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Imparare dagli errori: quando il viso non è protetto

Imparare dagli errori: quando il viso non è protetto
02/11/2017: Esempi di infortuni correlati all’assenza di DPI per la protezione del viso e degli occhi. Incidenti nelle lavorazioni alimentari e in attività di manutenzione di macchine. La dinamica degli infortuni, i fattori causali e la prevenzione.
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Dispositivi di Protezione Individuale
Formazione sui rischi specifici per chi utilizza i dispositivi di protezione individuale (Art. 37 D.Lgs. 81/08)

 

Brescia, 02 Nov – Operando una ricerca tra le schede di INFOR.MO. (strumento del sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi) e in relazione ai casi gravi di infortunio con fattori causali relativi “dispositivi di protezione individuale e abbigliamento”, compaiono tre diverse categorie di situazioni che accompagnano l’infortunio:

- l’uso errato o mancato uso (ma disponibile) di DPI;

- l’inadeguatezza strutturale o deterioramento di DPI;

- la mancanza di fornitura di DPI.

 

Sulle prime due casistiche la rubrica “ Imparare dagli errori”, dedicata al racconto e all’analisi degli infortuni lavorativi, si è già soffermata con una ventina di articoli che hanno affrontato varie tipologie di dispositivi e indumenti protettivi, dagli occhiali di protezione alla calzature di sicurezza, dall’elmetto ai DPI anticaduta e alle protezione per le mani e le braccia.

 

Concludiamo, dunque, questo lungo viaggio attraverso gli infortuni correlati ai dispositivi di protezione individuale (DPI) affrontando alcune dinamiche di infortunio in cui è stata rilevata l’assenza di DPI.

 

E ci soffermiamo sugli infortuni, tratti da INFOR.MO., in cui è stata rilevata l’assenza di protezioni per gli occhi e il viso.

 

I casi

Il primo caso riguarda un infortunio avvenuto tra lavoratori specializzati delle lavorazioni alimentari.

Due lavoratori cercano di liberare un fognolo (una parte di una fognatura) di scarico otturato.

Dopo un primo tentativo inefficace con acqua calda provano a immettere soda caustica, creando una reazione esotermica con produzione di calore e sviluppo di gas e vapore che investe il volto e gli arti superiori dei due lavoratori. ai quali non era stata fornita visiera di protezione.

 

Questi i fattori causali dell’incidente rilevati dalla scheda:

- i lavoratori “per liberare un fognolo di scarico otturato assieme al collega immettono soda caustica”;

- “mancato utilizzo di visiera di protezione”.

 

Il secondo caso riguarda un infortunio che avviene in attività di manutenzione di macchine per lo stampaggio della plastica.

Nell'effettuare lo smontaggio della testa di un iniettore di una macchina per lo stampaggio della plastica, un lavoratore viene colpito da un getto di plastica fusa che fuoriesce velocemente spinta dai gas che si sono formati all'interno della macchina.

Lo smontaggio viene effettuato manualmente mediante l'utilizzo di una mazzetta, senza utilizzare i necessari dispositivi di protezione per il viso.

 

Questi i fattori causali:

- il lavoratore effettua lo smontaggio della testa di estrusione con una mazzetta;

- mancato utilizzo di idonei DPI per il viso.

 

La prevenzione

Per fornire alcune informazioni sulla protezione degli occhi e del viso e sui corrispondenti dispositivi di protezione, possiamo fare riferimento al progetto multimediale Impresa Sicura.e al documento dal titolo “ ImpresaSicura_DPI”.

 

Nel documento si ricordano le tre principali tipologie di DPI per la protezione di occhi e viso:

 - occhiali di protezione: formati da montatura e lenti: la montatura “deve posizionarsi in modo perfetto sul volto”. La dimensione delle lenti “determina l’ampiezza del campo visivo. La presenza di ripari laterali evita la penetrazione laterale sia di sostanze che di radiazioni”;

- maschere/occhiali a visiera: tali DPI sono fissati direttamente tramite bardatura al capo o al casco: le visiere “proteggono non solo gli occhi ma tutto il volto dalle schegge, dalle sostanze chimiche o radiazioni, ma non forniscono protezione laterale. La finestra della visiera contiene lastre trasparenti, leggere, filtranti, facilmente sostituibili e regolabili”;

- schermi/ripari facciali di protezione: gli schermi sono generalmente “fissati all’elmetto di protezione o ad altri dispositivi di sostegno, ma non sono completamente chiusi”. Si indica che alcuni schermi hanno “lastre di sicurezza trasparenti con azione filtrante. Una lamina posizionata nella parte interna dello schermo protegge dalle scariche elettrostatiche. Gli schermi a mano sono formati da una costruzione in materiale leggero con apertura per lastra scambiabile”. E le cappe, in diversi materiali, “vengono impiegate insieme all’elmetto di protezione o altri dispositivi di supporto”.

 

Il documento, che riporta indicazioni normative (D.Lgs. 81/2008) e indicazioni relative alla marcatura per la resistenza meccanica, pubblica un prospetto che fornisce un sommario di alcuni tipi e fonti di pericolo nella protezione degli occhi e del viso in ambito industriale.

 

Riportiamo a titolo esemplificativo alcune fonti per i rischi di natura meccanica:

- “proiezione di particelle metalliche: macchinario per la lavorazione del metallo, trucioli di saldatura, rivettatura, taglio di fili in metallo, molatura;

- proiezione di particelle di pietra o minerali: sabbiatura, lavorazione della pietra, scultura, molatura, trapanatura di rocce;

- proiezione di particelle legnose/fibrose: tornitura del legno, abbattimento degli alberi, rimozione della boscaglia;

- particelle grossolane sospese nell’aria: miscelazione del cemento, lavorazione della pietra, segatura del legno, sabbiatura orbitale, stoccaggio granaglie, macinatura della farina, estrazione e lavorazione del carbone;

- spruzzi/schizzi di metallo fuso: colate di metallo, scrematura del metallo, pressofusione, taglio con fiamma del metallo, brasatura;

- acqua ad alta pressione: taglio a getto d’acqua”.

 

Questi, infine, sono alcuni fonti di rischi di natura chimica e biologica:

- spruzzi di prodotti chimici: “candeggiamento, riempimento delle batterie, placcatura, sgrassaggio, sverniciatura, lavorazione tramite clorurazione, miscelazioni;

- aerosol liquidi: spruzzatura/irrorazione dei raccolti, verniciatura e laccatura a spruzzo, fumigazione;

- getti di vapore: tubature che perdono, sfiato dei contenitori a pressione;

- polveri fini: miscelazione del cemento, sabbiatura delle pareti, spargimento della calce, verniciatura;

- fumi, vapori e gas: verniciatura, applicazione adesivi, analisi dei gas di scarico, saldatura, fumigazione;

- agenti biologici/virus: chirurgia generale, chirurgia odontoiatrica, pronto soccorso, ricerca medica, gestione rifiuti”.

 

Sito web di INFOR.MO.: nell’articolo abbiamo presentato le schede numero 1549 e 8380 (archivio incidenti 2002/2012).

 

 

Tiziano Menduto



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