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Piani mirati di prevenzione: assistenza, monitoraggio, vigilanza e verifica

Piani mirati di prevenzione: assistenza, monitoraggio, vigilanza e verifica
Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Vigilanza e controllo

01/06/2022

Un documento Inail si sofferma sui piani mirati di prevenzione per l’assistenza alle imprese e sulle esperienze territoriali. Gli obiettivi e le fasi dei PMP, le azioni di assistenza, monitoraggio, vigilanza e verifica di efficacia.

Roma, 1 Giu – Come ricordato da Eugenio Ariano e Renata Borgato nell’articolo “ Sicurezza sul lavoro: la sinergia possibile tra istituzioni e aziende”, i Piani mirati di prevenzione, anche con riferimento  al Piano Nazionale Prevenzione 2020-2025 e al Quadro strategico in materia di SSL 2021-2027, rappresentano uno strumento innovativo di controllo nelle imprese per quanto riguarda la salute e la sicurezza. Con i piani mirato di prevenzione si sviluppano processi volti al miglioramento delle misure generali di tutela e non solo correlati alla verifica dell’applicazione della norma.

 

Inoltre i piani mirati di prevenzione (PMP), quale elemento di novità dell’attuale Piano nazionale di prevenzione (PNP), “puntano ad individuare un maggiore raccordo tra le istituzioni e le imprese”. I PMP si caratterizzano “per la sinergia tra le attività di assistenza e di vigilanza alle imprese, allo scopo di garantire trasparenza e uniformità dell’azione pubblica e una maggiore consapevolezza da parte dei datori di lavoro sui rischi e sulle conseguenze dovute al mancato rispetto delle norme di sicurezza”.

 

A raccontare in questi termini le caratteristiche dei PMP è l’introduzione di una nuova pubblicazione del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’ Inail realizzata attraverso il coordinamento scientifico di Giuseppe Campo (Inail, Dimeila), Enrico Lo Scrudato (Inail, Dimeila) e Maria Giuseppina Lecce (Ministero della Salute).

 

Nel documento “I piani mirati di prevenzione per l’assistenza alle imprese: metodi, strumenti ed esperienze territoriali” si illustrano l’approccio e i metodi che possono caratterizzare un Piano mirato di prevenzione. Inoltre si presentano le esperienze condotte nell’arco di un biennio sul territorio nazionale e in diversi contesti socio economici.

 

L’articolo di presentazione del documento si sofferma sui seguenti argomenti:


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OttoUno - D.Lgs. 81/2008
Formazione e informazione generale dei lavoratori sulla sicurezza e salute sul lavoro

 

Piani mirati di prevenzione: gli obiettivi e le funzioni

Ci soffermiamo oggi sul capitolo dal titolo “Un modello partecipativo di assistenza alle imprese” e, in particolare, sul contributo “Azioni e fasi del PMP” a cura di G. Forte, D. De Merich, M. Pellicci e G. Campo (Inail, Dimeila).

 

Si indica che lo standard di intervento, denominato Piano mirato di prevenzione (PMP), ha l’obiettivo di “supportare le aziende di vari comparti produttivi attraverso la collaborazione sul territorio delle istituzioni incluse le parti sociali” e rappresenta una “azione di prevenzione che trova la sua origine nelle esperienze storiche già sviluppate a livello regionale con i piani mirati di comparto”.

 

In particolare lo standard del piano mirato di prevenzione prevede azioni e fasi che contribuiscono durante la realizzazione, a:

  • “perfezionare la conoscenza dei rischi e dei danni da lavoro e implementare di conseguenza i sistemi di sorveglianza già attivi rafforzando le azioni ed i sistemi di monitoraggio dei rischi e delle patologie da lavoro;
  • affiancare le attività di prevenzione dei Comitati regionali di coordinamento previsti all’art. 7 d.lgs. 81/2008, mediante azioni integrate tra pubbliche amministrazioni e il sostegno ai programmi di formazione al ruolo di RLS e RLST nell’ambito della bilateralità, soprattutto nel settore artigiano;
  • facilitare l’accesso delle imprese alle attività di informazione e assistenza orientata ad approcci metodologici gestionali della salute e sicurezza;
  • facilitare la sinergia tra i compiti di assistenza e vigilanza delle Asl con modelli di verifica dei programmi di prevenzione aziendali di tipo proattivo e orientati al supporto al mondo del lavoro;
  • garantire equità e uniformità dell’azione pubblica”.

