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Strategie per la prevenzione della salute riproduttiva

Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Differenze di genere, età, cultura

04/05/2011

Un indagine dell’Azienda Sanitaria Firenze mostra che meno della metà delle donne che svolgono lavori a rischio usufruisce delle tutele previste. I dati e gli obiettivi dell’indagine, l’attività informativa, i suggerimenti per la prevenzione.

Strategie per la prevenzione della salute riproduttiva

Un indagine dell’Azienda Sanitaria Firenze mostra che meno della metà delle donne che svolgono lavori a rischio usufruisce delle tutele previste. I dati e gli obiettivi dell’indagine, l’attività informativa, i suggerimenti per la prevenzione.


Firenze, 4 Mag - PuntoSicuro si è recentemente soffermata sulla valutazione dei rischi in relazione alla diversità della forza lavoro e con particolare riferimento alle donne lavoratrici.
È la stessa Agenzia Europea per la Salute e Sicurezza che, riportando l’esito di un rapporto elaborato sul tema della valutazione dei rischi, sottolinea che “non tutti i lavoratori sono esposti agli stessi rischi: alcuni gruppi specifici di lavoratori sono maggiormente esposti ai rischi (o sono soggetti a particolari condizioni)”.
 
Per continuare ad approfondire questa tematica, presentiamo un documento apparso sul sito della ASL10 Azienda Sanitaria Firenze dedicato alla salute riproduttiva delle lavoratrici.
 
Il documento, dal titolo “La salute riproduttiva: una strategia per la prevenzione dei rischi lavorativi” e a cura di Carla Sgarrella e Carla Arfaioli (Dipartimento di Prevenzione Settore PISLL - Azienda Sanitaria Firenze), mette in evidenza una insufficiente attenzione alla tutela delle lavoratrici madri addette a mansioni a rischio. In mansioni dove, ad esempio, gli eventuali inquinanti ambientali presenti nei luoghi di lavoro possono causare danni alla madre e al nascituro in diverse fasi del concepimento e del post-partum.
Il documento presenta un intervento/indagine, condotto dall’Azienda Sanitaria di Firenze nel periodo luglio 2007/dicembre 2008, che evidenzia una non completa applicazione della normativa di tutela ( D.Lgs. 151/2001): nel 2010 solo il 46% delle donne che svolgono lavori a rischio ha usufruito delle tutele previste.
Ma il documento non si ferma ai dati e propone alcune riflessioni e suggerimenti per un miglioramento futuro dell' impegno valutativo e informativo rispetto ai problemi della gestazione e della salute del nascituro.
 
Gli obiettivi dell’intervento suddetto erano quelli di:
- “garantire una maggiore e diffusa informazione alle lavoratrici madri sulla normativa D.Lgs. 151/01;
- migliorare la conoscenza sulle mansioni a rischio a prevalente occupazione femminile nella ASL di Firenze”. 
Questi i materiali e metodi:
- “informazione /formazione alle ostetriche dei consultori ASL e al personale infermieristico PISLL sui rischi lavorativi in gravidanza e post partum e sulla normativa di riferimento;
- consegna di materiale informativo e di una scheda da autocompilare alle donne che ritirano il ‘Libretto di gravidanza’ presso tutti i consultori della ASL grazie al coinvolgimento delle Ostetriche adeguatamente formate;
- intervista telefonica da parte degli infermieri PISLL adeguatamente formati alle donne risultate occupate utilizzando un questionario specifico;
- nel caso di lavoratrice con mansioni a rischio, venivano fornite informazioni su come richiedere l’astensione anticipata per lavoro a rischio”.
 

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E attraverso l’attività informativa: 
- “sono state formate n. 37 ostetriche della ASL di Firenze sul totale di 57 (65 %) ostetriche del territorio (36 consultori); che hanno consegnato 12.487 libretti di gravidanza (luglio 2007-dicembre 2008);
- sono stati formati n.10 infermieri sul totale di 16 infermieri del PISLL ASL 10 Firenze (62%); - le donne lavoratrici che hanno ricevuto la specifica informativa sui rischi lavorativi per la gravidanza e sul D. lgs. 151/01 sono state 4.950”. 
E sono 4.950 (il 39,6%) le donne che hanno compilato la scheda su un totale di 12.487 donne che hanno ritirato il libretto di gravidanza; l’82% (4087) di queste schede sono di lavoratrici (un “campione significativo delle lavoratrici totali”).
 
Le 4078 schede autocompilate sono soprattutto di donne italiane (86%) con un’età media di 33 anni per le italiane e 30 per le straniere. Delle 583 straniere occupate il 79% proviene da paesi a forte pressione migratoria (PFPM).
 
Altri dati relativi alle schede:
- si tratta soprattutto di lavoratrici dipendenti che possono usufruire delle leggi di tutela (D.lgs 151/2001);
- l’84% ha un contratto a tempo indeterminato, il 10% a tempo determinato, …;
- il “58% delle donne in gravidanza intervistate (3005) svolge una mansione a rischio (17% sanità e sociale, 13% commercio, 11% manifatturiero, 6% pulizie). Il 42 % è impiegata”.
 
Dai dati emerge che:
- “più della metà delle donne italiane svolgono mansioni a rischio;
- “le mansioni a rischio sono svolte in prevalenza dalle donne straniere PFPM”;
- il “28% delle donne occupate (n. 4052) riferiscono precedenti abortivi”. 
 
Per concludere, in relazione ai risultati del lavoro dell’ASF di Firenze, il documento indica che è importante:
- la “sensibilizzazione di una delle figure di riferimento principali per la donna, nelle prime fasi della gravidanza, alla presenza nei luoghi di lavoro di rischi specifici legati alla condizione di gravidanza e alla normativa di riferimento: le ostetriche”;
- l’attivazione di una “rete di collaborazione tra la medicina del lavoro ASL e le ostetriche dei consultori per garantire ad un numero sempre maggiore di donne”;
- l’informazione “nei mesi dove maggiore è la necessità di tutela : primi tre mesi di gravidanza”.
 
Inoltre riguardo all’intervento operato si ricorda che le “ donne intervistate erano in prevalenza dipendenti, nella condizione più favorevole per l’applicazione del D.lgs. 151/01 e quindi l’informazione ha reso possibile l’incremento delle donne lavoratrici che hanno potuto usufruito in maniera corretta della legge di tutela”.  
Tuttavia, per es. nel 2010, il “n. di provvedimenti DPL emessi per lavoro a rischio risulta di 1982 con un numero di lavoratrici a rischio stimate di 4305”.
Quindi “c’è ancora molto da fare!”. Ad esempio migliorare la collaborazione con le ostetriche e “rinnovare l’impegno nei confronti dei ginecologi”.
Inoltre per il personale PISLL (Prevenzione Igiene Sicurezza Luoghi di Lavoro) si suggerisce di:
- “continuare l’attività di informazione e controllo dell’applicazione della normativa eventualmente definendo delle priorità di intervento sui comparti più rappresentati (vedi grande distribuzione);
- intraprendere attività di prevenzione anche per i fattori di rischio riferiti alla salute riproduttiva della donna ma anche dell’uomo;
- migliorare la procedura interna con checklist per analisi documento di valutazione dei rischi per la gravidanza”;
- migliorare l’informazione per i medici competenti. 
 
 
“ La salute riproduttiva: una strategia per la prevenzione dei rischi lavorativi”, a cura di Carla Sgarrella e Carla Arfaioli (Dipartimento di Prevenzione Settore PISLL - Azienda Sanitaria Firenze) (formato PDF, 656 kB).
 
PDC


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