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Le strutture ospedaliere e i rischi biologici per il personale sanitario
Roma, 7 Apr – Il Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro ( d.lgs. n. 81/2008) prevede per il datore di lavoro - agli articoli 271 e 272 del Titolo X ‘Esposizione ad agenti biologici’ – “l’obbligo di considerare, nella fase di valutazione del rischio, tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche degli agenti biologici e alle modalità di lavoro, per procedere all’identificazione e all’attuazione delle misure più idonee di prevenzione e protezione”.
E le attività svolte dal personale sanitario ospedaliero – come ricordato in molti nostri articoli – “possono comportare l’esposizione ad una molteplicità di agenti biologici, una minima parte dei quali ricompresa nell’allegato XLVI del d.lgs. n. 81/2008, attraverso modalità variegate, quali ad es. il contatto con i pazienti, i loro fluidi biologici, aerosol, materiali o dispositivi utilizzati nelle pratiche medico-infermieristiche o chirurgiche”.
A ricordarlo, in questi termini, è il documento “ BIO-RITMO ospedali. Metodologia per la valutazione del rischio biologico” realizzato dalla Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza (CTSS) dell’ Inail e a cura di Raffaella Giovinazzo, Elena Guerrera, Daniela Sarto e scritto da D. Sarto, R. Giovinazzo, S. Fiaccabrino, A. Gambelunghe, M. Cannizzo, C. Mazza, V. Burani e E. Guerrera. Un documento, elaborato in collaborazione con Azienda USL e Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e Azienda Ospedaliera di Perugia – Ospedale S. Maria della Misericordia di Perugia, che fornisce utili indicazioni per l’utilizzo di uno specifico metodo di valutazione (BIO-RITMO) del rischio biologico.
Tuttavia, oggi ci soffermiamo, in relazione al contenuto del documento, non sul metodo proposto ma sulla presentazione di quelli che sono i rischi biologici nelle strutture ospedaliere con riferimenti ai seguenti argomenti:
- Le strutture ospedaliere e i principali rischi biologici
- Le strutture ospedaliere e le infezioni occupazionali
- Le strutture ospedaliere, le ferite da aghi e da taglio
Le strutture ospedaliere e i principali rischi biologici
Nel capitolo 2 del documento si ricorda che le strutture ospedaliere sono ambienti lavorativi “caratterizzati dalla presenza di numerosi rischi legati alla diversità e peculiarità delle attività svolte e delle mansioni che in esse operano”. E i rischi più significativi del settore “sono correlati a:
- esposizione agli agenti biologici;
- disturbi e patologie muscolo-scheletriche;
- disturbi psico-sociali;
- utilizzo-manipolazione di sostanze chimiche”.
Tuttavia, tra questi, uno dei più rilevanti “è senza dubbio rappresentato dal rischio biologico” e nell’Allegato XLIV del d.lgs. n. 81/2008 sono elencate le attività lavorative che possono comportare la presenza di agenti biologici: “tra queste, sono citati espressamente i servizi sanitari e i laboratori clinici, nei quali gli agenti biologici non costituiscono la materia prima deliberatamente utilizzata o il prodotto del processo lavorativo e, pertanto, l’esposizione ad essi è di tipo potenziale”.
Si indica poi che la portata del rischio biologico per i lavoratori adibiti ad attività sanitarie può essere evidenziata anche dai dati statistici del settore (Eu-OSHA, 2019).
In particolare in ambito europeo “il rischio biologico riguarda un numero elevato di lavoratori impiegati nel sistema socioassistenziale: medici, infermieri, ostetriche, personale assistenziale; inoltre, il settore sanitario è uno dei più grandi settori occupazionali in Europa, cui afferisce un’ampia gamma di professioni”.
I dati evidenziano, infatti, che in Europa, nel 2022, “circa 21,5 milioni di persone sono state impiegate in tale settore, rappresentando l’11% di tutta la forza lavoro. Circa l’80% di esse è costituito da donne, mentre il 37% degli occupati risulta avere età pari o superiore a 50 anni”. E, dunque, nel settore sanitario “il processo di valutazione dei rischi deve necessariamente tener conto di ampie percentuali di lavoratori caratterizzati da condizioni di fragilità per età e patologie pregresse”.
In particolare, in Italia – dati 2022 – “l’età media dei medici del SSN è pari a 49,9 anni (47,7 per le donne e 52,3 per gli uomini), la classe di età compresa tra 60 e 64 anni è ancora la più rappresentata numericamente, mentre alla classe di età 25-29 anni corrisponde la percentuale minore dei lavoratori. Nelle fasce di età inferiori ai 50 anni la quota di donne medico risulta superiore a quella degli uomini”.
Il documento, che vi invitiamo a visionare, riporta poi vari altri dati sugli infortuni sul lavoro e ricorda anche che (dati EU-OSHA) “il 22% degli infortuni registrati in ambito sanitario nel 2014 e nel 2019 è collegato all’effettuazione di iniezioni intramuscolari o sottocutanee, il 20% a prelievi di sangue, il 30% alla errata procedura di reincappucciamento degli aghi”.
Le strutture ospedaliere e le infezioni occupazionali
Veniamo alle infezioni occupazionali, cioè alle “affezioni conseguenti all’esposizione accidentale a materiale biologico potenzialmente infettante durante l’attività di lavoro, il cui periodo di incubazione sia compatibile con l’intervallo di tempo intercorso tra l’evento che ha comportato l’esposizione all’agente infettivo e la comparsa della malattia”.