 

Piani mirati di prevenzione: assistenza, monitoraggio, vigilanza e verifica

Si indica poi che il modello degli interventi connessi a questi piani di prevenzione si basano su tre azioni:

  • assistenza;
  • monitoraggio e vigilanza;
  • verifica di efficacia.

 

In particolare la prima fase (assistenza) presuppone una “analisi iniziale e progettazione dell’intervento in loco condivisa con enti/strutture territoriali di rappresentanza, anche tramite il tavolo previsto dall’art. 7 del d.lgs. 81/2008. La progettazione dell’intervento mirato può essere determinata in base a eventi sentinella, alle informazioni provenienti dai flussi informativi, a dinamiche infortunistiche territoriali, a informazioni derivanti da attività di vigilanza, a modifiche normative, all’emanazione di linee guida, al controllo di fattori di rischio, alla programmazione di interventi di prevenzione e vigilanza locali, alle comunicazioni dei medici competenti ecc”. E la progettazione vede poi “la stesura degli obiettivi, dei supporti utili al processo di valutazione e gestione dei rischi (es. buone prassi, linee guida, scheda di autovalutazione, corsi di formazione, strumenti di monitoraggio dell’intervento quali questionari di percezione del rischio, ecc.) e l’individuazione degli indicatori di efficacia dell’intervento”.

Sempre riguardo all’assistenza c’è poi l’individuazione del target di aziende da coinvolgere con il PMP, l’informazione alle stesse e la formazione integrata “sugli strumenti sviluppati per la valutazione e gestione dei rischi, sulla scheda di autovalutazione, sulla metodologia di analisi degli infortuni e dei mancati infortuni (near miss) Infor.Mo per l’implementazione di misure migliorative, su aspetti di interesse territoriale (soluzioni, buone pratiche, linee guida, protocolli, ecc.) e promozione dei sistemi istituzionali di incentivazione economica e di reinserimento lavorativo”.

 

La fase di monitoraggio e vigilanza riguarda:

  • autovalutazione aziendale con la scheda dedicata: “lo strumento è un supporto per il monitoraggio della situazione della salute e sicurezza sul lavoro aziendale, al fine della gestione dei rischi del ciclo lavorativo. Il processo di autovalutazione mira a verificare da un lato la propria conformità legislativa e dall’altro a stimolare una riflessione sul proprio assetto organizzativo in particolare in merito alla valutazione dei rischi, alle misure di prevenzione e protezione, alla formazione ecc. La scheda cerca di introdurre nelle realtà aziendali delle micro e piccole imprese un approccio incentrato anche sugli aspetti migliorativi allo scopo di favorire un riesame nel tempo orientato ad una efficace gestione della prevenzione in azienda”;
  • vigilanza a campione delle aziende coinvolte nel PMP e rilevazione delle soluzioni adottate dalle aziende. Si segnala che “il complesso delle violazioni riscontrate e delle relative prescrizioni costituisce inoltre un serbatoio aggiuntivo di ulteriori misure migliorative introdotte a seguito di vigilanza” e che, “in linea con le indicazioni del PNP, la vigilanza può essere realizzata anche con metodologie di audit”.

 

L’ultima fase riguarda la verifica di efficacia:

  • monitoraggio delle singole attività previste dal PMP “attraverso:
  1. indicatori specifici sulle azioni condotte;
  2. indicatori di sistema (a cura delle istituzioni coinvolte nel PMP);
  3. indicatori a livello aziendale (a cura delle aziende che hanno partecipato al PMP).
  • analisi della percezione dei rischi da parte dei lavoratori “tramite questionario d’indagine anonimo e distribuito con collaborazione dei RLS o delle associazioni”;
  • raccolta e costituzione di un repertorio delle soluzioni “attuate nelle aziende per il trasferimento e la condivisione delle misure migliorative;
  • diffusione e restituzione dei risultati, delle soluzioni e delle misure migliorative con il coinvolgimento degli stakeholders locali e nazionali, tramite attività di reportistica, seminari e convegni”.

 

Rimandiamo alla lettura integrale del contributo che riporta ulteriori dettagli sui piani mirati di prevenzione.

