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Settore marittimo-portuale: infortuni, fattori di rischio e formazione

Settore marittimo-portuale: infortuni, fattori di rischio e formazione

Autore:

Categoria: Infortuni sul lavoro

07/05/2021

Riflessioni e dati sulle criticità della sicurezza nel settore marittimo-portuale. La normativa, la dinamica degli infortuni, i fattori di rischio e i corsi di formazione. A cura dell’Ing. Alfonso Toscano.

Benchè una grande parte del commercio si svolga via mare spesso ci si ricorda del settore marittimo e dei problemi correlati alla sicurezza solo in caso di incidenti più o meno gravi o di vicende particolari come quella che ha coinvolto la nave portacontainer Ever Given, incagliata, fino a pochi giorni fa, nel Canale di Suez. Ne approfittiamo oggi per pubblicare un contributo di un nostro lettore, l’Ing. Alfonso Toscano, che si sofferma brevemente sulla sicurezza e le dinamiche infortunistiche del settore marittimo con particolare riferimento al cosiddetto settore RO/RO che si occupa, sempre in ambito marittimo, del trasporto di carichi come, ad esempio, automobili, attrezzature su ruote, autocarri e vagoni ferroviari.


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La normativa sulla sicurezza nel settore marittimo è molto vasta, si tratta infatti di direttive europee e regolamenti internazionali e normative nazionali.

 

Sono numerosi i corsi di formazione che vengono svolti dal personale imbarcato ma, che purtroppo riguardano solo quelli minimi indispensabili richiesti dal MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti). Ogni giorno, infatti, nei vari centri di formazioni si prevedono corsi di formazione per il personale imbarcato dal livello operativo a quello direttivo.

 

In ambito nazionale, la normativa del settore marittimo-portuale è molto differenziata, per quanto riguarda le navi ( d.lgs. 271/1999), i porti (d.lgs. 272/1999) e la pesca (d.lgs. 298/1999).

 

C’è tanto da fare, sono passati ormai undici anni dai tanto attesi decreti di armonizzazione tra il d.lgs. 81/08 e le norme succitate ma intanto in questo articolo si riportano alcuni dati.

 

Riporto uno studio del 2009, redatto nel porto di Livorno, relativo al circuito del Settore RO/RO: i lavoratori delle imprese portuali impegnate nel traffico dei rotabili sono stati complessivamente interessati da n. 631 infortuni, le cui cause sono riconducibili allo svolgimento delle relative operazioni portuali.

 

Si rileva come nel 47% degli eventi la prognosi totale abbia superato i 20 gg; in ben il 22% dei casi ha superato i 40 gg.

 

Si rileva, inoltre, che il 23% circa dei casi è dovuto ad “urto contro”; il 15% circa a cadute, il 15% circa ad azioni di sollevamento/spostamento di materiali, il 12% circa ad inciampi, il 10% a “contrasto con”, il 7,4% “urtato da”. Anche se in bassa percentuale, si sono verificati casi di urto tra mezzi operativi in movimento e di investimento di lavoratori da parte degli stessi mezzi.

 

La dinamica degli infortuni per agente materiale riguarda:

  • il 68% circa dei casi di infortunio è riconducibile alla movimentazione/utilizzo delle attrezzature di rizzaggio:
  • il 25% circa all’uso delle macchine operatrici, il 5% circa alle condizioni degli ambienti di lavoro.

 

 

Nel 2012 (dati aggiornati al 31/10/2012) si sono verificati n. 52 infortuni riconducibili al ciclo Ro-Ro, quindi, occorre insistere in una attività di prevenzione attuando possibili soluzioni tecniche di miglioramento del luogo di lavoro come ad esempio:

  • Avviare un n. di trattori tenendo conto delle capacità di ventilazione del traghetto e della rumorosità complessiva;
  • Stive più pulite;
  • Adeguata illuminazione del “garage”;
  • Attrezzature per il rizzaggio conformi;

Altresì, è opportuno che ogni operatore portuale:

  • sia adeguatamente formato alla mansione;
  • indossi gli opportuni D.P.I previsti dalla valutazione dei rischi;
  • e soprattutto rispetti le procedure operative aziendali.

 

L’analisi delle dinamiche infortunistiche mostra tra i fattori di rischio più ricorrenti: le modalità operative dell’infortunato e di terzi (57,1%), seguite poi da problematiche rilevate nelle attrezzature e macchine impiegate nel ciclo lavorativo (16%), che spesso risultano essere non adeguatamente affrontate nella valutazione dei rischi.

 

Per quanto concerne i dati disponibili nell’archivio Infor.Mo., per il periodo 2002 - 2015, nell’ambito marittimo-portuale risultano che:

  1. si sono registrati 83 infortuni, dei quali 43 sono risultati mortali e i restanti 40 gravi.
  2. le prime modalità di accadimento sono rappresentate dagli investimenti (32,8%), che avvengono quando si verifica l’interazione mezzo/attrezzatura/uomo.
  3. Oltre il 50% degli infortuni è avvenuto in ambiente nave (durante l’attività di carico/scarico merci in porto, durante la fase di navigazione o durante la fase di ormeggio/disormeggio); al secondo posto si trovano gli eventi che si verificano nelle banchine o nei piazzali (aree operative o di viabilità/stoccaggio).
  4. Tra gli eventi registrati, le prime modalità di accadimento sono rappresentate dagli investimenti o dai ribaltamenti (mezzi ed attrezzature) che, insieme alle cadute dall’alto o in profondità, delineano oltre la metà degli infortuni (54,2%), seguite dalle cadute dall’alto di gravi e dalla proiezione di solidi.
  5. Nel solo settore marittimo gli infortuni in cui l’anzianità lavorativa supera i tre anni raggiungono l’87%, una percentuale più elevata rispetto al 71% riscontrata per il complesso marittimo-portuale, ad indicare che anche nelle attività in nave una lunga esperienza non sempre garantisce dai rischi di infortunio. Ciò richiama l’importanza dell’addestramento e dell’aggiornamento continuo.

 

Tutti questi incidenti possono essere ricondotti principalmente alle cause fondamentali:

  • Scarsa formazione e informazione delle attrezzature di lavoro
  • Manutenzione dei mezzi non adeguata, e/o mezzi/attrezzature non conformi
  • Pratiche sbagliate e talvolta tollerate.

 

Sono poche, troppo poche, le aziende dello “Shipping” che fanno svolgere ai propri dipendenti specifici corsi di formazione sulle varie attrezzature che “servono per operare”: le si possono contare sulle dita della mano.

 

La familiarizzazione con le attrezzature viene fatta a bordo a cura del Comandante e/o Ufficiale a tale scopo incaricato, e per il resto ci si rimanda al training da “autodidatta” con la visione di video, lettura di pubblicazione presenti a bordo (se sono fortunati).

 

Pertanto, questo articolo vuole essere di monito per responsabilizzare e sensibilizzare tutti gli attori coinvolti di questo settore, un settore che è di fondamentale importanza per lo sviluppo sostenibile, con la costituzione delle cosiddette “autostrade del mare”. La speranza è che al più presto ci sia un coordinamento tra queste norme ed il d.lgs. 81/2008 per rendere ancora più efficace l’azione preventiva e la promozione della sicurezza e lo sviluppo di strumenti operativi utilizzabili nelle fasi ispettive a bordo (ad esempio check list) che coniughino più efficacemente elementi di sicurezza della navigazione con elementi di sicurezza e salute sul lavoro.

 

 

Ing. Alfonso Toscano

Formatore, RSPP

 


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