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Time-less workers: prevenzione e organizzazione dei tempi di lavoro
Urbino, 31 Mar – Con l’espressione “time-less workers”, lavoratori senza tempo, si possono intendere quei lavoratori la cui prestazione lavorativa non è generalmente soggetta ad un orario predeterminato ed operano con ampi margini di autonomia nella gestione dei tempi di lavoro. Queste figure, “spesso altamente qualificate e impiegate in contesti digitalizzati e orientati al risultato, sollevano questioni rilevanti in materia di tutela della salute, sicurezza e qualità della vita lavorativa”.
A segnalarlo e a soffermarsi su questi lavoratori con riguardo anche al tema del diritto del lavoro e della prevenzione è un saggio pubblicato sul numero 2/2025 della rivista “Diritto della sicurezza sul lavoro”, pubblicazione online dell'Osservatorio Olympus dell' Università degli Studi di Urbino. Lo studio preso in considerazione oggi si colloca nell’ambito dei progetti PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) e in particolare del progetto «Time-less Workers? Legal Challenges in Work Activities Managed by Objectives and Without Scheduled Working Hours», a cui partecipano l’Università di Bari Aldo Moro e l’Università degli Studi di Milano, sotto la supervisione scientifica del Prof. Vito Sandro Leccese.
In particolare, presentiamo oggi il contributo dal titolo “Tempi di lavoro e salute: prevenzione, partecipazione e contrattazione collettiva dei “time-less workers” a cura di Michele Squeglia, professore associato di diritto del lavoro, della previdenza sociale e della sicurezza presso il Dipartimento di diritto privato e storia del diritto dell’Università degli Studi di Milano. Consulente della Commissione Permanente di Inchiesta sulle condizioni di lavoro sullo sfruttamento e sulla tutela della salute nel lavoro pubblico e privato in Italia presso la Camera dei Deputati.
L’articolo di presentazione affronta i seguenti argomenti:
- Governare la flessibilità restituendo al tempo di lavoro la sua funzione
- Time-less workers: la necessità di coniugare efficienza e benessere
- Time-less workers: organizzazione del lavoro e prevenzione primaria
Governare la flessibilità restituendo al tempo di lavoro la sua funzione
Come indicato nell’abstract del saggio il contributo indaga, dunque, “il ruolo del tempo di lavoro quale presidio di salute e dignità, in un contesto in cui la flessibilità rischia di dissolvere i confini della protezione”.
La riflessione, che si concentra su questi “lavoratori senza tempo”, che sono figure emergenti nel diritto del lavoro contemporaneo, “caratterizzate dall’assenza di orari predeterminati e da un’elevata autonomia”, analizza il significato e le forme delle tutele nei nuovi scenari “segnati dalla digitalizzazione e dalla crescente frammentazione organizzativa”.
Si segnala che, in questa prospettiva, “il tempo non è mera variabile gestionale, ma fattore critico di rischio e risorsa sociale, capace di orientare la sostenibilità dei modelli produttivi”. E l’analisi si sviluppa lungo tre diverse direttrici:
- “i modelli organizzativi di gestione di cui all’art. 30 del d.lgs. n. 81/2008;
- l’asseverazione come strumento di controllo sociale partecipato;
- il paradigma del risk-based thinking quale fondamento di una prevenzione proattiva”.
Inoltre la partecipazione dei lavoratori – rafforzata dalla legge n. 76/2025 – è “riletta come funzione di co-progettazione, mentre l’autonomia contrattuale collettiva deve proporsi come sede di regolazione del tempo e della salute dei lavoratori, anche servendosi di prassi virtuose di impresa”.
La sfida, insomma, è quella di “governare la flessibilità senza sacrificare la dignità, restituendo al tempo di lavoro la sua funzione protettiva e relazionale”.
Time-less workers: la necessità di coniugare efficienza e benessere
Nella parte introduttiva il professor Squeglia ricorda che il fenomeno dei time-less workers, se, da un lato, “riflette un mutato clima culturale, dall’altro lato, segnala una trasformazione profonda nei modelli regolativi contemporanei, nei quali l’idea di una rigida strutturazione temporale della prestazione tende a perdere centralità, lasciando spazio a configurazioni più flessibili e adattive”. E questo scenario impone “un’indagine condotta secondo una prospettiva integrata, poiché l’idea che la tutela della sicurezza sul lavoro possa derivare esclusivamente da un singolo ambito normativo appare ormai tramontata. La protezione, se interpretata secondo una logica meramente produttivistica, finisce per assumere una funzione strumentale; al contrario, essa richiede un approccio complessivo alla prevenzione, capace di coniugare efficienza organizzativa e benessere individuale”.
L’indagine, come già ricordato nell’abstract, si propone di “esplorare le implicazioni regolative e organizzative dei tempi di lavoro dei time-less workers” che, pur operando in assenza di vincoli orari rigidamente prefissati, “non sono esenti da rischi psico-fisici e organizzativi, che impongono una valutazione integrata e multidimensionale”.
