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La sicurezza in una prospettiva di genere: uomini e donne sono uguali?

La sicurezza in una prospettiva di genere: uomini e donne sono uguali?
04/04/2019: Un seminario a Trieste ha affrontato il tema delle differenze di genere in materia di sicurezza sul lavoro. Focus sulla segregazione di genere e sulle malattie professionali: suscettibilità alle sostanze tossiche, ipoacusie, patologie cutanee, tumori, …
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Trieste, 4 Apr – “La gestione della salute e sicurezza sul lavoro in relazione alle differenze di genere, deve essere colta come una preziosa opportunità per una riflessione su cambiamenti di modelli organizzativi e, ancora prima, culturali per migliorare consolidate prassi discriminatorie che spesso pongono in una condizione di debolezza le donne lavoratrici”.

 

A sottolineare, con queste parole, quanto sia utile e importante riflettere su come affrontare, in materia di salute e sicurezza, i problemi correlati alle differenze di genere nei luoghi di lavoro, è la premessa al recente volume “ Sicurezza accessibile. La sicurezza sul lavoro in una prospettiva di genere” curato da Giorgio Sclip (membro del Focal Point per l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro – Università degli Studi di Trieste) ed edito da EUT Edizioni Università di Trieste. Un volume che raccoglie i contributi del seminario di studi “ La sicurezza sul lavoro in una prospettiva di genere. Uomini e donne sono uguali?”, che si è tenuto l’8 marzo 2018 a Trieste.

 

Gli argomenti affrontati nell'articolo:



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Le difficoltà nella valutazione dei rischi in relazione al genere

Ci soffermiamo in particolare sull’intervento “Salute e lavoro in un’ottica di genere”, a cura di Francesca Larese Filon (Delegata del Rettore per la qualità degli ambienti e delle condizioni di lavoro, salute e sicurezza dei lavoratori, Università di Trieste).

L’intervento ricorda che in anni recenti è nata la medicina di genere, che ha la finalità di “valutare l’influenza del genere nell’insorgenza di patologie, nella risposta ai farmaci e agli interventi preventivi”, e che la medicina del lavoro “ha cominciato a studiare le differenze nelle esposizioni professionali e nell’insorgenza delle patologie lavorative tenendo conto delle risposte diverse e delle suscettibilità che caratterizzano i due generi”.

E si sottolinea che in questa fase evolutiva dell’attenzione alle differenze di genere è “giunto il momento di analizzare le malattie professionali e gli infortuni tenendo conto del genere e di intervenire, di conseguenza, con strumenti di prevenzione differenziati in questa ottica”.

 

Dopo aver presentato il panorama legislativo, con riferimento particolare al D.Lgs 81/2008, l’intervento segnala che, pur esistendo una legislazione molto chiara, sono ancora poche le valutazioni del rischio che considerano anche i rischi connessi al genere. E c’è, dunque, una “necessità conoscitiva su tanti aspetti dati troppo spesso per scontati”.

 

Un primo elemento da considerare è che esiste una “segregazione” di genere, cioè “che certi lavori sono svolti prevalentemente da uomini, ad esempio nell’edilizia, nella metalmeccanica, nell’industria pesante, mentre altri sono svolti nella maggior parte dei casi da donne, ad esempio le insegnanti, le infermiere, le donne delle pulizie e così via”.

Quindi se le esposizioni sono diverse a seconda del genere, perché maschi e femmine svolgono lavori diversi o perché le mansioni sono diverse, diventa difficile, anche nella letteratura scientifica, produrre studi confrontando, a parità di esposizione, i due generi.

E si segnala che nell’ambito del gruppo di lavoro “Salute e genere”, promosso dalla Società Italiana di Medicina del Lavoro nel 2015, “è nata l’esigenza di rivedere la letteratura scientifica degli ultimi vent’anni al fine di verificare cosa si conosce e quali sono invece le necessità di ricerca su questo tema”.

 

Il metabolismo e le patologie osteoarticolari

L’intervento si sofferma poi sui vari aspetti da considerare in materia di differenze di genere, partendo dalle differenze di metabolismo e di suscettibilità ai tossici.

 

Si ricorda che se “molto nota è la maggior suscettibilità delle donne all’assunzione di alcol”, a causa di “un metabolismo più lento ed anche una massa corporea minore”, si può affermare che “la funzionalità epatica deputata alla biotrasformazione della maggioranza dei tossici industriali e voluttuari” è “rallentata nella donna con aumento degli effetti tossici”. E per similitudine con l’alcol, “la donna è più suscettibile all’esposizione a solventi”.

 

Dunque a parità di esposizione “è necessario porre maggiore attenzione al genere femminile e monitorare più attentamente segni di sovraccarico del fegato, come l’epatopatia da induzione enzimatica”. Senza dimenticare che, quando si esegue il monitoraggio biologico dei tossici nelle urine, “i limiti di esposizione (BEI) sono stati calcolati sui lavoratori maschi e quindi non è ben chiaro se proteggano anche le donne esposte”.

La relazione, che vi invitiamo a visionare integralmente, riporta poi anche indicazioni sull’esposizione ai metalli e, in particolare, al piombo.

 

Un altro aspetto affrontato riguarda la struttura antropometrica.

 

Se la donna è più esile del maschio e ha una massa muscolare inferiore, “è maggiormente a rischio di patologie osteoarticolari quando esposta a movimentazione manuale dei carichi”.

La relazione si sofferma sul modello principale per la valutazione dei rischi da movimentazione manuale dei carichi (NIOSH, National Institute for Occupational Safety and Health), che tiene conto di parametri diversi in funzione del genere e dell’età e riporta ulteriori indicazioni specifiche su:

  • patologie del rachide;
  • patologie a carico della spalla;
  • sindrome del tunnel carpale.

