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Inail: il melanoma cutaneo professionale da radiazioni solari

Inail: il melanoma cutaneo professionale da radiazioni solari

Un documento Inail si sofferma sul melanoma cutaneo professionale da radiazioni solari con riferimento agli aspetti connessi alla medicina del lavoro. Focus sul documento, sulle tabelle delle malattie professionali e sulle caratteristiche del melanoma.


Roma, 22 Mag – In questi ultimi decenni è cresciuta l’incidenza mondiale di melanoma cutaneo “raggiungendo i 324.635 nuovi casi nel 2020 e per il 2040 sono previsti oltre 510.000 nuovi casi e 96.000 decessi”. E “circa l’85% dei melanomi cutanei annuali mondiali interessano le popolazioni di nord-America, Europa e Oceania”.

 

A ricordarlo è un recente documento realizzato dalla Sovrintendenza sanitaria centrale dell’ Inail e dal titolo “Il melanoma cutaneo professionale da radiazioni solari. Aspetti d’interesse medico-legale e prevenzionali”.

A portare a scrivere questa pubblicazione, si indica in prefazione, hanno contribuito diversi fattori:

  • “il progressivo aumento delle diagnosi di melanoma nella popolazione generale unitamente alla novità rappresentata dalla ricognizione sui tumori cutanei (2018) redatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”;
  • la “disomogeneità nazionale e della verosimile sottostima di denunce di melanomi di origine professionale”;
  • “la complessità della verifica del nesso causale e l’esigenza di una innovativa istruttoria medico-legale che consenta più univoco giudizio sul ruolo etiopatogenetico dell’esposizione professionale alle radiazioni solari (CSD-melanoma)”.

 

 

Nel documento – curato da Patrizio Rossi e Grazia Genga Mina (Sovrintendenza sanitaria centrale, Inail) – “la preliminare analisi della casistica Inail e delle evidenze scientifiche disponibili, l’inquadramento del rischio da esposizione a radiazioni solari e la formulazione di nuovi criteri che guidano il procedimento medico-legale per l’asseverazione del nesso causale, sono stati sottomessi alla revisione di cultori della materia, referenti delle varie branche specialistiche interessate” (nel documento è presentato il collegio dei referee).

 

E, dunque, questo testo “si propone di rappresentare una sorta di ‘linea guida’ condivisa da esperti clinici, medici del lavoro e medici legali al fine di ricondurre l’accertamento del melanoma denunciato quale malattia professionale a univoci criteri di appropriatezza scientifica”.

 

Nel presentare il documento, l’articolo si sofferma sui seguenti argomenti:


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Il melanoma cutaneo e la tabella delle malattie professionali

La pubblicazione studia i principali aspetti epidemiologici, diagnostici e clinici del melanoma cutaneo da radiazioni solari di origine occupazionale “esclusivamente indirizzati alla tutela assicurativo-sociale nella prospettiva della medicina legale e della medicina del lavoro”.

 

Infatti questa è una patologia in costante aumento che può avere “un’eziologia occupazionale in quanto la relazione con la esposizione a radiazioni ultraviolette (UV) solari, efficacemente presente in molteplici attività lavorative, è riconosciuta dalle principali istituzioni internazionali quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’International Agency for Research on Cancer (IARC)”.

 

Si segnala poi che, se dal 2008 al 2014 il melanoma cutaneo da radiazioni solari “è stato presente nella lista delle malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità (lista II)”, con l’aggiornamento del 2014, “il melanoma cutaneo da radiazioni solari non è più in tale elenco, né è mai stato inserito nella tabella delle malattie professionali”.

Pertanto, attualmente per questa neoplasia “non vige alcun obbligo di denuncia, né a fini statistico-epidemiologici né a fini assicurativi”.

 

Si sottolinea che nel 2018, l’OMS ha “redatto una nuova classificazione dei melanomi cutanei sulla base del danno solare cumulativo (CSD), ordinamento che fornisce nuovi strumenti di inquadramento dell’eziologia della patologia”. E nell’ultima Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11) approvata dalla stessa OMS nel 2019, e vigente dal gennaio 2022, “è stato introdotto un codice addizionale (non obbligatorio) relativo all’associazione tra melanoma cutaneo ed esposizione professionale” (“Melanoma of skin, unspecified2C30.Z, associated withXB17 Occupation as primary factor/ XB5G Occupation as cofactor/ XB8O Not occupation-related”).

