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Infezioni nelle aree critiche in sanità: DPI, disinfezione e nuove tecnologie
Roma, 27 Mar – Nel 2022 il Ministero della Salute ha evidenziato che in Europa le ICA (Infezioni Correlate all’Assistenza) - infezioni che costituiscono la complicanza più frequente e grave dell’assistenza sanitaria e possono verificarsi in ogni ambito assistenziale - provocano ogni anno: “16 milioni di giornate aggiuntive di degenza, 37.000 decessi attribuibili, 110.000 decessi per i quali l’infezione rappresenta una concausa”. E i costi vengono “stimati in approssimativamente 7 miliardi di euro, includendo solo i costi diretti”.
A ricordare questi dati, a parlare delle infezioni contratte in ambito nosocomiale (assistiti, personale e visitatori) e a segnalare che una delle cause è la scarsa applicazione di misure di igiene ambientale e di prevenzione, è una scheda informativa curata dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (Dit) dell’ Inail e intitolata “ Misure di sicurezza per le infezioni nelle aree critiche in sanità: tecnologie avanzate per l’impiego continuo di dpi e di disinfezione di nuova concezione”.
Il documento, che abbiamo già presentato in un precedente articolo, si sofferma su vari studi, sulla normativa italiana ed europea, sulle misure sicurezza e sui dispositivi di protezione individuale e le attività di disinfezione di nuova concezione.
Nell’articolo ci soffermiamo su questi ultimi temi con riferimento ai seguenti argomenti:
- Infezioni nelle aree critiche in sanità: divisa dell’operatore
- Infezioni nelle aree critiche in sanità: vie respiratorie, volto e occhi
- Infezioni nelle aree critiche in sanità: attività di disinfezione
Infezioni nelle aree critiche in sanità: divisa dell’operatore
Il documento ricorda che nelle aree critiche in sanità “gli indumenti che indossano gli operatori e le semi-maschere filtranti per le vie respiratorie dovrebbero consentire, se realizzati con appropriate caratteristiche tecnico - funzionali di barriera, la loro protezione durante lo svolgimento dell’attività assistenziale ed impedire che tali dispositivi diventino veicolo di diffusione di agenti infettivi per i destinatari di tale attività”. E questo è oggi reso possibile “usufruendo dell’attuale offerta tecnologica che consente di rendere disponibili per il personale DPI di nuova concezione da indossare nell’intero turno lavorativo”.
A questo proposito il documento si sofferma sulla divisa dell’operatore.
Si indica che per realizzare, nelle aree critiche, quanto indicato sopra, si può utilizzare una divisa i cui componenti “sono classificati come DPI riutilizzabili nella foggia di casacca e pantalone. I suddetti indumenti sono in effetti DPI riutilizzabili mediante numerosi lavaggi e consentono di svolgere agevolmente in comfort l’importante attività assistenziale”.
I suddetti dispositivi “devono essere conformi ai requisiti essenziali di salute e sicurezza di cui all’Allegato II del Regolamento (UE) 2016/425 ed alla norma armonizzata UNI EN ISO 13688:2022, inoltre tale conformità deve risultare verificata da idoneo Organismo Notificato, inserito nell’apposito elenco della Commissione (EC, 2024)”.
Complessivamente - continua la scheda - i suddetti Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), “in base all’attuale offerta tecnologica sono disponibili con caratteristiche tecniche comprensive dei Requisiti Essenziali di Salute e Sicurezza (RESS) atti a garantire comfort nell’indossarli e la migliore protezione da agenti infettivi di operatori e di conseguenza degli utenti delle aree critiche”.
Sono poi presentate le caratteristiche e la richiesta conformità a varie norme tecniche.
Infezioni nelle aree critiche in sanità: vie respiratorie, volto e occhi
Riguardo ai DPI la scheda si sofferma anche sulla protezione delle vie respiratorie e sulle semi-maschere filtranti.
Si segnala che nelle aree critiche, “considerando gli specialistici contesti organizzativi ed assistenziali”, è importante indossare una idonea “protezione delle vie respiratorie con caratteristiche di barriera per agenti infettivi quale tutela del personale e degli assistiti”. E, in questi casi, il dispositivo “più comunemente usato per la protezione delle vie respiratorie è la semi-maschera filtrante” (DPI di III categoria).
