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04 agosto 2016 - Cat: Normativa
  

Un disegno di legge per ridisegnare la normativa sulla sicurezza


Depositato nella Commissione Lavoro del Senato un disegno di legge che ridurrebbe il Testo Unico sulla sicurezza da 306 a 22 articoli. Le proposte, i principi generali, le modifiche in materia di responsabilità e le prime reazioni delle parti sociali.

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Roma, 4 Ago – Ormai da alcuni anni la filosofia che guida il legislatore in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro è quella della razionalizzazione e semplificazione delle norme e degli adempimenti. Molti provvedimenti, ad esempio il cosiddetto “Decreto del fare” o il “ Jobs Act”, hanno previsto infatti semplificazioni e modifiche che hanno cambiato “qui e là” qualche articolo del D.Lgs. 81/2008, ad esempio allargando qualche esonero, introducendo qualche deroga, standardizzando e agevolando l’elaborazione di qualche documento.
Tuttavia c’è chi ritiene che la terapia che necessita alla nostra normativa sulla sicurezza vada ben al di là di qualche taglio o qualche modifica.
 

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Formazione e informazione generale dei lavoratori sulla sicurezza e salute sul lavoro

 

Infatti nello scorso mese di luglio è stato depositato dai senatori Maurizio Sacconi e Serenella Fucksia, in Commissione Lavoro del Senato, un nuovo disegno di legge (DDL) tendente al riordino e alla semplificazione del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Un disegno di legge che, sollevando, come vedremo, alcune perplessità e critiche, propone per il futuro una semplificazione drastica: se il DDL fosse approvato la normativa in materia di salute e sicurezza del Testo Unico passerebbe dagli attuali 306 articoli e 51 allegati a 22 articoli e 5 allegati.

Una proposta che prevede anche la possibilità per “medici del lavoro o altri professionisti esperti in materia di sicurezza sul lavoro”, di verificare l’avvenuto adempimento in azienda degli obblighi in materia di salute e sicurezza e certificare, sotto la propria responsabilità, la correttezza delle misure di prevenzione e protezione adottate dalla singola azienda.

E cambiamenti non mancherebbero poi anche nelle responsabilità del datore di lavoro. Secondo i due proponenti la colpa in materia di salute e sicurezza è “colpa di organizzazione” con la conseguenza che ‘essa viene meno ove l’imprenditore dimostri di aver provveduto ad organizzare la sua azienda in modo corretto e attento rispetto alle esigenze di tutela dei propri lavoratori’.

 

Per illustrare più nel dettaglio il disegno di legge “Disposizioni per il miglioramento sostanziale della salute e sicurezza dei lavoratori” riportiamo alcune parti significative presenti nella presentazione del DDL.

 

Si indica che la disciplina sulla salute e sicurezza durante il lavoro è stata “prodotta nel presupposto della produzione industriale seriale fortemente meccanizzata e di mansioni lavorative standardizzate, venendo applicata in modo tendenzialmente omologo a tutti i luoghi produttivi di beni come di servizi”.

 

E si sottolinea che la normativa di salute e sicurezza vigente in Italia “si caratterizza per la sua eccessiva complessità, legislativa e di attuazione”, già bene esemplificata dal numero degli articoli del d.lgs. n. 81/2008, “a sua volta neppure esaustivo rispetto alle disposizioni vigenti”. Complessità ancora più preoccupante - continuano i due senatori - “ove si consideri che il ‘testo unico’ (come già il d.lgs. n. 626/1994) non prevede alcuna ‘modularità’ delle disposizioni applicabili alle aziende rispetto alle peculiarità dei settori e delle attività di riferimento imponendo in modo indistinto a tutti i datori di lavoro l’adozione – tendenzialmente assistita da sanzione penale – delle stesse misure di tutela, progettate avuto riguardo al modello di una impresa manifatturiera, strutturata e organizzata in modo tradizionalmente gerarchico”.

Secondo i proponenti è evidente ed improcrastinabile “indirizzare la normativa vigente in materia di salute e sicurezza verso una maggiore pertinenza rispetto alle dinamiche e ai rischi infortunistici di settore e tenendo conto delle diversità delle organizzazioni di lavoro”.

Insomma appare necessario “abbandonare definitivamente l’approccio formalistico” a favore di uno “pratico e sostanziale, che concepisca le regole di prevenzione in modo coerente con la gravità dei rischi propri delle imprese dei diversi settori di riferimento e che favorisca un approccio normativo fondato sulla sostenibilità degli obblighi di legge da parte degli studi professionali, degli uffici in generale e delle Piccole e Medie Imprese, cui non è logico né corretto chiedere gli stessi adempimenti imposti ad aziende con processi complessi e con numero elevato di lavoratori, senza alcuna considerazione dei dati infortunistici di riferimento”.

 

Prima di entrare nel dettaglio di qualche articolo riprendiamo i principi generali presentati nel DDL:

a. “introduzione del principio del rispetto dei livelli di regolazione minimi previsti dalla legislazione comunitaria di riferimento, eliminando quelle parti delle normative italiane (leggi, decreti, altre fonti) che rispetto ai livelli di regolazione delle direttive comunitarie siano ulteriori e non giustificati da esigenze di tutela dei lavoratori;

b. riconoscimento del principio per il quale il datore di lavoro è tenuto ad adottare le misure di prevenzione e protezione che rappresentano lo ‘stato dell’arte’ in materia di prevenzione di infortuni e malattie, in quanto elaborate da soggetti competenti e, se necessario, ‘validate’ da soggetti pubblici;

c. identificazione di principi essenziali di sicurezza, tratti dalle direttive europee e contenuti nelle ‘norme tecniche’, nelle ‘buone prassi’ e nelle ‘linee guida’, che costituiscano i livelli inderogabili – applicati unitariamente a livello nazionale – della tutela dei lavoratori rispetto agli infortuni e alle malattie professionali e il parametro di valutazione dell’adempimento degli obblighi delle aziende, con conseguente abrogazione delle disposizioni ‘di dettaglio’ (tuttora vigenti, spesso risalenti agli anni ’50) di cui ai Titoli II e seguenti del d.lgs. n. 81/2008;

d. possibilità per i soggetti obbligati di rivolgersi a soggetti ‘esperti’ in materia di salute e sicurezza sul lavoro i quali, sotto la loro responsabilità professionale, possano ‘certificare’ la correttezza della progettazione e realizzazione delle misure di prevenzione e protezione in azienda, anche previo accesso al patrimonio informativo di cui al Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione (SINP);

e. incentivazione, con un meccanismo di ‘bonus-malus’ a valere sui premi INAIL, della adozione ed efficace attuazione in azienda delle misure di prevenzione di infortuni e malattie professionali;

f. complessiva rivisitazione della normativa vigente, eliminando ripetizioni e sovrapposizioni, anche con riferimento all’apparato sanzionatorio, garantendo la semplificazione della normativa nonché l’effettiva e corretta modulazione dei precetti, anche sanzionatori”.

 

Prima di raccogliere qualche breve commento sul disegno di legge entriamo nel dettaglio di qualche articolo.

 

Ad esempio riguardo alle responsabilità il comma 4 dell’articolo 6 evidenzia come la responsabilità penale e civile del datore di lavoro è esclusa ‘nel caso in cui siano intervenuti fatti dovuti a circostanze a lui estranee, eccezionali e imprevedibili, o a eventi eccezionali, le cui conseguenze sarebbero state comunque inevitabili, nonostante il datore di lavoro si sia comportato in modo diligente’.

 

Certo resta ferma la necessità che il datore di lavoro vigili sulle condotte altrui (comma 5), adempimento che egli può però ottemperare anche attraverso una corretta organizzazione aziendale, ‘per mezzo dei dirigenti e dei preposti e attraverso idonee procedure, anche disciplinari’”. E la responsabilità penale del datore di lavoro è esclusa (comma 6) in caso di infortunio occorso a seguito di grave negligenza del dirigente, del preposto o del lavoratore, ‘ove sia dimostrato il diligente comportamento del datore di lavoro, consistente nella adozione ed efficace attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge e di cui alla normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro’.