 

Ipoacusie, problemi cutanei, asma bronchiale e tumori

L’intervento poi su sofferma sull’ipoacusia da rumore, una delle più diffuse patologie professionali nel nostro paese, indicando come “il condotto uditivo delle donne sia più efficiente e questo comporti una migliore capacità acustica e un calo fisiologico dell’udito minore rispetto ai maschi”.

 

Si segnala, invece, che la cute del genere femminile “è più sottile e permeabile agli agenti irritanti e sensibilizzanti e per tale motivo le patologie cutanee, principalmente la dermatite da contatto, risultano essere più frequenti nelle donne”.

Inoltre “al fatto fisiologico, legato alla tipologia di pelle, si associa anche una doppia esposizione, cioè quella che avviene sul posto di lavoro e quella a casa. Il fatto di fare le pulizie domestiche e di avere le mani bagnate per altre incombenze famigliari aumenta il rischio per le donne”.

Si indica poi, con riferimento ai risultati di alcuni lavori scientifici, che “a parità di lavoro le donne hanno un rischio di 2-3 volte superiore di sviluppare la dermatite da contatto. Esiste, tuttavia, una segregazione di ‘genere’ nelle diverse professioni, per cui alcune attività ad alto rischio di patologie cutanee vengono svolte in prevalenza da donne (parrucchiere, infermiere, pulitrici). In altri casi, come quello della sensibilizzazione a resina epossidica, la prevalenza di sensibilizzazione è maggiore nei maschi, che sono più esposti a questo agente”.

La relazione riporta poi i risultati di altri studi, sempre in materia di incidenza di patologie cutanee.

 

Riportiamo qualche breve riferimento anche riguardo all’asma bronchiale e ai tumori.

 

Anche per l’asma bronchiale i dati sono molto contradditori e “ad oggi non possiamo dire se c’è un effetto differenziato in base al genere”.

Tuttavia “guardando le statistiche relative alla popolazione generale, il rischio di asma è maggiore nel maschio in età prepuberale e nella femmina in età postpuberale, per un effetto degli ormoni femminili sulla reattività immunologica”. E dunque, di base, “la donna è più soggetta ad avere patologie allergiche e l’asma bronchiale professionale risulta colpire maggiormente le donne nelle grandi casistiche americane”.

Esiste, anche in questo caso, un effetto di segregazione di genere: “per le donne il rischio maggiore è l’asma da latex (ma in sanità il 75% del personale è femminile). Gli uomini risultano essere più colpiti dall’asma da isocianati, resina epossidica e agenti di pulizia”.

 

Infine si indica che “il rischio di tumore polmonare professionale è maggiormente a carico del genere maschile, infatti, sono i maschi che risultano maggiormente fumatori e più esposti ad agenti cancerogeni professionali”. Se per il mesotelioma gli studi riportano poi “un maggior rischio per i maschi (3 volte superiore)”, anche in questo caso “la segregazione di genere gioca un ruolo cruciale”.

 

In definitiva le indicazioni dimostrano come per molte malattie professionali “vi sia una diversa suscettibilità fra i due generi, legata a fattori anatomici, ormonali, metabolici, ma anche ad una segregazione di genere”.

E per questo motivo, sottolinea l’intervento, “è necessario considerare anche il genere sia nella valutazione del rischio ma anche nelle azioni di prevenzione delle patologie occupazionali e non, nella valutazione dell’esposizione e nella valutazione della suscettibilità. Solo in questo modo sarà possibile svolgere azioni preventive efficaci e monitorare adeguatamente i lavoratori esposti a rischio”. 

 

Concludiamo rimandando alla lettura integrale del documento che riporta ulteriori dettagli sulle differenze di genere e precisi riferimenti bibliografici.    

 

Tiziano Menduto

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Salute e lavoro in un’ottica di genere”, a cura di Francesca Larese Filon (Delegata del Rettore per la qualità degli ambienti e delle condizioni di lavoro, salute e sicurezza dei lavoratori, Università di Trieste), intervento tratto dal volume “Sicurezza accessibile. la sicurezza sul lavoro in una prospettiva di genere”, curato da Giorgio Sclip ed edito da EUT Edizioni Università di Trieste, correlato al seminario di studio “Sicurezza accessibile. La sicurezza sul lavoro in una prospettiva di genere. Uomini e donne sono uguali?” (formato PDF, 82 kB).

 

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Rispondi Autore: MONICA SOLARINO
08/04/2019 (16:45:30)
Buongiorno, anche il vestiario da lavoro e i DPI adottati in lavori manuali equamente assegnati a uomini e donne (es.spazzamento e raccolta rifiuti) sono pensati per la conformazione corporea maschile standard. Non parliamo di bellezza della divisa da lavoro o delle scarpe antinfortunistiche o dei guanti ma della necessità che queste dotazioni accompagnino nel migliore dei modi le azioni di lavoro e non le impaccino.
Rispondi Autore: Barbara Sanna
17/11/2019 (11:32:16)
Buongiorno, sono giunta alla ricerca di notizie sull argomento perché riflettevo sul fatto che se solo recentemente le donne si affacciano a professioni fino a pochi anni fa prettamente maschili, forse i dati e quindi le precauzioni siano tarati sul maschio mentre noi donne siamo appunto più sensibili/deboli per struttura e peso riguardo a situazioni come il contatto con solventi, polveri o il sollevamento di pesi, il mantenere alcune posture alla guida per esempio o sostenere vibrazioni. Concordo anche sulla necessità che ci DPI debbano essere specifici perché confort e corretta conformazione sono determinanti perché si usino effettivamente e anziché d'impaccio siano protettivi, utili e funzionali.

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