 

Il documento, dopo aver riportato le principali nozioni sul melanoma cutaneo, si concentra sugli aspetti strettamente connessi alla medicina del lavoro quali la valutazione del danno da radiazioni UV solari per i lavoratori addetti a mansioni svolte all’aria aperta, gli effetti biologici attesi dall’esposizione a tale rischio e le misure di prevenzione e protezione da prevedere ai fini di un’adeguata prevenzione primaria.

 

Il melanoma cutaneo: caratteristiche, tipologie e fattori di rischio

Ricordiamo che il melanoma cutaneo è “una neoplasia maligna potenzialmente letale che origina dalla iper-replicazione dei melanociti nello strato basale dell’epidermide” ed è la “forma più diffusa (85%) di melanoma che può insorgere anche su mucose, uvea e leptomeningi”.

 

Classicamente, esistono “quattro principali sottotipi di melanoma cutaneo:

  • melanoma a diffusione superficiale (70%), il più comune caratterizzato da una crescita radiale prima dell’invasione verticale del derma;
  • melanoma nodulare (15-30%), lesione nodulare o polipoide di colore blu o nero che cresce rapidamente e ha una precoce crescita verticale;
  • lentigo maligna melanoma (4-10%), lesione maculare che diventa via via più scura, asimmetrica e con crescita verticale;
  • melanoma lentiginoso acrale (<5%), lesioni frequenti su palmi delle mani, piante dei piedi, sede sublinguale e, occasionalmente, sulle mucose”.

 

In particolare, il melanoma cutaneo è una “patologia multifattoriale dovuta all’interazione tra esposizione a rischi ambientali e occupazionali e particolare suscettibilità genetica agli stessi”.

E “per quanto sia stato possibile individuare alcuni fattori di rischio ambientali e alcune caratteristiche genetiche di suscettibilità, sono in corso studi approfonditi dei molteplici meccanismi eziopatogenici che innescano il processo neoplastico a livello melanocitario”.

 

In ogni caso i principali fattori di rischio riconosciuti “sono individuabili nell’esposizione a radiazione UV solare, per motivi occupazionali o per stile di vita, e in caratteristiche non modificabili dell’individuo”.

 

L’indice del documento Inail

Riportiamo, in conclusione, l’indice del documento Inail “Il melanoma cutaneo professionale da radiazioni solari. Aspetti d’interesse medico-legale e prevenzionali” che vi invitiamo a visionare integralmente.

 

Prefazione

 

Introduzione

 

Melanoma cutaneo

 

1. Epidemiologia

Casistica Inail

2. Fattori di rischio

3. Patogenesi

Panorama genomico dei melanomi

4. Clinica e diagnosi

5. Stadiazione

6. Prognosi

7. Terapia

 

Rischio di radiazioni UV solari e melanoma professionale

 

1. Valutazione del rischio

2. Effetti biologici

3. I lavoratori esposti e le misure di prevenzione e protezione

Misure organizzative

Misure ambientali

Dispositivi di protezione individuale

Formazione e informazione

Sorveglianza sanitaria

 

L’istruttoria medico-legale nel processo di accertamento dell’origine professionale del melanoma

 

Valutazione del danno

Commento alle voci tabellari del Decreto ministeriale del 12 luglio 2000

 

Conclusioni

 

Bibliografia

 

 

 

Tiziano Menduto

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Inail, Sovrintendenza sanitaria centrale, “ Il melanoma cutaneo professionale da radiazioni solari. Aspetti d’interesse medico-legale e prevenzionali”, a cura di Patrizio Rossi e Grazia Genga Mina (Sovrintendenza sanitaria centrale, Inail) - edizione novembre 2023 (formato PDF, 2.93 MB).

 

Vai all’area riservata agli abbonati dedicata a “ Indicazioni e novità sul melanoma cutaneo professionale da radiazioni solari”.

 


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