 

L’articolo 7, “centrale nella logica e nella filosofia” della proposta, impone al datore di lavoro di perseguire l’adozione ed efficace attuazione delle “ migliori soluzioni tecniche e organizzative disponibili” e presenta l’attività di supporto e sostegno garantita dai medici del lavoro o da altri professionisti esperti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, chiamati a verificare l’avvenuto adempimento in azienda degli obblighi in materia di salute e sicurezza rilasciando una apposita “certificazione” avente valore legale di presunzione rispetto agli obblighi di legge (comma 3, articolo 7). E al fine di consentire la necessaria selezione dei certificatori, la legge prevede la necessità di iscrizione ad un elenco presso il Ministero del lavoro, previa verifica del possesso di determinati requisiti professionali e di esperienza. Secondo i proponenti tale meccanismo di affidamento a soggetto terzo della certificazione “permetterà una notevolissima riduzione della documentazione di riferimento per la dimostrazione dell’avvenuto adempimento degli obblighi da parte del datore di lavoro favorendo una visione sostanziale e non burocratica della materia e riducendo sensibilmente i costi di gestione degli adempimenti meramente documentali”.

 

In definitiva quella del nuovo disegno di legge è sicuramente una visione in materia di sicurezza e salute sicuramente molto diversa da quella sottesa non solo dal Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, ma più in generale da tutta l’attuale normativa in materia di SSL.

 

È evidente che stiamo parlando di una proposta. Una proposta che attende l’esame da parte della Commissione e che potrebbe o non potrebbe mai giungere al voto, almeno in questa forma e senza modifiche.

 

Rimandando a futuri approfondimenti sul tema, riprendiamo brevemente una breve nota che esprime l’opinione sul DDL da parte di Sebastiano Calleri, Responsabile nazionale salute e sicurezza nei luoghi di lavoro Cgil.

 

Secondo Calleri quella del disegno di legge è una “riproposizione di posizioni già note e diffuse in passato, molte di stampo ideologico ed alcune di segno contrario perfino a riforme già in atto, come quelle dell'articolo 117 della Costituzione”.

Secondo il dirigente Cgil tale proposta “dispone innanzitutto l'abrogazione del TU 81, per sostituirlo con testo che propone modifiche pericolosissime non solo in merito alle responsabilità oggettive dei Datori di Lavoro (introducendo anche la ‘responsabilità’ in qualche modo esimente di lavoratori e preposti), ma attraverso un sistema del tutto diverso basato sul principio della certificazione della corretta applicazione delle norme da parte di professionisti presunti ‘terzi’ ma retribuiti dai datori di lavoro stessi”.

 

Inoltre resta non conosciuto, all'interno dell'articolato del DDL - continua Calleri - “il ruolo assegnato ad esempio all'Inail e al nuovo ispettorato unico all'interno del sistema prevenzionistico”.

 

È probabile che questa proposta sarà seguita nei prossimi mesi da vari commenti di tecnici, politici e parti sociali, commenti che speriamo di poter pubblicare per offrire un ventaglio il più possibile allargato delle opinioni e delle soluzioni proponibili in materia di sicurezza.

 

Speriamo che il DDL e il dibattito che potrebbe sollevare saranno comunque una buona occasione per riflettere seriamente su come migliorare la sicurezza in Italia, su come adattarla al complesso e variegato mondo lavorativo e su come realizzare norme che siano prima di tutto efficaci nel tutelare la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

 

Senato della Repubblica, Disegno di legge d'iniziativa dei Sen. Maurizio SACCONI, Serenella FUCKSIA “ Disposizioni per il miglioramento sostanziale della salute e sicurezza dei lavoratori” (formato PDF, 438 kB).

 

 

