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Rapporti regionali Inail 2006: poche le luci molte le ombre in Abruzzo

Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Sorveglianza sanitaria, malattie professionali

18/12/2007

Nel Rapporto Annuale Regionale 2006 dell’Inail Abruzzo si rileva che il numero di infortuni mortali e di malattie professionali è ancora alto.

Rapporti regionali Inail 2006: poche le luci molte le ombre in Abruzzo

Nel Rapporto Annuale Regionale 2006 dell’Inail Abruzzo si rileva che il numero di infortuni mortali e di malattie professionali è ancora alto.

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Continua la pubblicazione dell’Inail dei Rapporti Annuali Regionali 2006 che mostrano i risultati delle politiche di prevenzione del rischio a livello locale: tra le regioni con risultati contrassegnati da “luci e ombre” dobbiamo posizionare anche l’Abruzzo.
 
Chi volesse consultare direttamente i dati relativi a questa regione può trovare il file relativo cliccando qui, chi volesse invece “sfogliare” i rapporti già pubblicati può collegarsi con lo spazio web dell’Inail dedicato ai Rapporti.
 
Il Rapporto regionale 2006 di Inail Abruzzo, che è stato presentato lo scorso venerdì a Pescara, fotografa una situazione territoriale contraddittoria, con dati che indicano tendenze non sempre tra loro coerenti ma caratterizzate comunque da risultati non ancora soddisfacenti nell’ambito della sicurezza dei lavoratori.
 
Un primo dato importante è sicuramente quello relativo al numero di infortuni.
Si assiste sì ad una flessione dei casi denunciati - dell'1,22% rispetto all'anno 2005 - ma questa flessione è inferiore a quella già insoddisfacente del dato nazionale 2006 (-1,3%). Inoltre con 23.272 casi di infortunio denunciati - di cui ben 20.481 nel settore Industria e Servizi - l’Abruzzo è al quinto posto in Italia nella classifica degli incidenti sui luoghi di lavoro.
 
Alla flessione degli infortuni non segue poi un parallelo decremento degli incidenti mortali. Incidenti che invece aumentano del 35%, passando da 31 a 42 con un alta percentuale, quasi la metà, di morti dovute alla strada.
Dati contraddittori se, ad esempio, paragonati con i risultati del rapporto regionale dell’anno passato che riportavano, rispetto al 2004, un lieve aumento degli infortuni ed invece un calo delle morti bianche.

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Industria e servizi. E’ nel comparto dei servizi che avviene il maggior numero di infortuni, seguito dall'industria manifatturiera. Gli infortuni non avvengono solo nelle attività a rischio, come le costruzioni, le industrie dei metalli, i servizi alle imprese e i trasporti: il rapporto rileva un consistente numero di incidenti anche nell’attività sanitaria.
 
Un lettura in percentuale, rispetto al 2005, degli infortuni nelle singole province ci mostra dati molto diversi: da un +2,90% in provincia di Chieti ad un -5,17% in quella di Teramo. Provincia, quest’ultima, che partiva da indici di frequenza - rapporti tra infortuni e addetti - tra i più alti d'Italia.
 
Agricoltura. In questo comparto sono migliori i risultati delle politiche di prevenzione: la percentuale di decremento è stata pari al -2,75%. Malgrado questo dato, il rapporto rileva come la propensione agli infortuni in regione sia elevatissima rispetto all'analogo dato nazionale: “l’indice di frequenza annuale grezzo evidenzia per l'Abruzzo un infortunio annuo ogni 5 addetti contro l' uno su 10 a livello nazionale”.
 
Malattie professionali. Altro dato non confortante è quello relativo alle malattie professionali denunciate. Pur passando dalle 2.037 del 2005 alle 2.023 del 2006, in questa regione si riscontra un terzo delle malattie professionali denunciate in tutto il Sud Italia, con un numero paragonabile a quello del Veneto o del Piemonte e più del doppio di quello della Sicilia.
 
Immigrati. Il 10% degli infortuni complessivi (1.895 nel 2006) riguarda lavoratori extracomunitari. Un dato comunque inferiore a quello nazionale che si attesta intorno al 14%.
 
E’ l’Inail stessa, nell’introduzione al Rapporto del direttore regionale Ferdinando Balzano, che racconta come in questa regione ci sia ancora molto da fare per la sicurezza dei lavoratori: "C'è bisogno dell'impegno delle forze governative e istituzionali preposte, degli imprenditori e dei lavoratori per attuare le buone pratiche di prevenzione. La prevenzione si fa soprattutto sul territorio, laddove l'infortunio si verifica, e tutti quelli che interagiscono nel mondo del lavoro locale debbono esserne coscienti”. E’ importante, continua, “creare una coscienza collettiva sul fenomeno ‘infortuni sul lavoro' che ci permetta di poter dire di aver fatto tutto il possibile per evitarli".


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