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Le proposte in materia di sicurezza: il reato di omicidio sul lavoro

Le proposte in materia di sicurezza: il reato di omicidio sul lavoro
24/02/2017: Un disegno di legge propone l’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro e del reato di lesioni personali sul lavoro gravi o gravissime. Ne parliamo con uno dei firmatari della proposta, il senatore Giovanni Barozzino.
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Roma, 24 Feb – Se è vero che in Italia sono numerosi i disegni e le proposte di legge depositate e che solo un numero esiguo di questi arrivano a completare l’iter per diventare legge, spesso tuttavia queste proposte possono essere esemplificative delle tendenze, a volte tra loro contrastanti, e delle possibili modifiche future in materia normativa.

 

Per questo abbiamo deciso di cominciare a soffermarci, con questo articolo e questa intervista, su alcuni dei disegni di legge, in attesa di discussione, che riguardano la materia che a noi come PuntoSicuro interessa, la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e le eventuali modifiche alla normativa vigente.

 

Rimandando ad un altro articolo l’approfondimento, in parte sul nostro giornale già avvenuto, del disegno di legge tendente al riordino e alla semplificazione del D.Lgs. 81/2008, a firma dei senatori Maurizio Sacconi e Serenella Fucksia, ci soffermiamo invece oggi su un recente disegno di legge che è stato presentato in Senato nei giorni scorsi. La proposta, che sarà depositata tra qualche giorno e che è firmata dai senatori Giovanni Barozzino e Felice Casson, è relativa all’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro e del reato di lesioni personali sul lavoro gravi o gravissime.

 

Il disegno di legge, che si inserisce nel solco del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro ( D.Lgs. 81/2008) inasprendo le pene in caso di colpa cosciente, introduce nel codice penale i seguenti articoli, reati e definizioni:

- Art.589-quater (Omicidio sul lavoro);

- Art. 589-quinquies (Omicidio sul lavoro e sfruttamento sul lavoro);

- Art. 590-quinquies (Lesioni personali sul lavoro gravi o gravissime);

Art. 590 - sexies (Lesioni personali sul lavoro gravi o gravissime e sfruttamento sul lavoro);

- Art. 590 septies (Definizione di lavoratore e datore di lavoro).

 

Riprendiamo a titolo esemplificativo quanto indicato dal disegno di legge relativamente all’omicidio sul lavoro (Art.1):

 

ART. 1 (Omicidio sul lavoro)

1. Dopo l'articolo 589-ter del codice penale, sono aggiunti i seguenti:

 

"Art.589-quater. (Omicidio sul lavoro").

Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sugli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali è punito con la reclusione da due a sette anni.

Il datore di lavoro che, non avendo adempiuto alla valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento di cui all’art. 28 D.Lgs. n. 81/2008 o non abbia designato un responsabile del servizio di prevenzione e protezioni dai rischi ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. n. 81/2008, o non abbia adempiuto agli obblighi di cui all’art. 12 del D.P.R. 30-6-1965 n. 1124, cagiona per colpa la morte di un lavoratore è punito con la reclusione da otto a dodici anni.

La stessa pena si applica a chiunque in violazione del Titolo VIII capo I, IV, Titolo IX capo I, II, e III, titolo X capo I, II e III del D.lgs.n. 81/2008, cagioni per colpa la morte di una persona.

Salvo quanto previsto dal terzo comma, chiunque metta a disposizione dei lavoratori attrezzature non conformi alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle Direttive comunitarie di prodotto ai sensi dell’art. 70 D.Lgs. n. 81/2008, cagioni la morte di una persona è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

La pena di cui al comma precedente si applica altresì:

1) se l’evento è stato determinato dalla violazione dell’art. 46 del D.Lgs n. 81/2008;

2) se l’evento è stato determinato dalla violazione delle disposizioni di cui al Titolo III capo II e III, Titolo IV, capo I e capo II, Titolo X-bis, Titolo XI Capo I e II, del D.Lgs n. 81/2008;

Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti la pena è aumentata, se è riconosciuta anche una responsabilità della persona giuridica ai sensi del D.Lgs. N. 231/2001, e se il fatto è commesso da un datore di lavoro sprovvisto di assicurazione per la responsabilità civile operai e terzi. Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, a chiunque cagioni la morte di più persone, ovvero la morte di uno o più persone e lesioni a una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni diciotto.

 

2. Art. 589-quinquies. (Omicidio sul lavoro e sfruttamento sul lavoro)

Nel caso di cui all'articolo 589-quater, se il responsabile è punibile anche ai sensi dell’art. 603 bis c.p., la pena è aumentata da un terzo a due terzi e comunque non può essere inferiore a cinque anni.

 

Rimandando alla lettura diretta degli altri 8 articoli del disegno di legge, presentiamo ora una breve intervista di approfondimento dei contenuti della proposta e delle intenzioni dei firmatari.

