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Vigilanza e coordinatori: ascoltare entrambe le voci per costruire sicurezza
Se, riguardo alla funzione di vigilanza e verifica del rispetto delle norme in un cantiere, un sopralluogo “è vissuto come un processo e non come una verifica tecnica, se il controllo genera solo difesa e non confronto, se le varie figure si irrigidiscono invece di dialogare”, anche il sistema di prevenzione “perde efficacia”.
A segnalarlo è un interessante contributo in tre puntate scritto da Fabrizio Lovato, Presidente nazionale di Federcoordinatori.
L’articolo, dopo una breve introduzione, riporta alcuni dati sul rapporto tra coordinatori della sicurezza e organi di vigilanza, tratti da una indagine svolta da Federcoordinatori: solo partendo dai numeri è possibile valutare le eventuali criticità per cercare di migliorare il rapporto tra queste due figure “che operano nello stesso contesto, ma con funzioni e responsabilità differenti”.
In questa prima parte si evidenziano quali esperienze emergono e quale clima emotivo accompagna sopralluoghi e ispezioni. La seconda e terza parte - che saranno pubblicate nei prossimi giorni – si soffermeranno su cosa chiedono i professionisti, quali criticità sono presenti e quali elementi potrebbero migliorare concretamente questo rapporto.
Ascoltare entrambe le voci per costruire sicurezza – prima parte
Nei cantieri ci sono due figure che operano nello stesso contesto, ma con funzioni e responsabilità differenti. Da una parte il coordinatore per la sicurezza, chiamato a gestire complessità, interferenze, imprese e persone, cercando di mantenere coerenza e controllo in un ambiente che cambia continuamente. Dall’altra il tecnico dell’organo di vigilanza, che entra in cantiere con il compito di verificare, accertare e valutare quanto osservato alla luce della norma.
Entrambi concorrono allo stesso obiettivo: ridurre il rischio e prevenire gli infortuni.
Eppure, nella pratica, questo incontro viene spesso vissuto come un momento di tensione più che di collaborazione.
Proprio partendo da questa constatazione e cercando di non parlare di esperienze individuali ma di trasformare le percezioni in dati, è stato elaborato e diffuso un questionario rivolto ai coordinatori che è stato pensato con questo obiettivo:
- non per stabilire torti o ragioni,
- non per mettere sotto accusa nessun ruolo,
- ma per capire come questo rapporto viene realmente vissuto nei cantieri.
Il questionario non chiedeva dettagli sensibili, ma di raccontare come è vissuto il rapporto con i tecnici dell’organo di vigilanza e come ci si immagina un rapporto che funzioni meglio.
Perché questa relazione è necessaria
La sicurezza viene spesso ridotta a un insieme di adempimenti. Ma chi lavora nei cantieri sa che la sicurezza reale passa anche e soprattutto dalle relazioni professionali.
Se il sopralluogo è vissuto come un processo e non come una verifica tecnica, se il controllo genera solo difesa e non confronto, se le varie figure si irrigidiscono invece di dialogare, allora anche il sistema di prevenzione perde efficacia.
Una domanda semplice, ma impegnativa: riusciamo davvero a lavorare per lo stesso obiettivo, riconoscendo e rispettando i ruoli reciproci?
Ora entreremo nel merito dei risultati dell’indagine. Vedremo chi ha risposto, quali esperienze emergono dai dati e quale clima emotivo accompagna sopralluoghi e ispezioni. Solo partendo dai numeri sarà possibile valutare con lucidità ciò che funziona e ciò che oggi mostra evidenti criticità.
Non si tratta di numeri astratti: i dati che seguono descrivono esperienze vissute, stati d’animo, esiti concreti di sopralluoghi e indagini in cantiere.
Per questo vanno letti con attenzione e senza semplificazioni.
Perché questo dato conta
Il primo dato rilevante riguarda il livello di esperienza diretta degli intervistati.
Alla domanda:
“Hai mai partecipato o assistito a un sopralluogo da parte degli organi di vigilanza?”
- Sì → 82,32%
- No → 17,68%
Questo significa che oltre quattro quinti dei rispondenti conoscono direttamente il contesto di cui stiamo parlando.
Non stiamo quindi analizzando percezioni teoriche o opinioni di seconda mano, ma giudizi maturati sul campo, spesso in situazioni complesse e ad alta pressione.
