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La gestione del rischio in ambito portuale: normativa e autorità
Brescia, 17 Nov – Il 7 maggio 2013 è avvenuto un gravissimo incidente che, a causa dell’impatto tra una motonave e la “Torre piloti” del porto di Genova, ha causato la morte di nove persone. La tragedia del crollo della “Torre piloti” ha evidenziato “criticità di posizionamento” di alcune strutture in ambito portuale “in relazione al transito di mezzi navali ed al rischio indiretto da eventuali urti e crolli di strutture in pressione con i conseguenti danni da incendio e esplosione”.
A ricordarlo è un intervento che è stato presentato alla decima edizione del convegno SAFAP (Sicurezza ed affidabilità delle attrezzature a pressione) che si è tenuto a Brescia dal 22 al 24 novembre 2023 e che è stato raccolto, insieme alle altre relazioni, nel documento Inail “ SAFAP 2023 - Sicurezza e affidabilità delle attrezzature a pressione e degli impianti di processo”.
L’intervento “Gestione del rischio nell’ambito portuale” - a cura di C. Piccolo, M.M. La Veglia, N.N. Pagano, M. Affinita, J. Pardi e D. Salzano - presenta un’analisi dello stato dell’arte del quadro normativo in ambito portuale in relazione ai disposti normativi di cui al Decreto legislativo 81/2008 ed alle normative specifiche di settore. Gli autori, “sulla base degli eventi incidentali e delle statistiche su eventi che hanno visto il coinvolgimento di strutture portuali nelle fasi di movimentazione e transito di navi e mezzi portuali”, analizzano anche “le attività messe in essere per la protezione delle strutture stesse e per la definizione di attività di controllo e gestione dei movimenti portuali con i relativi regolamenti”.
L’articolo di presentazione dell’intervento, che si sofferma sulla prima parte dello studio, affronta i seguenti argomenti:
- La gestione del rischio nell’ambito portuale e la normativa
- La gestione del rischio e l’autorità marittima e portuale
- La gestione del rischio nell’ambito portuale: codici, regolamenti e rischi
La gestione del rischio nell’ambito portuale e la normativa
L’intervento ricorda, innanzitutto, alcuni ritardi relativi all’attuazione del D.Lgs. 81/2008 con riferimento, ad esempio, ai decreti attuativi e ai decreti di riordino e di coordinamento previsti per quei settori che presentano alcune particolarità.
E particolarmente emblematico risulta il caso dei settori marittimo e portuale; infatti, l’art. 3, c.2, del d.lgs. n.81/2008, “prevede espressamente il riassetto della normativa contenuta nei d.lgs. n. 271/1999 e n. 272/1999, attraverso l’emanazione di nuovi provvedimenti di aggiornamento ma, malgrado diverse proroghe, ciò non è ancora avvenuto”. E, dunque, la tutela della salute e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori operanti in ambito marittimo – portuale “poggia ancora le sue basi su un regime provvisorio, in cui le disposizioni contenute nel d.gs. n. 81/2008, hanno carattere generale e trovano, quindi, applicazione anche in tali settori, ma ‘convivono’ senza un adeguato coordinamento con i già citati d.lgs. n. 271/1999 e n. 272/1999, generando così non poche criticità applicative per gli operatori”.
E tutto ciò è complicato anche da una “normativa generale particolare che, per il lavoro a bordo delle navi, risente della bandiera battente e, malgrado i notevoli passi in avanti compiuti sulla complicata strada dell’uniformazione internazionale attraverso la ratifica, anche da parte dell’Italia, della Maritime Labour Convention 2006 dell’ILO, presenta ancora molteplici zone d’ombra; nemmeno la disciplina della legge 28 gennaio 1994, n. 84, che ha operato il riordino della legislazione in materia portuale, consente di superare le tante criticità presenti”. Eppure – continuano gli autori – “si tratta di settori che compongono la trainante economia del mare” ma che, “specie per quanto riguarda quello portuale, fa rilevare un trend infortunistico preoccupante in quanto si registra l’esposizione dei lavoratori e delle lavoratrici a notevoli rischi, di cui una categoria particolarmente significativa è rappresentata da quelli di natura interferenziale”.
La gestione del rischio e l’autorità marittima e portuale
Lo studio riporta poi alcuni riferimenti normativi e procedurali con specifico riferimento ai compiti delle Autorità Marittime e Portuali nonché a quanto indicato nei Codici di Navigazione e dei Regolamenti Portuali.
Ad esempio, si indica che compiti dell’Autorità Marittima, tra gli altri, “sono la salvaguardia della vita umana, la sicurezza della navigazione, la tutela dell’ambiente”. E particolare rilievo “assume l’amministrazione diretta della navigazione svolta dal Ministero dei Trasporti e dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto fondamentale organo dell’amministrazione marittima”.