Tiziano Menduto



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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Rispondi Autore: Enzo Raneri04/08/2016 (05:53:07)
il signor Sacconi, servo di vari despoti del passato (Craxi e Berlusconi), andrebbe immediatamente "rottamato"
Basterebbe un solo esempio: in materia di lavoro in "luoghi confinati" la legilsazione italiana assomma ad alcune decine di malridotte righe, mentre la normativa americana prevede qualche centinaio di articoli
Rispondi Autore: Raffaele Giovanni - Ispettore tecnico del lavoro04/08/2016 (08:29:04)
Ma non condivido le linee tracciate nel DDL proposto e spero tanto non vada avanti, poi si vede la mano del medico di cui la FUCKSIA ne fa parte, immaginate voi un medico che certifichi la regolarità di una azienda in materia di sicurezza , già non fanno il loro lavoro in quanto previsto (escludendo certamente pochi e buoni casi di medici responsabili) . A questo punto che fare ??? Si da in mano tutto a loro tanto negli spisal sono gli unici che comandano i tecnici non contano tanto la materia per loro è solo medica anziché tecnica ..... beati loro e chi li condivide ..... povera italia .. PEGGIO DI COSI .... non so
Rispondi Autore: matteo04/08/2016 (08:31:24)
mi pare che questo disegno di legge non sia nemmeno da buttare.. certo dovrebbe credo in parte rivisto corretto e integrato.. ma in ipotesi di base credo sia un punto di partenza da non cestinare
Rispondi Autore: Gianni Bonizzi04/08/2016 (08:49:15)
Il Sen Sacconi è ben conosciuto per le sue ten
denze suicide del mondo del lavoro, e solo per
partito preso, senza " materia grigia " per la
costruzione di un mondo del lavoro migliore,do
ve si possa lavorare (produrre ricchezza) senza
ammalarsi,senza morire, mantenendo una dignità umana
Rispondi Autore: @ClaudioVetica Claudio Vetica04/08/2016 (08:51:43)
Una proposta verso la semplificazione e la distribuzione delle responsabilità è un grosso passo avanti verso un concetto di sensibilità, consapevolezza e responsabilità diffusa che serve ad innalzare la cultura della sicurezza, passando da un obbligo ad un valore
Rispondi Autore: Pietro Caridi04/08/2016 (08:59:21)
Buongiorno, sicuramente una cosa giusta che scrivono in questo disegno di legge è che il tecnico a cui si affida l'azienda dovrebbe quanto meno essere un "tecnico esperto in sicurezza sul lavoro" che certifica sotto la propria responsabilità e non >, quindi secondo me un tecnico che redige un DVR, e le relative procedure applicative, dovrebbe quanto meno essere iscritto ad un albo professionale e firmare di proprio pugno la documentazione prodotta.
Rispondi Autore: Gianni bonizzi04/08/2016 (09:04:53)
Le semplificazioni in Italia son sempre state usate per vantaggi personali,mentre la distri
buzione delle responsabilità nelle soc. esiste
già, e nelle ditte private ( in particolare mediopiccole)
se usate seriamente ci sono, il problema è che
spesso o non sono usate seriamente o sono del
le imposizioni di comodo
Rispondi Autore: Giuseppe Scarpino04/08/2016 (10:00:57)
Il problema e' passare dalle parole ai fatti ... L'Italia non e' il paese delle semplificazioni ... Personalmente non mi aspetto nulla di buono ... fin quando non si comprende che la SSL dovrebbe essere regolamentata con un altro strumento normativo quale potrebbe essere un Codice (come il D.d.S., C.d.N., ecc.) che sarebbe molto diverso dal T.U. e vari eveltuali connessi e conseguenti ... Insomma, non abbiamo ancora deciso cosa vogliamo fare da grandi ...
Rispondi Autore: carlo cimmino04/08/2016 (10:28:53)
Ma prima di fare proposte di abrogazione se lo sono letto il D. Lgs. 81/08?
Il datore di lavoro è già deresponsabilizzato se implementa un sistema organizzativo e di gestione della sicurezza e le responsabilità sono già oggi distribuite secondo il principio di effettività. Certo qualche distinzione fra ufficio e laboratorio chimico andrebbe fatta e qualche adempimento semplificato ma il ricorso agli "esperti" escludendo la partecipazione dei lavoratori sarebbe un ritorno alla vecchia logica del risarcimento e del tecnico che "ci pensa lui", opposta ai principi introdotti dalle direttve europee sfociate nel D. Lgs. 626 e poi nell'81/08.
Rispondi Autore: daniele barbieri04/08/2016 (10:39:53)
come in nome della semplificazione si elimina (solo per citare un caso) il rappresentante territoriale in materia di salute e sicurezza, proprio in quelle piccole aziende dove i lavoratori sono meno tutelati.
Rispondi Autore: Massimo Tedone04/08/2016 (10:54:12)
Semplicemente contrario e contrariato .... probabilmente torneremo ai 5000 e più morti bianche ........ e nessun colpevole, come il secolo scorso. Mi sono già espresso nella comunity
Rispondi Autore: Colle G.04/08/2016 (11:33:17)
Se posso esprimere quella che è solo una mia opinione, Calleri accusa essere di "stampo ideologico" questa proposta (come altre simili, dice): verrebbe da dire "da che pulpito!", vista la sua risposta apparentemente di chiusura, "senza se e senza ma", alla discusisone su questo DDL.
Fatta questa premessa, da modesto e semplice operatore impegnato da venti anni nel settore (a mia volta "lavoratore" dipendente) la mia prima impressione sulle anticipazioni dei contenuti di questa proposta è un misto di interesse e di perplessità.
Ben venga una semplificazione dei risvolti ancora troppo burocratici attraverso una ulteriore sintesi dell'articolato della "81" e delle diverse altre norme ancora vigenti in materia (neppure sempre del tutto coordinate). E secondo me servirebbe assai anche ripensare questa normativa intercalandola nella struttura produttiva italiana che è fatta per la gran parte di medio-piccole e piccole aziende e non solo da grandi aziende strutturate organizzativamente.
Servirebbe poi ridurre un po' il margine di "interpretabilità" (sia per chi deve mettere in pratica i contenuti e sia per chi è chiamato a giudicare le nostre azioni); e servirebbe focalizzare maggiormente gli sforzi sulla sostanza e meno sulle formalità.
Fondamentale, poi, sarebbe il riequilibrio della distribuzione delle responsabilità (...e delle sanzioni!). Fino a che in sede di giudizio tutte le responsabilità in materia di igiene e sicurezza sul lavoro restano quasi esclusivamente in capo a "Datore di Lavoro", "Dirigenti" e "RSPP", molti, troppi degli altri attori (noi "lavoratori" in primis) continueranno a sentirsi esentati dall'impegnarsi davvero nel dover fare (anche) prevenzione, salvo quando non siano sotto l'occhio vigile di un Preposto, di un Capo o del "Padrone"; così sembra quasi che il mondo dei lavoratori medi italiani sia formato da persone immature e incapaci di intendere e di volere, che senza un "tutore" non sono in grado di decidere e di fare le cose giuste e assumersi delle responsabilitò (la mia è una semplificazione estrema; anche se non sempre, tuttavia, troppo spesso è ancora così).
Cosa dire poi delle attività di controllo istituzionale. Intanto in Italia mi pare siano davvero pochine (anche perchè i vari governi che si sono succeduti, compreso l'attuale, hanno pensato bene di tagliare le risorse a questi enti); ma se l'approccio di queste attività di controllo devono restare come spesso sono ancora attualmente e cioè quasi esclusivamente con approccio sanzionatorio e senza dare contributi preventivi, è ovvio che non ne sentiamo la mancanza!
Ma, mi chiedo e vi chiedo: perchè l'attività ispettiva deve essere solo ed esclusivamente in qualità di UPG con le conseguenze che conosciamo? Perchè, invece, non può essere, a richiesta della parte interessata, anche di tipo consultivo, per ricevere delle indicazioni di aiuto da queste professionalità che spesso sono portatrici di esperienze e conoscenze molto interessanti e che potrebbero essere utilmente condivise per crescere tutti assieme? No, non si può! Questi devono solo controllare e castigare!!
Anche qui per cercare una spiegazione a tutto ciò da un lato torniamo alle poche risorse che hanno disponibili, dall'altro si potrebbe quasi azzardare a spiegare questo anche come effetto di un approccio "ideologico" all'attività (voluto non necessariamente degli operatori quanto da chi stabilisce gli obiettivi politici delle loro attività). Ricadiamo ancora, quindi, nelle scelte politiche!
In conclusione io penso che deve continuare la richiesta sociale all'imprenditore (e il suo impegno) di adottare ed aggiornare le adeguate predisposizioni oggettive ed organizzative necessarie di caso in caso per una commisurata prevenzione (si, "commisurata": in questo mondo sempre più globablizzato non possiamo permetterci di continuare a ignorare che dobbiamo misurarci anche con il concetto di "sostenibilità economica"; un mio vecchio maestro mi ha insegnato che "si muore di lavoro; ma si muore anche per mancanza di lavoro"). Altresì oggi come oggi è piuttosto disattesa (anche nelle sentenze dei tribunali) la previsione presente nella "81" che tutti noi lavoratori siamo altrettanto protagonisti delle attività preventive e senza il nostro reale impegno concreto tutto il resto è e resterà aria fritta che continuerà a "castigare" i "Datori di Lavoro" e/o "Dirigenti" ma senza poi ottenere alcun reale beneficio concreto "sul campo". Ci sarà pur un motivo, infatti, se nonostante gli importanti investimenti pubblici e privati il loro effetto sulla riduzione degli eventi infortunistici di questi ultimi 10 anni è molto ridotto, no? Riduzione che probabilmente è dovuta più alla crisi economica mondiale (perdita posti di lavoro) che all'effetto di una vera svolta culturale nella prevenzione nella società e nelle aziende.
Rispondi Autore: Vito Brozzi04/08/2016 (15:52:01)
Ritengo che una razionalizzazione della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro sia necessaria, per acquisire una consapevolezza comune dell'importanza di tale materia.
Certamente la riforma non deve essere mirata a deresponsabilizzare una parte a discapito di un'altra, ma volta ad individuare percorsi chiari e con complessità modulare crescente in funzione della gravità del rischio, a cui ci si riferisce in modo da snellire la burocrazia, individuando immediatamente cosa fare e chi lo deve fare.
Es: sappiamo tutti che i DPI vanno usati per la protezione dei rischi residui.
Non possiamo obbligare un lavoratore di indossare DPI come un marziano anche dove non servono, responsabilizzandolo e, se non li indossa diventa il colpevole, prima bisognerà valutare l'effettiva necessità altrimenti si continuerà sempre con lo scaricare le responsabilità trasferendo tutto sulla parte più debole, a discapito della salute e sicurezza.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo04/08/2016 (16:32:06)
Ritengo abominevole considerare i santi della sicurezza i Medici del Lavoro (che notoriamente di tecnico capiscono ben poco) e ritengo assurdo confinare tra i requisiti per accedere a questi ipotetici registri del Ministero solo quelle classi di laurea. Si vede che chi ha scritto questo disegno di legge sa veramente molto poco di quello che succede nel nostro campo, quindi non dal punto di vista dell'azienda, ma di quello del professionista.
Non è la laurea che rende un tecnico esperto in materia di sicurezza e asseveratore della stessa, ma l'esperienza maturata, la specializzazione nei vari rami (agenti fisici, chimici, biologici, cantieristica, ecc.).
La norma attuale già prevede, tra le figure della sicurezza, quella che tecnicamente ha la maggiore preparazione ed è l'RSPP. Per tale figura esistono già apposite classe di lauree e diplomi e tale esperto del Ministero non deve essere altro che un professionista che per accedere a tale titolo deve "partire" almeno dai requisiti del RSPP. Da questo, poi, l'accesso dovrebbe essere possibile frequentando apposito corso abilitante con esame finale, come avviene già per altre attività (la ex 818, il tecnico competente in acustica, ecc.).
In giro esistono fior fiori di professionisti preparatissimi che non hanno quelle classi di lauree, che facciamo? Rinunciamo al loro operato in luogo di un ingegnere civile che magari non ha mai nemmeno aperto il D.Lgs.81/08? Dov'è la meritocrazia?
Per il resto il disegno lo ritengo sbagliato perché la sicurezza non è un bollino, non è una semplice asseverazione, specie se chi deve "certificare" (ma poi cosa e come?) è pagato dallo stesso datore di lavoro che la deve richiedere. Questa cosa non farà altro che aprire la strada a chi già oggi per lavoro fa il cartaio, a discapito di chi invece lavora seriamente e giustamente ritiene di dover essere anche pagato nella giusta misura per un lavoro di cotanta responsabilità.
Rispondi Autore: Pietro TEMANTE04/08/2016 (17:14:38)
basterebbe semplicemente farle rispettare le leggi invece di modificarle in continuazione.
La norma va bene così come è tranne per la formazione nelle piccolissime aziende con mansioni di rischio basso e spesso caratterizzare da forte turn-overe dove basterebbe ridurre il numero delle ore di formazione invece di permettere ad un datore non qualificato (come formatore) di formare senza competenze.
Ribadisco: le leggi iniziate a farle rispettare
Rispondi Autore: Leonardo Lione04/08/2016 (18:43:37)
sicuramente il decreto 81 andrebbe semplificato in qualche parte eccessivamente rindontante e ripetitiva. Tuttavia parlerei più di una manutenzione che di una revisione cosi radicale.
Ad esempio, distinguerei alcuni adempimenti in funzione dei rischi e non per il numero di dipendenti; la stessa formazione, appalto di diplomifici, andrebbe seriamente rivista: chi la fa e chi la controlla. Attualmente risulta eccessivamente onerosa quanto inutile (per come viene fatta); affiderei al preposto compiti di vigilanza più pressanti e, qui una formazione più puntuale; introdurrei la responsabilità dei consulenti e dei tecnici (RSPP e ASPP)rispetto ai compiti affidati, spesso il datore di lavoro si affida a loro con scarsi risultati; toglierei il DVR, POS e PSC standardizzati: scandalosi; individuerei maggiori responsabilità per i medici competenti per come svolgono l'attività di sorveglianza sanitaria e per come collaborano alla valutazione dei rischi. Solo per fare qualche esempio.
leonardo lione
Rispondi Autore: Francesco B.05/08/2016 (13:43:35)
Mi occupo di sicurezza dal lontanissimo 1990.
La mia opinione sil D. Lgs. 81 è sempre stata critica.
La norma, se vi ricordate, è stata approvata con la "pancia" e non con il cervello (Tyssen) e, come tutte le leggi approvate nello stesso modo, è più rivolta a vellicare gli umori che ad una reale utilità (sono curioso di vedere le statistiche degli incidenti stradali post "omicidio strsdale").
Sarebbe stato sufficiente affinare gli strumenti per applicare efficacemente il vecchio 626, che già conteneva tutti i principi necessari.
Per curiosità e necessità ho analizzato le legislazioni straniere, in particolare quella francese e svizzera, quindi una legislazione che fa riferimento alla direttiva e una che è indipendente da essa.
Entrambe le legislazioni sono molto semplici e improntate a principi di estrema pragmaticità, del resto abbiamo tutti presente le linee guida SUVA.

