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Le proposte in materia di sicurezza: semplificare la normativa

Le proposte in materia di sicurezza: semplificare la normativa
24/03/2017: Un disegno di legge propone di ridurre il Testo Unico da 306 a 22 articoli con l’obiettivo di un miglioramento sostanziale della salute e sicurezza. Ne parliamo con uno dei firmatari della proposta, il senatore ed ex ministro Maurizio Sacconi.
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OttoUno - D.Lgs. 81/2008
Formazione e informazione generale dei lavoratori sulla sicurezza e salute sul lavoro

 

 

Proposte che, come abbiamo già indicato in un precedente articolo, spesso difficilmente arrivano a completare l’iter e a diventare leggi vigenti, ma che ci permettono di raccontare un clima, una tendenza, un orientamento da parte di coloro che hanno il compito in Parlamento di elaborare e approvare nuove norme. Orientamento, tendenze e direzioni che spesso sono tra loro molto contrastanti e che raccontano, probabilmente, la difficoltà di affrontare la tematica della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro da punti di vista condivisi da più gruppi e forze parlamentari.

 

Ed infatti dopo aver presentato attraverso un’ intervista al senatore Giovanni Barozzino, un disegno di legge per l’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro e del reato di lesioni personali sul lavoro gravi o gravissime, torniamo oggi a presentare una nuova intervista relativa ad un disegno di legge che esprime un’altra tendenza, un diverso orientamento.

 

Stiamo parlando di un disegno di legge tendente al riordino e alla semplificazione del D.Lgs. 81/2008, a firma dei senatori Maurizio Sacconi, Serenella Fucksia e Johann Karl Berger; una semplificazione estrema che porterebbe la normativa in materia di salute e sicurezza del Testo Unico dagli attuali 306 articoli e 51 allegati a 22 articoli e 5 allegati.

Una proposta che, come abbiamo già raccontato in un precedente articolo, prevede la possibilità per “medici del lavoro o altri professionisti esperti in materia di sicurezza sul lavoro”, di verificare l’avvenuto adempimento in azienda degli obblighi in materia di salute e sicurezza e certificare, sotto la propria responsabilità, la correttezza delle misure di prevenzione e protezione adottate dalla singola azienda.

 

E non bisogna dimenticare anche le modifiche, contenute nel disegno di legge, relative alla responsabilità del datore di lavoro. Secondo i proponenti la colpa in materia di salute e sicurezza è “colpa di organizzazione” con la conseguenza che ‘essa viene meno ove l’imprenditore dimostri di aver provveduto ad organizzare la sua azienda in modo corretto e attento rispetto alle esigenze di tutela dei propri lavoratori’ (come riportato nella presentazione del disegno di legge).

 

Rimandando al precedente articolo di PuntoSicuro sul tema, l’approfondimento nel dettaglio di quanto indicato nel disegno di legge, proponiamo oggi una breve intervista al senatore Maurizio Sacconi, presidente della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) del Senato della Repubblica e, come ricorderanno i nostri lettori, Ministro del Lavoro dal 2008 al 2011.

 

Le domande non solo vogliono comprendere come si è arrivati al disegno di legge, ma vogliono capire cosa cambierebbe e quali obiettivi ci si pone con questa proposta “estrema”. Una proposta che, come indica nell’intervista il senatore, ha “lo scopo di aprire una discussione tecnica, culturale, politica sui modi con cui rendere ogni ambiente di lavoro più sicuro”.

 

Abbiamo anche cercato di fare alcune domande – non a tutte è stata data risposta – per riflettere su qualche aspetto più critico della proposta, ad esempio in relazione alla garanzia dell’autonomia dei certificatori.

