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09 settembre 2011 - Cat: Materiale informativo
  

Individuare i pericoli e pianificare le misure nelle piccole aziende


Un documento di Suva illustra come individuare i pericoli e come pianificare le necessarie misure di prevenzione nelle piccole aziende. La pianificazione in quattro tappe, il controllo dell’efficienza del sistema e l’uso della tabella dei pericoli.

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Lucerna, 9 sett – PuntoSicuro ha già presentato in passato un documento di Suva - istituto svizzero per l'assicurazione e la prevenzione degli infortuni – per facilitare l’ individuazione dei pericoli e la valutazione dei rischi, con il supporto delle liste di controllo, nelle piccole e medie aziende.
In particolare per le piccole aziende Suva ha prodotto anche un breve opuscolo specifico dal titolo “ Individuazione dei pericoli e pianificazione delle misure nelle piccole aziende” che illustra come individuare i pericoli in azienda e come pianificare le necessarie misure di prevenzione anche attraverso l’uso di semplici strumenti allegati.
 
L’individuazione dei pericoli e pianificazione delle misure deve avvenire attraverso un percorso in 4 tappe.
 
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Latappa n. 1 consiste nel suddividere l’azienda in unità logiche e comprensibili. “È possibile procedere nel seguente modo:
-suddivisione in settori/posti di lavoro. Esempi: officina, reparto lavorazione, uffici;
-suddivisione in processi di lavoro. Si elencano i processi eseguiti in azienda. Esempi: stoccaggio, trasporto, imballaggio;
-suddivisione in categorie professionali o di persone. Una categoria professionale comprende le persone che svolgono le stesse attività (ad es. installatori, autisti) e che sono esposte agli stessi pericoli. Tale ripartizione è soprattutto utile quando bisogna valutare i posti di lavoro non fissi”.
 
Latappa n. 2 consiste nell’elencare attività, attrezzature di lavoro e sostanze.
Infatti nella scheda relativa all’individuazione dei pericoli bisogna “riportare per ogni settore di lavoro, processo oppure categoria di persone le seguenti informazioni:
-attività svolte (ad es. levigare, segare, ecc.);
-attrezzature di lavoro utilizzate (ad es. sega circolare per metalli, scale portatili, piedistalli);
-sostanze utilizzate (ad es. vernici, detergenti, acidi) oppure le emissioni di tali sostanze (ad es. vapori, polveri, gas di scarico)”. 
 
Latappa n. 3 prevede l’individuazione dei pericoli e dei fattori di stress correlati alle attività, alle attrezzature di lavoro e alle sostanze precedentemente elencate.
L’opuscolo ricorda che “spesso, è possibile servirsi di liste di controllo, schede di sicurezza, manuali d’uso ecc. per facilitare l’individuazione dei pericoli e la pianificazione delle misure”. Inoltre è bene chiedere ai dipendenti “quali sono i possibili pericoli cui sono esposti sul posto di lavoro”. Bisogna poi elencare tutti i pericoli, anche quelli apparentemente meno rilevanti, senza dimenticare “i pericoli associati alle attività di pulizia, eliminazione guasti e manutenzione”.
 
La  tappa n. 4 consiste nell’adottare le necessarie misure di protezione.
L’opuscolo, rivolgendosi direttamente alle aziende, suggerisce che è facile adottare le misure di protezione consigliate nei supporti informativi. In caso di mancanza o incompletezza di tali supporti, spetta alle aziende, in collaborazione con i dipendenti, trovare le misure più appropriate. Il documento consiglia di procedere nel seguente modo:
- “appurare se è possibile eliminare il pericolo adottando un metodo di lavoro non rischioso o utilizzando sostanze non pericolose (ad es. sostituire i prodotti contenenti solventi con altri che ne sono privi; raddrizzare i metalli di piccole dimensioni con una pressa raddrizzatrice a bassa rumorosità invece che con un martello);
-adottare misure tecniche (ad es. parapetti, schermi, ventilazione);
-adottare misure organizzative (ad es. modifiche all’orario di lavoro, addestramento e formazione, attività variegate, piano di manutenzione);
adottare misure personali e comportamentali (ad es. uso dei DPI, comportamento conforme alle norme di sicurezza)”.
 
Per capire poi se le misure scelte sono veramente adeguate, si può rispondere  alle seguenti domande:
- “con queste misure il pericolo viene eliminato del tutto o soltanto ridotto ad un livello accettabile?
- con queste misure possono manifestarsi nuovi pericoli?
- l’efficacia delle misure deve essere verificata mediante misurazioni (misurazioni dell’aria e delle polveri)?
- quali sono le conseguenze per i lavoratori? Le misure sono state discusse con i diretti interessati?
- per garantire l’efficacia delle misure a lungo termine è necessario che queste siano accompagnate da misure complementari, ossia da istruzioni periodiche o da interventi di manutenzione regolari? Avete già fissato una scadenza per tali misure?
- finché non saranno attive le misure scelte, avete predisposto delle misure di emergenza (ad es. informazione dei lavoratori, segnali di pericolo, barriere di delimitazione temporanee)”?
 
L’opuscolo ricorda anche che le misure che non possono essere attuate immediatamente per mancanza di tempo o di denaro tendono ad essere dimenticate. “Ecco perché è molto utile raccogliere tutte le misure in un cosiddetto piano e stabilire i responsabili della loro attuazione (chi, quando, cosa)”. Il piano delle misure “permette di avere uno sguardo d’insieme sulle misure da attuare, di fissare le priorità e di documentare le attività in materia di sicurezza sul lavoro e tutela della salute”.
 