Entrambi gli impianti normativi, inoltre, non indulgono in bizantinismi o aspetti puramente formali.

Alle obiezioni di coloro che sostengono il ruolo del RLS, in particolare territoriale, faccio presente che in tutti questi anni non ho mai visto un RLS territotiale presenziare ad un incontro o porsi in modo fattivo, in pratica quello del RLS territoriale è una figura tra le più inutili previste.

Se passa questa legge torneremo alle 5000 morti bienche? Non credo, a parte che vorrei vedere gli indici di mortalità, non i numeri puri che non significano nulla, ma sono soltanto armi per i demagoghi, ma non pensate che la riduzione delle morti bianche sia anche l'effetto dell'evoluzione della cultura per la sicurezza, e non l'effetto di adempimenti formali o dell'attività ispettiva?

Cari sindacati, le posizioni beceramente ideologiche sono le vostre! Perchè, benchè la legge preveda anche per il lavoratore reati punibili, rarissime sono le condanne? Perchè un lavoratore che palesemente e ripetuatamente non attua le disposizioni di sicurezza non dovrebbe essere responsabile di quello che fa? Se non vado errando la grave violazione delle norme di sicurezza è considerata giusta causa di licenziamento, perchè non viene mai applicata? Perchè non viene applicato anche qui il principio del Concorso di colpa? La sicurezza sul lavoro coinvolge la responsabilità di tutti, lavoratori compresi, solo che nella vostra impostazione il lavoratore è considerato un panda in uno zoo, un incapace di intendere e di volere che non ha mai responsabilità, che sono sempre di qualcun altro. Non è così che funziona, oltre tutto viene meno il principio costituzionale dell'uguaglianza del cittadino di fronte alla legge e il pricipio dell'innocenza fino a prova contraria, il Datore di Lavoro è colpevole a prescindere.

Per quel che riguarda la proposta di legge, mi riservo si approfondirla, non sono in grado di esprimere un giudizio. Certo è che è necessaria na razionalizzazione della norma, una semplificazione che vada verso la pragmaticità ristabilendo i diritti di tutti, anche del datore di lavoro.
Rispondi Autore: Maurizio F.05/08/2016 (13:50:42)
M'inchino a Francesco B. Siamo stufi di questa burocrazia interpretabile. Le leggi devono essere semplici e chiare!!
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso05/08/2016 (15:46:14)
Il nostro sistema prevenzionale e' un sistema da "manutenzione a guasto" e non certo da manutenzione preventiva o predittivo. Negli ultimi 25 anni abbiamo legiferato solo sotto due tipologie di spinte:
- obbligo di recepimento delle direttive europee;
- emozionali-emergenziali a seguito di gravi eventi come Thyssen (et voila' l'81), Mineo, Molfetta, Sarroch (et voila' il 177 sugli spazi confinati).

Stiamo parlando di un disegno di legge che è stato presentato perché si ritiene che l'attuale corpus legislativo sia centrato più sugli aspetti formali che su quelli sostanziali.

Personalmente, avendo lavorato dalla metà degli anni '80 del secolo scorso sia in Italia che all'estero, mi sono fatto un'idea del "diritto comparato" in materia di sicurezza sul lavoro.... ma sul campo e non dentro un'aula universitaria come docente/ricercatore.

Quello che più risalta, come evidenziato da chi mi ha preceduto nel commento, e' il pragmatismo che non certo vuole dire abbassare il livello di tutela ma vuol dire invece concentrarsi sugli aspetti sostanziali e prioritari, nei vari contesti, per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro.

In altri Paesi un po' pragmatici del nostro, il recepimento di una direttiva e' stato poco più di un "copia-incolla" del testo originario ma rimandando alla normativa tecnica la definizione delle regole per le varie specificità (per tipologia di settore industriale). In GB, ad esempio, per il montaggio/smontaggio delle strutture temporanee per spettacoli hanno una specifica norma emanata da HSE (mentre noi ci siamo inventati, unico Paese UE, l'applicazione del TitoloIV al montaggio di palchi per gli spettacoli).

Quanto sopra evidenzia, a mio giudizio, un altro dei grandi problemi del sistema italiano e cioè' il nostro modo di legiferare.
Quando c'è da scrivere una regola, intorno al tavolo non vengono mai messi TUTTI gli attori che poi quella regola saranno chiamati ad applicarla.
Se dovessi rivedere il Titolo IV, non posso limitarmi ad un gruppo di lavoro costituito da funzionari degli enti di vigilanza, perché la loro visione del problema e le possibili soluzioni, saranno figlie delle loro validissime conoscenze esperenziali ma che, a loro volta, sono maturate solo nello specifico ruolo di controllori. Pertanto la visione del problema sarà parziale come parziali e quindi inefficaci saranno le soluzioni presentate.
Qualcuno dirà: si è vero ma poi si discuterà con altri attori.
E chi sono questi altri attori?
In genere si parlerà con i tecnici delle Parti Sociali ..... Personalmente,avendo avuto già esperienze in questo campo, più che tecnici ho avuto a che fare con "politici della rappresentanza" più che altro attenti a ridurre quello che, a loro giudizio, era l'impatto delle regole sulle organizzazioni che rappresentavano.

Va bene, va bene... Ci sta che le Parti Sociali facciano gli interessi di chi rappresentano. Ci mancherebbe! Farei lo stesso anche io; si fa così in tutto il mondo.

Per fortuna, abbiamo anche i rappresentanti di ordini e collegi professionali.
Peccato, però, che non essendo considerati alla stregua delle Parti Sociali, non me ne vogliano i colleghi ingegneri, architetti, geometri, periti, chimici, biologici, ecc., ecc., ma in concreto, contiamo come il due di coppe con la briscola a bastoni, anche perché, di sicurezza sul lavoro, ce ne siamo abbondantemente fregati negli anni passati e non si è spinto più di tanto per avere un posto al tavolo dove si scrivono le regole.

