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Strategia nazionale SSL: gli indirizzi operativi e i tecnici della prevenzione
Nel mese di dicembre 2025 è stata approvata, nel corso di una riunione del Comitato incaricato di indirizzare e coordinare la vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, presieduto dal Ministro della Salute, la “Strategia Nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030”.
La Strategia, in linea con il Quadro strategico dell’Unione Europea 2021-2027 e con il contesto nazionale – come ricordato in un comunicato del Ministero della Salute - definisce un percorso per affrontare le sfide di un mondo del lavoro in rapida evoluzione.
Per cominciare a parlarne, al di là dei futuri approfondimenti del nostro giornale, ospitiamo un interessante contributo di Elena Bruno, Tecnico della prevenzione Asl Roma 5, dal titolo “Strategia Nazionale SSL 2026-2030: indirizzi operativi e ruolo dei Tecnici della prevenzione”.
Strategia Nazionale SSL 2026-2030: indirizzi operativi e ruolo dei Tecnici della prevenzione
L’approvazione della Strategia Nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030 rappresenta un passaggio di rilievo per il sistema italiano della prevenzione. Il documento, elaborato dal Comitato per l’indirizzo e il coordinamento della vigilanza (ex art. 5 del D.lgs. 81/2008), si pone come strumento di indirizzo strategico, coerente con il Quadro strategico UE 2021-2027 e con il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031.
La Strategia si inserisce in un contesto caratterizzato da una crescente complessità dei rischi lavorativi, determinata dall’evoluzione tecnologica, dalla digitalizzazione dei processi, dall’ invecchiamento della forza lavoro e dall’emergere di nuove modalità organizzative. Alla luce di queste trasformazioni, la prevenzione non può più essere intesa come mero adempimento normativo, ma come sistema strutturato di gestione e prevenzione dei rischi.
Elemento significativo della Strategia è l’inserimento dell’approccio “Vision Zero”, che assume come principio fondante la prevenibilità di infortuni e malattie professionali.
Per il mondo HSE questo significa rafforzare modelli organizzativi basati sull’anticipazione del rischio, sull’analisi dei near miss, sull’uso sistematico dei dati e sulla diffusione di buone pratiche.
Il documento ribadisce la centralità della prevenzione primaria e dell’approccio proattivo, in linea con le esperienze maturate attraverso i Piani Mirati di Prevenzione e con il crescente utilizzo di strumenti di autovalutazione e accompagnamento delle imprese.
I cinque Assi Strategici: implicazioni per i professionisti HSE
La Strategia Nazionale si articola in cinque Assi Strategici, che rappresentano le direttrici fondamentali attraverso cui vengono declinati gli obiettivi di prevenzione, le priorità di intervento e le azioni di sistema da attuare nel periodo tra il 2026 e il 2030.
I cinque Assi Strategici rappresentano ambiti di intervento che si traducono in effetti concreti sull’attività dei professionisti della salute e sicurezza sul lavoro.
L’Asse 1 è dedicato ai cambiamenti del mondo del lavoro, richiama la necessità di aggiornare continuamente le valutazioni dei rischi in relazione a rischi emergenti, transizioni digitale, cambiamenti climatici e nuovi modelli organizzativi, inclusi lavoro a distanza e lavoro ibrido.
L’Asse 2 punta al rafforzamento della resilienza del sistema istituzionale, promuovendo il coordinamento delle attività di vigilanza, la condivisione dei dati e il dialogo sociale. Per i professionisti HSE ciò implica una maggiore integrazione tra competenze tecniche, sanitarie e organizzative.
L’Asse 3 mira a potenziare l’efficacia delle tutele, con attenzione ai settori ad alto rischio e alle situazioni di vulnerabilità. L’approccio suggerito è quello di una prevenzione mirata, basata su evidenze epidemiologiche e analisi settoriali.
L’Asse 4 riconosce il ruolo centrale delle micro, piccole e medie imprese, prevedendo strumenti di supporto, assistenza tecnica e incentivazione. Un ambito in cui la consulenza HSE assume un valore strategico per tradurre gli indirizzi normativi in soluzioni concrete e sostenibili.
L’Asse 5 investe sulla cultura della prevenzione, sottolineando l’importanza della formazione e della sensibilizzazione fin dalle scuole, in una prospettiva di lungo periodo, ambito nel quale i Tecnici della Prevenzione dipendenti delle Asl operano già attivamente attraverso interventi nelle scuole tramite i gruppi di lavoro scuole che promuovono salute (SPS), sviluppati anche nell’ambito dei Piani Mirati di Prevenzione.
All’interno di questo quadro strategico, emerge con forza il ruolo dei Tecnici della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, figure chiave del sistema pubblico di prevenzione. La Strategia, pur non dedicando un capitolo specifico alle professioni, richiama implicitamente la necessità di competenze tecniche, sanitarie e relazionali integrate, che costituiscono il patrimonio professionale dei Tecnici della Prevenzione. Il rafforzamento dei Piani Mirati di Prevenzione, l’approccio collaborativo con le imprese, la promozione della cultura della sicurezza e l’attenzione ai rischi emergenti richiedono un’evoluzione del ruolo del Tecnico della Prevenzione: non solo controllore, ma “facilitatore” della prevenzione, capace di coniugare vigilanza, assistenza e promozione della salute.
Il Tecnico della Prevenzione diventa attore strategico, contribuendo alla riduzione del fenomeno infortunistico attraverso interventi mirati, basati sull’analisi dei dati e sul dialogo con imprese e lavoratori.
La Strategia Nazionale SSL 2026-2030 offre un quadro di riferimento avanzato; la sua efficacia dipenderà dalla capacità del sistema di prevenzione – pubblico e privato – di operare in modo coordinato, valorizzando le competenze professionali e investendo in una prevenzione sempre più proattiva, integrata e orientata alla salute globale del lavoratore.
La Strategia Nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro 2026-2030 non rappresenta un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso strutturale che richiederà un impegno costante in termini di governance, coordinamento e capacità attuativa. La sua efficacia dipenderà dalla concreta traduzione degli indirizzi strategici in azioni misurabili sul territorio e dalla valorizzazione delle competenze professionali che operano quotidianamente nel sistema della prevenzione. Si prevede di rafforzare i Servizi per la tutela della Salute e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro rafforzando i servizi PSAL o PreSAL delle Asl per assicurare l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), adattando le risorse alle esigenze specifiche di ciascun territorio, tenendo conto dei dati epidemiologici e socioeconomici.
Il personale dei servizi pubblici riceverà formazione e aggiornamento continuo per aumentare le competenze e l’efficacia operativa. L’obiettivo complessivo è creare un sistema più efficiente e capillare, in grado di prevenire infortuni e malattie professionali e garantire un ambiente di lavoro sicuro per tutti.
L’urgenza di migliorare la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali è evidente: ogni anno si registrano ancora incidenti gravi e decessi che potrebbero essere evitati. L’approccio Vision Zero, promosso a livello internazionale, parte dal presupposto che ogni incidente sia prevenibile e mira all’azzeramento degli infortuni sul lavoro attraverso un sistema integrato di gestione dei rischi, formazione continua e cultura della sicurezza condivisa.
Scarica il documento citato nell’articolo:
Ministero della Salute, Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ex art. 5, D.lgs. 81/2008, “Strategia nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026 - 2030”.
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