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Sulla gestione dell’invecchiamento e sui lavori usuranti e gravosi

Sulla gestione dell’invecchiamento e sui lavori usuranti e gravosi
25/11/2016: Per lavorare più a lungo è necessario lavorare meglio e con condizioni di lavoro appropriate. Parliamo di invecchiamento e di lavori usuranti e gravosi con Patrizia Serranti, Rinaldo Ghersi, Antonella Raspadori, Giuliano Cazzola e Patrizia Maestri.
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Bologna, 25 Nov – La nuova campagna europea 2016-2017 “ Ambienti di lavoro sani e sicuri ad ogni età”, di cui PuntoSicuro è media partner, ci ricorda che in molti paesi europei, entro il 2030, i lavoratori di età compresa tra 55 e 64 anni arriveranno a costituire il 30% o più della forza lavoro. E poiché per lavorare più a lungo è anche necessario lavorare meglio, è dunque necessario approfondire sempre più il tema dell’invecchiamento nei luoghi di lavoro anche in correlazione con il tema delle condizioni di lavoro e dei lavori usuranti e gravosi.

 

Per questi motivi abbiamo realizzato un’intervista – che per la quantità di intervistati si potrebbe definire quasi un piccola “Tavola Rotonda” – ad alcuni relatori del convegno “Invecchiamento e lavoro” che si è tenuto, organizzato da CIIP (Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione) e SIE (Società Italiana di Ergonomia e Fattori Umani), il 20 ottobre 2016 ad Ambiente Lavoro di Bologna.

 

In particolare abbiamo parlato con la moderatrice del convegno Patrizia Serranti (SIE), con Rinaldo Ghersi (SIE - Coordinatore del gruppo di lavoro CIIP), Antonella Raspadori (Segreteria Cgil Emilia Romagna), Giuliano Cazzola (docente di Diritto del Lavoro) e Patrizia Maestri (parlamentare e componente della XI Commissione Lavoro della Camera).



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Come preannunciato i temi trattati non hanno riguardato solo le politiche aziendali in lavoratori anziani e la prevenzione possibile, ma anche i “ lavori usuranti” e i “lavori gravosi”, anche con riferimento ad una recente risoluzione, di cui l’onorevole Maestri è prima firmataria, che vuole riconoscere tra le categorie di lavoratori impegnati in attività usuranti anche gli operatori socio-sanitari

Un collegamento, quello tra l’invecchiamento e le condizioni di lavoro, importante perché – come sottolinea nell’intervista Rinaldo Ghersi – ci troveremo sempre più ad affrontare “situazioni che non possono essere risolte solamente con il miglioramento delle condizioni di lavoro e richiedono altri tipi di approccio previdenziale o assistenziale”.

E ricordiamo che abbiamo recentemente presentato su PuntoSicuro proprio uno degli interventi al convegno di Rinaldo Ghersi sul tema della gestione dell’invecchiamento nel lavoro.

 

Quali sono i lavori usuranti e gravosi? C’è attenzione in Italia su questi temi?

Quali potrebbero essere alcune nuove attività lavorative da far ricadere nella categoria dei lavori usuranti o gravosi?

 

E in relazione ai tanti lavoratori anziani presenti nei luoghi di lavoro, cosa si intende per approccio multiplo all’invecchiamento? Quali sono i suggerimenti che possiamo dare riguardo al tema dell’ergonomia?

 

Ci sono buone prassi aziendali riguardo alla gestione dell’invecchiamento? Quali sono le aspettative relative alla nuova campagna europea?

 

Come sempre diamo la possibilità ai nostri lettori di seguire integralmente la video intervista, realizzata il 20 ottobre scorso, e/o di leggerne una parziale trascrizione.

 

 

 

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto

 

 

Prima di parlare direttamente dei problemi correlati all’invecchiamento della forza lavoro, vorrei affrontare il tema dei lavori usuranti e del tema più generale dei lavori gravosi. In Italia c’è attenzione a questo tema?

 

Giuliano Cazzola: “Io credo che attenzione non ce ne sia. Lo dimostrano i dati. C’è stata una grandissima fatica per mettere insieme delle normative, per mettere insieme delle leggi. E le persone che hanno usato queste leggi (…) a 10 anni di distanza e sono andati in pensione usando le normative anticipatamente sono 9.000. E questo in un contesto in cui l’uscita anticipata per lavoratori usurati era anche finanziata adeguatamente, mediamente per 300 milioni l'anno (…). Paradossalmente in Italia, se guardiamo dagli anni 70 ad oggi, abbiamo avuto una diminuzione dell'età effettiva di pensionamento e nonostante la diminuzione non siamo stati in grado di promuovere una tutela dei lavoratori impegnati nei lavori usuranti”. (…)

 

Cerchiamo di capire meglio quali siano oggi, a livello normativo, i lavori usuranti?