Manca qualcuno all'appello?
Certamente.... Le varie associazioni professionali nate negli ultimi anni.
Ora, accanto alle pochissime associazioni storiche, negli ultimi anni possiamo dire che ne sono nate tante come i funghi dopo la pioggia a settembre. La cosa spassosa se non fosse tragica e' che molte di queste nuove associazioni sono a conduzione familiare o poco più (basta vedere lo statuto) e spesso non c'è traccia alcuna di qualche significativa attività, ante costituzione, da parte dei soggetti che siedono nel consiglio direttivo. Al che sorge spontanea una domanda: ma questi che facevano prima di fondare un'associazione?
Comunque se queste associazioni riescono a fare massa, hanno diritto a dire la loro e sedersi al tavolo di dove si scrivono le regole ...ma sempre a condizione di mandarci dei tecnici e non i politi della rappresentanza.

In altri Paesi UE ed extra UE, quando si scrivono le regole, si fa anche un'altra cosa: si ammettono al tavolo dove si scrivono le regole anche soggetti che non hanno alcuna "casacca", non devono rispondere a nessuno delle loro scelte/iniziative e sono quindi totalmente liberi da condizionamenti o pressioni. La loro scelta avviene sulla base della presentazione dei curricula (cosa hai fatto, con chi, quali risultati hai ottenuto, ecc.).

Allora, forse, il primo passo da fare, prima di pensare ai contenuti, e' quello di rivedere profondamente il modo con cui si legifera in Italia.
Altrimenti il rischio è quello di perseverare nell'italico modula operandi dove le norme per la tutela della salute e sicurezza nascono con un nobile approccio ma poi, strada facendo, si gonfiano di cavilli, contorcimenti sintattici, ecc., proseguendo un altro obiettivo, molto meno nobile, che è quello di contentare tutti, specialmente quelli che contan di più.
Peccato che questi due obiettivi sono tra loro palesemente contrasanti.
Rispondi Autore: pietro ferrari06/08/2016 (13:09:30)
caro Carmelo, mi è impossibile non avvertire, sottotraccia, tutta la sofferenza e il disincanto espressi nel tuo intervento. Il succo del tuo sentire -se non sto dicendo una sciocchezza- mi pare infine essere questo: continueremo a fare fare il nostro dovere nonostante tutto (legiferazione, italico perseverare etc.).
Non a caso nel merito del DDL non entri.
Io posso dirti questo:
- sul piano umano e personale, non mi capacito di come Serenella (Fucksia) si sia fatta attrarre nelle grinfie di quella vecchia lenza di Sacconi.
- Sacconi non è stupido e non è ignorante. Dunque i suoi testi -persino quello famigerato, bocciato a suo tempo dalle Regioni e dalla Corte dei Conti- presentano un che di semplificatoriamente accattivante. Di primo acchito.
La mia personale opinione é che questo testo appartenga a quel tipo di proposte che non vogliono essere approvate. (credo lo dimostri la più che presumibile avversione che troverebbe -in certe sue parti- nella stessa Confindustria, nei sindacati, negli ordini, categorie, enti etc.)
Suo compito -mi pare- è quello di aprire un sentiero.
...tempo, davanti, non manca.

con cordialità
Rispondi Autore: pietro ferrari06/08/2016 (15:49:19)
mi si scusi: Consiglio di Stato (e non Corte dei Conti)
ferrari
Rispondi Autore: Sebastiano Trapani06/08/2016 (16:04:16)
Sono in ferie ma non ho resistito nel dare un'occhiata alla proposta... aprire un sentiero?... siiiiiii lo vedo... il politico raccomanda, in cambio di una mazzetta, il medico per l'inserimento nell'elenco... il DL compra il medico per il certificato esimente... il lavoratore s'infortunia e indovinate chi ritrova sotto i ferri?... lo stesso medico....!!!.......invece di tagliare al collo con un'ascia la sicurezza in Italia perché non ammettiamo di essere poco educati... urge una profonda rivoluzione culturale......qualcuno ci sta già pensando!...buone ferie
Rispondi Autore: Carmelo catanoso06/08/2016 (16:44:02)
Pietro, non demordo mai.

Sebastiano non è' con l'evangelizzazione che cambieremo le cose.
Rispondi Autore: pietro ferrari06/08/2016 (19:08:46)
sign. S.Trapani: il mio "aprire un sentiero" -si sarà capito- era sarcastico e di tipo esorcizzante.
Carmelo: lo sò (e l'ho detto). E poi non è scritto che le cose debbano andare sempre male. Con tutti i problemi, con tutte le difficoltà, gli egoismi e le incompetenze, anche la sola valutazione statistica (su un piano ultraventennale) dice che,faticosamente, si è andati avanti.
cordialmente
Rispondi Autore: Sebastiano Trapani06/08/2016 (19:42:14)
Caro P.Ferrari ho compreso la sua ironia e il senso del suo intervento... concordo anche che si va faticosamente... dissento sulla direzione...

Carmelo si può fare!
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso06/08/2016 (21:05:05)
Sebastiano, certo che si può fare ma non certo con la sola evangelizzazione.
Ti faccio una domanda: nei vari incontri che avete fatto per l'Italia, quanti datori di lavoro, direttori di funzione e dirigenti hanno partecipato, esclusi ovviamente quelli di Saipem e delle aziende che hanno supportato gli eventi?
Rispondi Autore: lino emilio ceruti06/08/2016 (22:07:50)
Non mi esprimo sul DDL... è un embrione "fissato" in un'immagine ecografia.
Ciò detto, però, aggiungo anche che non chiudo mai le porte a priori o a prescindere.

"Qualcuno" ha lanciato un sasso nello stagno in un momento apparentemente non sospetto e, questo, mi fa scattare i pochi ormoni montanari che ho dediti all'attenzione.
Con sospetto, sì, con molto sospetto dopo aver vissuto le normative prevenzionali degli ultimi 40 anni insieme a tante figure facenti parti il processo costruttivo delle opere ivi compresi Organismi istituzionalmente deputati al rilascio di autorizzazioni e alla vigilanza.

Se, come viene più volte affermato in questo post da numerosi colleghi, il DDL è sbagliato o è partito in modo sbagliato difficilmente riuscirà ad effettuare un'inversione di rotta se i promotori percorreranno le solite vie percorse dai loro colleghi in DDL precedenti utilizzando consulenze burocratosaure dimostratisi non certo all'altezza della situazione.

La metodologia per individuare e sentire le "voci" che vivono sulla propria pelle i rischi del lavoro sono quelle indicate da Carmelo Catanoso.

Non me ne importerebbe una cippa se, per buon risultato, i "portatori di rappresentanza" di ordini, collegi, parti sociali, OO.VV. Associazioni di ogni sigla, ecc. dovessero arrabbiarsi per aver perso quel "prestigio" di partecipazione a tavoli di discussione a favore di chi questa materia la sta masticando da una vita con dimostrabili risultati a favore della sicurezza e... numerose volte a sfavore del proprio portafoglio.

Prima, certamente, la "composizione" del tavolo di lavoro (ognuno per la sua parte)...
... a seguire la concreta individuazione dell'obbiettivo da raggiungere previa verifica di dove le normative prevenzionistiche, finora applicate hanno fallito o hanno concretamente e realmente funzionato, nell'interesse di chi ha il diritto/dovere di lavorare senza morire o vegetare su di una carrozzella.

Senza "composizione", "obbiettivo" e "analisi" di cui sopra, a parere, non si farebbe un buon servizio alla sicurezza sul lavoro.

