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Come coinvolgere le scuole nell’insegnamento della sicurezza sul lavoro?

Come coinvolgere le scuole nell’insegnamento della sicurezza sul lavoro?
Tiziano Menduto
 Tiziano Menduto
 Istruzione
18/10/2019: Due interventi si soffermano sulla promozione della cultura della salute e sicurezza a partire dalla scuola. Le alleanze per l’inserimento della SSL nei curricula scolastici, i vantaggi e le necessità per il coinvolgimento delle scuole.
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Milano, 18 Ott – Perché la cultura della salute e sicurezza sul lavoro permei le persone e le aziende è importante che ciascuno abbia interiorizzato e maturato “consapevolezza sui temi chiave della salute e sicurezza”, quali il “concetto di rischio, pericolo, danno, prevenzione, protezione, etc”. Perché poi questo avvenga “è necessario iniziare prestissimo a seminare”, investendo “nella promozione della cultura della salute e sicurezza in tutte le scuole di ogni ordine e grado, con la finalità di far inserire SSL nei curricula scolastici, prevedendo un diretto coinvolgimento dei docenti”.

 

A ricordarlo, e a fare vari esempi progettuali e proposte per migliorare la promozione della cultura della SSL a partire dalla scuola, è un contributo ad un incontro - dal titolo “ In-ter-vi-stà-ti In-ter-vì-sta-ti” - organizzato a Milano il 20 novembre 2018 dal Coordinamento tecnico interregionale salute e sicurezza sul lavoro.

 

Nell’articolo ci soffermiamo su:

 


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Scuola elementare in sicurezza per docenti ed alunni
Corso di specializzazione per docenti ed alunni (D. Lgs. n. 81, 9 aprile 2008)

 

Promuovere l’inserimento di salute e sicurezza nei curricula scolastici

Nell’intervento di Maria Grazia Fulco (ATS CM Milano) si segnala che l’ ATS Milano Città metropolitana ha fatto esperienza di quanto sia importante impegnarsi per la promozione della cultura della salute e sicurezza nelle scuole, ma anche “di quanto sia difficile e complesso trovare accoglimento da parte delle istituzioni scolastiche di quanto proposto, nonostante la bellezza del processo gli insegnanti vivono ciò come l’ennesima aggiunta al proprio lavoro”.

 

Tuttavia – come già indicato a inizio articolo – “per far maturare una cultura della prevenzione sui luoghi di lavoro unitaria, condivisa e capillare, come auto ed etero tutela del singolo e della collettività è strategico e necessario coinvolgere il mondo della scuola che forma gli individui fin dalla tenera età”. E per superare le difficoltà l’intervento propone “un cambio di prospettiva”: coinvolgere direttamente il MIUR (Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca) per “promuovere l’inserimento di SSL nei curricula scolastici in tutte le scuole di ogni ordine e grado”.

 

Si propone dunque di stringere un’alleanza “fra Dipartimento di Prevenzione e Miur in modo che venga condivisa la mission di formare gli insegnanti in merito alla formazione generale in materia di Salute e Sicurezza sul lavoro, già con l’ottica che questi possano ritrasferirla ai propri studenti, con metodologie didattiche opportune da loro elaborate ed inserirla nei curricula scolastici”.

Questo – continua il contributo – “è un processo lungo su cui sia MIUR sia i Dipartimenti di prevenzione con i propri Psal è necessario che investano se si vuole concretamente alzare il livello di sensibilità e di consapevolezza sociale in tema di SSL”. E a fronte di questa collaborazione fra enti “non si prevedono aggravi economici per le scuole e si auspica di ottenere un sistema omogeneo di conoscenza”.

 

Promuovere la conoscenza dei rischi psicosociali

Nell’ìntervento di Maria Grazia Fulco non si affronta solo il tema dei “sistemi di conoscenza” e del ruolo delle scuole, ma anche quello della promozione, nei luoghi di lavoro, della cultura e sensibilizzazione “in merito ai rischi psicosociali emergenti, in particolare burn-out e rischio di aggressione nei settori della sanità (ad es. Ospedali /guardie mediche/assistenti sociali/ RSA) e della scuola”.

 

A questo proposito si segnala che varie ricerche evidenziano come “i rischi psicosociali siano in costante ascesa e di grande attualità” e si ricorda che l’art. 17 D.Lgs. 81/2008 prevede che il datore di lavoro “debba valutare tutti i rischi, per cui anche quelli emergenti quali il burn-out, che riguarda tutte le professioni di aiuto ed il rischio da aggressione, molto avvertito in sanità”.

Rischi che, se non contrastati, “potranno dare origine a quadri di patologia conclamata con costi altissimi per le aziende e per la società in termini di perdita di forze lavoro, richiesta di risarcimenti, aumento della spesa sanitaria per le cure, etc”.

 

E dunque è opportuno “porsi in una logica di conoscenza e di prevenzione attraverso una giusta modulazione dell’attività di controllo tra ‘enforcement’ ed ‘empowerment’. Pertanto nei settori che sappiamo essere a rischio è necessario impegnarci in una campagna di informazione e sensibilizzazione per promuovere azioni che possano contrastarli”.

Rimandiamo alla lettura integrale del contributo che riporta alcuni consigli pratici per questa importante campagna di informazione e sensibilizzazione.

