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Veterinaria e sicurezza: rischi biologici e rischi psicosociali
Roma, 20 Mag – Ogni medico veterinario, operando in contesti vari (studi, cliniche, ambulatori, allevamenti, …), sia del Servizio sanitario nazionale (Ssn) che in quello della libera professione, si “trova esposto a differenti rischi di cui deve essere a conoscenza”. In tutti i vari ambienti in cui viene ad operare, deve prestare “attenzione a tutti i pericoli derivanti sia dall’ambiente di vita dell’animale, che dalle malattie”.
Le attività degli operatori del settore veterinario li espongono a “rischi di tipo chimico, fisico, biologico, nonché a rischi di infortuni, di patologie correlate alla movimentazione manuale dei carichi e a rischi di burnout”.
A ricordarlo e a presentare questi rischi è il documento Inail “ Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario. Focus sulla manipolazione di farmaci pericolosi alla luce della direttiva (UE) 2022/431”.
Il documento, realizzato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’ Inail, oltre a soffermarsi con attenzione sui rischi dei farmaci pericolosi, anche con riferimento alle novità normative europee e italiane, propone una breve rassegna dei vari rischi a cui sono soggetti gli operatori.
Dopo aver già parlato, in precedenti articoli, di rischi chimici, fisici ed ergonomici, l’articolo si sofferma oggi sui seguenti argomenti:
- Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario: rischi biologici
- Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario: zoonosi e allergie
- Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario: burnout
Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario: rischi biologici
Il documento sottolinea che tutti gli operatori veterinari che sono a contatto con gli animali sono esposti a rischio biologico e, “a salvaguardia della loro salute, devono essere adottate le disposizioni previste dal d.lgs. 81/2008”.
A questo proposito si indica che nelle strutture “devono essere rispettate le norme di igiene e di attenzione agli aspetti di contaminazione microbiologica, con particolare riguardo alle zoonosi o ad altre affezioni derivanti da esposizioni nell’ambiente di lavoro (quali patologie da contatto e allergie)”.
Si segnala che gli agenti patogeni possono essere trasmessi “per inalazione di aerosol infetti (inclusi spargimenti o spruzzi di liquidi su cute e mucose), ingestione (contatto della bocca con dita o oggetti contaminati), inoculazione per via parenterale (aghi o altri oggetti acuminati o taglienti contaminati) e trasmissione indiretta mediante vettori”. E gli agenti biologici, ossia qualsiasi microrganismo che provoca intossicazioni, infezioni e allergie, “vengono suddivisi sulla base del livello di rischio di infezione in quattro gruppi (art. 268, d.lgs. 81/2008, Titolo X)”.
Riprendiamo dal documento una tabella sui quattro gruppi e i livelli di rischio:

Si ricorda che l’Allegato XLVI del Titolo X d.lgs. 81/2008 “elenca solo gli agenti dei gruppi 2, 3 e 4 suddivisi in batteri e organismi simili, virus, parassiti e funghi”.
Si indica poi che la prevenzione si attua “garantendo un’accurata igiene dei ricoveri, delle stalle, nonché di idonee profilassi veterinarie, un corretto uso di DPI e un’accorta individuazione delle procedure di sicurezza; tuttavia, malgrado le procedure consigliate, queste non sempre riducono il rischio che può derivare da eventi accidentali, spesso da imputare a spazi non idonei, nonché all’organizzazione del lavoro o a un affollamento di animali o ad altre cause”.
Si segnala poi che un problema importante, soprattutto negli allevamenti, “sono le malattie trasmesse all’uomo dall’animale o dall’ambiente in cui il medico veterinario opera e dal contatto più o meno prolungato dell’uomo con l’animale malato o con le sue secrezioni e deiezioni. Le patologie che possono presentarsi sono riconducibili a infezioni (zoonosi) e forme allergizzanti”.
Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario: zoonosi e allergie
Il documento, riguardo al rischio biologico, fa un approfondimento sulle zoonosi, “tutte le malattie virali, prioniche, batteriche, micotiche e parassitarie, che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo, direttamente attraverso il contatto diretto (saliva, urina, feci o altri fluidi corporei dell’animale infetto) o indirettamente attraverso il contatto con materiali (terreno od oggetti contaminati da agenti zoonotici), l’ingestione di alimenti e acque contaminate (alimenti prodotti da animali infetti o contaminati durante la produzione, preparazione o distribuzione) o trasmissione vettoriale tramite zanzare, zecche, pulci e pidocchi che fungono da vettori per alcuni agenti zoonotici”. Si ricorda che le malattie zoonotiche “sono disciplinate dalla dir. 2003/99/CE (recepita a livello nazionale con il d.lgs. 191/2006) che dispone regole per la sorveglianza delle zoonosi nell’uomo, degli agenti zoonotici negli animali e delle relative resistenze agli antimicrobici, nonché procedure per l’indagine epidemiologica”.
Riguardo poi al rischio da allergie si indica che un importante gruppo di fattori di rischio presenti nel settore veterinario e nella pratica clinica veterinaria è costituito da allergeni di origine animale (forfore, acari, peli, saliva, deiezioni) e vegetale (presenti come contaminanti di fieno, paglia e lettiere) i quali possono provocare, prevalentemente tramite inalazione o per contatto cutaneo, malattie allergiche (rinite o asma, bronchite cronica, dermatopatie)”. E altra fonte di allergeni, “soprattutto per chi lavora a contatto con equini e bovini, sono le punture di insetti (mosche, tafani, zanzare, api, vespe, calabroni, ecc.) che possono talora provocare imponenti manifestazioni allergiche, fino allo shock anafilattico”.
Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario: burnout
Il documento si sofferma anche sui rischi psicosociali, con riferimento al burnout.
Si segnala che tra i rischi di natura psico-sociale, “il fenomeno di burnout è la conseguenza della cronicizzazione di elevati livelli di stress lavoro-correlato, utilizzato per descrivere un grave stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale, causato da un prolungato e intenso stress lavorativo, che determina un profondo senso di frustrazione per non riuscire a svolgere efficacemente il proprio lavoro e rispondere in maniera adeguata a tutte le richieste”.
Se in passato le ricerche su questo tema si sono concentrate su “medici, infermieri e assistenti sociali per i quali si riscontra, nell’attività professionale, un inevitabile coinvolgimento emotivo”, solo recentemente la letteratura scientifica “ha iniziato a interessarsi anche ai medici veterinari, in virtù dei profondi cambiamenti culturali e sociali che evidenziano come, soprattutto nell’ambito degli animali da compagnia, i professionisti siano esposti a rischi psicosociali”.
Dunque la medicina veterinaria è una delle professioni in cui è importante che “vengano attuate iniziative di prevenzione verso il medico veterinario, volte a sanare anche questa tipologia di rischio”. Inoltre, in considerazione di specifiche attività (quali l’eutanasia) “si possono creare degli impatti emotivi importanti” che nel tempo possono “indirizzare il medico veterinario verso il burnout”.
Rimandiamo alla lettura integrale del documento Inail che si sofferma ampiamente anche sulla vigilanza veterinaria, prevista dal regolamento (UE) 2016/429 (noto anche come Animal Health Law - AHL o legge di sanità animale) con lo scopo di “prevenire e controllare le malattie animali che possono essere trasmesse ad altri animali o ad esseri umani”. Il regolamento chiarisce “le responsabilità di allevatori, veterinari e altri soggetti che si occupano di animali e consente un maggiore utilizzo di nuove tecnologie nelle attività che riguardano la salute degli animali, come la sorveglianza delle malattie e il ricorso a sistemi di identificazione elettronica e registrazione delle popolazioni animali”.
Segnaliamo, infine, che, riguardo al tema dei rischi dei medici veterinari, il documento si sofferma anche su:
- rischio chimico
- rischio fisico
- rischio infortuni e traumi
- rischio da movimentazione dei pesi e/o carichi
Tiziano Menduto
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Inail, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, “ Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario. Focus sulla manipolazione di farmaci pericolosi alla luce della direttiva (UE) 2022/431”, autori: Paola Castellano, Giovanna Tranfo e Daniela Pigini (Inail, Dimeila), Giorgio Neri (Anmvi, Anicura Istituto veterinario Novara), Daniela Boltrini (Anmvi, Clinica veterinaria, Caprarola) e Marco Melosi (Anmvi, Cremona), edizione 2024, Collana Salute e sicurezza (formato PDF, 1.24 MB).
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