Aspetto (anche fiducioso... perché no) l'evolversi di questa iniziativa.
Rispondi Autore: paolo ceretto obertino08/08/2016 (06:56:05)
Cara Serenella Fuksia....capisco che eliminare i medici del lavoro per te non è un problema ( intanto ti rimane la diaria da senatrice ) ....ma non è cosi che si affronta il problema ! Dillo al tuo amico Sacconi .Lavorare , razionalizzare e risparmiare è tutta un'altra cosa.
Dimenticavo : se non sei piu M5S sarebbe corretto dimettersi e rinunciare alla diaria da senatrice ......intanto penso che la diaria a te non interessi !
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso08/08/2016 (07:29:53)
Se non ricordo male, Puntosicuro è un sito web dove ci si può scambiare idee ed opinioni riguardo la sicurezza sul lavoro. Per parlare di politica ci sono altri siti. Quindi, ne deduco che l'autore dell'ultimo intervento abbia sbagliato a postare il messaggio.
Rispondi Autore: Paolo Ceretto Obertino08/08/2016 (07:52:16)
Non ho sbagliato assolutamente sito : ricordo che vivere in una "società" comunque si fa politica ! I Fuksia e Sacconi prima di fare la loro "proposta" l'hanno dibattuta nelle sedi previste cioè le nostre associazioni o comunità di medici del lavoro ?
Rispondi Autore: paolo ceretto obertino08/08/2016 (07:55:59)
E ricordo che per rivoluzionare la vita personale e professionale di tante persone si deve essere credibili : Sacconi che esperienza ha di medicina del lavoro ?
Rispondi Autore: Matteo Castello08/08/2016 (12:01:22)
Dopo aver letto la proposta di legge in maniera non ancora del tutto approfondita posso dire solo che
- L'idea di avere un albo professionale mi sembra buona, bisogna vedere poi la realizzazione ma secondo me i tempi sono maturi.
- sinceramente la comparazione di fatto del medico a un tecnico esperto in sicurezza sul lavoro mi lascia basito (guardacaso uno dei due promotori del DDL in questione è un medico del lavoro).
- Per quanto riguarda la semplificazione per le piccole aziende e l'abolizione di fatto del DUVRI con l'adozione di un regolamento differente bisogna attendere un testo più completo. Ma in linea di massima sono d'accordo.
Rispondi Autore: Enzo Orlando- Ispettore Tecnico della Prevenzione08/08/2016 (12:05:30)
>!

In Italia tutta la legislazione vigente, in qualsiasi campo è stata emessa, è elaborata in modo astrusa, complicata, piena di rimandi ad articoli e comma di altri titoli o di altre leggi, con continue modifiche!

Prima di valutare il nuovo DDL bisogna che ci si sofferma su tre ordini di idee:

1. Il conflitto d'interesse!
E'così penetrato nel DNA della popolazione (quindi del politico di turno) che ormai pochi riescono a capire dove si insinua! Es. nel DDL il medico del lavoro (medico competente) nominato dal Datore di Lavoro, quindi di parte, CERTIFICA la regolarità dell'azienda che lo paga e gli da lavoro, un classico del conflitto d'interesse.

2. La Prevenzione!
E' il più grande antidoto contro gli infortuni e le malattie professionali e non solo, per cui è importante implementare in tutti gli "attori del lavoro" la CULTURA di Prevenzione e NON di REPRESSIONE come invece attualmente imposto con il combinato disposto di due D.Lgs vigenti 81/08 e 758/94!

3. Nuovi Modelli Organizzativi Ispettivi!
Siamo nel Terzo Millennio! Ormai è necessario passare ad altri "modelli organizzativi" di controlli e ispezioni sulle aziende. Guardando in giro per il mondo ci si accorge che molti Paesi applicano il sistema rigido "Consultivo a Punti"! Gli Uffici Ispettivi del Lavoro (es. gli SPISAL delle ASL o le organizzazioni sindacali e datoriali) informano e formano Obbligatoriamente in modo continuo tutti gli attori che partecipano nel mondo del lavoro (dal lavoratore al datore di lavoro) mentre gli Ispettori Controllori entrando in azienda invece di Sanzionare pecuniariamente, Sanzionano togliendo Punti (a secondo della gravità e dell'articolo violato) al Datore di Lavoro o agli altri soggetti violatori, che preventivamente hanno avuto assegnato da un Sistema Nazionale un bagget che varia a secondo della classificazione ATECO!
Una volta esauriti i punti Non Esistono Corsi di Formazione "Riparatrici" così come ora avviene per la patente di guida, ma CHIUSURA TOTALE dell'AZIENDA per alcuni MESI o ANNI (anche qui, la durata da stabilire in base ai codici ATECO).

Per quanto su descritto ed esposto, per lo scrivente il nuovo DDL è completamente da bocciare, la Prevenzione non si fa con l'autocertificazione o con il Conflitto d'Interesse!

Sono altresì d'accordo con colleghi che mi hanno preceduto che i DVR - POS (Standardizzati), i corsi di formazione per i lavoratori Stato/Regione, corsi RSPP, Primo Soccorso, Antincendio ecc. sono completamente da rivedere e fatti espletare SOLO da ENTI Pubblici Certificati!
enzo orlando
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso08/08/2016 (14:11:46)
Obertino, non penso l'abbiano discusso con nessuna categoria professionale.
In ogni caso, come ho scritto in un mio precedente post, in Italia siamo un Paese particolare dove una categoria di soggetti che non si occupa di una determinata attività professionale, scrive le regole che i soggetti che si occupano di quella attività professionale devono rispettare.
Se non ci si siede dall'inizio intorno ad un tavolo con tutte le categorie professionali per scrivere le regole, non se ne uscirà mai.
Rispondi Autore: Lino Emilio Ceruti13/08/2016 (09:18:03)
@Enzo Orlando,
- Evitare i conflitti d'interesse è sicuramente un obbiettivo importante...
- Utilizzare nuovi modelli ispettivi sarebbe anche ora...
- Far "espletare" nuovi modelli di DVR, POS, Corsi di formazione per RSPP, Primo Soccorso, Antincendio ecc. SOLO da Enti Pubblici Certificati... qui occorre comprendere bene cosa s'intende per "certificati" e certificati da "chi".
Nell'attuale situazione, a parere (dovuto solo alla mia personale esperienza): Dio ce ne scampi e liberi.

Senza minimamente negare d'aver visto questi documenti redatti in modo "standardizzato" e cioè ottenuti premendo il solito ditino sulla tastiera del computer "sfornando" pagine e pagine di carta per lo più inutile se non addirittura dannosa e compromettente per i Datori di Lavoro (DdL) e i loro Operatori.

Alla pari dei Corsi sia frontali che on-line (e qui scusatemi se faccio di tutta un'erba un fascio anche se so che non è così ma, se scrivo che sono pochi gli Organizzatori che puntano seriamente alla concreta formazione, tutti gli "altri" -e sempre per colpa della mia esperienza, sono molti- si sentono di far parte dei "pochi" che fanno le cose bene. In questo modo, invece, spero che qualcuno s'offenda perché le cose cambino)

Tornando ai "SOLO Enti Pubblici certificati"... io non sono contrario se anche una sola Figura che qui scrive mi dimostra che, nell'attuale realtà degli Enti Pubblici deputati a masticare sicurezza sul lavoro, ce ne sono almeno una decina (non di più) che al loro interno hanno Figure capaci di "progettare" la sicurezza sul lavoro in ogni singolo comparto e in ogni singola azienda o cantiere (complessivamente... in team).

Perché solo chi sa "progettare" la sicurezza e ne conosce a menadito la realizzazione può verificare se altre "progettazioni" sono, almeno, sufficientemente idonee allo scopo.

Intendo, ad esempio nei cantieri: la conoscenza delle normative, le contraddizioni e conflittualità che in esse si trovano... le necessità della committenza... le problematiche contrattuali sulla sicurezza avendo come esempio lo Stato che punta al massimo ribasso... come sono strutturate le imprese (specialmente quelle che fino al venerdì precedente vendevano pesce al mercato e ad inizio settimana risultano già iscritte alla CCIAA come imprese edili)... che tipo di tecnologia occorre utilizzare... con quali attrezzature/macchinari... che tipo di risorse vanno utilizzate... ecc. ecc.

Purtroppo, sempre secondo la mia personale esperienza, vedo solo Enti di vigilanza e Organizzatori di corsi che al loro interno hanno risorse capaci di verificare se i contenuti dell'81 sono formalmente osservati in aziende o cantieri.
Vorrei tanto che non fosse così ma, al momento, non riesco a trarre un diverso giudizio.

Del resto lo si può notare anche nella realizzazione delle OO.PP... quanti sono i Tecnici dipendenti di Enti Pubblici che svolgono le funzioni di Progettisti e Direttori dei Lavori ?
Io vedo che nella stragrande maggioranza dei casi queste professionalità sono esterne e ad incarico.
Al dipendente pubblico resta la parte di verifica burocratica di conformità alle Leggi.
Posso (umilmente e con rispetto) pensare che in questi casi... in questi Enti Pubblici... in questi settori... si sono assunti Tecnici che non possono o non vogliono o non sanno progettare e dirigere LL.PP. ?