Un’intervista al senatore Giovanni Barozzino eletto nel 2013 e membro sia della 11ª Commissione permanente su Lavoro e previdenza sociale che della Commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro.

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto

 

Innanzitutto cerchiamo di comprendere come si è arrivati al disegno di legge relativo all’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e del reato di lesioni personali sul lavoro gravi o gravissime. Che valutazioni ha fatto lei e Felice Casson della situazione attuale della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro? Perché ritenete necessario questo disegno di legge?

 

Giovanni Barozzino: “Presentare questo disegno di legge che introduce il reato di omicidio sul lavoro nel codice penale, per me non è stato facile, ho riflettuto tantissimo e alla fine mi son detto che, data la tragica situazione delle morti e degli infortuni sul lavoro, questa proposta diventava indispensabile.

Faccio parte della commissione d'inchiesta sugli infortuni e sulle malattie professionali del Senato, che si occupa appunto di sicurezza nei luoghi di lavoro e vi assicuro che le storie che ascoltiamo lasciano il segno: lavoratori, lavoratrici, famiglie intere che hanno perso i propri congiunti magari a seguito di un lavoro poco sicuro e per niente dignitoso. Intere famiglie traumatizzate dagli infortuni sul lavoro, malattie invalidanti e costose che spesso sono affrontate in perfetta solitudine e senza ottenere un riconoscimento giudiziario e risarcitorio”.

 

Quali ritiene siano i punti determinanti della vostra proposta?

 

Giovanni Barozzino: “Innanzitutto con questo testo intendiamo dare più forza a chi non ce l'ha, ovvero i lavoratori. Inoltre vogliamo dare un segnale ai datori di lavoro, che finora hanno goduto di troppa impunità, far intendere che gli omicidi sul lavoro non possono più essere considerati alla stregua di reati minori, che per la maggior parte non vengono sanzionati, approfittando anche della prescrizione.

Inoltre, poiché l'articolo 3 della nostra Costituzione dice che ogni cittadino ha pari dignità davanti alla legge, noi abbiamo introdotto questo reato sulla falsariga di quello dell'omicidio stradale, proprio per non creare di fatto ingiustificate disparità di trattamento.

Quindi con questo testo introduciamo nel codice penale dei nuovi articoli che prevedono il reato di omicidio sul lavoro, con le diverse gradazioni a seconda delle norme violate in tema di sicurezza sul lavoro; introduciamo il reato di omicidio sul lavoro aggravato nell'eventualità di sfruttamento sul lavoro, il reato di lesioni personali gravi o gravissime e altro ancora”.

 

Non crede che un miglioramento della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro passi, prima ancora che dall’introduzione di nuovi reati o dall’inasprimento delle pene, attraverso un’opera di incentivazione e di valorizzazione di una reale gestione della sicurezza nelle aziende?

 

Giovanni Barozzino: “La mia cultura di vita, quella politica e sindacale mi ha fatto sempre mettere al primo posto l'importanza della prevenzione e della contrattazione. In effetti questo testo non tocca affatto il " Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro", del 2008, ma agisce solo sul codice penale, mantenendo intatto il Testo Unico.

Ma oggi il mondo del lavoro è talmente cambiato, in peggio, che sembra quasi impossibile parlare di prevenzione. Il mondo del lavoro è stato devastato da una precarietà senza precedenti: retribuzioni effettuate attraverso voucher o buoni pasti, lavoro sottopagato, partite iva, siamo di fronte a lavori di poche ore, di pochi giorni, sottopagato e senza diritti.

La domanda che dobbiamo porci è come si può fare prevenzione con un’organizzazione del lavoro così discontinua e, soprattutto, il lavoratore può pretendere la sicurezza sul lavoro a fronte della sua debolezza contrattuale, sapendo che magari dal giorno dopo può essere mandato tranquillamente a casa per aver osato rivendicare i suoi diritti? Per non parlare dei circa 3 milioni di lavoratori in nero, che sfuggono ai dati statistici dei morti o delle lesioni sul lavoro.

La precarietà non è mai stata amica della sicurezza sul lavoro e quindi questo testo può mettere un freno a chi pensa di avere carta bianca di fronte a lavoratori sempre più deboli e soli”.

 

La giurisprudenza spesso ritiene il datore di lavoro responsabile, nei casi di infortunio, anche per comportamenti colpevoli, imprudenti, imperiti del lavoratore perché si tratterebbe di comportamenti prevedibili. E molti imprenditori e operatori ritengono che sarebbe necessario responsabilizzare maggiormente i lavoratori nel loro ruolo di attori della propria e altrui sicurezza. Lei cosa ne pensa?

