A garanzia della sicurezza alimentare, nel 2006 sono state effettuate circa 545 mila ispezioni lungo tutto la filiera che va dal produttore al consumatore e presi per analisi più di 107 mila campioni, con maggiore frequenza nei settori della ristorazione, della lavorazione delle carni e negli allevamenti, della produzione di pane e pasta. In pratica è stato sottoposto a controllo il 40 per cento delle aziende esistenti sul territorio nazionale.
I dati confermano le attività di controllo e vigilanza sui prodotti alimentari svolte dall’Italia “tra le più efficaci nell’ambito del panorama internazionale”. L’analisi ha permesso di intraprendere e pianificare le opportune azioni correttive delle criticità e segnalare i margini di miglioramento del sistema, per esempio nell’applicazione dei principi dell’autocontrollo HACCP da parte degli operatori.
Infatti, il rapporto segnala che “particolare attenzione dovrà essere rivolta alla corretta applicazione dei principi “HACCP” (Hazard Analysis Critical Control Point). Infatti, le irregolarità riscontrate nell’igiene generale, del personale e dell’HACCP, sono ancora numerose, nonostante l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 155 nel 1997”.
“Una valutazione sui risultati scaturiti nella gestione delle allerta – continua il rapporto - evidenzia che a livello di aziende alimentari, le procedure adottate per prevenire la contaminazione involontaria dei prodotti dovranno essere riadattate, implementando sistemi di prevenzione che tengano in considerazione non soltanto il processo produttivo in quanto tale, ma piuttosto l’intera filiera di produzione, dall’acquisto delle materie prime alla verifica dei fornitori”.
Un efficace strumento di controllo – suggerisce il rapporto - è il mantenimento della rintracciabilità dei prodotti; la certezza della conformità sanitaria delle materie prime, attraverso controlli analitici da parte degli operatori del settore, può garantire l’assenza di componenti indesiderate nei prodotti finali.
Un ulteriore aspetto che il rapporto evidenzia riguarda le schede di rilevazione dei dati, in particolare quelle che riportano i risultati analitici (utilizzati dai Laboratori del controllo ufficiale). Per poter avere un riscontro dettagliato riguardo le principali contaminazioni, sarà necessario, come avviene in ambito Europeo nel sistema di allerta, riformulare queste schede.
Infatti questi modelli raggruppano nella voce “altro” una notevole tipologia di contaminanti, sia chimici che biologici.
Il Dipartimento per la Sanità Pubblica ritiene che la modifica di questi modelli, anche per conformarla a problematiche recenti, quali ad esempio gli OGM, che attualmente sono oggetto di una specifica attività di controllo, sia una esigenza che coinvolgerà, a più livelli, sia le amministrazioni centrali sia gli Assessorati alla sanità ed i laboratori che effettuano il controllo ufficiale.
Il rapporto conclude però in modo non ottimistico sui tempi: “La complessità, purtroppo, delle procedure non permetterà comunque una soluzione in tempi brevi.”
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