 

Infine non potevamo non chiedere al senatore di raccontarci qualche aspetto della sua esperienza di presidente della Commissione Lavoro, specialmente in relazione alla permeabilità della Commissione ai temi della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto

 

Cerchiamo di comprendere come si è arrivati al disegno di legge, di cui lei è il primo firmatario, relativo al riordino e alla semplificazione del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Al di là dei contenuti che approfondirei più avanti, perché avete sentito l’esigenza di sfrondare così ampiamente il D. Lgs. 81/2008, un Testo Unico che malgrado tutto ha contribuito ad una diminuzione sensibile, dal 2008 ad oggi, degli infortuni?

 

Maurizio Sacconi: “Come ha ben spiegato nei giorni scorsi una titolare di bad and breakfast al Corriere, la attuale regolazione è sostanzialmente a taglia unica e tarata sulla fabbrica pesante. Prevalgono gli adempimenti formali, sostenuti da sanzioni significative, che per molte piccole imprese, specie del terziario, sono sproporzionati. In generale, oltre una certa soglia, il formalismo rischia di allontanare l'imprenditore da un approccio sostanzialista alla sicurezza”.

 

Ci racconti quali ritiene siano i punti determinanti della vostra proposta e quali i vantaggi rispetto alla situazione attuale…

 

M.S.: “La proposta ha lo scopo di promuovere nei luoghi di lavoro una attenzione olistica alla salute del lavoratore attraverso una sorveglianza sanitaria che partecipi della attività di prevenzione del servizio sanitario nazionale. Dal lato dell'impresa ne distingue dimensione e caratteristiche sollecitando, anche attraverso criteri di bonus malus nella definizione premio INAIL, scelte imprenditoriali rivolte alla qualità totale dell'impresa e all'impiego delle tecnologie più evolute anche ai fini della sicurezza”.

 

Un testo come quello del vostro disegno di legge non rischia di scontrarsi con le attuali direttive europee da recepire, con il rischio di nuove messe in mora?

 

M.S.: “Assolutamente no. Il modello di riferimento assunto è la regolazione vigente in Svezia, paese dell'Unione”.

 

Uno degli aspetti rilevanti del disegno di legge è la possibilità del supporto di medici del lavoro o di altri professionisti esperti per verificare l’avvenuto adempimento in azienda degli obblighi in materia di salute e sicurezza rilasciando una apposita “certificazione” avente valore legale di presunzione rispetto agli obblighi di legge. Per questa importante certificazione è garantito un sufficiente grado di autonomia dei certificatori rispetto alle aziende da certificare?

 

M.S.: “I certificatori appartengono a professioni ordinistiche o sono figure di comprovata esperienza che dovranno registrarsi presso il Ministero del lavoro. La loro terzietà è comunque sostenuta da un impianto sanzionatorio adeguato a prevenire ogni comportamento doloso o anche gravemente colposo”.

 

Sicuramente il tema della semplificazione e razionalizzazione della normativa in materia di salute e sicurezza è correlato anche alle specificità della struttura produttiva italiana che è fatta in gran parte di piccole e medie aziende e non solo da grandi aziende ben strutturate organizzativamente. Il vostro disegno di legge tiene conto delle differenti realtà aziendali?

 

M.S.: “Sì, come ho detto, è un criterio fondamentale. Basti pensare agli studi professionali che sono spesso paragonabili ad abitazioni o sono addirittura contemporaneamente "casa e bottega".

 

Quale sarà l’iter del vostro disegno di legge? Quanto tempo passerà prima che sia discusso in Commissione o in Senato?

 

M.S.: “Premesso che siamo prossimi alla conclusione della legislatura, il ddl è stato presentato con lo scopo di aprire una discussione tecnica, culturale, politica sui modi con cui rendere ogni ambiente di lavoro più sicuro e contestualmente liberare l'impresa dalla oppressione burocratica quando non necessaria. Solo dopo un adeguato approfondimento di questa ipotesi di lavoro sarà possibile, nella prossima legislatura, avviare l'iter legislativo”.

 

Infine ci può raccontare la sua attuale esperienza di Presidente della 11ª Commissione permanente su Lavoro e previdenza sociale? Sono spesso affrontati dalla Commissione i temi relativi alla salute e sicurezza sul lavoro?