In realtà il tempo – pur nella sua progressiva smaterializzazione – “continua a costituire un parametro imprescindibile nella definizione del rapporto di lavoro, assumendo una funzione strutturale che non può essere ridotta ad una mera rattoppatura delle lacune normative. La sua regolazione, anche per i time-less workers, costituisce una condizione essenziale per garantire la sostenibilità sociale e produttiva delle nuove forme di organizzazione del lavoro”. E i cambiamenti in atto sollecitano “una riflessione approfondita sul ruolo dell’organizzazione del lavoro quale fattore determinante e strutturale del rischio, spostando il focus dalla mera gestione degli orari alla progettazione complessiva dei processi lavorativi”.
Time-less workers: organizzazione del lavoro e prevenzione primaria
Da un lato – continua il saggio - l’organizzazione “può essere intesa come fattore di rischio, secondo una visione tradizionale che la considera come l’insieme di scelte strutturali e funzionali che, se non adeguatamente progettate, possono compromettere la salute dei lavoratori (ritmi produttivi eccessivi, rigidità delle mansioni, frammentazione dei turni, tutti elementi “in grado di generare stress lavoro-correlato, affaticamento cronico e disaffezione professionale”). Dall’altro lato, l’organizzazione del lavoro “può essere concepita come strumento di sicurezza, ovvero come leva strategica per la costruzione di ambienti lavorativi salubri, inclusivi e sostenibili. In questa prospettiva, il fattore organizzativo non è più una variabile neutra o potenzialmente nociva, ma si concretizza in un elemento funzionale alla progettazione di sistemi aziendali di prevenzione efficaci e partecipati”.
E tale impostazione si fonda su “un approccio sistemico e procedurale, che valorizza la partecipazione attiva delle rappresentanze dei lavoratori, la formalizzazione delle responsabilità e l’adozione di modelli organizzativi e gestionali conformi all’art. 30 del d.lgs. n. 81/2008. Si impone, dunque, la costruzione di un impianto nel quale l’assenza di un orario definito non si traduca in una zona grigia priva di tutele, ma piuttosto in un ambito regolato da principi di responsabilità organizzativa, trasparenza e partecipazione”.
Si segnala poi che, con specifico riferimento ai modelli gestionali adottati in conformità al d.lgs. n. 81/2008, la giurisprudenza di legittimità ha “ribadito come la responsabilità dell’ente possa derivare anche da scelte imprenditoriali orientate alla compressione dei costi o dei tempi di produzione, qualora tali scelte comportino la violazione di regole cautelari. In particolare, la Suprema Corte ha chiarito che la mera presenza formale dei presidi di sicurezza non è di per sé sufficiente: la loro mancata applicazione, o un deficit di controllo funzionale alla massimizzazione dell’efficienza produttiva, può integrare il requisito dell’’interesse’ dell’ente ai sensi dell’art. 25-septies del d.lgs. n. 231/2001”.
Si indica poi che l’analisi dei time-less workers “offre alla contrattazione collettiva strumenti innovativi per tradurre, in chiave contemporanea, il principio di protezione del lavoro attraverso la definizione di standard minimi di garanzia, il riconoscimento del diritto alla disconnessione, la promozione della conciliazione tra vita professionale e vita privata e la valorizzazione della dimensione partecipativa nella gestione del tempo”. Ed emerge, dunque, “al di fuori della cornice legislativa e giurisprudenziale, il ruolo strategico di essa come leva per la promozione di modelli organizzativi coerenti con i principi della responsabilità sociale d’impresa”.
In definitiva lo studio, che ricorda come la dimensione temporale della prestazione non possa “essere considerata una variabile neutra, ma rappresenti “un elemento determinante della prevenzione primaria”, delinea una traiettoria evolutiva del diritto della sicurezza del lavoro, orientata all’inclusione delle nuove soggettività e alla costruzione di un sistema di tutele fondato sulla corresponsabilità e sull’effettività.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del saggio che si sofferma su molti aspetti e temi:
- la prevenzione come presidio di salute e dignità: il tempo di lavoro come fattore critico
- il tempo che tutela: modelli organizzativi di prevenzione, asseverazione e cooperazione del lavoratore nella sicurezza del lavoro
- il modello 231 e la gestione del tempo come presidio di prevenzione e legalità
- l’asseverazione come strumento di legittimazione sociale e tecnica: profili teorici e implicazioni normative
- il risk-based thinking come paradigma della prevenzione organizzativa
- la responsabilità partecipata del lavoratore nella costruzione del sistema di sicurezza
- la partecipazione come strumento di democrazia economica
- la contrattazione collettiva come sede di regolazione del tempo e della salute
- osservazioni conclusive.
RTM
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