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Sicurezza e salute sul lavoro: le differenze sociali

Sicurezza e salute sul lavoro: le differenze sociali
Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Sorveglianza sanitaria, malattie professionali

30/11/2017

Un intervento si sofferma sui determinanti socio-economici di salute e, in particolare, sul ruolo delle condizioni di lavoro sulle disuguaglianze di salute. L’esposizione dei lavoratori a fattori chimico-fisici, fattori ergonomici e fattori psicosociali.

Sicurezza e salute sul lavoro: le differenze sociali

Un intervento si sofferma sui determinanti socio-economici di salute e, in particolare, sul ruolo delle condizioni di lavoro sulle disuguaglianze di salute. L’esposizione dei lavoratori a fattori chimico-fisici, fattori ergonomici e fattori psicosociali.

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Milano, 30 Nov – In questi anni si è spesso sottolineato che i determinanti socioeconomici, le differenze sociali, sono molto importanti nell’influenzare la distribuzione dei principali fattori di rischio per la salute (materiali, ambientali, psicosociali, stili di vita insalubri, …). E tra i fattori che possono influenzare la salute della popolazione sono stati anche indicati vari aspetti correlati al mondo del lavoro.

 

Per parlarne facciamo riferimento a un intervento al convegno “ Attualità in tema di fattori psicosociali del lavoro” che si è tenuto a Milano il 13 ottobre 2017 e che è stato organizzato dall’ Università degli Studi di Milano, dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda e dalla Regione Lombardia.

 

In “I determinanti socio-economici di salute e il ruolo delle condizioni di lavoro”, intervento a cura di Angelo d’Errico (Servizio di Epidemiologia ASL Torino 3) e Giuseppe Costa (Servizio di Epidemiologia ASL Torino 3, Dipartimento Scienze Cliniche e Biologiche, Università di Torino), si sottolinea che le differenze sociali nella salute “non sono distribuite in maniera casuale, ma mostrano una struttura costante, quale che sia lo stratificatore sociale utilizzato (istruzione, reddito, classe occupazionale, ecc), quale che sia l’outcome”, il risultato in termini di salute (mortalità, morbosità, incidenza e prevalenza, diagnosi e prognosi, letalità e vulnerabiltà)”.

Ed inoltre si indica che:

- esiste “una sistematica differenza negli esiti di gruppi socioeconomici diversi, differenza (quasi) sempre a scapito dei gruppi più svantaggiati;

- queste differenze in buona parte non sono naturali, ma sono il prodotto di fenomeni sociali e politici;

- lo stesso fatto che varino nel tempo e nello spazio indica che sono evitabili, almeno in parte, e quindi suscettibili di essere modificate da decisioni politiche o da azioni di contrasto”. 

 

L’intervento, che vi invitiamo a visionare integralmente, riporta numerose slide con grafici e tabelle in relazione ai diversi fattori che influenzano le disuguaglianze. Ad esempio un grafico fa riferimento ai rischi relativi di mortalità generale per classe occupazionale in 14 popolazioni europee, 30 – 59 anni, uomini (con riferimento ai lavori manuale, non manuali, specializzati, non specializzati, …)

 

 

Gli autori si soffermano poi sulle differenze sociali nella morbosità (rapporto percentuale tra il numero dei casi di una malattia e la popolazione): “anche la morbosità riferita è più frequente nei gruppi sociali a più bassa istruzione, classe sociale, o livello di reddito” e “disuguaglianze sociali sostanziali si osservano nella maggior parte delle malattie croniche (incluse quelle che compromettono la salute mentale) e delle forme più specifiche di disabilità”.

E affrontano anche i fattori di rischio relativi agli stili di vita, alle esposizioni ambientali (ad esempio con riferimento all’inquinamento dell’aria) e ai fattori occupazionali.