Si segnala poi che in rapporto alla sicurezza della navigazione il Corpo delle Capitanerie “svolge attività sia nell’ambito della cd. safety sia nell’ambito della cd. security, intendendosi con la prima quell’attività tesa a far rispettare l’insieme delle norme tecniche finalizzate a tutelare la nave contro i rischi della navigazione, mentre con la seconda quell’attività volta a prevenire ed a combattere minacce di stampo terroristico”.
Riguardo alla safety si indica che è di primaria importanza “il Vessel Traffic Service (VTS) che consiste in un sistema altamente tecnologico, gestito da personale delle Capitanerie, teso a garantire una maggiore sicurezza del traffico marittimo, agevolare la navigazione, favorire gli interventi in caso di incidenti o pericoli e prevenire fenomeni di inquinamento marino. In virtù di questo sistema l’Autorità Marittima è in grado di fornire dati, informazioni, assistenza e servizi idonei a mantenere la sicurezza nei porti e nelle acque territoriali ed extraterritoriali di interesse dello Stato”.
Si ricorda poi che tramite il Comando Generale delle Capitanerie di Porto “vengono anche svolte attività di polizia tecnico-amministrativa marittima, comprendenti la disciplina della navigazione e la regolamentazione di tutti gli eventi che si verificano negli spazi marittimi soggetti alla sovranità statale, il controllo del traffico marittimo, la manovra delle navi, la sicurezza nei porti, le inchieste sui sinistri marittimi, i collaudi e le ispezioni periodiche dei depositi costieri e di altri impianti potenzialmente pericolosi”.
In merito al sistema delle infrastrutture portuali “un posto di preminente rilievo va riservato alle Autorità di Sistema Portuale (ex Autorità Portuali) il cui ruolo, complesso ed articolato, costituisce il nucleo fondamentale da cui si diparte l’organizzazione portuale”.
Si ricorda che la già citata legge n. 84/1994 “ha individuato una serie di porti (e, precisamente, i porti di I e II classe della 2° categoria) in relazione ai quali è contemplata l’istituzione di Autorità di Sistema Portuale, ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico e soggetto a vigilanza ministeriale”. E a tale ente sono state attribuite numerose funzioni, alcune delle quali in precedenza svolte dall’Autorità Marittima (che, peraltro, negli altri porti minori continua ad operare in esclusiva)”
La gestione del rischio nell’ambito portuale: codici, regolamenti e rischi
Si ricorda, infine, che Codice della Navigazione e Regolamento di sicurezza e dei servizi marittimi dei Porti “sono alla base delle attività per il controllo della sicurezza sia a livello delle infrastrutture, sia a livello di procedure che di evoluzione che, come visto, risultano di competenza dell’Autorità Portuale e dell’Autorità Marittima secondo i limiti operativi e normativi istituzionali”.
E il compito di garantire l’applicazione ed il rispetto del Codice della Navigazione e del Regolamento Portuale “risulta in capo agli organi preposti (Autorità Portuale ed Autorità Marittima) che solo attraverso un’azione di monitoraggio, condivisione delle informazioni e sorveglianza attiva e costante delle figure coinvolte (armatori, comandanti, piloti, rimorchiatori) può minimizzare ed addirittura rendere impossibile il realizzarsi di eventi incidentali”.
L’intervento, che ricorda anche la linea guida dell’Inail del 2018 “ Gli infortuni dei lavoratori del mare”, segnala, infine, che indipendentemente dai rischi specifici connessi alle attività portuali, “vi sono alcuni rischi ‘trasversali’ cui sono esposti sia i lavoratori che i passeggeri, quali ad esempio: collisione, naufragio e incendio”. E se questa fattispecie di rischi “attiene alla disciplina della sicurezza della navigazione”, si sottolinea che l’area tematica della sicurezza della navigazione “ha notevoli collegamenti con la prevenzione e la sicurezza del lavoro”.
In particolare, la presenza di questi rischi nelle navi “è l’elemento costitutivo stesso dei compiti del comandante, dei profili professionali marittimi, dell’organizzazione del lavoro a bordo, della costituzione degli equipaggi, della definizione di percorsi abilitanti di formazione e addestramento, oltre che dell’organizzazione di un sistema articolato di gestione delle emergenze e di un complesso sistema di controlli pubblici esercitati sulle navi ai fini della sicurezza della navigazione”.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del testo dell’intervento che analizza, con particolare riferimento alle attività svolte nel Porto di Napoli in relazione alla presenza della Darsena Petroli (alias Terminal Petrolifero), alcuni specifici rischi e l’organizzazione della prevenzione.
RTM
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Inail, Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici, “ SAFAP 2023 - Sicurezza e affidabilità delle attrezzature a pressione e degli impianti di processo”, atti del convegno SAFAP 2023, editing di Francesca Ceruti e Daniela Gaetana Cogliani, edizione 2023 (formato PDF, 32.18 MB).
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