Queste infezioni vanno poi distinte dalle “infezioni ospedaliere” chiamate anche “nosocomiali”, a carico dei pazienti, ‘che insorgono durante il ricovero in ospedale o, in alcuni casi, dopo che il paziente è stato dimesso e che non erano manifeste clinicamente né in incubazione al momento dell’ammissione in ospedale’ (Grigis et al., 2002, Ferreira et al., 2017).
Si indica che a seconda delle attività svolte il personale ospedaliero “può entrare in contatto con:
- pazienti;
- fluidi biologici;
- reperti anatomici;
- strumenti taglienti o aghi;
- rifiuti e dispositivi medici;
- altre fonti di agenti biologici infetti o potenzialmente tali”.
E la trasmissione delle infezioni “può avvenire per:
- contatto diretto con pazienti e con superfici contaminati, biancheria, stoviglie (vedi ad es. infezioni da herpes, scabbia, tigna);
- via fecale-orale (vedi ad es. infezioni da salmonelle, norovirus, virus dell’epatite A);
- via aerea (vedi ad es. SARS-CoV-2, tubercolosi, patologia meningococcica), attraverso inalazione di droplet provenienti dai pazienti malati o portatori sani o da materiale infetto o veicolati dagli impianti aeraulici;
- via ematica, attraverso punture d’ago o il taglio con oggetti contaminati da sangue infetto (vedi ad es. epatite B, C, Delta ed infezione da HIV)”.
Le strutture ospedaliere, le ferite da aghi e da taglio
Parliamo, infine, del rischio biologico da ferite da aghi o altri strumenti taglienti o acuminati e punture.
Si indica che le esposizioni degli operatori sanitari ad agenti infettivi “sono frequentemente associate all’utilizzo di dispositivi medici taglienti, come gli aghi, durante l’attività di lavoro”.
Infatti le ferite provocate da aghi e altri strumenti taglienti o acuminati, necessari all’esercizio di attività specifiche, “sono tra i rischi più comuni e gravi per il personale sanitario. In circa il 70% dei casi di puntura d’ago, gli incidenti si verificano dopo l’utilizzo di tali dispositivi, in particolare a causa della manovra errata del reincappucciamento dopo il loro uso”.
In particolare, le ferite da taglio sono state “associate alla trasmissione di malattie infettive dai pazienti agli operatori sanitari: si stima che su 100 ferite da taglio l’anno che si verificano, nello 0,42% dei casi insorgano infezioni da HBV, nello 0,05-1,30 % infezioni da HCV e nello 0,04-0,32% infezioni da HIV (WHO, 2010; Elsevier et al., 2014; Wyżgowski et al., 2016)”.
A questo proposito si sottolinea che, a questo fenomeno, il d. lgs. n. 81/2008 dedica il Titolo X-bis, che “si applica a tutti i lavoratori che operano nei luoghi di lavoro interessati da attività sanitarie, indipendentemente dalla loro tipologia contrattuale (tirocinanti, apprendisti, lavoratori a tempo determinato, lavoratori somministrati, studenti che seguono corsi di formazione sanitaria e sub-fornitori)”.
Il documento ricorda che il Titolo X-bis sottolinea:
- “l’importanza della formazione del personale per operare in condizioni di sicurezza tali da evitare il rischio di ferite e infezioni provocate da dispositivi medici taglienti”;
- “la necessità di adottare misure idonee ad eliminare o contenere al massimo il rischio di ferite ed infezioni, elaborando una politica globale di prevenzione che tenga conto delle tecnologie più avanzate, dell’organizzazione e delle condizioni di lavoro, dei fattori psicosociali e dell’influenza esercitata sui lavoratori dall’ambiente di lavoro”.
Infine, si sottolinea anche l’importanza della “registrazione e dell’analisi delle cause, modalità e circostanze che hanno comportato il verificarsi di infortuni derivanti da punture o ferite e dei successivi esiti, per l’individuazione di adeguate misure di prevenzione”.
Rimandiamo alla lettura integrale del documento che si sofferma poi sulla valutazione del rischio biologico e su BIO-RITMO, un metodo di valutazione del rischio biologico basato sulla “matrice dei rischi”.
RTM
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Inail, Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza, “ Bio-ritmo ospedali. Metodologia per la valutazione del rischio biologico”, a cura di Raffaella Giovinazzo, Elena Guerrera, Daniela Sarto e scritto da D. Sarto (Inail Liguria, CTSS), R. Giovinazzo (Inail, CTSS centrale), S. Fiaccabrino (già UOC Servizio Prevenzione e Protezione Provinciale, AUSL AOU di Ferrara), A. Gambelunghe (già Sezione di Medicina del Lavoro, Malattie Respiratorie e Tossicologia Professionale e Ambientale-Università degli Studi di Perugia), M. Cannizzo (già Servizio di Prevenzione e Protezione, Azienda Ospedaliera di Perugia), C. Mazza (UOC Servizio Prevenzione e Protezione Provinciale, AUSL AOU di Ferrara), V. Burani (Servizio di Prevenzione e Protezione, Azienda Ospedaliera di Perugia) e E. Guerrera (Inail, Umbria, CTSS), documento realizzato in collaborazione con Azienda USL e Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e Azienda Ospedaliera di Perugia – Ospedale S. Maria della Misericordia di Perugia - collana Salute e Sicurezza, edizione 2025 (formato PDF, 1.49 MB).
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