 

Come coinvolgere le scuole nell’insegnamento di salute e sicurezza sul lavoro

Per tornare invece a parlare di inserimento curricolare della Salute e Sicurezza sul lavoro nei programmi scolastici, possiamo fare riferimento, sempre in relazione all’incontro milanese dello scorso novembre, all’intervento di Sergio Piazzolla e Giorgio Luzzana ( ATS Bergamo).

 

Nel contributo si parte da due premesse:

  • “la Formazione tradizionale dei lavoratori adulti non riesce sempre ad incidere nei comportamenti e nella cultura”
  • “l’impegno enorme (poco produttivo) di tempo, fatica e soldi da parte delle aziende per la formazione”.

E si ritiene, dunque, che che “l’insegnamento della cultura della salute e sicurezza sia da attivare fin da bambini e proseguire poi nelle età adolescenziali e giovanili, attraverso la scuola”:

  • nella scuola materna, elementare e media: “utilizzando percorsi già esistenti, da parte degli insegnanti (es. il manuale ASL BG del 2002 ‘A scuola di sicurezza’);
  • nelle scuole superiori: sperimentare l’inserimento curricolare delle Unità Formative (schede didattiche finora predisposte dal gruppo di Bergamo) su argomenti di SSL”. Schede che sono “utilizzabili direttamente dagli insegnanti nelle normali ore di lezione”.

Si ha a che fare, dunque, con un insegnamento di una Cultura della sicurezza “che interessa tutte le 5 classi ed è integrato nei normali ‘programmi scolastici’, cioè ogni docente veicola parte degli argomenti attraverso i contenuti e le modalità proprie della sua disciplina. Questa è la sostanziale novità”.

 

 

L’intervento elenca poi i vari vantaggi di un tale coinvolgimento delle scuole nell’insegnamento della cultura della salute e sicurezza:

  1. “L’ insegnamento a scuola di una Cultura della Sicurezza ampia e pregnante per anni, volta a orientare la forma mentis dei giovani
  2. Enorme risparmio di tempo, impegno e soprattutto investimenti economici da parte delle aziende, che si troveranno in futuro ad avere neoassunti già formati al 90 % (ai quali basterà fornire la formazione più ‘contestualizzata’ stimabile in un paio d’ore mediamente).
  3. Questa cultura della sicurezza porterà in futuro ad una riduzione degli infortuni e delle malattie professionali
  4. Istituzione di un Centro di riferimento/Osservatorio provinciale presso ciascuna ATS (ma di respiro-coordinamento regionale) sull’inserimento curricolare della SSL nei programmi scolastici che funga da traino, raccolta, coordinamento, ricerca e disseminazione”.

 

Si indica poi, in definitiva, cosa servirebbe per attuare questo coinvolgimento:

  • “Finanziamenti regionali certi e periodici-annuali per questa attività (per remunerare le scuole/insegnanti che partecipano alla ideazione ed alla disseminazione, per le spese vive e consulenze).
  • Azioni strategiche della Regione (in collaborazione con le ATS) di proposizione e ‘spinta’ d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale sui Dirigenti Scolastici per l’adesione a questa attività. Importante che in ogni Istituto scolastico venga nominata una figura di riferimento per questa attività.
  • Raggiungere un’intesa che ufficializzi la validità di questi percorsi didattici curricolari realizzati nelle scuole superiori e che possono e devono essere poi certificati con un attestato della scuola per ciascuno studente al termine del ciclo. Andrebbe ufficializzato che questo attestato deve soddisfare l’obbligo delle 4 ore di formazione generale e la maggior parte delle 8 o 12 ore di formazione specifica previste dagli Accordi S-R (stimiamo che ogni studente nel ciclo superiore affronterebbe questi argomenti per un monte ore dalle 10 alle 20 volte superiore alle ore degli Accordi S-R)”.

 

Concludiamo segnalando che il contributo di Sergio Piazzolla e Giorgio Luzzana riporta un link che permette di avere ulteriori informazioni sulle schede e sui progetti, attuali a livello locale, “Scuola sicura” e “Memory safe”.

 

 

Tiziano Menduto

 

 

Scarica i documenti da cui è tratto l'articolo:

Intervento di Maria Grazia Fulco” (ATS CM Milano), contributo all’incontro “In-ter-vi-stà-ti In-ter-vì-sta-ti” (formato PDF, 204 kB).

 

Intervento di Sergio Piazzolla e Giorgio Luzzana” (ATS Bergamo), contributo all’incontro “In-ter-vi-stà-ti In-ter-vì-sta-ti” (formato PDF, 145 kB).

 

 



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Rispondi Autore: Raffaele Giovanni - Ispettore tecnico del lavoro
18/10/2019 (09:48:29)
I dirigenti scolastici premurosi di adempiere a tali obblighi son veramente una parte minoritaria. Ricordo benissimo che come istituzione che rappresentavo mi recavo sistematicamente presso gli istituti scolastici offrendo servizi gratuiti di formazione per conto del Ministero del Lavoro (attività promozionale) ma a rispondere positivamente erano si e no il 30 % dei contattati, almeno da me nella mia provincia….. quindi di cosa vogliamo parlare ? Bisognerebbe imporlo diversamente con norma più precisa .

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