 

Giovanni Barozzino: “I lavoratori sono sempre responsabili, non ho mai visto lavoratori che mettano a rischio la loro salute e la loro vita. Quando alcuni ''datori di lavoro'' sostengono che vorrebbero responsabilizzare i lavoratori di fatto non vogliono assumersi le loro responsabilità e scaricarle sul lavoratore. Una pretesa che, in assenza di diritti, darebbe loro la possibilità di sostenere che il lavoratore che subisce un infortunio sia poco responsabile”.

 

In Commissione Lavoro al Senato è depositato un altro disegno di legge, a firma Sacconi e Fucksia, in materia di salute e sicurezza. Si tratta di una proposta di semplificazione estrema della normativa vigente. Cosa ne pensa?

 

Giovanni Barozzino: “Come dicevo prima, questa proposta di legge vuole scaricare sui lavoratori la responsabilità degli incidenti e deresponsabilizzare il datore di lavoro. Proponendo l'abrogazione del Testo Unico in materia di salute e sicurezza, riduce le responsabilità oggettive dei datori di lavoro e carica quella dei lavoratori. Inoltre introduce un sistema di certificazione della corretta applicazione delle norme da parte di professionisti, pagati dagli stessi datori di lavoro. Un vero capolavoro! D'altra parte siamo abituati alle pensate del sen. Sacconi in materia di lavoro”.

 

In questi ultimi anni dopo una fase di consolidamento della normativa su salute e sicurezza i principi che sembrano guidare il legislatore sono quelli relativi alla semplificazione e razionalizzazione degli adempimenti, spesso ritenuti troppo onerosi, specialmente per le piccole aziende… Lei che ne pensa? È possibile operare una reale semplificazione senza ridurre le tutele nei luoghi di lavoro?

 

Giovanni Barozzino: “Purtroppo la semplificazione ha sempre significato riduzione dei diritti per i lavoratori e maggiore tolleranza per i datori di lavoro. Semplificare si deve, perché spesso le norme sono troppe e farraginose, ma non deve voler dire riduzione dei diritti. Ridurre la sicurezza ad una questione di risorse mi sembra francamente poco civile”.  

 

Ritiene che la vostra proposta abbia la possibilità, con gli equilibri attuali, di essere approvata? E se sì, quali potrebbero essere i tempi?

 

Giovanni Barozzino: “Impossibile fare previsioni sui tempi, come sulla tenuta di questo Governo. Noi insisteremo perché venga messo all'ordine del giorno in tempi brevi, ma si vedrà. D'altra parte, quelli che più si sono spesi per l'introduzione dell'omicidio stradale dovrebbero, per coerenza, approvare anche questo nostro testo”.

 

 

 

Nelle prossime settimane cercheremo di presentare, possibilmente attraverso interviste ai firmatari, altre proposte di legge in materia di sicurezza e salute sul lavoro.

 

 

 

Bozza del Disegno di legge “Introduzione del reato di omicidio sul lavoro e del reato di lesioni personali sul lavoro gravi o gravissime” (Formato PDF, 215 kB).



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Rispondi Autore: simone bianchi - likes: 0
24/02/2017 (06:56:00)
I reati attualmente previsti nell'ambito delle violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro sono già sufficientemente pesanti. Introdurre ipotesi di reati,ulteriormente più gravi, e peraltro nel panorama giuridico italiano è PAZZIA. Detto ciò non entro nemmeno nel dettaglio dell'articolo proprio per la repulsione provata.
Rispondi Autore: kendo - likes: 0
24/02/2017 (08:10:38)
Leggendo questo testo,da pura e superata lotta ideologica anni '70,fossi un datore di lavoro chiuderei la ditta è manderei tutti a mangiare a casa del senatore.
Rispondi Autore: Harleysta - likes: 0
24/02/2017 (08:19:35)
...straquoto kendo! vorrei dire al sen. barozzino che talvolta, anche gli operai ci mettono del loro a cagionare gli infortuni e questo lo affermo dopo quasi 30 anni di professione. eppoi questa è una assurda legge che si va ad aggiungere alle oltre 77mila leggi, spesso discordanti tra loro, presenti in itaGlia...
Rispondi Autore: Meloni Luigi - likes: 0
24/02/2017 (08:29:05)
Vorrei porre un invito a riflettere su questa risposta del proponente, che sulla base delle mie esperienze, purtoppo, non corrisponde sempre al vero! Lo dimostrano le migliaia di lettere di richiamo disciplinare e le registrazioni di mancati infortuni che aimè si è costretti a verbalizzare! La cultura sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro è un processo lungo e faticoso che necessita di un clima collaborativo e certamente non alzando muri di parte! Giovanni Barozzino: “I lavoratori sono sempre responsabili, non ho mai visto lavoratori che mettano a rischio la loro salute e la loro vita. Quando alcuni ''datori di lavoro'' sostengono che vorrebbero responsabilizzare i lavoratori di fatto non vogliono assumersi le loro responsabilità e scaricarle sul lavoratore. Una pretesa che, in assenza di diritti, darebbe loro la possibilità di sostenere che il lavoratore che subisce un infortunio sia poco responsabile”.
Rispondi Autore: tadini carlo - likes: 0
24/02/2017 (08:43:08)
teoria punitiva , poi non lamentiamoci delle conseguenze negative sociali ed economiche per tutti. Buona giornata.
Rispondi Autore: Andrea Rotella - likes: 0
24/02/2017 (09:06:31)
Con tutto il rispetto per il firmatario del DDL, ma ci sono diverse fallacie logiche nella proposta e nelle sue motivazioni, come ho avuto modo di evidenziare in un articolo sul mio blog.
Le norme varate sull'onda dell'emotività non sono mai convincenti e, come in questo caso, hanno un brutto odore di populismo penale.
Rispondi Autore: Nicola M. - likes: 0
24/02/2017 (09:23:33)
L'onorevole Barozzino è l'ennesima dimostrazione di una classe politica che ha mandato in rovina il nostro paese facendo leggi (speriamo questa rimanga solo una proposta) che sono lontane anni luce dalla realtà quotidiana. La sicurezza per esperienza personale da RSPP è fatta tramite la sensibilizzazione e la collaborazione continua di tutte le parti interessate dal datore di lavoro fino ai lavoratori, passando per RSPP, medico competente e RLS. Non è certo reprimendo il solo datore di lavoro che si ottiene maggior sicurezza.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
24/02/2017 (09:50:43)
Il solito vizietto italiota di intervenire sotto spinte emozionali ed emergenziali, continua ad imperversare.

