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I rischi dell’esposizione al cromo esavalente

Redazione
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 Industria
05/09/2008: Un documento Ispesl affronta i rischi nell’esposizione professionale, acuta e cronica, al cromo esavalente. Definizioni, effetti sulla salute, attività a rischio, valori limite e monitoraggio biologico.
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Continuiamo a presentare i documenti pubblicati in relazione alla Campagna informativa per la prevenzione dei tumori nei luoghi di lavoro promossa dall’Ispesl e dal Ministero della Salute.
 
 
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In precedenti articoli di PuntoSicuro abbiamo incontrato i documenti relativi a:
- esposizione ad agenti cancerogeni nei luoghi di lavoro;
- esposizione lavorativa a fumi di asfalto.
 
L’ultimo dei documenti di cui ci occupiamo, contenuto nella sezione dei fact sheets, si intitola “Cromo esavalente”.
 
Il cromo non è una sostanza necessariamente pericolosa o inquinante, in realtà è un “elemento di transizione” che si può trovare nell’ambiente in tre forme stabili: metallico, trivalente Cr(III) ed esavalente Cr(VI).
La forma trivalente ed esavalente sono molto diverse.
La prima, considerata un oligonutriente essenziale, necessaria per il corretto metabolismo degli zuccheri nel corpo umano, è caratterizzata da una tossicità relativamente bassa.
La seconda, invece, presente in diversi composti di origine industriale (in particolare cromati e tiolati), è considerata altamente tossica ed il cromo esavalente “sulla base di evidenze sperimentali ed epidemiologiche è stato classificato dalla IARC come cancerogeno per l’uomo (classe I)”.
 
Riguardo agli effetti sulla salute diversi studi hanno dimostrato che l’esposizione a cromo esavalente “è una delle possibili cause di tumore al polmone”.
Infatti l’apparato respiratorio rappresenta il principale bersaglio dell’azione tossica e cancerogena e “l’esposizione professionale, acuta e cronica, avviene soprattutto per assorbimento mediante inalazione”.
L’ingestione – continua il documento – “sarebbe invece meno critica, in quanto stomaco ed intestino hanno un’alta capacità riducente”.
La tossicità della forma esavalente a livello intracellulare “si manifesta soprattutto con le numerose alterazioni molecolari e strutturali provocate dalle forme instabili [Cr(V) e Cr(IV)] e stabili [Cr(III)] derivanti dal processo di riduzione”.
 
I tre più importanti impieghi industriali del cromo esavalente sono:
 
- Cromatura galvanica, che “prevede l’utilizzo di composti di Cr(VI) per proteggere dalla corrosione, migliorare l’estetica ed indurire pezzi meccanici in ferro o acciaio o per riportarli a spessore dopo rettifica (per esempio, gli inserti mobili degli stampi per l'estrusione dell’argilla nell’industria laterizia)”;
- “Saldatura ad arco di acciai speciali con elettrodi ad alto tenore di cromo;
- Produzione e tintura con colori ed inchiostri contenenti pigmenti a base di cromato”.
 
Tuttavia l’esposizione ai composti del cromo esavalente può avvenire anche “durante l’applicazione e la fabbricazione di pesticidi, di cemento portland ed in alcuni rami industriali minori”.
 
La Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale ha, di recente, riassunto nelle sue linee guida i valori limite di esposizione professionale (VLP) ed i valori limite biologici equivalenti (BLV) per il cromo esavalente e i suoi composti.
A questo riguardo il documento fa presente che:
- “il Threshold Limit Value (TLV®) fissato dall’ACGIH è 0.05 mg/m3 nell’aria, portato a 0.01 mg/m3 per i composti del Cr(VI) insolubili”;
- “l’OSHA (Occupational Safety & Health Administration, USA) ha aggiornato nel 2006 i limiti di esposizione industriale a Cr(VI) in tutte le sue forme e composti: 0.0025 mg/m3 è l’action level e 0.005 mg/m3 il PEL (Permissible Exposure Limit), calcolati come concentrazioni medie pesate in un turno lavorativo di 8 ore (TWA)”.
 
Se il monitoraggio biologico è effettuato mediante dosaggio del cromo urinario, è possibile fare un monitoraggio anche del condensato dell’aria espirata (CAE).
L’uso del CAE “ha aperto la possibilità di determinare la dose al bersaglio e gli effetti precoci in lavoratori professionalmente esposti di elementi metallici pneumotossici, come Cr(VI) e cobalto”.
Nel fact sheet si possono trovare i risultati di alcuni studi relativi ai livelli di cromo nel CAE di lavoratori esposti ed alcune tabelle relative a ipotesi sulla tossicocinetica nelle vie aeree e ai meccanismi di tossicità a livello cellulare.
 
Come per altri agenti cancerogeni anche in questo caso ogni forma di misura di prevenzione e protezione deve prevedere innanzitutto una corretta valutazione del rischio mediante monitoraggio ambientale e personale dell’esposizione e una informazione/formazione degli addetti ai lavori sui rischi legati all’attività, sulle loro conseguenze e sulle precauzioni da adottare per agire in sicurezza.
 
 
- Fact sheet: “Cromo esavalente”, Ispesl, Dipartimento di Medicina del Lavoro, Centro Ricerche Parma CERT (formato PDF, 529 kB).


 

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Rispondi Autore: ale8310/12/2012 (20:14:25)
è vero, infatti nel film:erin brockovich se ne vedono le conseguenze
Rispondi Autore: Enrico14/03/2019 (20:58:01)
Ad oggi non vi sono monitoraggi adeguati, le aziende dove vgli operai sono sottoposti ad inalazione, se ne fregano, non c'è informazione adeguata, tantomeno vengono prese precauzioni per prevenire le conseguenze devastanti.

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