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Spazi confinati: gli infortuni, le criticità e la futura norma UNI

Spazi confinati: gli infortuni, le criticità e la futura norma UNI
10/01/2020: Gli infortuni negli spazi confinati possono insegnare molto per migliorare la prevenzione e la normativa in materia. La futura norma UNI e gli ambienti assimilabili agli spazi confinati. Ne parliamo con Paolo De Santis della Contarp Inail.

Bologna, 10 Gen – Al di là dei recenti gravissimi infortuni che sono avvenuti in ambiti lavorativi assimilabili agli ambienti sospetti di inquinamento o confinati, come i quattro infortuni mortali nella vasca di liquami ad Arena Po (PV), i dati sugli infortuni negli ambienti a cui fa riferimento il DPR n. 177 del 14 settembre 2011, sono sconfortanti. Alcuni dati consolidati, probabilmente sottostimati e che si fermano al 2014 (2002/2014), registrano circa 69 incidenti che hanno comportato 90 morti. E sono diversi gli infortuni mortali gravi, come quello in provincia di Pavia, dal 2014 ad oggi.

 

A ricordare questi dati e a mostrare il lavoro che l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (Inail) sta facendo per migliorare la prevenzione negli ambienti confinati è Paolo De Santis (Inail – Contarp Lazio) che è intervenuto, durante la manifestazione “ Ambiente Lavoro” del 2019, al workshop Inail “Ambienti Confinati e infortuni mortali: analisi delle criticità e proposte di soluzioni” soffermandosi proprio sulle criticità rilevate negli infortuni in questi ambienti.

 

Criticità che abbiamo raccolto in una intervista al relatore realizzata, nella fase di chiusura della manifestazione bolognese, il 17 ottobre 2019. Intervista che ci ha permesso di avere anche informazioni su una futura norma UNI in materia di ambienti confinati.

 

Cosa insegna il plurimo infortunio mortale che è avvenuto in provincia di Pavia a metà settembre 2019?

Ci sono altri incidenti che possono fornire insegnamenti e indicazioni per migliorare la prevenzione?

Quali saranno i tempi per arrivare ad una nuova norma UNI in materia?

Quali sono i dati relativi agli infortuni negli ambienti confinati? Quali sono le principali criticità che avete rilevato?

Nelle piccole e medie imprese è più facile che accadano queste tipologie di incidenti?

Cosa si può fare per migliorare la prevenzione? Come agire sul fattore umano?

Come supportare le aziende per tutelare i lavoratori negli spazi confinati?

 

L’intervista si sofferma su vari argomenti:



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Sicurezza Lavorazioni in Ambienti Confinati - Categoria Istat: C - Attività Manifatturiere

Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di visualizzare integralmente l’intervista e/o di leggerne una parziale trascrizione.

 

L’intervista di PuntoSicuro a Paolo De Santis

 

 

 

Gli infortuni che avvengono negli spazi confinati

Entriamo nel dettaglio degli infortuni che avvengono ogni anno negli ambienti sospetti di inquinamento o confinati, con particolare riferimento al plurimo infortunio mortale che è avvenuto in provincia di Pavia a metà settembre…

 

Paolo De Santis: In particolare quest'ultimo incidente ha la caratteristica di raccogliere un po' tutte quelle criticità che possono essere elencate.

Intanto osserviamo che, a 11 anni dalla pubblicazione del decreto 81/2008, ancora si muore negli spazi confinati. Nel frattempo c'è stato il DPR 177/2011, ci sono state decine di buone prassi, linee guida, … Ma il problema che questo particolare incidente indica è che la normativa, le buone prassi, ecc. molto spesso non arrivano alla piccola e piccolissima azienda.

Cosa è successo?

Dalle ricostruzioni dei giornali si capisce che un lavoratore si è sentito male al bordo di una vasca di liquami. È caduto nella vasca, è annegato e gli altri tre, di cui due datori di lavoro, hanno cercato di estrarlo ma, ovviamente nelle stesse condizioni, sono morti anche loro annegati.