 

Giuliano Cazzola: “A parte i regimi che è storicamente hanno avuto dei trattamenti che tenevano conto delle condizioni di lavoro (…) – ad esempio autoferrotranvieri, personale viaggiante delle Ferrovie dello Stato, minatori, personale delle aziende di volo, militari, agenti delle forze di sicurezza, …  cioè situazioni che hanno sempre avuto dei requisiti anagrafici e contributivi più ridotti con requisiti che si sono erosi con l’evolvere delle normative - l'impostazione dei lavori usuranti di oggi è un'impostazione molto industrialista. (…) A parte le mansioni particolarmente usuranti – palombari, lavori in serra, lavoro in celle frigorifere, … - i lavori usuranti introdotti (…) a cavallo tra quindicesima e sedicesima legislatura, sono essenzialmente lavori notturni, lavori a ritmi vincolati e poi c’è la questione degli addetti al trasporto pubblico con almeno nove passeggeri compreso l’autista (…)…

C’è una concezione un po’ vecchia, tayloristica, dei lavori usuranti…

Oggi grazie ad un verbale di sintesi degli incontri tra sindacati e governo si sono aperte delle prospettive un po’ più ampie, anche se sono terreni da esplorare e ci vorrà del tempo per esplorarli in maniera seria e definitiva”.

 

Un concetto più inclusivo e moderno dei lavori usuranti potrebbe ricomprendere altre attività lavorative. E l’onorevole Patrizia Maestri ha presentato una risoluzione per riconoscere, tra le categorie di lavoratori impegnati in attività usuranti, anche gli operatori socio-sanitari… Qual è l’iter di questa risoluzione?

 

Patrizia Maestri: “Questa risoluzione, che ho presentato qualche settimana fa in commissione, aveva proprio lo scopo di focalizzare l'attenzione del governo su un lavoro, che svolgono tantissime donne, che presenta grandi rischi sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista psicologico. Sono figure, quelle delle OSS, degli operatori socio sanitari, non ancora sufficientemente esplorate ma che comunque già fanno capire che questa può essere una di quelle professioni, se non usuranti, particolarmente gravose. (…)

E a fronte di questo, sarà in discussione la prossima settimana alla Camera la legge di bilancio che dovrà trovare anche un'applicazione concreta dell’accordo di sintesi fatto fra Governo e sindacato anche sulle pensioni. Sono stati stanziati 7 miliardi in tre anni (…) che devono servire per affrontare il tema: da un lato per favorire i pensionati, con pensioni basse, ma dall'altro per far uscire il principio che chi svolge lavori gravosi - quindi non solamente usuranti, ma comunque gravosi - deve avere delle possibilità di soluzioni previdenziali diverse, quindi deve poter anticipare la pensione. Si parla di infermieri, si parla di maestre di scuola materna e di nido, si parla di altre figure, che però dovranno essere comunque verificate. Ma sicuramente questo è un principio nuovo e molto importante, perché è collegato anche al tema dell’aspettativa di vita. Finalmente si comincia a ragionare che è diversa l’aspettativa di vita a seconda di quale lavoro si svolge (…).

Nelle prossime settimane noi saremo impegnati in Commissione Lavoro su questi temi e, complessivamente, su tutta la legge di bilancio”.

 

Per comprendere anche il legame con il tema dell’invecchiamento nei luoghi di lavoro, cerchiamo di capire cosa si intende per lavori gravosi …

 

Antonella Raspadori: “Attualmente il lavoro gravoso non è previsto dalla nostra normativa attuale. Questo verbale di sintesi, che riporta il confronto tra governo e sindacati, mette in evidenza il lavoro usurante, con la sua normativa, e il lavoro gravoso.

Il lavoro gravoso va distinto attraverso delle tabelle; attraverso una normativa che esiste a livello europeo del 2008 sul rischio di stress lavoro correlato, attraverso le tabelle dell'Inail relative agli infortuni - quindi quanti infortuni avvengono in un determinato lavoro e che incidenza hanno queste infortuni col crescere dell'età - e alle malattie professionali.