 

Riguardo alle differenze sociali nell’esposizione a fattori occupazionali si indica che una stratificazione sociale è stata “consistentemente riportata per:

- “esposizione ad agenti chimici e fisici;

- esposizione a fattori ergonomici, soprattutto movimentazione di carichi e lavoro ripetitivo;

- basso controllo sul lavoro, basso livello di ricompensa e insicurezza lavorativa”.

Riprendiamo dall’intervento una tabella relativa alla distribuzione della proporzione di esposti a job strain per genere e classe occupazionale.

 

 

Nel documento si fa riferimento, in particolare, a esposizioni occupazionali a:

- fattori chimico-fisici (polveri, fumi, agenti cancerogeni, rumore, vibrazioni);

- fattori ergonomici ( movimenti ripetitivi, posture incongrue, forza intensa, sollevamento e movimentazione carichi, ritmi dettati da macchine);

- fattori psicosociali (basso controllo, elevate richieste, bassa ricompensa, basso supporto sociale, insicurezza lavorativa)” .

 

Dopo aver riportato indicazioni sui principali problemi nell’interpretazione dei risultati degli studi epidemiologici sul tema, i relatori si soffermano in particolare su vari aspetti connessi ai fattori occupazionali:

- mortalità generale;

- salute generale percepita;

- malattie cardiovascolari;

- salute mentale;

- disturbi muscoloscheletrici;

- pensioni di invalidità;

- assenze dal lavoro;

- infortuni sul lavoro.

Ad esempio si indica che riguardo ai disturbi muscoloscheletrici (DMS) c’è una “buona evidenza che le differenze sociali nei DMS, sia quelli agli arti superiori, sia quelli del rachide, siano in larga parte spiegate da differenze nell’esposizione a fattori ergonomici sul lavoro”, con riferimento a lavoro fisico intenso, movimenti ripetitivi, posture scomode o dolorose, movimentazione di carichi, basso controllo sul lavoro (in misura minore).

 

Veniamo, infine, alle conclusioni dei relatori sulle disuguaglianze nella salute.

 

Si indica che sia i fattori fisici che quelli psicosociali “svolgono un ruolo importante nel determinare disuguaglianze sociali nella mortalità e nell’occorrenza di patologie, soprattutto disturbi mentali, malattie cardiovascolari e muscoloscheletriche, che sono tra le patologie maggiormente responsabili di disabilità”.

E per queste malattie, il contributo delle “condizioni di lavoro al gradiente sociale”, cioè al legame fra aspetti sociali e salute, “è probabilmente di circa il 20-30%, sulla base delle stime prodotte dagli studi con migliore disegno metodologico, pur se con ampie variazioni”. E la variabilità delle stime “pare influenzata soprattutto dal tipo di esito di salute e dall’aggiustamento dei rischi per stili di vita e fattori di rischio extralavorativi”.

Inoltre il contributo dei fattori psicosociali “alle differenze sociali in salute percepita, disturbi mentali e malattie cardiovascolari appare un po’ superiore a quello dei fattori fisici/ergonomici” e per le malattie muscoloscheletriche “è maggiore il contributo dei fattori ergonomici”.

 

Si ricorda, infine, che l’influenza, nelle differenze sociali nella salute, delle condizioni di lavoro è simile o anche maggiore dei fattori di rischio comportamentali.

In definitiva “le condizioni di lavoro sarebbero il principale determinante delle disuguaglianze di salute e, quindi, il più importante punto di ingresso per le relative azioni di contrasto”. 

 

 

RTM

 

 

 

Scarica i documenti da cui è tratto l'articolo:

“ I determinanti socio-economici di salute e il ruolo delle condizioni di lavoro”, intervento a cura di Angelo d’Errico (Servizio di Epidemiologia ASL Torino 3) e Giuseppe Costa (Servizio di Epidemiologia ASL Torino 3, Dipartimento Scienze Cliniche e Biologiche, Università di Torino), intervento al convegno “Attualità̀ in tema di fattori psicosociali del lavoro” (formato PDF, 3.11 MB).

 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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