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Inchiesta-RLS: prime evidenze sul ruolo dei rappresentanti dei lavoratori
Roma, 21 Lug – Per costruire un sistema di conoscenze strutturato e comparabile sul ruolo delle rappresentanze dei lavoratori per la salute e sicurezza sul lavoro (SSL) l’Inail ha promosso in questi anni diverse indagini, ad esempio progetti di inchiesta sulla figura del RLS ( Impact-RLS1/RLS2), sui lavoratori e gli attori della prevenzione ( Insula). E in alcuni casi le ricerche precedenti hanno evidenziato alcuni aspetti critici e la necessità di rafforzare il ruolo del RLS potenziandone la partecipazione nei sistemi di prevenzione, insieme a quella diretta dei lavoratori.
Un nuovo progetto di ricerca - finanziato da Inail (Bric ID62-2022) e coordinato dal Politecnico di Milano, con Fondazione Di Vittorio, Ial Nazionale s.r.l., Eures e il coinvolgimento diretto delle organizzazioni sindacali confederali Cgil, Cisl e Uil – “approfondisce in modo sistematico condizioni di esercizio del ruolo, pratiche e contributo delle diverse figure del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) al miglioramento dei sistemi di prevenzione e delle prestazioni di SSL”. Lo studio analizza “il ruolo del RLS a livello aziendale, territoriale (RLST) e di sito produttivo (RLSSP) rispetto all’efficacia dei sistemi di prevenzione e ai risultati di SSL”.
A ricordarlo e a presentare alcune prime evidenze dei risultati dell’indagine è un recente fact sheet, una scheda informativa, curata dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’Inail, intitolata “Inchiesta-RLS - Indagine campionaria sul ruolo dei RLS a livello aziendale, territoriale e di sito produttivo. Prime evidenze”.
Nella scheda - a cura di Buresti, F. Boccuni, BM. Rondinone, R. Cagliano, F. Canterino, D. Di Nunzio, C. Arlati, F. Piacenti e V. Vassura – si segnala che l’evoluzione del lavoro “introduce criticità, necessità di competenze aggiornate e un maggiore dialogo sociale”. Ed emerge che “la prevenzione è più efficace se basata su sistemi organizzativi maturi, partecipazione strutturata dei lavoratori e valorizzazione del ruolo della rappresentanza, soprattutto in contesti più frammentati e nelle micro e piccole imprese”.
Nel presentare la nuova scheda l’articolo si sofferma sui seguenti argomenti:
- Inchiesta-RLS: l’indagine quantitativa sui RLS aziendali
- Inchiesta-RLS: l’indagine quantitativa sui RLST
Inchiesta-RLS: l’indagine quantitativa sui RLS aziendali
La scheda ricorda che la ricerca ha adottato una metodologia mixed-methods che “ha approfondito pratiche concrete di esercizio del ruolo, dinamiche relazionali e specificità di contesti territoriali e siti produttivi”. E con la costruzione di indici sintetici sono stati individuati “diversi modelli partecipativi, mettendo in relazione il grado di maturità del ruolo dei RLS con le prestazioni” in materia di salute e sicurezza sul lavoro (SSL).
Riprendiamo dalla scheda alcuni dati relativamente all’indagine quantitativa sui RLS aziendali (la popolazione di riferimento “consiste nella totalità dei RLS di estrazione sindacale confederale attivi sul territorio nazionale di aziende con ≥ 10 addetti”).
Si indica che il campione raggiunto è “prevalentemente maschile (73,0%), di età 40 - 50 anni (31,5%), con diploma di scuola media superiore (64,8%), del Nord Italia (56,0%). Oltre il 60% lavora nei servizi, in aziende con oltre 249 dipendenti (45,1%), prevalentemente private o multinazionali. Circa il 90% dei RLS sono operai o impiegati. Ciò rileva una marcata connotazione di genere del ruolo e una maggiore diffusione della rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza nel Centro-Nord, conseguenza di diverse variabili, tra cui la maggiore diffusione del tessuto produttivo”.
