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Rischio chimico e sicurezza sul lavoro: l’interazione tra REACH e OSH
Bologna, 4 Set – In materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, la gestione del rischio chimico rappresenta una delle sfide più complesse e in continua evoluzione.
Riguardo ai pericoli degli agenti chimici nei luoghi di lavoro, per fare una prevenzione efficace è, tuttavia, indispensabile integrare la normativa europea di prodotto, rappresentata dai regolamenti REACH e CLP, con le norme in materia di salute e sicurezza (OSH), a partire in Italia dal decreto legislativo 81/2008. Troppo spesso, infatti, la sicurezza "a monte" (fabbricazione e immissione sul mercato) e quella "a valle" (uso nei luoghi di lavoro) sono vissute come binari paralleli e distanti.
Per fare chiarezza su perché è importante e su come colmare questa distanza, abbiamo posto alcune domande a Raffaello Maria Bellino, Dirigente responsabile del Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (SPESAL) dell’ ASL di Bari. Lo abbiamo intervistato durante la manifestazione Ambiente Lavoro 2026, che si è tenuta a Bologna dal 26 al 28 maggio 2026, dove era relatore al convegno “REACH-OSH_2026 – La sicurezza chimica nei luoghi di lavoro” con la relazione “Interfaccia REACH-OSH: principi STOP, indagini analitiche e sorveglianza sanitaria”.
Come evidenzia Raffaello Maria Bellino nell’intervista questa interfaccia non riguarda solo una convergenza di testi di legge, ma un indispensabile trasferimento di conoscenze: l'interfaccia nasce dalla “volontà di prendere questa ricchezza informativa che abbiamo e metterla a disposizione effettiva di quella che è la salute del lavoratore”. L'obiettivo fondamentale è prendere la conoscenza accumulata in relazione al Regolamento REACH e “ritradurla sulll’OSH”, affinché poi “diventi prassi effettiva di come si lavora nei luoghi di lavoro”. E nelle risposte si fa riferimento anche a future linee guida che permetteranno una crescita culturale in materia di prevenzione del rischio chimico.
L’intervista, realizzata a Bologna il 27 maggio 2026, risponde a queste domande:
- Nella sua relazione si parla di interfaccia e di interazione REACH-OSH, tra due sistemi normativi distinti ma assolutamente complementari. Di quali sistemi stiamo parlando? Perché è necessaria una integrazione? Cosa si intende con interfaccia Reach-Osh?
- Lei ha raccontato che la convergenza tra le due normative, di prodotto e sociale, registra preoccupanti diverse battute di arresto. Quali sono le principali difficoltà?
- Cosa si intende con principio STOP? A cosa fanno riferimento, in particolare, le lettere dell’acronimo? Come collegarlo al tema dell’interazione REACH-OSH?
- Cosa può indicare su un altro tema trattato nella sua relazione, l’igiene industriale e le indagini analitiche?
- Nella presentazione del convegno si accenna alla definizione di future Linee Guida, da proporre alla Conferenza Stato Regioni. Cosa tratteranno?
- Come arrivare ad un rafforzamento delle strategie di gestione della sicurezza chimica? Le linee guida possono essere uno strumento di miglioramento della gestione della sicurezza chimica? Quali saranno i tempi previsti di elaborazione e pubblicazione delle linee guida?
L’articolo si sofferma su vari argomenti:
- Interfaccia REACH-OSH: importanza, conoscenza e criticità
- Interfaccia REACH-OSH: rilevanza del principio STOP
- Interfaccia REACH-OSH: future linee guida e prevenzione
Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di visualizzare integralmente l’intervista e/o di leggerne una parziale trascrizione.
L’intervista di PuntoSicuro a Raffaello Maria Bellino
Interfaccia REACH-OSH: importanza, conoscenza e criticità
Nella introduzione del convegno e nella sua relazione si parla di interfaccia e di interazione REACH-OSH. Interazione tra due sistemi normativi distinti ma assolutamente complementari. Di quali sistemi stiamo parlando? Perché è necessaria una integrazione? Cosa si intende con interfaccia REACH-OSH?