L’opuscolo riporta alcune informazioni sul controllo dell’efficienza generale del sistema
-ispezioni interne di sicurezza: uno strumento molto utile per individuare i pericoli in azienda sono le cosiddette ispezioni interne di sicurezza. “In questi casi, l’attenzione è rivolta al comportamento dei lavoratori: osservando e parlando direttamente con loro potete farvi un’idea delle carenze a livello organizzativo e tecnico. A volte, è possibile intervenire e correggere le situazioni di non conformità direttamente sul posto di lavoro. Spesso, tuttavia, è opportuno prima discutere i problemi in gruppo e solo a medio termine trovare una soluzione”;
-verifiche periodiche: è bene verificare ad intervalli regolari “la completezza e l’attualità dell’individuazione dei pericoli e della pianificazione delle misure”.
Una verifica e un aggiornamento “si impongono soprattutto nei seguenti casi: acquisto di nuove attrezzature di lavoro, introduzione di sostanze o materiali nuovi, modifiche alle procedure di lavoro, quasi-infortunio, infortunio con danni materiali, infortunio professionale, malattia professionale o patologia correlata al lavoro.
 
Per concludere riportiamo un estratto della tabella dei pericoli, allegata al documento, che può essere utile alle aziende per la loro individuazione:
-pericoli di natura meccanica: parti di macchine in movimento non protette (punti di schiacciamento, cesoiamento, urto, taglio, puntura, trascinamento, impigliamento), parti con superficie pericolosa (angoli, spigoli, punte, parti taglienti, rugosità), mezzi di trasporto o corpi in movimento (punti di collisione/scontro, rovesciamento, rampe, dislivelli), movimento incontrollato di elementi (elementi che si stanno rovesciando o che oscillano,rotolano, scivolano o vengono proiettati), caduta di oggetti, sostanze o materiali in pressione (gas, vapori, oli, accumulatori);
-pericoli di caduta: altezza di lavoro (scale, rampe, piattaforme elevabili), aperture nel terreno, dislivelli, superfici sdrucciolevoli, disordine (cavi per terra), visibilità (nebbia, fumo);
-pericoli di natura elettrica: elementi in tensione, processi elettrostatici, cortocircuiti, sovraccarichi, archi elettrici,ecc.;
-sostanze nocive (chimiche/biologiche): gas, vapori,  liquidi, aerosol, sostanze solide (sostanze tossiche, cancerogene, mutagene,teratogene, irritanti, corrosive, microrganismi come virus, batteri, parassiti, funghi, colture cellulari, sostanze sensibilizzanti o tossiche di microrganismi, microrganismi geneticamente modificati, …);
-pericoli di incendio e di esplosione: liquidi, polveri, gas, sostanze solide (solventi, gas liquidi), atmosfere esplosive ( sostanze infiammabili), sostanze esplosive (carburanti), fonti di innesco;
-pericoli di natura termica: materiali molto caldi o molto freddi (fiamme libere, superfici o liquidi molto caldi/molto freddi, vapore caldo, fluido refrigerante, spruzzi di materiali molto caldi/molto freddi);
-sollecitazioni fisiche particolari: rumore (rumore continuo, rumore impulsivo), ultrasuoni/infrasuoni (rumore trasmesso per via aerea o per via solida), radiazioni non ionizzanti (raggi ultravioletti, raggi laser, campi elettromagnetici), radiazioni ionizzanti (raggi X, sostanze radioattive), depressione o sovrapressione (cambiamenti di pressione dell’aria in miniere, lavori in cassoni pneumatici o tunnel, pressione dell’aria in quota);
-sollecitazioni dovute a condizioni ambientali: clima, intemperie, umidità dell’aria, microclima, caldo, freddo, luce (illuminazione carente, cattiva distribuzione della luminanza nel campo visivo, abbagliamento diretto o per riflessione, sfarfallamento);
-sollecitazioni all’apparato locomotore: postura forzata, posizioni e movimenti sfavorevoli del corpo, sollevamento e spostamento di carichi, attività ripetitive (movimenti brevi e ripetitivi con eventuale sollevamento di carichi), vibrazioni (vibrazioni di tutto il corpo o di un arto);
-sollecitazioni psichiche: sovraccarico mentale (scadenze ravvicinate, attenzione continua, responsabilità eccessiva, sottoqualificazione o sovraqualificazione), attività fortemente ripetitive (compiti di routine senza lavori di ragionamento, riflessione o pianificazione), attività incomplete, limitate (semplice esecuzione, semplice controllo), margine di manovra e di decisione troppo ristretto (lavoro alla catena di montaggio, richieste dei clienti), forte coinvolgimento emotivo nel lavoro con i clienti, condizioni sociali opprimenti (colleghi, superiori, discriminazione, mobbing);
-imprevisti: guasto dei comandi, cattivo funzionamento dei comandi;
-guasti nell’alimentazione di energia:guasto dell’alimentazione di energia;
-organizzazione del lavoro: qualificazione insufficiente o inadeguata, informazioni/istruzioni insufficienti, frequenti distrazioni/interruzioni, competenze e responsabilità poco chiare, nessun feedback, nessun coinvolgimento dei dipendenti, persone che lavorano da sole, orario di lavoro pesante.
 
 
 
N.B.: Se i riferimenti legislativi riportati nel documento riguardano solo la realtà svizzera, i suggerimenti sono comunque utili per migliorare la consapevolezza dei rischi e l’individuazione dei pericoli in tutte le aziende
 
 
 
 
 
 
 
Tiziano Menduto


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 


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