a priori, in quanto le forze dell’ordine non erano in grado di dare alcuna informazione sulle modalità con cui avrebbero potuto bloccare i droni e, soprattutto, bloccare i piloti dei droni.

 

Il traffico aeroportuale è ripreso regolarmente dopo che i droni si sono allontanati dall’aeroporto e non già perché le forze dell’ordine fossero riuscite ad isolare i droni stessi.

Nelle ore successive alla ripresa dell’attività, le forze di polizia hanno comunicato che avevano fermato due persone, sospettate di essere coinvolte in questo movimento di droni.

 

Giova rilevare che questi droni non hanno arrecato alcun danno fisico, come ad esempio sarebbe stato possibile sganciando un ordigno o danneggiando attrezzature legate alle attività di volo, ma la loro sola presenza è stata sufficiente per gettare nel panico tutti i soggetti coinvolti e bloccare tutti i voli.

 

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Solo i giornali locali hanno dato notizia delle modalità con cui le forze dell’ordine sono riuscite ad individuare due persone sospette.

Un cittadino, che transitava su un sentierino di campagna, nelle immediate vicinanze del perimetro aeroportuale, ha osservato un uomo ed una donna che stavano smontando due droni, mettendoli a bordo delle loro biciclette. Indi le due persone si sono allontanate e, ovviamente, il cittadino, insospettito per il loro comportamento e soprattutto per le notizie co ormai erano state diffuse in tutta la zona, circa la presenza di possibili piloti dei droni, ha avvertito le forze dell’ordine, descrivendo i due soggetti. È stato così possibile bloccarli.

Traiamo qualche considerazione da quanto illustrato.

 

Tanto per cominciare, si conferma ancora una volta che, anche se i portavoce delle forze dell’ordine affermano che esistono e sono pronti all’utilizzo dispositivi in grado di bloccare i droni, l’affermazione è più mirata a tranquillizzare il pubblico, che non a tranquillizzare gli esperti di sicurezza. Sono state effettuate dimostrazioni con dei falchi, con delle reti sganciate sul drone sospetto, da parte di altri droni, su proiettori di onde elettromagnetiche ad alta intensità, in grado di bloccare la comunicazione terra bordo del drone, ma è evidente che tutte queste misure richiedono un tempo relativamente lungo di attivazione e nel frattempo il drone si muove indisturbato.

Tecnologie disponibili oggi, in grado di stabilire dove potrebbe trovarsi il pilota, nei confronti del drone pilotato, non hanno nessuna pratica affidabilità. Questa è la ragione per la quale la polizia aveva cominciato ad effettuare dei pattugliamenti sul perimetro dell’aeroporto, nel raggio d’azione compatibile con la portata del ricetrasmettitore del pilota, nei confronti del drone. Stante la configurazione del terreno circostante il perimetro dell’aeroporto di Gatwick, questi pattugliamenti lasciavano il tempo che trovavano e sarebbero stati del tutto incapaci di individuare i piloti, se i piloti fossero stati, ad esempio, non sul terreno aperto, ma all’interno di una abitazione. La scoperta dei piloti è stata quindi dovuta a fattori assolutamente casuali e in nulla legati ad operazioni sistematiche di pattugliamento delle forze dell’ordine.

 

I lettori penso ricorderanno l’articolo che pubblicai tre anni fa, che fu immediatamente ripreso di quotidiani nazionali, circa i rischi legati all’utilizzo dei droni. L’argomento è stato inserito in tutti i corsi per manager della security, tenuti nell’ambito di programmi di formazione dell’Università di Roma 3.

 

Durante le mie visite presso le varie mostre afferenti alla sicurezza, in giro per il mondo, ho esaminato numerose soluzioni proposte da aziende operanti in vari paesi, ma ad oggi non sono riuscito ad essere colpito da alcuna tecnologia specifica.

 

Il problema, lo ricordo, è articolato a due livelli:

Sul primo piano si sono fatti molti passi avanti, sul secondo, purtroppo c’è ancora molto da fare.

 

Adalberto Biasiotti

 



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