Come viene vissuto il sopralluogo: il dato emotivo
Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda lo stato d’animo vissuto durante il sopralluogo.
Alla domanda: “Durante il sopralluogo, come ti sei sentito nel rapporto con i tecnici dell’organo di vigilanza?” le risposte si distribuiscono così:
- Tranquillo e collaborativo → 19,46%
- Neutrale o formale → 31,54%
- In tensione → 27,52%
- A disagio o sotto pressione → 21,48%
Il dato che colpisce non è tanto la presenza di tensione, durante un controllo è in parte fisiologica, quanto la sua diffusione.
Solo una persona su cinque dichiara di aver vissuto il sopralluogo in modo sereno e collaborativo.
Oltre il 48% descrive invece un’esperienza segnata da tensione, rigidità o disagio.
Questo non dice nulla sulle intenzioni degli operatori coinvolti, ma dice molto sul clima percepito durante questi momenti.
L’esito dei sopralluoghi: quando il controllo diventa sanzione
Un altro dato centrale riguarda l’esito delle ispezioni.
Alla domanda: “L’indagine o il sopralluogo si è concluso con sanzioni o prescrizioni?”
- Sì → 68,67%
- No → 31,33%
In quasi sette casi su dieci, quindi, il sopralluogo si è concluso con un provvedimento formale.
Alla successiva domanda su chi sia stato sanzionato, emerge un quadro articolato:
- Imprese → 50,93%
- CSE → 45,37%
- Imprese e CSE → 3,70%
Questo dato restituisce tutta la complessità del ruolo del coordinatore: una figura che spesso si trova coinvolta direttamente negli esiti dell’ispezione, anche quando le criticità riguardano l’organizzazione operativa delle imprese.
È comprensibile, alla luce di questi numeri, che il sopralluogo venga vissuto come un momento di forte esposizione professionale.
Infortuni, indagini e clima relazionale
L’indagine ha esplorato anche il tema degli infortuni, per capire se e come cambiano le percezioni in contesti ancora più delicati.
Il 27,07% dei coordinatori che hanno risposto al questionario dichiara di aver avuto a che fare almeno con un infortunio nei propri cantieri.
Le tipologie più frequenti riguardano:
- cadute dall’alto (38,3%),
- traumi legati a mezzi in movimento (19,1%),
- traumi durante lavorazioni manuali o movimentazione materiali (19,1%).
A chi ha vissuto un infortunio è stato chiesto come si sia sentito nelle prime fasi dell’indagine da parte degli organi di vigilanza.
Le risposte mostrano un quadro sfumato ma significativo:
- Rispettato e compreso → 32,69%
- Relazione formale e incerta → 30,77%
- In ansia o sulla difensiva → 21,15%
- A disagio o sotto accusa → 15,38%
Anche in questo caso, la maggioranza non descrive un’esperienza apertamente ostile, ma una relazione fredda, tesa o difficile da decifrare, soprattutto in un momento già emotivamente complesso.
Un dato di sintesi che non va ignorato
L’ultima domanda quantitativa dell’indagine chiede, in modo diretto:
“Nel complesso, quanto ti senti a tuo agio nel relazionarti con gli organi di vigilanza in cantiere?”
Le risposte sono chiare:
- A mio agio → 13,26%
- Né a mio agio né a disagio → 51,38%
- A disagio → 35,36%
Solo poco più di una persona su dieci si sente realmente a proprio agio. La maggioranza vive il rapporto in una zona grigia di neutralità o disagio.
Questo dato, da solo, non basta a spiegare le cause. Ma indica con forza che esiste un problema relazionale strutturale, che non può essere liquidato come episodico o legato a singole esperienze negative.
E ora la domanda decisiva
I numeri descrivono un clima.
Ma i numeri, da soli, non spiegano perché questo clima si sia consolidato. Per capirlo bisogna ascoltare le parole, non solo contare le percentuali.
È qui che entrano in gioco le risposte aperte, in particolare quelle sulla visione di un rapporto “ideale” tra coordinatori e organi di vigilanza.
Nelle prossime parti di questo contributo analizzeremo proprio questo: cosa chiedono davvero i professionisti, quali criticità emergono con maggiore chiarezza e quali elementi, secondo chi lavora sul campo, potrebbero migliorare concretamente questo rapporto. È da lì che nascerà una proposta finale.
Fabrizio Lovato
Presidente Nazionale Federcoordinatori
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