Chiedere l'inasprimento di pene e sanzioni senza andare alla radice del problema è un'abitudine molto diffusa tra i politici specialmente tra quelli provenienti dal mondo sindacale e dalla magistratura.

Tempo fa avevano diffuso delle statistiche dove, con l'introduzione dell'omicidio stradale, la diminuzione era stata praticamente impercettibile e, per gli incidenti stradali, aveva avuto un effetto deterrente maggiore l'introduzione della patente a punti.

Personalmente mi sarei occupato di più riguardo il famoso decreto di qualificazione delle imprese che, previsto dal D. Lgs. n° 81/2008, ancora non ha visto la luce.
Forse così si comincerebbe ad evitare di avere sul mercato imprese improvvisate.

Le pene per i reati di omicidio colposo già ci sono e nel caso di omicidio colposo plurimo arrivano a 15 anni.

Quindi le leggi e le relative pene già ci sono.
Basta applicarle.

Tanto per fare un esempio. TK 7 - morti: 589 cp omicidio plurimo pena max 15 anni + 423 cp Incendio pena max 7 anni + 437 cp omissione dolosa di cautele contro gli infortuni pena max 10 anni. Applicazione art. 74 cp per un totale di 32 anni. Mitigato dall'art. 78 cp scendiamo ad un massimo di 30 anni.

Questa la richiesta da cui si poteva partire invece di chiedere l'omicidio volontario con colpa cosciente.
Certamente non li avrebbero riconosciuti tutti ma almeno avremmo risparmiato altri due anni di sofferenze ai parenti delle povere vittime.