Io analizzando questo incidente sono rimasto abbastanza sconcertato dal fatto che questa particolare tipologia di ambiente, quella delle vasche dei liquami, è analizzata addirittura dal 1978. Molti esperti (…) sulla base proprio dell'indagine approfondita su decine e decine di incidenti, hanno pubblicato articoli, fatto incontri, convegni, dato anche proprio delle misure preventive, tecniche, molto pratiche… Sappiamo, per esempio, che un’adeguata correzione del pH può diminuire questo rischio. Il problema è come arrivare alla piccola e piccolissima azienda: ecco, credo, che questo sia il nostro obiettivo per il futuro.

 

La futura norma UNI e gli ambienti assimilabili

Che altra tipologia di infortuni avvengono negli ambienti a cui fa riferimento il DPR 177? Ci sono altri incidenti che ci possono fornire insegnamenti e indicazioni per migliorare la prevenzione?

 

P.D.S.: Sì, e bisognerebbe anche fare una prima distinzione, quella distinzione che stiamo cercando di portare a livello di gruppo UNI tra ambienti che rientrano nella normativa - quindi ambienti confinati o sospetti di inquinamento, secondo le definizioni del decreto 81 e del decreto 177/2011 (…) – e i cosiddetti ambienti assimilabili.

Oggi nel workshop li abbiamo citati. Per esempio, le pale di un impianto eolico, oppure i pozzetti di piscina degli ambienti, che non sono normati, ma che ugualmente possono rappresentare, in determinate condizioni, un rischio mortale.

A livello del gruppo UNI, in cui si spera vedrà la luce la formulazione di una nuova norma specifica sull'argomento, stiamo dando dei criteri di identificazione, comunque di categorie di spazi in cui ci possono essere problemi mortali. Questi spazi si divideranno in due grosse categorie, cioè quelli che finiscono sotto l'attuale vigenza normativa e quelli che, comunque, hanno le medesime caratteristiche di pericolosità e per i quali il datore di lavoro deve, con la propria valutazione del rischio, individuare le misure preventive migliori.

 

Quali sono i tempi per arrivare alla nuova norma UNI?

 

P.D.S.: I tempi saranno ancora lunghi, perché è partito da poco il progetto di norma. Ancora non sappiamo se sarà una norma o un Technical report; probabilmente il gruppo è indirizzato più verso la norma.

C'è stata un'ampia discussione proprio per venire a definire le due definizioni di spazio confinato o sospetto di inquinamento e di spazio assimilabile.

Oggi c'è un accordo, che sarà sottoposto ovviamente all'analisi pubblica.

È un primo passo avanti. Spero che, dopo questo primo grosso scoglio, i lavori andranno molto più velocemente. Speriamo che nel corso del prossimo anno vedrà la luce.

 

Le criticità e la prevenzione possibile

Forniamo qualche dato quantitativo relativo agli infortuni e alle tipologie di infortuni…

 

P.D.S.: Dati di infortuni consolidati possono essere estratti dalla nostra Banca Dati Infor.mo. Quelli consolidati sono riferibili all'intervallo di tempo che va dal 2002 al 2014. In quel periodo abbiamo registrato circa 69 incidenti che hanno comportato 90 morti.

E quindi già si vede, da questo dato, che effettivamente i decessi sono plurimi rispetto agli eventi. Probabilmente è un dato sottostimato perché nell'analisi non sono state compresi gli scavi, che invece, in determinate condizioni, possono essere intesi come ambienti confinati o sospetti di inquinamento.

 

Veniamo alle principali criticità che avete rilevato…

 

P.D.S.: La criticità principale, a nostro avviso, è riferibile al fattore umano.

Intanto si osserva che circa il 73% degli infortunati che sono deceduti aveva una grande esperienza di lavoro ben oltre i 3 anni e che la maggior parte - anche qui intorno al 70% - era personale dipendente a tempo indeterminato.