Faccio un esempio. Un’educatrice di nido che per 30 anni, tutti i giorni della sua vita lavorativa, solleva dei bambini che comunque pesano 10, 12 kg e li tieni in braccio per lungo tempo, è evidente che avrà un rischio maggiore di ernia al disco. Io conosco delle educatrici di nido che hanno fino a 3 ernie al disco (…). Lo stesso può valere per le operatrici sociosanitarie…(…)

Poi vorrei sottolineare un aspetto. Per quanto riguarda i lavori usuranti, ma soprattutto per i lavori gravosi, sono necessari degli interventi di prevenzione, per cui bisognerà mettere delle risorse. Interventi di prevenzione che potrebbero ridurre fortemente i rischi… (…)

 

Giuliano Cazzola: “Non possiamo però risolvere tutti i problemi con la pensione. Il problema dell’invecchiamento è un problema che cambia la composizione della popolazione: noi avremo più anziani e sempre meno giovani. Per cui non possiamo avere la metà della popolazione che assiste l'altra metà. Bisognerà, per forza di cose, che le persone lavorino anche di più. Allora per l'invecchiamento serviranno anche politiche attive. Perché uno magari non è più in condizione di sollevare un bambino, ma può fare altre cose. (…)

Io credo che la gente debba lavorare di più in condizioni in cui possa lavorare di più”…

 

Entriamo così più direttamente nel tema del convegno: l’invecchiamento.

Cosa si intende per approccio multiplo all’invecchiamento? Quali sono i suggerimenti che possiamo dare riguardo al tema dell’ergonomia?

 

Rinaldo Ghersi: “L’approccio multiplo al problema dell’invecchiamento sul lavoro comprende vari aspetti. Aspetti gestiti a livello individuale (ad esempio con riferimento agli stili di vita per conservare la propria salute), a livello aziendale con delle politiche per delle diverse età e con la prevenzione (prevenzione, ergonomia, sicurezza) partendo fin dai 30 e 40 anni (non quando il lavoratore ha già grossi problemi di limitazioni) e anche da parte della società. (…)

In questo approccio multiplo l’ergonomia – con il supporto di noi soci della CIIP, professionisti della prevenzione, operatori delle Asl, medici competenti, tecnici della prevenzione – può fare molto per migliorare le condizioni di lavoro e renderle più sostenibili per ogni età.

Però dobbiamo dire chiaramente che anche se noi facciamo più di quello che possiamo e anche se le aziende riescono a fare un po’ di più di quello che fanno adesso – in tutti i campi: ergonomia fisica, movimentazione dei carichi, ergonomia mentale, aspetti cognitivi, software adeguati, formazione del personale, relazioni interpersonali, formazione dell'anziano - comunque ci saranno delle situazioni che non possono essere risolte solamente con il miglioramento delle condizioni di lavoro e richiedono altri tipi di approccio previdenziale o assistenziale, qualora vogliamo tenere fermi i principi costituzionali di diritto alla tutela della salute, del lavoro e della vecchiaia”.

 

(…)

 

Concludiamo ricordando cosa è emerso dal convegno. Ci sarà un miglioramento dell’attenzione verso il tema dell’invecchiamento?

 

Patrizia Serranti: “(…) L’ergonomia col suo approccio globale interdisciplinare vuole dimostrare che i problemi che sono tanti e si risolvono solo andando ad esaminare puntualmente anche gli aspetti non tecnici della vicenda, come ha già detto anche Rinaldo Ghersi. Noi possiamo avere il miglior approccio preventivo, ma non è sufficiente… (…)

Sicuramente noi, come ergonomi fisici, ci preoccupiamo dell’ausiliazione che è l'aspetto prevalente anche nella normativa. Cioè non dobbiamo arrivare al sovraccarico biomeccanico, alla patologia. Noi dobbiamo intervenire prima con la prevenzione. Quindi da qui anche lo sforzo sullo studio degli ausili, ma anche sulla formazione dei lavoratori… (…)

 

Si è parlato prima con Rinaldo di buone prassi

In Italia stiamo un po' balbettando su questo. C'è qualcosa, ma dobbiamo fare disseminazione. Dobbiamo insistere perché le aziende capiscano il ritorno che viene loro negli investimenti in prevenzione: diminuiranno le malattie professionali (diminuendo il sovraccarico, diminuisce la malattia professionale) e quindi si avranno lavoratori che lavorano meglio, con miglior soddisfazione e si avrà anche un beneficio a livello di lavoro.

Quindi tutto il nostro impegno è proprio nella disseminazione di queste buone prassi, nel diffondere, nel sensibilizzare,… (…)

Con l'ampliamento della vita lavorativa - a me non piace il termine “invecchiamento” - si arriverà ad avere settantenni al lavoro, si arriverà ad avere tante persone che hanno qualità diverse - non mi piace neanche parlare di “disabilità” – che hanno abilità diverse. Anche una donna gravida, che è giovanissima, ha abilità diverse.

Noi dobbiamo essere inclusivi. E il campo della prevenzione deve portarci a questo.

La CIIP sta lavorando a una checklist di valutazione del rischio interessantissima che potrà servire a noi tecnici per promuovere la prevenzione, sensibilizzare i datori di lavoro e migliorare, tutti insieme, il campo della sicurezza e della prevenzione”.



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