Abbiamo visto come è andata a finire: 9 anni per avere giustizia con almeno due anni persi per il rimpallo tra cassazione e Appello.
Rispondi Autore: Claudio Stellato - likes: 0
24/02/2017 (09:55:13)
Personalmente ritengo una vera idiozia questa proposta di legge!
Credo che i lavoratori, parlo da RSPP consulente, non sono adeguatamente responsabilizzati.
Diffondiamo più cultura della sicurezza e più responsabilità dei lavoratori senza esimere il datore di lavoro.
Capito perchè vogliono chiudere??
Rispondi Autore: giampiero bondonno - likes: 0
24/02/2017 (10:08:59)
leggendo la proposta del sen. Barozzino, relativa alla modificam di alcuni articoli del codice penale ( infatti non è una nuova legge) non posso che ritenermi d'accordo, con alcune precisazioni. Da esperienza diretta non ritengo corretto equiparare un datore di lavoro che, facciamo l'esempio in edilizia, provvede a porre in atto cautele antifortunistiche, magari non completamente idonee allo scopo, relative al rischio di caduta dall'alto ad un altro che invece manda senza protezioni alcuna i propri lavortori a lavorare a 10 m di altezza. In caso di infortunio mortale ritengo che, svolte le corrette indagini, il primo abbia sicuramente una colpa e quindi possa rimanere l'omicidio colposo e il secondo debba avere una pena riconducibile all'omicidio sul lavoro come proposto. Nel primo caso posso aver sbagliato le protezioni ma almeno ho fatto qualcosa valutando il rischio, nel secondo è palese a tutti, anche per i non esperti, che senza protezioni il rischio è totale e il datore di lavoro in scienza e coscienza (?)se ne frega del rischio che corrono i propri dipendenti. Stesso ragionamento vale anche negli altri settori.
Inoltre trovo interessante l'obbligo di assicurazione. Sembrerà strano ma ancor oggi esistono realtà che preferiscono non stipulare nessuna slavaguardia economica pre i propri dipendenti, dichiarandosi nullatenenti in caso di eventi lesivi.
Rispondi Autore: Giovanni Colle - likes: 0
24/02/2017 (10:09:05)
Proposta in gran parte ideologica e, come il richiamato "omicidio stradale", fondata su presupposti vendicativi più che di giustizia. Legge, quest'ultima, nota perchè anzichè colpire giustamente i pirati della strada o chi mette in grave pericolo sè stesso e altri perchè alla guida bevuto o drogato pare stia colpendo in modo devastante persone che commettono si degli errori ma senza cercarli, senza volerlo fare e senza comportamenti così gravemente avventati, con il risultato di rovinarli. Intanto i veri pericolosi continuano indisturbati a fare quello che vogliono.
Stesso effetto lo otterrebbe questa proposta di Legge di Barozzino.
Anche io sono un lavoratore; diciamo che sto a mezza strada tra il Datore di Lavoro (o "Padrone", come nostalgicamente preferirebbe poterlo definire Barozzino) e l'operaio che a suo tempo sono stato anche io. Ebbene sono convinto che in tema di mancata prevenzione le responsabilità sono sì prevalentemente delle aziende e dei Datori di Lavoro ma se continuiamo a far finta che i comportamenti dei dipendenti non centrano mai nulla a prescindere dalle istruzioni e formazione eventualmente ricevute, allora la partita è persa in partenza. Il lavoratore è ancora troppo deresponsabilizzato, almeno in quei tantissimi contesti aziendali dove si cerca di impegnarsi concretamente per fare anche sicurezza (seppur forse non tutto e forse non benissimo) oltre che produzione.
Come al solito e come avviene in tanti altri settori questa proposta non fa altro che confermare la totale incapacità dello Stato di effettuare controlli davvero efficaci; controllano i soliti noti dove trovano le porte spalancate ma poi realtà tipo Prato o cose simili (e quante ce ne sono in giro per l'Italia??) non le tcca mai nessuno salvo qualche estemporaneo blitz delle Forze dell'Ordine di tanto in tanto giusto per fare il titolo di apertura dei TG e dei giornali il giorno dopo ma lasciando poi le cose come stanno.
Facciano pure una Legge così insensata: poi vedrete che fine fanno le aziende; quelle serie che producono ricchezza. Quante di esse resteranno ancora in ItaGlia e quante altre, che per ora ci studiano e basta (il "made in Italy" sarebbe ancora attrattivo), penseranno ancora di investire in questo povero Stato (cosa che si guardano già ora dal fare perchè fra un annetto l'IVA schizzerà alle stelle e la nostra attualmente crescente inflazione, importata (!!), ritornerà ad essere deflazione confermando così l'assenza di crescita economica del paese (che per i potenziali investitori significa mancanza di business e quindi fuga). Salvo che nel frattempo chi ci sta governando non cambi qualcosa (costo eccessivo dello Stato; sovratassazione; burocrazia asfissiante; ecc.).
Deve finire definitivamente il tempo della "lotta di classe"! O ci salviamo assieme o affondiamo assieme.
[quanto sopra è solo una mia modesta opinione]
Rispondi Autore: RedSPP - likes: 0
24/02/2017 (10:32:34)
Quando uno afferma che:
“I lavoratori sono sempre responsabili, non ho mai visto lavoratori che mettano a rischio la loro salute e la loro vita... "
è perchè non è mai andato a lavorare o ha lavorato sul pianeta Papalla!
Se così fosse non avremmo lavoratori con la patente ritirata per uso di sostanze stupefacenti o alcolici....per fare un esempio...
Rispondi Autore: KOTecnico - likes: 0
24/02/2017 (11:12:25)
Che sfilza di pareri "entusiasti". Se fossi il senatore, visto che è stato operaio e solo per casualità si trova a fare il parlamentare, passerei da qui per il dibattito.
Bravi continuate a legiferare col piffero.
F.to uno con 20 anni a ciclo continuo su impianto a RIR
Rispondi Autore: Harleysta - likes: 0
24/02/2017 (12:50:48)
...io difendo il sinistro senator barozzini! poveretto deve mantenersi la sedia ancora per un po', in fondo tiene famiglia pure lui...
Rispondi Autore: Giovanni Colle - likes: 0
24/02/2017 (13:45:29)
Proposta in gran parte ideologica e, come il richiamato "omicidio stradale", fondata su presupposti vendicativi più che di giustizia. Legge, quest'ultima, nota perchè anzichè colpire giustamente i pirati della strada o chi mette in grave pericolo sè stesso e altri perchè alla guida bevuto o drogato pare stia colpendo in modo devastante persone che commettono si degli errori ma senza cercarli, senza volerlo fare e senza comportamenti così gravemente avventati, con il risultato di rovinarli. Intanto i veri pericolosi continuano indisturbati a fare quello che vogliono.
Stesso effetto lo otterrebbe questa proposta di Legge di Barozzino.
Anche io sono un lavoratore; diciamo che sto a mezza strada tra il Datore di Lavoro (o "Padrone", come nostalgicamente preferirebbe poterlo definire Barozzino) e l'operaio che a suo tempo sono stato anche io. Ebbene sono convinto che in tema di mancata prevenzione le responsabilità sono sì prevalentemente delle aziende e dei Datori di Lavoro ma se continuiamo a far finta che i comportamenti dei dipendenti non centrano mai nulla a prescindere dalle istruzioni e formazione eventualmente ricevute, allora la partita è persa in partenza. Il lavoratore è ancora troppo deresponsabilizzato, almeno in quei tantissimi contesti aziendali dove si cerca di impegnarsi concretamente per fare anche sicurezza (seppur forse non tutto e forse non benissimo) oltre che produzione.
Come al solito e come avviene in tanti altri settori questa proposta non fa altro che confermare la totale incapacità dello Stato di effettuare controlli davvero efficaci; controllano i soliti noti dove trovano le porte spalancate ma poi realtà tipo Prato o cose simili (e quante ce ne sono in giro per l'Italia??) non le tcca mai nessuno salvo qualche estemporaneo blitz delle Forze dell'Ordine di tanto in tanto giusto per fare il titolo di apertura dei TG e dei giornali il giorno dopo ma lasciando poi le cose come stanno.
Facciano pure una Legge così insensata: poi vedrete che fine fanno le aziende; quelle serie che producono ricchezza. Quante di esse resteranno ancora in ItaGlia e quante altre, che per ora ci studiano e basta (il "made in Italy" sarebbe ancora attrattivo), penseranno ancora di investire in questo povero Stato (cosa che si guardano già ora dal fare perchè fra un annetto l'IVA schizzerà alle stelle e la nostra attualmente crescente inflazione, importata (!!), ritornerà ad essere deflazione confermando così l'assenza di crescita economica del paese (che per i potenziali investitori significa mancanza di business e quindi fuga). Salvo che nel frattempo chi ci sta governando non cambi qualcosa (costo eccessivo dello Stato; sovratassazione; burocrazia asfissiante; ecc.).
Deve finire definitivamente il tempo della "lotta di classe"! O ci salviamo assieme o affondiamo assieme.
[quanto sopra è solo una mia modesta opinione]
Rispondi Autore: Colle Giovanni - likes: 0
24/02/2017 (13:47:46)
SCUSATE. Precedente intervento reinviato per errore (pasticciato con pagine web aperte)
Rispondi Autore: Pier Giorgio Confente - likes: 0
24/02/2017 (19:05:36)
gli infortuni sono nella media europea e ciò significa che non dobbiamo non preoccuparci ma cercare di capirne le cause profonde ed intervenire sulle stesse.
Non penso che tra le cause vi sia una carenza di tipo penale, anzi il nostro ordinamento penale è già molto severo.
Bisogna intervenire sull'uomo (lavoratore e dirigente) e questo è difficile perchè coinvolge la cultura dello stesso, i suoi valori!
Inoltre manca una banca dati che rapidamente illustri gli eventi infortunistici in modo da aumentare la conoscenza degli addetti.
Rispondi Autore: Francesco B. - likes: 0
26/02/2017 (22:49:38)
Da consulente e certificatore di sistemi di gestione non posso che essere d'accaordo con quanti mi hanno preceduto.
La derensponsabilizzazione totale dei lavoratori porta solo a masse di decerebrati e a insicurezza diffusa, i datori di lavoro non sono certo dei santi, ma raramente nelle loro azioni c'è dolo, magari approssimazione, leggerezza, scarsa cultura della sicurezza. Le statistiche infortunistiche italiane sono in linea con quelle europee, non mi sembra che gli altri stati invochino leggi forcaiole, intervengono invece sulla cultura e la formazione.
Senatore, faccia un bagno nella realtà e non cerchi voti vellicando la pancia della gente (e si ricordi della storia di Robespierre, il paradigma dei giustizialisti)!
Rispondi Autore: Riccardo Borghetto - likes: 0
27/02/2017 (12:15:38)
Pessima proposta ideologica che non fa altro che peggiorare la situazione. Probabilmente il senatore non ha mai lavorato in vita sua.
Rispondi Autore: luca c.p. - likes: 0
28/02/2017 (14:07:18)
Tutti a difesa della mentalità di padrone o caporale. Vorrei capire tutti questi consulenti che si riempiono la bocca con la parola educazione, prevenzione, se hanno mai girato nelle realtà lavorative italiane del sommerso. Oggi, per esperienza nello stato, pochi o nessuno paga veramente per le proprie inadempienze. Oggi i processi vanno in prescrizione, le parti lese non vengono risarcite. Certo il problema è anche della giustizia ma non solo, è di mentalità.
Tutti sappiamo come funzionano i corsi di formazione, quasi sempre sono una perdita di tempo anche per lo stesso datore di lavoro. La soluzione di emergenza è quella di adottare provvedimenti punitivi. Chiunque deve capire che non fare una cosa corrisponde a commetterla.
E chi non vuole rispettare le leggi vada pure all'estero, l'Italia deve ridiventare il paese esempio di civiltà e diritti per la sicurezza sul lavoro come lo era negli anni 50'.