Raffaello Maria Bellino: (…) Allora, iniziamo dai regolamenti. Sono due regolamenti, il REACH e il CLP che nascono all'interno della normativa di prodotto, fondamentalmente una normativa che regolamenta l'immissione in commercio delle sostanze chimiche o in quanto tali o in quanto componenti di miscele e articoli. Sono il Regolamento 1907/2006, il REACH, e il Regolamento 1272/2008, il CLP. Questi regolamenti sembrano avulsi, sembrerebbero di primo acchito, avulsi a quella che è una materia relativa alla salute e sicurezza sul lavoro. E per la specifica materia si fa riferimento al 81/2008 che eredita anche le direttive comunitarie CAD (Chemical Agents Directive) e CMRD (Carcinogens, Mutagens or Reprotoxic substances Directive) sugli agenti chimici, sui cancerogeni, mutageni e reprotossici.
Bene, quando in genere si parla di qualcosa, in genere è qualcosa che manca (…). Questa interazione non è un'interazione solo tra normative, il che alle volte potrebbe essere sterile (tra una normativa di prodotto, appunto sappiamo bene, quella del REACH e CLP e quella invece sociale che è del decreto 81). È un'interazione di conoscenza, perché per tanti anni in epoca ante REACH, quindi prima dell'entrata in vigore di questo regolamento, noi abbiamo fatto prevenzione relativamente alle sostanze chimiche ignorandone, in molti, molti casi, una stragrande maggioranza, le proprietà pericolose. Quindi davamo delle indicazioni di massima, di protezione sia collettiva sia individuale, che però non trovavano fondamento scientifico in quello che la sostanza davvero poteva manifestare come effetti sulla salute umana. È chiaro che il Regolamento poi si estende anche al consumatore e all'ambiente, temi che non tratteremo.
Quindi che cosa cambia? Cambia che oggi tutte le sostanze che circolano, con certe caratteristiche, nell'Unione Europea, sono note almeno per le loro proprietà intrinseche. Quindi significa che oggi sappiamo esattamente, a Regolamento regolarmente applicato, quello che possono cagionare sulla salute umana.
E allora qual è il rischio? Che questa mole di informazioni (…) che oggi è disponibile addirittura al cittadino su un portale, quello dell'ECHA ad hoc per la condivisione delle informazioni, non sia poi tenuto in considerazione dai consulenti, dalle aziende, ma anche da chi lavora sul territorio nell'ambito del sistema pubblico per fare le valutazioni che servono a tutelare davvero la salute del lavoratore.
Quindi sbaglieremmo, nel caso in cui non tenessimo in considerazione queste informazioni, perché finiremmo per agire come se le informazioni non le avessimo mai avute. Che chiaramente non è soltanto un vezzo retorico, significa che le persone rischiano di ammalarsi per questa assenza di conoscenza, che in realtà è solo un'assenza di acquisizione dell'informazione perché ormai l'informazione è disponibile.
Quindi l'interfaccia nasce proprio da volontà di prendere questa ricchezza informativa che abbiamo e metterla a disposizione effettiva di quella che è la salute del lavoratore. Quindi dal REACH nasce l'informazione – anche CLP, ma parlerò di REACH solo per brevità - e bisogna ritradurla sulll'OSH, cioè sulla salute e sicurezza, affinché poi diventa diventi prassi effettiva di come si lavora nei luoghi di lavoro.
Nella sua relazione lei ha raccontato che la convergenza tra le due normative, di prodotto e sociale, registra preoccupanti diverse battute di arresto. Insomma, questa interazione spesso non avviene. Perché? Quali sono le principali difficoltà?
Raffaello Maria Bellino: Le battute di arresto si osservano perché alle volte noi pensiamo che le cose avvengano in modo automatico, sia automatico in termini normativi, sia automatico in termini tecnico professionali.
Mi spiego meglio. Le norme sono già compiute e creare altre norme che dettaglino come si applicano le norme… Lei capisce che è un - come posso dire - vizio, pensare che debba venire sempre una norma che ci spieghi come si attua la norma precedente.
(…) Questi regolamenti hanno una loro identità, hanno creato un patrimonio di attività e di informazioni importanti e quindi vanno attuati.
La battuta d'arresto qual è, in questo senso?
(…) Nel momento in cui andiamo a vedere i principali strumenti di comunicazione lungo la catena di approvvigionamento, che sono le etichette, le schede di sicurezza, nei rilievi fatti a livello nazionale, comunitario mostrano che il 35% delle schede, quindi il 35% delle schede dati sicurezza analizzate è non conforme alla normativa.
