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Progettare la formazione: l’importanza di euristiche e bias cognitivi

La progettazione della formazione e la conoscenza delle possibili distorsioni cognitive. Bias di conferma, di gruppo, di omissione, di ottimismo, d’azione, di ancoraggio, di proiezione, del presente, … A cura di Silvia Pellegrino.

 

Poiché la formazione è uno degli strumenti più importanti per fare una reale ed efficace prevenzione nei luoghi di lavoro, è importante che il nostro giornale sia uno strumento per la diffusione di informazioni e strategie utili a migliorare obiettivi e percorsi formativi. Per questo motivo pubblichiamo un contributo dal titolo “Progettare la formazione” che abbiamo ricevuto da Silvia Pellegrino - formatrice e curatrice di un interessante contributo, pubblicato nei mesi scorsi dal nostro giornale, sul tema dell’alimentazione. Il contributo si sofferma sulla progettazione della formazione e, in particolare, sui bias cognitivi che è utile conoscere.


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Progettare la formazione

 

All’interno del D. Lgs. 81/08 viene valorizzata la formazione come strumento per cambiare la cultura di tutti coloro che sono parte attiva per migliorare la sicurezza in azienda.

 

Reputo interessante soffermarsi su tre vocaboli, a volte usati come sinonimi, richiamati nel Testo Unico e sui quali è necessario puntare per eliminare o ridurre al minimo i rischi come previsto: la formazione, l’informazione e l’addestramento.

 

L’informazione è definita come “la trasmissione e ricezione di messaggi relativi a notizie o nozioni ritenute utili o addirittura indispensabili per l'individuo o la società” quindi è legata al SAPERE. Solitamente si adempie a tale obbligo tramite segnaletica orizzontale o verticale, tramite informative che vengono sottoscritte dai lavoratori. Tramite l’informazione so che quella sostanza è dannosa, quella particolare attrezzatura presenta quel determinato rischio… in questo caso parliamo di INFORMARE su un determinato PERICOLO o RISCHIO. Oppure possiamo informare / essere informati dell’obbligo di indossare un determinato Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) e, infine, possiamo essere informati del percorso da seguire.

 

Per addestramento invece intendiamo “L'acquisizione o il conferimento di particolari capacità mediante l'osservanza di regole prestabilite o suggerite dall'esperienza”; siamo nell’ambito del SAPER FARE. Non sappiamo perché dobbiamo adottare un determinato comportamento, sappiamo solo che dobbiamo adottarlo.

 

Quando parliamo di formazione, invece, entriamo nell’ambito del SAPER ESSERE. “Acquisizione di una determinata consistenza materiale o fisionomia spirituale” letteralmente: dar forma a un determinato comportamento. La formazione, quindi, comporta un cambiamento sia nel modo di percepire un determinato rischio sia nel suo rapporto con esso. Tramite la formazione possiamo andare a consolidare un’abitudine o possiamo, al contrario, scardinare delle certezze. Meritano una particolare attenzione, nel momento in cui facciamo formazione, i bias cognitivi.

 

I bias cognitivi sono costrutti fondati, al di fuori del giudizio critico, su percezioni errate o deformate, su pregiudizi e ideologie; sono spesso utilizzati per prendere decisioni velocemente e senza tanto sforzo. Si tratta, il più delle volte di errori cognitivi che impattano nella vita di tutti i giorni, non solo su decisioni e comportamenti, ma anche sui processi di pensiero.

 

Un’altra definizione che vorrei evidenziare è quella di EURISTICHE.

 

Le euristiche (dal greco heurískein: trovare, scoprire) sono procedimenti mentali intuitivi e sbrigativi, scorciatoie mentali, che permettono di costruire un’idea generica su un argomento senza effettuare troppi sforzi cognitivi. Quindi sono delle strategie veloci utilizzate di frequente per giungere rapidamente a delle conclusioni. Queste ultime possono portare a degli errori di ragionamento.

 

Alla base della difficoltà di rispettare le procedure, di indossare DPI e/o di cambiare un determinato comportamento troviamo proprio queste distorsioni cognitive.

 

Esistono vari di BIAS.

 

Bias di conferma

Ognuno di noi tende ad evitare individui o gruppi che ci fanno sentire a disagio; lo psicologo B.F. Skinner (1953) ha definito questo comportamento come “dissonanza cognitiva”. Si tratta di una modalità di comportamento preferenziale che porta all’atto di riferimento alle sole prospettive che alimentano i nostri punti di vista preesistenti.

 

Bias di gruppo

Ci induce a sopravvalutare le capacità ed il valore del nostro gruppo, a considerare i successi del nostro gruppo come risultato delle qualità dello stesso, mentre si tende ad attribuire i successi di un gruppo estraneo a fattori esterni non insiti nelle qualità delle persone che lo compongono.

 

Bias di Ancoraggio

È un bias per il quale nel prendere una decisione tendiamo a confrontare solo un insieme limitato di elementi: l’errore è quello di ancorarsi, cioè fissarsi su un valore che viene poi usato, arbitrariamente, in modo comparativo, cioè come termine di paragone per le valutazioni in atto, invece che basarsi sul valore assoluto.