Rispondi Autore: Francesco B. - likes: 0
28/02/2017 (17:39:04)
Gentilissimo Luca c.p.
Nessuno, io per primo, vuole negare o sottovalutare la realtà del sommerso, ma non è colpevolizzando indiscriminatamente il datore di lavoro o con uno stato di polizia che si risolve il problema.
Il sommerso è una piaga dal punto di vista fiscale, della "vulnerabilità" alla delinquenza organizzata e non, della sicurezza sul lavoro, dello sfruttamento.
Il problema quindi è un sistema che non agisce contro il sommerso. Per quanto riguarda l'estero informati bene: vi sono paesi, come la Svizzera, che senza leggi forcaiole hanno un livello di prevenzione invidiabile, negli altri paesi europei vi è una legislazione sulla sicurezza del lavoro molto simile alla nostra (non a caso derivata da una direttive CE) e livelli di infortunosità paragonabili ai nostri. Comunque scusa, perchè partire dal presupposto che il datore di lavoro è sempre inadempiente? Personalmente ho visto lavoratori che ridevano in faccia al preposto che dava disposizioni sulla sicurezza e finora non ho visto nessun licenziamento di lavorartori pur responsabili di atti e comportamenti gravissimi in spregio a tutte le istruzioni loro impartite.
Rispondi Autore: Francesco B. - likes: 0
28/02/2017 (17:43:04)
Sempre per Luca c.p.
Dimenticavo, a proposito degli anni '50, che mitici non erano affatto,almeno dal nostro punto di vista, vatti a studiare la storia della SLOI di Trento, la trovi in internet, o quella dell'IPCA di Cirié.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/02/2017 (19:12:21)
In Italia, si legifera sempre sotto spinte emozionali - emergenziali. E ciò si fa dimenticandosi che le leggi ci sono ed anche da parecchio tempo. Una legge che punisca il reato di omicidio colposo c'è dal 1 luglio 1931 e si chiama Codice Penale. Anche per il risarcimento c'é il Codice Civile fin dal 16 marzo 1942.