Quindi mai o quasi mai si è trattato di inesperienza. In alcuni casi ci sono state delle persone non assunte, in nero, ma la stragrande maggioranza degli infortuni ha riguardato gente con esperienza. Quindi molto spesso, quando si parla di esperienza, è “dir tutto e dir poco”. A volte l'esperienza, invece, è foriera di cattive abitudini che, purtroppo, si ripetono nel tempo.

E molto spesso, un’altra criticità che abbiamo riscontrato, è che le stesse persone avevano compiuto le stesse operazioni in maniera similare nel tempo, ma, purtroppo, sono cambiati piccoli parametri del processo che non sono stati rilevati, proprio per una carenza di conoscenza e anche di capacità di analisi dei processi stessi. E queste piccole variazioni hanno comportato invece l'instaurarsi di condizioni mortali.

 

(…)

 

Secondo lei cosa si può fare per migliorare la prevenzione? Come agire sul fattore umano?

 

P.D.S.: Bisogna aumentare la percezione del rischio delle persone.

Cosa significa? Intanto il fattore umano non dobbiamo intenderlo come errore della singola persona, ma come eventuale carenza nell'ambito delle organizzazioni che, a volte, sono piccolissime organizzazioni. Infatti molti incidenti hanno coinvolto gli stessi datori di lavoro, che non hanno avuto le capacità di analisi e di valutazione del rischio.

Ecco noi dovremmo cercare di far arrivare, di diffondere questa capacità di analisi del rischio.

 

 (…)

 

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto

 

 

 

Scarica la normativa di riferimento:

Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”.

 

Decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177 - Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, a norma dell'articolo 6, comma 8, lettera g), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.



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Rispondi Autore: Laura Salvioni - likes: 0
10/01/2020 (10:03:05)
Non serve un'altra norma, tanto meno un'altra categoria di ambienti. Tra leggi e leggine, norme e normine, c'è già abbastanza confusione. Sarebbe utile invece cominciare a utilizzare i termini corretti e utilizzati anche nelle leggi dello Stato. L'unico pericolo sarebbe quello di "capirsi":.
Rispondi Autore: Sergio Misuri - likes: 0
10/01/2020 (16:07:22)
Secondo lei cosa si può fare per migliorare la prevenzione? Come agire sul fattore umano?
P.D.S.: Bisogna aumentare la percezione del rischio delle persone.
Ben detto! - Ma come aumentare la percezione del rischio in ogni specifica situazione o attività critica?
Perché non attivare qualche semplice procedura del tipo LMRA (Last Minute Risk Assessment)?
Potrebbero essere trasformate in "Last Minute Risk Alert" !! - Magari senza carta !!
Rispondi Autore: Stefano Pinchetti - likes: 0
10/01/2020 (17:01:36)
Penso sempre che per arrivare alle persone, prima che alle imprese, che poi di persone sono fatte, e per formarne la cultura, lo si debba fare già nelle scuole.
Rispondi Autore: Denis Farina - likes: 0
15/01/2020 (13:00:26)
Definire la durata della formazione obbligatoria (in più giornate) e contenuti
Rispondi Autore: Pier Giuseppe Ferrari - likes: 0
28/01/2020 (11:26:04)
Che siano le organizzazioni o le persone a sbagliare, chi rischia la vita sono sempre persone. Leggi inutili come il 177/01 o ulteriori norme NON aiutano a trovare la soluzione ( e non lo è far solo corsi, senza controlli a valle, o iniziare dalle scuole.. se è oggi che si muore). L'informazione c'è già (dove e chi muore e in quali scenari di rischio) le soluzioni pure, i soldi vorrebbero spesi in quelle e nei controlli Asl preventivi, sulle attività a rischio, invece che in ulteriori documenti o processi a posteriori. Io studio le soluzioni, le cerco sul mercato e le ho disponibili in pratica, collaudate e a sicurezza intrinseca. Se il datore di lavoro non le adotta è "mancata ricerca" come non rendere efficace il Dvr. Soldi sprecati e mancata prevenzione/protezione efficace, non carta!

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