 

M.S.: “La salute e sicurezza sul lavoro è un parametro immanente nella legislazione lavoristica. Basti pensare alle complessità che derivano dalla crescente diffusione del lavoro agile. Non si tratta di un segmento del mercato del lavoro ma del cambiamento diffuso di tutti i lavori con l'impiego delle nuove tecnologie digitali ed il progressivo ridimensionamento della postazione fissa e dell'orario. Il Testo unico riunisce la pesante regolazione che si è via via sedimentata nel contesto della seconda rivoluzione industriale della quale ora vengono meno i presupposti della grande fabbrica e della produzione seriale. La mia esperienza mi induce a ritenere che dovremo sempre più ridimensionare la fonte legislativa perché rigida in favore della più duttile normazione secondaria, soprattutto tecnica, e della ancor più duttile contrattazione in particolare nella dimensione aziendale. Tutto ciò anche in materia di salute e sicurezza”.

 

 

 

Senato della Repubblica, Disegno di legge n. 2489 d'iniziativa dei Sen. Maurizio Sacconi, Serenella Fucksia e Johann Karl Berger, “ Disposizioni per il miglioramento sostanziale della salute e sicurezza dei lavoratori” (formato PDF, 1.14 MB).

 

 

Altri articoli di PuntoSicuro su recenti proposte e disegni di legge in materia di sicurezza:

- Le proposte in materia di sicurezza: il reato di omicidio sul lavoro;

- Un disegno di legge per ridisegnare la normativa sulla sicurezza;

- Un disegno di legge per introdurre il reato di omicidio sul lavoro



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Commenti:


Rispondi Autore: Bonizzi Gianni24/03/2017 (08:20:41)
Lasciatelo perdere. Non costruisce,demolisce
Rispondi Autore: Stefano Bocchino24/03/2017 (08:21:56)
Ancora con sta boiata? :D :D :D Mandèalaurà...
Rispondi Autore: Sisto24/03/2017 (08:27:53)
Buongiorno. Apro questa discussione sperando che il disegno di legge non vada in porto. Non solo per la critica ai professionisti seri che comunque hanno una sede "casa e bottega" e che sono moltissimi a favore di mega strutture della sicurezza lavoro che hanno neolaureati a zero esperienza come rspp a 600 euro al mese. Ma il grosso del problema è favorire la deresponsabilizzazione dei datori tramite certificazioni di consulenti kamikaze che vendono la certificazione a prezzi da discount. L esempio della Svezia non calza in Italia dove il 90% dei datori non vorrebbero spendere un solo euro in sicurezza lavoro. Ne consegue che questo 90% dei datori si faranno certificare la sicurezza=zero a 100 euro da tecnici incoscienti. E se ci scappa il morto i datori saranno esenti da responsabilità.
Rispondi Autore: M.MARIO24/03/2017 (08:38:23)
Siamo al delirio. Non so se loro hanno mai lavorato. E' evidente che mirano a creare studi che certificano.
Inoltre si continua ad attribuire la sicurezza sul lavoro ad ingegneri e tecnici della prevenzione per la vigilanza, e a tutti gli altri che devono applicarla e creare un sistema della sicurezza in prima linea, neanche una certificazione universitaria.
La pazzia totale.
Ogno politico ha la soluzione nella tasca e mira ad appore il suo nome sulla legge.