Che significa? Che quelle informazioni che noi metteremo a disposizione, che transitano quindi dal REACH verso l'OSH, verso questa normativa di tutela del lavoratore, non arrivano perché lo strumento deputato a farle transitare è fatto, diciamo, in modo imperfetto. (…) È fatto in modo imperfetto e non conforme alla normativa.
Il primo punto, quindi è il lato, diciamo, normativo.
Una battuta d'arresto, perché poi nel credere che tutto venga messo a posto dalla norma, anche quando la norma è, tra virgolette, compiuta in sé, spiega i suoi ambiti e li delinea in un modo soddisfacente, noi eliminiamo la variabile uomo che in realtà è detentrice di un contenuto culturale di tutto rilievo. Cioè sono le persone che poi riescono a leggere i processi e le situazioni; è la competenza dei consulenti, è la competenza di chi è chiamato in qualità di tecnico e di specialista dal punto di vista quindi scientifico, a porre in essere queste normative, il punto vero di svolta. Ecco perché non vorrei che nell'attendere che qualcosa si chiarisca ulteriormente a livello normativo - quando in realtà in questo senso non c'è nulla da chiarire, almeno a livello normativo - noi disattendiamo il mandato come professionisti in realtà di prendere quelle informazioni e portarle al fine ultimo, cioè per tutelare la salute del lavoratore.
Interfaccia REACH-OSH: rilevanza del principio STOP
Approfondiamo uno dei temi da lei trattato nella sua relazione: il principio STOP, un principio che credo sia presente in qualche modo sia nel Regolamento REACH che nel decreto 81. Cosa indica? E a cosa fanno riferimento, in particolare, le lettere dell’acronimo? Come collegarlo a quanto da lei indicato sull’interfaccia e interazione REACH-OSH?
Raffaello Maria Bellino: Allora, il principio STOP è un principio generale, diciamo, che nasce nell'ambito OSH (…), è un acronimo, ovviamente - e adesso lo dettaglieremo - che quindi serve fondamentalmente a porre in essere tutti gli apprestamenti possibili per azzerare o ridurre al massimo il rischio professionale.
E l'acronimo, senza andare per termini inglesi (…), che sono molto simili a quelli italiani, sono quindi la S come sostituzione, la T come misure tecniche, la O come misure organizzative e la P come misure di protezione personale. La sostituzione, quindi l'adozione di misure tecniche, organizzative e di DPI nasce nell'ambito OSH.
La sostituzione che cos'è? È la scelta di una sostanza chimica che, diciamo, è pericolosa sostituirla, e quindi levarla di mezzo, tra virgolette, e utilizzarne un'altra che non è pericolosa (…). L'adozione di misure tecniche riguarda normalmente i DPC, i dispositivi di protezione collettiva, quindi la ventilazione, oltre quella generale che è un prerequisito, quella specifica che invece va ad hoc sulla specifica sostanza. Poi abbiamo le misure organizzative procedurali che ciascuna azienda implementa. Infine, i DPI.
Questa previsione è aiutata dalla prospettiva REACH. In che senso? Facciamo un esempio. In passato era possibile mettere in commercio una sostanza chimica, quindi un agente come dice la normativa OSH, per il quale non fosse stato studiato un uso sicuro e che quindi veniva immesso in commercio (salvo che poi sul luogo di lavoro bisognava trovare il modo con cui utilizzarlo in sicurezza).
Oggi questo non è più possibile, perché il REACH, effettuando uno sbarramento sull'immissione in commercio - quindi sul fatto che prima che una sostanza chimica venga emessa in commercio, ne venga chiarita la modalità di uso sicuro - non ne consente più la diffusione al pubblico. Quindi questo è un principio di sostituzione che non arriva da OSH, perché nell'ambito del luogo di lavoro non arriva questa sostanza, perché non è possibile immetterla in commercio in quanto non c'è l'uso sicuro. Ancora, altri “intermedi” (…) hanno delle condizioni strettamente controllate. Le SVHC, le sostanze davvero preoccupanti, sono gestite, pian piano, per un regime transitorio, salvo poi estinguersi. E questo accade prima delle immissioni in commercio.
Quindi prima delle immissioni in commercio, sulla sostituzione, già opera il REACH poi il fatto di scegliere quelle meno pericolose o non pericolose invece rimane, come sostituzione, in ambito OSH.
L'altro elemento che riguarda la T e la P, giusto per intenderci, le misure tecniche di tipo collettivo e quelle personali, DPI, porta a ragionare in modo diverso.