Concludendo (e sempre a parere) per poter insegnare, suggerire, consigliare, redigere e verificare nel mondo del lavoro serve sì il pezzo di carta (laurea o diploma) ma, in una materia così delicata e difficile come la sicurezza e la salute di tutte le Figure (non solo quelle dei dipendenti) occorre prioritariamente dimostrare di possedere conoscenza, esperienza, umiltà e passione.

Altrimenti l'amico Carmelo Catanoso continua ad aver ragione nel sostenere che, in questo campo, non sono tanto il numero dei morti che fanno indignare ma il numero di quanti ci campano su questi avvenimenti... primi fra tutti quelli che pubblicamente (meglio in TV) affermano con una monotonia irritante "è inaccettabile" e poi, pur potendo fare qualcosa, per lo meno apparentemente non fanno niente.

Ecco, questi sì che con ribrezzo mi stanno sugli "assegni familiari"
Rispondi Autore: Lino Emilio Ceruti13/08/2016 (12:54:01)
@Enzo Orlando,
- Evitare i conflitti d'interesse è sicuramente un obbiettivo importante...
- Utilizzare nuovi modelli ispettivi sarebbe anche ora...
- Far "espletare" nuovi modelli di DVR, POS, Corsi di formazione per RSPP, Primo Soccorso, Antincendio ecc. SOLO da Enti Pubblici Certificati... qui occorre comprendere bene cosa s'intende per "certificati" e certificati da "chi".
Nell'attuale situazione, a parere (dovuto solo alla mia personale esperienza): Dio ce ne scampi e liberi.

Senza minimamente negare d'aver visto questi documenti redatti in modo "standardizzato" e cioè ottenuti premendo il solito ditino sulla tastiera del computer "sfornando" pagine e pagine di carta per lo più inutile se non addirittura dannosa e compromettente per i Datori di Lavoro (DdL) e i loro Operatori.

Alla pari dei Corsi sia frontali che on-line (e qui scusatemi se faccio di tutta un'erba un fascio anche se so che non è così ma, se scrivo che sono pochi gli Organizzatori che puntano seriamente alla concreta formazione, tutti gli "altri" -e sempre per colpa della mia esperienza, sono molti- si sentono di far parte dei "pochi" che fanno le cose bene. In questo modo, invece, spero che qualcuno s'offenda perché le cose cambino)

Tornando ai "SOLO Enti Pubblici certificati"... io non sono contrario se anche una sola Figura che qui scrive mi dimostra che, nell'attuale realtà degli Enti Pubblici deputati a masticare sicurezza sul lavoro, ce ne sono almeno una decina (non di più) che al loro interno hanno Figure capaci di "progettare" la sicurezza sul lavoro in ogni singolo comparto e in ogni singola azienda o cantiere (complessivamente... in team).

Perché solo chi sa "progettare" la sicurezza e ne conosce a menadito la realizzazione può verificare se altre "progettazioni" sono, almeno, sufficientemente idonee allo scopo.

Intendo, ad esempio nei cantieri: la conoscenza delle normative, le contraddizioni e conflittualità che in esse si trovano... le necessità della committenza... le problematiche contrattuali sulla sicurezza avendo come esempio lo Stato che punta al massimo ribasso... come sono strutturate le imprese (specialmente quelle che fino al venerdì precedente vendevano pesce al mercato e ad inizio settimana risultano già iscritte alla CCIAA come imprese edili)... che tipo di tecnologia occorre utilizzare... con quali attrezzature/macchinari... che tipo di risorse vanno utilizzate... ecc. ecc.

Purtroppo, sempre secondo la mia personale esperienza, vedo solo Enti di vigilanza e Organizzatori di corsi che al loro interno hanno risorse capaci di verificare se i contenuti dell'81 sono formalmente osservati in aziende o cantieri.
Vorrei tanto che non fosse così ma, al momento, non riesco a trarre un diverso giudizio.

Del resto lo si può notare anche nella realizzazione delle OO.PP... quanti sono i Tecnici dipendenti di Enti Pubblici che svolgono le funzioni di Progettisti e Direttori dei Lavori ?
Io vedo che nella stragrande maggioranza dei casi queste professionalità sono esterne e ad incarico.
Al dipendente pubblico resta la parte di verifica burocratica di conformità alle Leggi.
Posso (umilmente e con rispetto) pensare che in questi casi... in questi Enti Pubblici... in questi settori... si sono assunti Tecnici che non possono o non vogliono o non sanno progettare e dirigere LL.PP. ?

Concludendo (e sempre a parere) per poter insegnare, suggerire, consigliare, redigere e verificare nel mondo del lavoro serve sì il pezzo di carta (laurea o diploma) ma, in una materia così delicata e difficile come la sicurezza e la salute di tutte le Figure (non solo quelle dei dipendenti) occorre prioritariamente dimostrare di possedere conoscenza, esperienza, umiltà e passione.

Altrimenti l'amico Carmelo Catanoso continua ad aver ragione nel sostenere che, in questo campo, non sono tanto il numero dei morti che fanno indignare ma il numero di quanti ci campano su questi avvenimenti... primi fra tutti quelli che pubblicamente (meglio in TV) affermano con una monotonia irritante "è inaccettabile" e poi, pur potendo fare qualcosa, per lo meno apparentemente non fanno niente.

Ecco, questi sì che con ribrezzo mi stanno sugli "assegni familiari"
Rispondi Autore: DONATO CARABOTTI13/08/2016 (20:44:57)
Non è facile commentare una nuova "legge ,direttiva, ecc..." ognuno vede come sempre il bicchiere o mezzo pieno / o mezzo vuoto;
oggi comunque il sistema sanzionatorio applicabile con la 81/08 lo ritengo sproporzionato specialmente se equiparato ad altri "inadempimenti penali" della nostra legislazione.
Siamo alle prese con organi di controllo che in questi giorni sono riusciti a "sanzionare" x circa €. 30.000,00 un semplice ufficio con tre unità part/time (20/h settimanali) tutti regolarmente assunte.
La similitudine con determinate postazioni di autovelox ritengo non sia sbagliata!!!
In questa sede non posso esplicitare ulteriormente il caso ma da nuovo incaricato della presentazione per la documentazione richiesta nel verbale di "prescrizione" ho accertato non molte carenze.
Però grazie ad una ambigua regola l'azienda anche se non ricorreva l'obbligo delle visite mediche avrebbe dovuto nominare il medico competente ...
Di qui si spera che le REGOLE siano "precise" , altrimenti qualcuno ha sempre come eludere o come approfittare.
Si parla sempre di "EUROPA" di direttive europee quando si avrà un'unica LEGGE SULLA SICUREZZA SUL LAVORO, invece di inventarci improbabili TESTI UNICI ???
Scusate la sfogo.
dino
Rispondi Autore: Francesco B.13/08/2016 (22:28:05)
Gentilissimo Donato,
Come il buon Carmelo ha già evidenziato, cogliendo la palla che ho lanciato, la "legge europea" già esiste, è la direttiva madre del 626 (l'81 ne è solo il figlio incestuoso), sono le direttive ATEX e le altre direttive di prodotto, le direttive sui rischi fisici ecc.
Invece di fare come altri ben più civili di noi che le hanno recepite tal quali demandandone poi a strumenti tecnici ad hoc l'applicazione noi le abbiamo riscritte, rendendole complicate e inapplicabili. Perché? Perché chi legifera non è competente, perché le parti sociali invece che all'interesse comune badano al "particulare interesse", perché si ideologizza una materia che invece è profondamente tecnica e culturale, perché si è rimasti ad una concezione anni 60 dei rapporti di lavoro (care oo.ss cercate di evolvere, altrimenti finirete per perdere la poca credibilità che vi è rimasta). Voglio ricordare a tutti due leggi: 547/55 e 186/68, esempi di chiarezza e pragmaticità, fatte da tecnici, non da politici.