E intanto le persone si ammalano e muoiono.
Complimenti, a loro e a chi li segue e gli da voce.
Rispondi Autore: Harleysta24/03/2017 (11:59:20)
...sono d'accordo col Senatore Sacconi; provo invece tenerezza per barozzino...
Rispondi Autore: Paolo Giuntini24/03/2017 (23:10:40)
Nella recensione c'è un refuso significativo: "...DISDEGNO di legge ..."
Piccola legge, grande pasticcio.
Vogliamo semplificare sul serio ? Lasciamo il 2087 e togliamo tutto il resto !
Rispondi Autore: temax26/03/2017 (00:42:36)
Bisogna introdurre nuovamente le tariffe minime dei collegi professionali / albi per garantire minimii standard di qualità e sospendere chi applica prezzi discount che sono dimostrazione di adempimenti non attuati o di falsi ideologici.
Il problema non è una semplificazione della normativa, ma il rispetto della stessa che non esiste con pochi controlli,spesso troppo diversi da ispettore ad ispettore, cosa che crea confusione. C'è bisogno di irrigidire le sanzioni contro chi esercita in malo modo la professione, anche senza competenze e titoli ed essere severi con chi non applica la normativa nelle aziende. Ma allo stesso tempo normativa e soprattutto magistratura non devono trovare per forza dei responsabili, ma incentivare la crescita culturale della prevenzione. Questo disegno di legge non fa altro che trovare capi espiatoi nei professionisti che avranno difficoltà a far razzolare bene i datori di lavoro finchè non ci sarà un controllo serio, continuo ed unificato nelle procedure che permette lo sguazzare dei professionisti kamikaze e senza competenze
Rispondi Autore: Francesco B.28/03/2017 (09:38:40)
L'argomento era già stato discusso, già avevo detto la mia.
Ritengo necessario mettere mano ad una semplificazione del testo (non) unico, ma in che senso?
Innanzi tutto tenendo conto che uno stabilimento chimico ad alto rischio è diverso da un ufficio di 10 persone o dalla micro azienda con tre dipendenti, nei quali diversi adempimenti sono inutili e potrebbero essere ben sostituiti da una serie di prescrizioni senza obbligare a valutazioni dei rischi, che favoriscono il proliferare di consulenti copiaincollatori, obbligo del RLS (che senso ha quando c'è un rapporto diretto tra Datore di Lavoro e lavoratori), addetti al primo soccorso (che sensa ha ad esempio in un ufficio, quando la loro funzione serebbe semplicemente quella di chiamare il 118).

In secondo luogo semplificare può anche significare rendere il testo (non) unico leggibile, trasformandolo da raccolta di adempimenti spesso formali (vedi ad esempio la creatura del DUVRI, regno incontrastato dei copiaincollatori e che potrebbe essere sostituito dal sistema dei permessi di lavoro che si usano nella industria chimica e funzionano benissimo) in raccolta di principi generali che poi devono essere declinati secondo regole di buona prassi e norme me tecniche, come hanno fatto popoli ben più pragmatici di noi, parlo di francesi e svizzeri.
Bisogna creare strumenti efficaci, fatti da esperti e tecnici, togliere adempimenti che con la sicurezza sul lavoro c'entrano come le cipolle a colazione (vedi stress o incidente in itinere, e sono volutamente provocatorio).
E che la formazione sia veramente tale, non quella accozzaglia di nozioni inutili che si vede ora.
Semplificare per dare strumenti efficaci ad ogni livello...TUTTO IL RESTO E' NOIA.
Rispondi Autore: Francesco B.28/03/2017 (09:50:01)
Aggiungo al post precedente.
Che senso ha un RSPP in una microazienda, in un ufficio, un bar, un parrucchiere...
Rispondi Autore: Massimo Tedone28/03/2017 (09:51:01)
..... io mi tasto. A quanto pare il TU vale per le aziende pesanti ?!? Secondo me chi asserisce questo non ha capito molto, anzi nulla ..... onorevole o albergatore che sia.
Indubbiamente il TU è un malloppone difficilmente digeribile ma almeno è completo ed è completato da una miriade di norme e sentenze che portano gli esperti alle interpretazioni del caso specifico.
Ridurre in un modo sconsiderato la normativa significa aumentare a dismisura la probabilità di incidenti gravi o gravissimi, a meno che non si pensi che il rispetto della vita e dell'ambiente nel mondo del lavoro sia un semplice problema marginale.
A mio parere sarebbe opportuno provvedere ad emanare norme che puniscono maggiormente coloro che evadono dalle proprie responsabilità scaricandole sugli altri; in poche parole definire la vera filiera delle responsabilità.

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