 

Fallacia di Gabler

Cioè la tendenza a dare rilevanza a ciò che è accaduto in passato, così che i giudizi attuali siano del tutto influenzati da tali eventi passati. In virtù di questo bias cognitivo chi ha ricevuto un giudizio positivo nel passato tenderà a ricevere un giudizio positivo anche nel presente, anche a dispetto delle reali prestazioni attuali, che potrebbero essere negative o in calo rispetto a quelle passate. Nell’errore per somiglianza apprezziamo nell’altro aspetti simili a quelli che riconosciamo in noi stessi; mentre nell’errore per contrasto, al contrario, apprezziamo i tratti di personalità diametralmente opposti ai nostri: il risultato può portare a sovrastimare negli altri quei tratti che riconosciamo opposti ai nostri.

 

Bias di proiezione

Pensiamo che la maggior parte delle persone la pensi come noi

 

Bias della negatività

Comporta un’eccessiva attenzione rivolta verso elementi negativi, che vengono anche considerati come i più importanti.

 

Bias dello status quo

È una distorsione valutativa dovuta alla resistenza al cambiamento: il cambiamento spaventa e si tenta di mantenere le cose così come stanno. La parte più dannosa di questo pregiudizio è l’ingiustificata supposizione che una scelta diversa potrà far peggiorare le cose.

Quante volte, durante la formazione sulla sicurezza sentiamo la frase: “abbiamo sempre fatto così”? “E’ giusto ma da noi questo non si può fare?”

 

Bias del pavone

Per il quale siamo indotti a condividere maggiormente i nostri successi, rispetto ai nostri fallimenti.

 

Illusione della frequenza

Il nostro cervello tende a selezionare informazioni che ci riguardano. L’errore di valutazione consiste quindi nel sovrastimare la frequenza di informazioni che ci riguardano.

 

Bias del presente

Nel bias del presente le decisioni vengono prese per ottenere una gratificazione immediata, ignorando le possibilità di guadagno differite nel tempo. Questo atteggiamento influenza i nostri comportamenti in 3 importanti aree della nostra vita: l’alimentazione, la vita professionale e i risparmi.

 

Optimism Bias (Bias dell’ottimismo)

Optimism Bias: neuroscienze e scienze sociali concordano nel ritenere l’essere umano più ottimista che realista, nonostante ci piaccia pensare di essere creature razionali capaci di fare giuste previsioni sulla base di valutazioni obiettive.

È la tendenza a percepire il futuro roseo, anche paragonandolo al passato e al presente. È il motivo per cui, pur essendo consapevoli della possibilità che si verifichi un infortunio o si sviluppi una malattia professionale se viene o non viene adottato un determinato comportamento; riduciamo le possibilità che questo accada a noi e, pertanto, continuiamo nel nostro modo di agire.

La nostra mente se la cava immaginando un difficile futuro per la collettività ma non per noi stessi.

 

Bias di Omissione

Per bias di omissione si intende quella tendenza sistematica a preferire scelte che comportano l’omissione anziché l’azione, anche quando questo significa esporsi a rischi oggettivamente elevati. A questa conclusione sono giunti Ritov e Baron in un loro studio, in cui hanno condotto dei soggetti di fronte ad una situazione decisionale in un contesto di un’epidemia letale per i bambini. I partecipanti, prendendo il ruolo di genitori, avrebbero dovuto decidere se sottoporre i propri figli ad una vaccinazione (azione) o meno, sapendo che, in quest’ultimo caso, il rischio di morte sarebbe stato più alto. Molti soggetti si opposero alla vaccinazione, scegliendo la soluzione apparentemente tutt’altro che razionale. La spiegazione data dagli autori è la seguente: la paura di commettere una scelta errata, porterebbe i soggetti ad assumere una posizione passiva in modo da sperimentare un rimpianto minore qualora l’esito fosse la morte del bambino.

Bias molto attuale in questo periodo…

 

Bias d’Azione

Le persone tenderebbero ad agire anche quando l’azione è meno vantaggiosa dell’omissione. Questo bias è stato studiato da Fagerlin, Zikmund-Fisher e Ubel in un loro esperimento: nel caso di una diagnosi di cancro, i pazienti preferivano sottoporsi a trattamenti (azione), piuttosto che a semplici controlli (inazione), anche se i trattamenti risultavano più dannosi o meno efficaci dell’inazione. Tuttavia, una variabile importante che potrebbe aver influenzato i risultati dello studio è la gravità del cancro dei soggetti.

Questo tipo di bias è anche osservabile nei portieri di calcio durante i calci di rigore: pur sapendo che la strategia ideale per i portieri sarebbe rimanere al centro della porta (inazione), molto spesso ai rigori, il portiere si tuffa in una delle due direzioni laterali (azione).

 

Quando PROGETTIAMO la formazione dobbiamo tenere in considerazione che questi bias sono presenti sia in noi sia nei partecipanti. Conoscerli, riconoscerli e sapere come gestirli è una delle competenze che dovrebbe avere un qualsiasi formatore, a maggior ragione chi si occupa di salute e sicurezza sul lavoro. Sapere chi sarà con noi in aula ci aiuta a scegliere gli esempi, i giochi d’aula (virtuale o meno) da proporre, il linguaggio e la metodologia da utilizzare. Se l’obiettivo è uguale per tutti i corsi (d’altra parte è stabilito dalla normativa) la strada con la quale si raggiungerà sarà diversa.

 

Silvia Pellegrino

 

 

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Rispondi Autore: Gianfranco Lizzul - likes: 0
05/05/2021 (08:42:16)
Grazie Silvia per questa bellissima analisi. Spunti molto interessanti.

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