Le persone non muoiono sul lavoro perchè non c'è la legge ma perchè sul mercato c'è di tutto e la legge che c'è non si applica.

Non è con i deterrenti penali che intervengono sempre dopo che è successo il fatto, che se ne viene fuori.
Un imprenditore che se frega della sicurezza sul lavoro sta a pensare, mentre fa lavorare i suoi dipendenti in condizioni di totale assenza di sicurezza, che se lo beccano e lo condannano dopo 7-8 anni (tanto ci vuole per una sentenza definitiva), si farebbe , forse, qualche anno di galera in più?
Statisticamente, all'interno dei luoghi di lavoro (e quindi esclusi gli infortuni in itinere o per strada in occasione di lavoro) ci sono poco più di 500 morti.
Le aziende in Italia sono quasi 3,8 milioni.
Il che vuol dire che le probabilità di avere un morto sono pari allo 0,00013% o a 131 morti ogni milione d'imprese. Pur volendo fare riferimento solo a quelle con meno di 10 dipendenti (quasi l'87% del totale), le probabilità di aver un morto salgono a 151 ogni milione d'imprese.
Questa è la frequenza di questi eventi e, quindi, statisticamente non ha significatività per certe "tipologie" di datori di lavoro.
Questi conti, 'sti signori, se li fanno.

OVVIAMENTE, PER ME, ANCHE UN SOLO MORTO SUL LAVORO E' INACCETTABILE.

Se volessimo fare qualcosa, si potrebbe partire con una cosa semplicissima e cioè con regole serie per l'accesso e la permanenza sul mercato da parte delle imprese. Certo non risolverebbe il problema, ma un piccolo passetto in avanti, certamente lo faremmo.

Poi, nel nostro piccolo, ogni cittadino dovrebbe fare la sua cominciando, ad esempio, a portarsi in casa per rifarsi, ad esempio, il pavimento del bagno non l'impresa che costa di meno ma l'impresa che, prima è in regola con quello che, volenti o nolenti, la nostra legge richiede e ce lo dimostra, e poi che costa di meno.

