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Rischi biologici e sanità: come proteggere le vie respiratorie

Rischi biologici e sanità: come proteggere le vie respiratorie
Tiziano Menduto
 Tiziano Menduto
 DPI
19/07/2017: Una nota della Regione Lombardia riporta indicazioni per la valutazione, scelta e utilizzo dei dispositivi per la protezione individuale da rischio biologico in ambito sanitario. Focus sui dispositivi di protezione delle vie respiratorie e delle mucose.
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Informazione ai lavoratori sui rischi specifici ai sensi dell'art. 36 del D.Lgs. 81/2008

 

 

Milano, 19 Lug – Per proteggere il personale sanitario dai rischi biologici nelle strutture sanitarie ed ospedaliere può essere necessario l’utilizzo di adeguati dispositivi di protezione delle vie respiratorie. Ma quali dispositivi sono adeguati al rischio? E quali caratteristiche devono avere?

 

Per rispondere a queste domande possiamo fare riferimento alla Nota n. 4975 del 12 febbraio 2015 della Regione Lombardia che con la pubblicazione delle “Indicazioni operative per la valutazione, scelta e corretto utilizzo dei dispositivi per la protezione individuale da rischio biologico in ambito sanitario” ha voluto fornire una guida operativa per la scelta dei dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari a protezione del rischio biologico, e più in generale, da patologie infettive diffusive.

 

Dopo aver presentato, in precedenti articoli sulla Nota regionale, le indicazioni sui dispositivi di protezione del corpo, degli occhi, del capo e delle mani, approfondiamo oggi il tema della protezione delle vie respiratorie.

 

Il documento si sofferma brevemente sulle mascherine chirurgiche, dispositivi medici che “proteggono limitatamente le mucose naso-buccali”:

- “indossate dal paziente possono costituire un utile barriera di protezione nella diffusione di agenti patogeni trasmissibili per via area (aerosol e goccioline)”;

- in relazione all’efficienza di “filtrazione batterica e resistenza respiratoria sono classificate come Tipo I o II”.

 

Riguardo ai dispositivi di protezione delle vie respiratorie il documento segnala inoltre che “in relazione alla modalità di trasmissione dell’agente patogeno, può essere necessario l’utilizzo congiuntamente ad altri DPI per la protezione del capo (copricapo) o del corpo (tuta intera con cappuccio)”.

Si fa riferimento in particolare a: facciali filtranti senza valvola, facciali filtranti muniti di valvola, semimaschera riutilizzabile con filtri.

 

Riguardo ai facciali filtranti si indica che la classificazione di tipo 1 (FFP1), 2 (FFP2) e 3 (FFP3) “definisce il livello di protezione dell’operatore a aerosol e goccioline con un grado di efficienza rispettivamente del 80%, 94% e 98%”.

Inoltre i facciali filtranti sono ulteriormente “classificati come:

 - ‘utilizzabili solo per un singolo turno di lavoro’ e indicati con NR,

- ‘riutilizzabili’ (per più di un turno di lavoro) e indicati con R”.

In particolare i facciali filtranti di tipo P2 si possono ritenere corrispondenti ai respiratori classificati come N95 e quelli di tipo P3 a quelli classificati N99 dalla normativa statunitense”. Inoltre riguardo al loro utilizzo si indica che:

- “i facciali filtranti FFP2 e FFPP3 sono ritenuti idonei per la protezione da agenti biologici dei gruppi 2 e 3 e possono essere utilizzati per la protezione da alcuni agenti biologici del gruppo 4;

- è raccomandato l’utilizzo di dispositivi con fattore di protezione P3 quando il patogeno è trasmissibile per via aerea e devono essere eseguite manovre a rischio (es. broncoscopie)”. Sono riportate alcune limitazioni /peculiarità del DPI:

- “necessaria la prova di tenuta prima di ogni utilizzo;

- la tenuta sul viso può non essere garantita in presenza di barba e/o baffi;

- possono essere dotati di valvola; in tal caso non devono essere usati dai pazienti in quanto non impediscono la diffusione degli agenti patogeni trasmissibili per via aerea”.

 

Veniamo alla semimaschera riutilizzabile con filtri.

È un DPI utilizzato “congiuntamente a filtri di tipo P1 (bassa efficienza) P2 (media efficienza) e P3 (alta efficienza) che definiscono il livello di protezione dell’operatore con un grado di efficienza rispettivamente del 80%, 94% e 99,95%”. E “trattasi di DPI a pressione negativa in quanto l'aria ambiente viene resa respirabile dall'azione del filtro che passa all'interno del facciale solo attraverso l'azione dei polmoni”.