È fondamentale per la garanzia di protezione prevista dalla legislazione di riferimento che la certificazione CE/UE di Tipo di questo dispositivo “porga in evidenza la protezione da agenti infettivi con la conformità alla norma tecnica EN149 come FFP3. Quanto sopra deve essere ulteriormente evidenziato nelle istruzioni per l’uso nelle quali sono descritte le caratteristiche di protezione per agenti infettivi e le relative proprietà di barriera della semi-maschera per tale tipologia di rischio”.
Si parla poi della protezione del volto e degli occhi.
Si ricorda che, nel caso di procedure nelle quali sia necessaria la protezione del volto da schizzi e/o sversamenti, “è necessario indossare visori o schermi facciali. Questi sono DPI di II o III categoria e conformi alla norma tecnica EN 166. Le caratteristiche tecnico - funzionali ed i requisiti sono descritti nella pubblicazione Inail “ Misure di sicurezza per gli agenti infettivi del gruppo 3 nelle attività sanitarie”.
Anche riguardo a tute e camici di protezione, come DPI in terza categoria per il personale di queste aree critiche, la scheda rimanda alla pubblicazione Inail indicata sopra.
Infezioni nelle aree critiche in sanità: attività di disinfezione
Per fornire materiali di approfondimento sull’attività di disinfezione la scheda rimanda alla lettura anche di altri documenti (ad esempio “ La disinfezione ambientale e di superfici diversificate come misura di sicurezza nelle strutture sanitarie ed in quelle ad esse assimilabili” e “ La disinfezione di dispositivi ed impianti come misura di sicurezza negli ambienti sanitari ed in quelli ad essi assimilabili”).
Si segnala poi che nel caso delle aree critiche si può definire intervento prioritario per il rischio di esposizione ad agenti infettivi “il posizionamento di dispositivi filtranti ai punti terminali o agli snodi degli impianti, che si qualificano quali Dispositivi di Protezione Collettiva. In tal modo osservando quanto indicato dai disposti del citato d.lgs. 81/2008 e s.m.i. si attua una specifica misura di sicurezza per la tutela di chi è presente in questi ambienti confinati ed in particolare per chi necessita dell’attività assistenziale in condizioni di vulnerabilità immunitaria. I sistemi filtranti devono essere costituiti da membrane filtranti di grado assoluto ed essere realizzati mediante un sistema di controllo che garantisca l’integrità sul 100% della produzione. Tali dispositivi di filtrazione devono essere verificati da un organismo terzo nel rispetto degli standard internazionali di settore e devono agire, in base a specifiche caratteristiche tecnico - funzionali di protezione, quali dispositivi barriera nei confronti di qualsiasi agente biologico presente nell’acqua (compresi i virus) per tutta la durata di possibile utilizzo”.
Si sottolinea che di notevole interesse sono poi i sistemi filtranti caratterizzati da “innovative proprietà tecnico - funzionali che dimostrano un’attività antibatterica ed antivirale in base a specifiche norme tecniche europee di settore garantendo un’efficace barriera di prevenzione - protezione per gli utilizzatori e gli operatori”. E per le suddette proprietà innovative i menzionati sistemi filtranti si qualificano “quali misure di sicurezza per agenti biologici se verificati da organismo terzo di riferimento per l’ambito disciplinare. Si ritiene, infine, importante ed imprescindibile per i suddetti sistemi filtranti un sistema di tracciabilità per il monitoraggio degli stessi in continuo ed in tempo reale, ad es. mediante sistemi RFid e/o di comunicazione innovativi, per beneficiare di un’agevole raccolta ed elaborazione dei dati misurati”.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del documento che riporta informazioni non solo sulla normativa vigente e sulle misure di sicurezza, ma anche, per quanto riguarda le attività di nuova concezione, anche sui servizi di pulizia e di disinfezione.
Tiziano Menduto
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Inail, Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici, “ Misure di sicurezza per le infezioni nelle aree critiche in sanità: tecnologie avanzate per l’impiego continuo di dpi e di disinfezione di nuova concezione”, a cura di A. Ledda, P. Castellano (Inail), R. Lombardi, M. Triassi (Università di Napoli Federico II), M. Clementi (Università Vita Salute S. Raffaele di Milano), A. Firenze (Università di Palermo), A. Carducci, M. Verani (Università di Pisa), S. Sernia, (Sapienza Università di Roma), E. Omodeo Salè (Istituto Oncologico Europero), P. Manzi (A.O. Santa Maria Terni), F. De Plato (Asl Teramo) G. Rotriquenz (ASL Caserta), Factsheet edizione 2024 (formato PDF, 210 kB).
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