Noi abbiamo l'idea che noi acquistiamo una sostanza che può essere più o meno vantaggiosa economicamente rispetto a un'altra a parità di prestazioni sul prodotto e questo è senza conseguenze. Ebbene, la lettura congiunta di REACH e OSH ci mostra che non è così. Quando noi compriamo una sostanza, noi la utilizziamo, la acquistiamo per l'uso professionale, noi in realtà facciamo un acquisto che si estende anche a tutte le misure e gli apprestamenti da implementare al fine di utilizzarla.
Cioè, se una sostanza costa €1 e l'altra €10, apparentemente noi diremmo che quella di €1 è più vantaggiosa economicamente perché costa 10 volte di meno della sostanza, diciamo B, che costa €10. (…). Però se noi vedessimo che cosa serve per utilizzare la sostanza che costa €1 e cosa serve per utilizzare quella meno pericolosa che costa €10, probabilmente il computo potrebbe non essere sempre a favore di quella economicamente più vantaggiosa.
(…)
Interfaccia REACH-OSH: future linee guida e prevenzione
Nella presentazione del convegno si accenna alla definizione di future Linee Guida, da proporre alla Conferenza Stato Regioni. Cosa tratteranno?
Raffaello Maria Bellino: Allora, si sta lavorando in due direzioni. Innanzitutto a un livello europeo e stiamo lavorando per mettere appunto una linea guida di interfaccia REACH-OSH che ovviamente possa fornire un quadro generale di interazione col territorio, quindi innanzitutto a livello comunicativo, poi effettivamente applicativo, uniforme su tutta l'Europa, ovviamente Europa che registra poi le varie diversità tra gli Stati membri. Quindi comunque un qualcosa di più generale rispetto a quello che si può fare in Italia.
In Italia invece lo stesso gruppo, con un'implementazione ulteriore, sta lavorando proprio a delle linee di indirizzo tecnico-scientifico, proprio per la ragione che dicevo: cioè la normativa è quella, non c'è da modificare la normativa, c'è da rimpolpare il contenuto culturale di mezzo alle normative. E quel contenuto culturale che ovviamente ha bisogno sicuramente di qualche chiarimento - ad esempio per i valori limiti ed esposizione professionali, la loro interazione con i DNEL e DMEL che cioè vengono fuori dall'applicazione della normativa REACH. Cioè c'è un problema di valori limite, però il livello italiano, diciamo, deve lavorare su una crescita culturale. Ecco perché le linee guida e non una norma che dettagli le norme.
Le linee guida rimpolperanno questa zona, in alcuni casi grigia, dove semplicemente va fatto qualche chiarimento dal punto di vista tecnico-scientifico e poi, secondo me, devono rappresentare un volano per la crescita culturale dei professionisti.
Perché ci muoviamo in un ambito dove il contenuto etico del singolo professionista può salvare una singola vita umana o addirittura tante vite umane. Se qualcuno pensa di poter passare velocemente, magari, sopra il fatto che un lavoratore è esposto a cancerogeni, allora probabilmente serve un dialogo più approfondito, e le linee guida sono uno strumento proprio di dialogo. Questo porterà anche una coscienza diversa da parte di tutti i professionisti, sia nel pubblico che, ovviamente, nella rete del privato per fare meglio. Perché comunque stiamo parlando di conseguenze pagate purtroppo a caro prezzo dalla persona umana, dal lavoratore. E che, ovviamente, all'interno di un quadro di forte condivisione tecnico-scientifica, possono trovare una diversa soluzione rispetto quella che abbiamo registrato fino ad oggi.
In conclusione, come arrivare ad un rafforzamento delle strategie di gestione della sicurezza chimica? Le linee guida possono essere uno strumento di miglioramento della gestione della sicurezza chimica? Quali saranno i tempi previsti di elaborazione e pubblicazione delle linee guida?
Raffaello Maria Bellino: Sicuramente dovrebbero tendere a far coagulare tutte quelle keywords che noi troviamo tra il REACH e OSH, farle coagulare in un tutt'uno coerente dal punto di vista tecnico e scientifico. L'intento è proprio questo. I tempi purtroppo, diciamo, dipendono dalle interazioni, dalla difficoltà degli argomenti, … Però evidentemente non possono essere tempi biblici perché altrimenti si perderebbe quella solerzia dell'azione pubblica che credo sia invece un principio cardine per risolvere i problemi.
(…)
Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto
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