Riguardo all’utilizzo previsto dei DPI:

- “i filtri P2 e P3 sono ritenuti idonei per la protezione da agenti biologici dei gruppi 2 e 3 e possono essere utilizzati per la protezione da alcuni agenti biologici del gruppo 4;

- è raccomandato l’utilizzo di dispositivi con fattore di protezione P3 quando il patogeno è trasmissibile per via aerea e devono essere eseguite manovre a rischio (es. broncoscopie)”. Limitazioni /peculiarità del DPI:

- “necessaria la prova di tenuta prima di ogni utilizzo;

- la tenuta sul viso può non essere garantita in presenza di barba e/o baffi;

- nel ricondizionamento devono essere rispettate le modalità operative riportate nella scheda informativa e previste dal produttore”.

 

Possono essere poi necessari DPI per la-protezione delle vie respiratorie e delle mucose. Dopo aver ricordato nuovamente che in “relazione alla modalità di trasmissione dell’agente patogeno, può essere necessario l’utilizzo congiuntamente ad altri DPI” per la protezione del capo o del corpo, sono presentate le maschere a pieno facciale riutilizzabili con filtri e i dispositivi di filtrazione dell’aria elettroventilati con filtri.

 

Si indica che le maschere a pieno facciale riutilizzabili con filtri “sono utilizzate congiuntamente a filtri di tipo 1 (P1), 2 (P2) e 3 (P3) che definiscono il livello di protezione dell’operatore con un grado di efficienza rispettivamente del 80%, 94% e 99,95%”:

- “i filtri P2 e P3 sono ritenuti idonei per la protezione da agenti biologici dei gruppi 2 e 3 e possono essere utilizzati per la protezione da alcuni agenti biologici del gruppo 4;

- è raccomandato l’utilizzo di dispositivi con fattore di protezione P3 quando il patogeno è trasmissibile per via aerea e devono essere eseguite manovre a rischio (es. broncoscopie)”. Queste le limitazioni /peculiarità del DPI:

- “può costituire un limite il contemporaneo utilizzo di occhiali da vista;

- nel ricondizionamento devono essere rispettate le modalità operative riportate nella scheda informativa e previste dal produttore”.

 

Concludiamo questa presentazione degli dispositivi di protezione delle vie respiratorie parlando dei dispositivi di filtrazione dell’aria elettroventilati con filtri.

Sono DPI utilizzati “congiuntamente a filtri THP1, THP2 e THP3 che definiscono il livello di protezione dell’operatore con un grado di efficienza rispettivamente del 90%, 95% e 99,8%. Trattasi di DPI a pressione positiva o ventilazione forzata, in quanto l'aria ambiente viene resa respirabile dall'azione del filtro. L’ aria viene immessa all'interno di un cappuccio, di un casco o di un elmetto, mediante un elettroventilatore trasportato dallo stesso utilizzatore. La protezione è garantita solo a motore acceso”.

Le indicazioni per l’utilizzo previsto dei DPI:

- “i filtri THP2 e THP3 sono ritenuti idonei per la protezione da agenti biologici dei gruppi 2 e 3 e possono essere utilizzati per la protezione da alcuni agenti biologici del gruppo 4;

- è raccomandato l’utilizzo di dispositivi con fattore di protezione THP3 quando il patogeno è trasmissibile per via aerea e devono essere eseguite manovre a rischio (es. broncoscopie)”. Riportiamo, anche in questo caso, le limitazioni /peculiarità del DPI: 

- “il loro utilizzo garantisce la contemporanea protezione di occhi, viso e testa;

- consentono il contemporaneo utilizzo di occhiali da vista;

- nel ricondizionamento devono essere rispettate le modalità operative riportate nella scheda informativa e previste dal produttore”.

 

Segnaliamo infine che nel documento, che vi invitiamo a leggere integralmente, sono riportate anche utili indicazioni sulla normativa tecnica correlata ai vari DPI.

 

 

 

 

Regione Lombardia - Nota n. 4975 del 12 febbraio 2015 - Indicazioni operative per la valutazione, scelta e corretto utilizzo dei dispositivi per la protezione individuale da rischio biologico in ambito sanitario - Protocollo H1.2015.0004975.

 

 

Tiziano Menduto


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Rispondi Autore: Dr. Marco Rossi Infettivologo - likes: 0
10/12/2018 (04:46:10)
I dispositivi di protezione individuale da Agenti
Biologici devono essere certificati con tanto di pittogramma, attualmente solo un'Azienda ne è in possesso e rispetta le leggi emanate dal Ministero della Salute è Italiana ed è la GVS S.p.A.

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