Rispondi Autore: Antonio Perrone15/08/2016 (06:35:50)
Un Ddl che trovo incomprensibilmente superficiale e leggero.
Una proposta di un Medico del Lavoro prestato alla politica che forse dimentica la questione Malattie Professionali e che vuole far credere che nelle piccole-medie imprese non ci sia un numero significativo di infortuni, peraltro dimenticando che ad oggi le grandi realtà imprenditoriali trovano linfa nell'indotto e negli istituti di appalto e subappalto (a piccole-medie imprese).
Per non parlare poi del "supposto" parallelismo con le altre realtà europee; certo se consideriamo i "nuovi paesi membri" forse si, ma penso non debbano essere questo il nostro termine di paragone...
Da ultimo poi una breve riflessione sul profilo della responsabilità...cari ministri o chi per voi, se avete tempo, datela una bella lettura critica al d. lgs. 81 ed apprezzatene la "ratio", la tutela della SALUTE e sicurezza nei luoghi di lavoro compete al datore di lavoro perché lui e solo ha le leve ($£¥€) per agire...se "passa" il decreto la prevenzione si esaurirà in una sorta di autocertificazione "redatta e firmata" da "professionisti" che in questi tempi di crisi metterebbero una firma ovunque pur di divincolarsi dalla morsa della tassazione...
No comment sui requisiti minimi dei professionisti
Rispondi Autore: Francesco B.15/08/2016 (11:36:54)
Reg regio sig. Persone, non mi sembra che si voglia deresponsabilizzare in datore di lavoro, al contrario si rileva la necessità di responsabilizzare tutti i soggetti della sicurezza (soggetto: colui che compie un'azione), lavoratori compresi. Questi ultimi per troppo tempo sono stati deresponsabilizzati e ora ci troviamo di fronte a soggetti che se ne sbattono altamente di qualsiasi consiglio o disposizione e ti ridono in faccia, difesi da sindacati ancorati a posizioni ideologiche di retroguardia. Ho sentito RLS, di estrazione sindacale, protestare per lettere di richiamo per violazioni reiterate sulla sicurezza e RLS espressione del 10% dei lavoratori (perché tanti sono i tesserati) apportare la stesso apporto alla sicurezza di una valigia e incapaci di qualsiasi critica costruttiva. vogliamo superare il giustizialismo?
Rispondi Autore: Emanuele Rizzato - QUADRATO16/08/2016 (16:01:03)
Sto seguendo molto attentamente questo acceso dibattito, e vedo nomi molto importanti, Un saluto a Carmelo e Lino, in primis.

Devo dire che in questi anni, non si sia fatto poco. forse male, ma neanche poi così tanto. Partendo da dati statistici, sugli infortuni e morti bianche posso pensare che ancora qualcosa sia da fare, e che dal punto di vista sostanziale, forse manchino delle normative, quanto meno univoche e nonn conflittuali. C'è da dire che rivedere il TU, in modo da deresponsabilizzare il Datore di Lavoro e cercando di dare più resposnabilità anche agli altri soggetti, non ultimo il RLS, figura mitologica per alcuni, potrebbe essere la via giusta. Per quanto riguarda la documentazione e gli "incartamenti", posso assicurarvi che rispetto ad altri settori, Edilizia, giurispudenza, commercio, non credo che sia diventata così eccessiva. Tutto sta nell'evitare di cncepire la sicurezza come un oggetto che si finalizza nel software che premendo il ditino sul tastino ti crea documenti da una risma di carta ciacuno. Quindi prendere ad esempio idee e proposte tecniche deve essere doveroso. Ma questo argomento purtroppo o per fortuna collega tra di loro diverse identità politiche e sociali che difficilmente hanno mai trovato accordo in passato.
Rispondi Autore: renzo20/08/2016 (11:02:02)
classica buffonata italiana
Rispondi Autore: Giuseppe Scalzo20/08/2016 (16:59:00)
Ho letto attentamente la proposta di legge e ritengo che gli estensori non hanno affatto letto il decreto 81.
Sono convinto che che una rivisitazione e razionalizzazione della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro sia necessaria. Ritengo prinicpalmente che vanno tenute disitinte le diverse realtà lavorative e non trattare nello stesso modo una grande Azienda da una con pochi dipendenti (nomina RLS, Addetto antincedio etc) ma ridurre il testo unico che è una buona legge a 22 articoli, scritti anche maluccio, mi sembra troppo.
La riforma del testo unico deve essere agile, minore burocrazia, diversi adempimenti per le le divesrse attività lavorative ma attento rigore per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori.
Se poi si vuole provocare e aprire un dibattito allora sono daccordo a discutere ma non scherziamo con la sicurezza a meno che non si tratti di un colpo di sole.
Cordialmente
Rispondi Autore: alfonso sticca22/08/2016 (17:07:53)
Mi occupo della sicurezza sul lavoro dal 1986, ben venga una riduzione delle norme in vigore, in modo da semplificare anche il lavoro non solo agli ispettori ma anche ai datori di lavoro, ma bisogna ristabilire il provvedimento di Diffida per dar modo agli ispettori di poter dare il loro contributo in sicurezza e non solo repressione. Dopo lo smantellamento dei settori alla sicurezza nei soggetti pubblici per favorire il privato ( professionisti)con aggravio di spese per le piccole e medie aziende, credo che sia difficile parlare ancora del rispetto della sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono d'accordo con l'analisi di Ceruti che ha centrato appieno l'argomento.
Rispondi Autore: Angela Scibilia23/08/2016 (11:01:00)
Mi sembra una proposta mirante a tutelare solo i liberi professionisti che certificano e asseverano (cosa?), i Servizi di prevenzione e protezione pressochè scompaiono, come sempre nessuno si preoccupa della loro adeguatezza numerica (degli RLS sì), e neppure, a questo punto, della loro professionalità.
Scompare pure il RSPP. In effetti, "uno o più lavoratori addetti alla prevenzione e protezione per occuparsi delle attività di prevenzione nell'impresa" a questo punto servono solo per preparare il caffè quando il certificatore arriva a firmare la sua asseverazione.
In compenso alla riunione periodica l'ASPP c'è, l'asseveratore no.
Se l'attuale normativa appesantisce forse soprattutto le piccole realtà, la proposta ignora le grandi, a forte complessità, con più rischi compresenti, e con lavoratori di più DDL (vedi ospedali) e ne priva totalmente di tutela i lavoratori.
Per rendere più aderenti le norme alla realtà produttiva occorre, credo, non solo una maggior competenza degli aspetti tecnici relativi alla sicurezza, ma anche della realtà produttiva stessa! questo magari consentirebbe una maggiore effettività e concretezza, e semplificazione.
Rispondi Autore: Paolo M.Crivelli28/08/2016 (17:05:08)
Anche in relazione alla nuova proposta di norma "UNI1602096 definisce i requisiti di conoscenza, abilità e competenza di figure professionali in ambito HSE (Health, Safety, Environment). [...]" e alla futura ISO 45001, ritengo che si debba passare dalle prescrizioni cogenti MINIME di legge a una gestione migliorativa sulla base delle norme tecniche.
Rispondi Autore: Stefano Arcangeli29/08/2016 (10:26:43)
E' ovvio che un argomento del genere susciti tante polemiche, ma signori, io sento tuonare in lontananza e un proverbio dice "tanto tuonò che piovve!".
Non è tutto da buttare in questa proposta: vediamo i lati buoni: le piccole aziende NON hanno in genere la possibilità di strutturarsi al meglio nell'ambito della sicurezza, tempi risorse e costi sono un ostacolo spesso insormontabile. Ovvio che sia necessario un supporto esterno. Siamo operatori del settore qui per questo. Dovremo rilasciare una certificazione a seguito di un audit per quell'azienda cliente. Il fatto che ci venga pagato è ovvio, è il nostro lavoro, ma bisogna stare attenti perchè quel documento significherà anche "partecipazione alle responsabilità". Non sarà molto conveniente dire falsità inquanto la porta della galera si aprirebbe pure per noi, quindi prepariamoci ad avere più responsabilità, a seguire meglio le aziende, a non consegnare solo carta ma a seguirle fino al completamento degli adempimenti, perchè questo è lo spirito della proposta. Basterà quindi che il governo richieda per legge questa certificazione ed il gioco è fatto. Non è necessario abolire il DLGS 81/08, le cose possono convivere benissimo. Facciamoci una buana assicurazione, questo il mio consiglio. Questo sarà il futuro, io son già pronto e non mi spaventa.
Rispondi Autore: Federico Betteni11/09/2016 (15:16:46)
Sappiamo bene sin da ora le conseguenze di questa ennesima semplificazione; di fatto é, a mio modesto avviso, errore, perché provoca per lo più illusioni in quei molti che pensano non “di dover fare poco” (c’è poco da fare, se ci sono pochi rischi), ma di “non dover fare nulla”! Conosci i tuoi polli e agisci di conseguenza ...

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