Inoltre:
- “emerge un quadro differenziato e polarizzato, tra contesti in grado di garantire maggiori tutele per la SSL e altri nei quali l’esposizione ai rischi è maggiore e le misure di prevenzione meno organizzate. Il 38% delle aziende presenta un modello ‘bloccato’, con bassa maturità dei sistemi di prevenzione e scarsa partecipazione dei RLS, mentre il 36% rientra in un modello ‘virtuoso’ con alta maturità dei sistemi di prevenzione e alta partecipazione. I modelli ‘divergenti’ sono il 10,5% (bassa partecipazione in contesti maturi); quelli ‘incompiuti’ il 15% (alta partecipazione del RLS in contesti immaturi)”;
- “secondo la maggioranza dei RLS, negli ultimi tre anni infortuni e denunce di malattie professionali risultano stabili. Tuttavia, una quota consistente, soprattutto per queste ultime (circa il 40%) non sa rispondere alla domanda, anche per difficoltà di accesso e comprensione dei dati forniti nel corso della riunione periodica”;
- nell’indagine lo stress lavoro‑correlato risulta il rischio maggiormente percepito, seguito dal biomeccanico/ergonomico e “la percezione aumenta nelle grandi aziende e in settori quali sanità, trasporti e attività finanziarie, evidenziando il peso dell’organizzazione del lavoro e della complessità produttiva”;
- “la valutazione dei rischi tiene conto soprattutto dei fattori individuali: gravidanza e disabilità; risultano meno considerati età, genere, tipologia contrattuale e provenienza da altri Paesi”;
- “nelle aziende più strutturate sono più diffuse procedure formali e campagne informative per la gestione delle molestie e violenze sul lavoro, in linea con il quadro normativo e gli accordi tra le parti sociali”;
- “l’uso delle tecnologie digitali è associato principalmente a monitoraggio del lavoro e assegnazione automatica di compiti e turni. Per molti RLS la digitalizzazione comporta un aumento dei ritmi di lavoro e del controllo, soprattutto nei grandi contesti organizzativi”;
- “le attività in cui il RLS è maggiormente coinvolto sono l’informazione ai lavoratori e la formulazione di proposte per il miglioramento dei sistemi di prevenzione. Un maggiore coinvolgimento si registra nella valutazione dei rischi, anche se una partecipazione superficiale e limitata del RLS interessa circa metà delle imprese”;
Si indica poi che “per rafforzarne il ruolo, le priorità riguardano l’accesso alle informazioni su prevenzione, aumento della consapevolezza dei rischi tra i lavoratori e formazione aggiuntiva rispetto a quella obbligatoria”.
Inchiesta-RLS: l’indagine quantitativa sui RLST
Si indica che il campione di 174 RLST proviene “prevalentemente dal Nord Italia e opera in contesti territoriali circoscritti, spesso limitati ad una provincia”.
Emerge poi eterogeneità nel “livello di conoscenza sul numero di aziende aderenti agli organismi paritetici: oltre la metà dei RLST non è in grado di fornire una stima. Tra chi dispone di informazioni, prevalgono contesti con molte aziende aderenti, spesso oltre mille unità”.
Si segnala poi che quasi il 60% “opera in aziende artigiane, seguite dalle edili (38,5%)” e nello svolgimento del ruolo “prevalgono dichiarazioni di assenza di criticità legate ad aggressioni fisiche o verbali, esposizione a rischi professionali non previsti e opposizione alle visite aziendali, sebbene una quota non trascurabile segnali la presenza di ostacoli legati a tali fattori”.
La gestione aziendale della SSL – continua la scheda – “risulta nel complesso poco strutturata: la maggior parte delle imprese non adotta SGSSL né certificazioni; l’analisi degli eventi è sporadica, la formazione è spesso limitata agli obblighi di legge e la partecipazione dei lavoratori resta marginale. Esistono differenze significative per dimensione e area geografica, con imprese più grandi e del Nord più strutturate e consapevoli”.
In questo contesto si indica che l’azione dei RLST “si concentra soprattutto su visite in azienda e accesso alla documentazione, ma il ruolo rimane debole e formale nei processi decisionali, mentre risulta più significativo nella segnalazione di possibili criticità, funzione utile al miglioramento del contesto”.
Emerge, dunque, la necessità di “rafforzare il riconoscimento dei RLST, le strategie territoriali e il dialogo con gli organismi paritetici, per rispondere a un tessuto produttivo frammentato”.
In definitiva, lo studio evidenzia che “sistemi di prevenzione efficaci si fondano su partecipazione, collaborazione e rappresentanza, con un ruolo centrale dei RLS e delle relazioni industriali, lungo tutta la filiera produttiva a livello territoriale e di sito produttivo”. E le eventuali criticità legate a “frammentazione e appalti, vulnerabilità individuali e rischi emergenti (anche psicosociali) richiedono modelli più inclusivi, integrati e multilivello”.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale della scheda che si sofferma anche su vari casi studio (3 casi sui RLST e 3 sui RLSSP) e sull’organizzazione di workshop e gruppi di lavoro per definire raccomandazioni e azioni di miglioramento.
Tiziano Menduto
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Inail, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, “ Inchiesta-RLS - Indagine campionaria sul ruolo dei RLS a livello aziendale, territoriale e di sito produttivo. Prime evidenze”, a cura di Buresti, F. Boccuni e BM. Rondinone (Inail, Dimeila), R. Cagliano e F. Canterino (School of Management, Politecnico di Milano), D. Di Nunzio (Fondazione Di Vittorio), C. Arlati (Ial - Innovazione Apprendimento Lavoro), F. Piacenti e V. Vassura (Eures - Ricerche Economiche e Sociali), Factsheet, edizione 2026 (formato PDF, 306 kB).
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| Rispondi Autore: MAURIZIO AURIGI | 21/07/2026 (11:02:36) |
| Segnalo che in provincia di Bologna RLST agricoltura non è stato individuato. Qualcuno a notizie in merito? | |