 

L’indice del documento Inail

In conclusione riportiamo l’indice del documento “I piani mirati di prevenzione per l’assistenza alle imprese: metodi, strumenti ed esperienze territoriali”.

 

Introduzione

 

PARTE I

UN MODELLO PARTECIPATIVO DI ASSISTENZA ALLE IMPRESE

Approccio strategico per gli interventi di supporto alle imprese

Azioni e fasi del PMP

Trasferimento di contenuti e strumenti per la valutazione del rischio

I sopralluoghi e la rilevazione dei fattori di rischio

Monitoraggio e verifica di efficacia

Percezione del rischio e comunicazione

 

PARTE II

ESPERIENZE APPLICATIVE DELLO STANDARD DI INTERVENTO

Prevenzione degli infortuni derivanti dall’utilizzo di macchine e attrezzature nel comparto metalmeccanico

Piano mirato di prevenzione sui rischi del settore forestale

Sicurezza sul lavoro nelle strutture residenziali per anziani di Trieste. Metodologie e strumenti di supporto alla valutazione e gestione dei rischi

Piano mirato di prevenzione: fonderie e lavorazione a caldo dei metalli

Piano mirato di prevenzione per rischio da MMC nel comparto delle aziende logistiche

Piano mirato di prevenzione agricoltura

Lavoriamo insieme per una migliore gestione della sicurezza sui motopescherecci

Piano mirato di prevenzione sui rischi emergenti nella filiera dell'economia circolare per la riduzione, riuso, differenziazione e smaltimento dei rifiuti

Comparto del legno: esposizione lavorativa a polveri di legno duro

Piano mirato di prevenzione in edilizia

Prevenzione in campo: coltivare la sicurezza

Piano mirato di prevenzione nella cantieristica navale

 

Bibliografia e sitografia

 

Riferimenti normativi

 

 

Tiziano Menduto

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Inail - Dipartimento di medicina epidemiologia e igiene del lavoro e ambientale, “ I piani mirati di prevenzione per l’assistenza alle imprese: metodi, strumenti ed esperienze territoriali”, a cura di Giuseppe Campo, Diego De Merich, Daniele De Santis, Armando Guglielmi, Giulia Forte, Enrico Lo Scrudato, Brunella Malorgio, Benedetta Martini, Valentina Meloni, Mauro Pellicci, Giusi Piga, Antonio Pizzuti, Massimo Spagnuolo, Fabrizio Ferraris, Secondo Barbera, Giampiero Bondonno, Dario Uber, Paolo Beber, Nicoletta Buffatto, Andrea Misseroni, Alberto Turri, Luca Chini, Ermanno Dossi, Marcello Cestari, Alessandro Moreo, Alessandro Pedrotti, Valentino Patussi, Daniela Bais, Duccio Calderini, Marina Gallazzi, Fabio Conti, Battista Magna, Roberto Dighera, Graziella Zanoni, Sabina Galistu, Sandra Marzini, Francesco Bardizza, Franca Bertolotti, Marilena Bestetti, Diana Bonali, Flavia Borello, Veronica Cassinelli, Adriana Chisari, Giovanni Colombo, Jessica Di Giorgio, Emilio Duminuco, Mariarosa Fiume, Vincenza Giurlando, Elio Gullone, Davide Marinoni, Carola Montorfano, Sergio Pezzoli, Rosalba Pirola, Narcisa Piuselli, Ugo Piva, Gianni Saccu, Gabriella Venturini, Manuela Peruzzi, Katia Dalle Molle, Tonia Radev, Alessandro Giomarelli, Roberto Lupelli, Michele Balice, Paolo Marcuccio, Gerardo De Letteriis, Rossano Rizzo, Vincenzo Vacca, Fulvio Longo, Cosimo Scarnera, Gabriella Di Maro, Genoveffa De Pascale, Fabiana Rezza, Carmela Cortese, Maria Teresa Marrapodi, Enzo Orlando, Leonardo Lione, Edda Paino, Angelo Cammalleri, Annalisa Coppolino, Emanuele Ragusi, Salvatore Sindoni, Maria Giuseppina Lecce , edizione 2022 (formato PDF, 5.14 MB).

 

Vai all’area riservata agli abbonati dedicata a: “ I piani mirati di prevenzione per l’assistenza alle imprese”.

 



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