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UNI/PdR 180:2026, il termometro della parità di genere nella PA
Il tema della parità di genere continua a rappresentare una delle principali sfide sociali ed economiche del nostro Paese. Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, il divario tra uomini e donne nel mercato del lavoro e nelle opportunità professionali resta significativo. Secondo il Gender Policy Report 2025 dell’INAPP, il tasso di occupazione femminile in Italia nel 2024 si attesta al 53,3%, ancora molto distante dal 70% maschile e dalla media europea del 66,2%. Anche la disoccupazione femminile (7,4%) risulta superiore a quella maschile (6,2%), mentre i livelli di inattività rimangono particolarmente elevati: il 42,4% delle donne tra i 15 e i 64 anni non partecipa al mercato del lavoro, con punte che superano il 56% nelle regioni del Mezzogiorno.
In questo contesto nasce UNI/PdR 180:2026, la prassi di riferimento pubblicata da UNI – Ente Italiano di Normazione, che introduce il primo strumento metodologico in grado di misurare in modo sistematico l’ impatto di genere delle politiche pubbliche. L’obiettivo è fornire alla Pubblica Amministrazione un vero e proprio “termometro nazionale” per valutare come decisioni legislative, programmi di investimento e politiche pubbliche incidano sulla parità di genere.
La prassi definisce un metodo di valutazione applicabile ex ante – prima dell’adozione delle misure – e ex post, una volta che gli interventi sono stati realizzati. In questo modo diventa possibile non solo prevedere gli effetti delle politiche, ma anche verificarne concretamente i risultati e correggere eventuali squilibri.
Uno degli aspetti più innovativi della UNI/PdR 180:2026 è il suo collegamento con l’obbligo introdotto dalla Legge 167/2025, che richiede l’integrazione dell’impatto di genere nelle Analisi di Impatto della Regolamentazione (AIR) e nelle Verifiche di Impatto della Regolamentazione (VIR). Questi strumenti servono a valutare costi e benefici delle decisioni legislative su cittadini, imprese e istituzioni. Grazie alla prassi UNI, l’impatto di genere può essere finalmente misurato in modo strutturato e comparabile.
La metodologia proposta si basa su specifici indicatori di prestazione (KPI) organizzati in tre aree principali:
allocazione delle risorse, per analizzare come la spesa pubblica venga distribuita in relazione alla parità di genere;
affidamento ad imprese esecutrici, valutando il coinvolgimento di imprese impegnate nella promozione dell’uguaglianza;
azioni dirette, cioè interventi specifici progettati per ridurre le disuguaglianze tra uomini e donne.
Attraverso questo sistema di indicatori, scuole, ospedali, ministeri e altre amministrazioni pubbliche possono analizzare in modo oggettivo gli effetti delle politiche e degli investimenti sulla riduzione delle disparità di genere. La prassi rappresenta quindi uno strumento di governance che consente di misurare, monitorare e migliorare l’efficacia delle politiche pubbliche.
Come sottolineato dal Presidente di UNI, Marco Spinetto, la misurazione è un passaggio essenziale per orientare le decisioni: per poter intervenire in modo efficace è necessario conoscere e valutare con precisione gli effetti delle scelte pubbliche.
Dalla parità di genere alla sostenibilità: un cambio di prospettiva
Oltre alla sua funzione operativa per la Pubblica Amministrazione, la UNI/PdR 180:2026 rappresenta anche un passaggio culturale significativo. La prassi contribuisce infatti a trasformare la parità di genere da obiettivo isolato a componente strutturale delle politiche di sviluppo sostenibile.
Negli ultimi anni il concetto di sostenibilità si è progressivamente ampliato. Accanto alla dimensione ambientale, sempre più centrale è diventata la dimensione sociale, che comprende inclusione, equità e pari opportunità. In questo quadro, la parità di genere non è più soltanto una questione di diritti o di giustizia sociale, ma diventa un fattore strategico per la crescita economica e la qualità delle istituzioni.
Strumenti come la UNI/PdR 180:2026 permettono di integrare la prospettiva di genere all’interno dei processi decisionali pubblici, rendendo la sostenibilitàun principio concreto e misurabile. La possibilità di analizzare l’impatto delle politiche in termini di genere consente infatti di orientare le risorse pubbliche verso interventi più equi ed efficaci, migliorando l’utilizzo dei fondi e aumentando il valore sociale generato dalle politiche pubbliche.
In questo senso la prassi contribuisce anche a rafforzare l’allineamento delle politiche nazionali con gli obiettivi dell’United Nations nell’ambito dell’Agenda 2030 for Sustainable Development, in particolare con l’Sustainable Development Goal 5, dedicato proprio al raggiungimento dell’uguaglianza di genere e all’empowerment di tutte le donne e le ragazze.
La misurazione dell’impatto di genere nelle politiche pubbliche diventa quindi un elemento fondamentale per costruire strategie di sviluppo sostenibile più inclusive. Quando la prospettiva di genere viene integrata nella pianificazione economica, nei programmi di investimento e nelle politiche del lavoro, le decisioni pubbliche non si limitano più a rispondere a esigenze immediate, ma contribuiscono a creare valore sociale di lungo periodo.
La UNI/PdR 180:2026 segna quindi un passo importante verso una Pubblica Amministrazione più consapevole e orientata alla sostenibilità. Misurare l’impatto delle politiche sulla parità di genere significa non solo ridurre le disuguaglianze esistenti, ma anche costruire un sistema decisionale capace di promuovere sviluppo economico, inclusione sociale e benessere collettivo. In altre parole, significa riconoscere che la parità di genere non è un obiettivo separato, ma una condizione essenziale per una sostenibilità autentica e duratura.
Federica Gozzini
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