Facciamoci l'esame di coscienza e chiediamoci se, NOI PER PRIMI, adottiamo comportamenti in linea con la legge.
Parafrasando JFK, si potrebbe dire:
"Non chiedere cosa può fare il tuo Paese per la sicurezza sul lavoro, ma chiedi cosa puoi fare tu per la sicurezza sul lavoro nel tuo Paese".
Rispondi Autore: Francesco B. - likes: 0
28/02/2017 (23:31:31)
Sempre a proposito della presunta superiorità della prevenzione negli anni '50 e successivi.
1965 (10 anni dal giustamente mitico 547) denunciati 1.321.166 con 3823 decessi, cioè il 3 per mille circa; 2006 (10 anni dall'altrettanto mitico 626) denunciati 927.998 con 1302 decessi, cioè il 1,4 per mille.
Cosa è cambiato? Non l'impianto sanzionatorio, ma molte altre condizioni al contorno: tecnologie, consapevolezza, cultura della prevenzione, struttura economica. Non commento, ma mi piacerebbe che si cominciasse a riflettere sui dati reali del fenomeno, non sulle impressioni e sull'onda dell'emozione.
Rispondi Autore: luca c.p. - likes: 0
01/03/2017 (11:17:38)
infatti il mio era un riferimento alla legge degli anni 50' In italia abbiamo un sacco di leggi inapplicate anche perché fondamentalmente il nocciolo della questione è la nostra mentalità. Caro Francesco ,grazie per avermi illustrato casi già a me noti. Non concordo affatto sul tuo presupposto che sommerso non coincida con insicurezza. Questi due aspetti molte vanno di pari passo. Concordo invece con te che molte volte i lavoratori stessi dovrebbero essere sanzionati.
PS HO LAVORATO SIA IN INGHILTERRA CHE IN SVIZZERA E LO SO' BENISSIMO. MA LI FANNO LEVA SULLE ASSICURAZIONI E SUI PREMI ASSICURATIVI. ripeto dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare ma ora nbisogna cercare di tamponare....e siamo di fronte a dati allarmanti e sottostimati.
Rispondi Autore: Francesco B. - likes: 0
01/03/2017 (12:00:17)
Gentilissimo luca,
forse non mi sono spiegato bene.
Sommerso e insicurezza procedono in parallelo, solo che il problema del sommerso va risolto alla base colpendo il sommerso in ogni aspetto. Mi riferisco al caso della signora pugliese morta di fatica che in questi giorni è salito, giustamente, alla ribalta. La causa reale non è stata una violazione delle norme della sicurezza sul lavoro, ma la violazione di tutte le norme sul lavoro e la connivenza, o incapacità dello Stato di intervenire; carenza di controlli? Forse, ma non mi vengano a raccontare che nessuno era a conoscenza di quanto accadeva.
Invocare il principio dell'omicidio sul lavoro (come peraltro l'omicidio stradale) quando nel diritto penale esiste già il concetto di dolo o colpa grave, che potrebbe essere applicato in tutti quei casi in cui l'evento sia derivato da una VOLONTARIA omissione e non da imperizia o errori involontari e inconsapevoli (che sono umanissimi, non dimentichiamolo) o dalla casualità, che in alcuni casi c'entra eccome, mi sembra una forzatura dovuta alla deriva populista purtroppo imperante.
Il problema, dunque, non è una carenza del diritto, ma una carenza dell'applicazione del diritto.
Quanto poi alla tendenza alla piena deresponsabilizzazione del lavoratore è secondo me un fenomeno pericolosissimo, perchè induce lassismo (tanto è sempre colpa di qualcun altro), ed è anche qui che bisogna intervenire: tutti sono responsabili nel loro ambito, quindi devono sempre agire con la testa e non con un'altra parte del corpo sita più in basso. La legge dice che il lavoratore deve farsi carico della propria e dell'altrui sicurezza, principio (quasi) sempre disatteso.
Quanto ai dati più o meno allarmanti per poter espimere un giudizio sensato sarebbe il caso di analizzare non il numero assoluto degli incidenti mortali, ma gli indici statistici normalizzati (sulle ore lavorate, sul numero degli occupati e così via), penso che potremmo avere delle sorprese. Non sto dicendo che il fenomeno non sia allarmante, forse però non lo stiamo percependo nella giusta luce.
Rispondi Autore: Harleysta - likes: 0
02/03/2017 (15:54:23)
...penso alla UE faccia "piacere" mantenere l'itaGlia disunita, svenduta ed in confusione. altrimenti i francesini collaborazionisti ed i crucchi avrebbero a che fare con un'Italia ricca di tecnologia, design, arte, turismo, cultura gastronomica, ecc. questo potrebbe far venire il mal di pancia a qualcuno, quindi ben venga il barozzini di turno...

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