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I rischi delle attività con impegno visivo e al videoterminale

Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Sorveglianza sanitaria, malattie professionali

15/11/2011

Uno studio ha coinvolto 466 lavoratori, tra impiegati e guardie giurate, che svolgono attività che richiedono impegno visivo. Risultati, associazioni tra astenopia e diverse variabili, problematiche osteo-articolari ed efficacia della prevenzione.

I rischi delle attività con impegno visivo e al videoterminale

Uno studio ha coinvolto 466 lavoratori, tra impiegati e guardie giurate, che svolgono attività che richiedono impegno visivo. Risultati, associazioni tra astenopia e diverse variabili, problematiche osteo-articolari ed efficacia della prevenzione.

 
Roma, 15 Nov – Gli occhi sono sicuramente tra gli organi del nostro corpo più utilizzati e sollecitati nelle attività lavorative, specialmente da quando molte attività prevedono l’uso costante di videoterminali e computer. E sappiamo come non sia inusuale, per lavoratori e studenti che passano molto tempo della propria giornata a guardare un videoterminale (VDT), avvertire infatti sintomi di fatica muscolare, visiva o nervosa.
 
Possiamo approfondire queste problematiche grazie al secondo supplemento del numero di ottobre/dicembre 2010 del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, supplemento in cui sono pubblicate le comunicazioni relative al 73° Congresso Nazionale SIMLII “La Medicina del Lavoro quale elemento migliorativo per la tutela e sicurezza del Lavoratore e delle attività dell’Impresa” (Roma, 1-4 dicembre 2010).
 
Ci soffermiamo infatti su una comunicazione relativa agli effetti sulla salute delle attività con impegno visivo e al videoterminale.


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In “Il lavoro con impegno visivo e al videoterminale: rischi, effetti sulla salute e prevenzione alla luce di una casistica clinica” - a cura di  A. Carta, B. Bellina, M. Crippa, R. Lucchini, S. Porru, L. Alessio (Dipartimento di Medicina Sperimentale ed applicata - Sezione di Medicina del Lavoro) e M. Oppini (Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro - Università degli Studi di Brescia) – si sottolinea che “la valutazione dei possibili effetti sulla salute del lavoro svolto al videoterminale ( VDT) e delle attività con impegno visivo, riveste un ruolo importante, sia in conseguenza dell’elevato numero di addetti che per l’elevata percezione del rischio da parte dei lavoratori”.
 
Lo studio che viene presentato descrive in particolare una casistica di lavoratori che svolgono attività che richiedono un particolare impegno visivo, sia in relazione all’uso di VDT (impiegati in uffici), sia in relazione ad attività quali controllo monitor di video-sorveglianza, guida, controllo banconote (guardie giurate).
La ricerca ha coinvolto 466 lavoratori: 270 (57.9%) addetti alla vigilanza e 196 (42.1%) impiegati d’ufficio. A queste due tipologie di lavoratori sono stati somministrati due questionari “per la raccolta dei fattori di rischio individuali e lavorativi quali attività svolte al VDT, anamnesi fisiologica e patologica oftalmologica, sintomi astenopici, attività sportiva, traumi e sintomatologia osteoarticolare”. Inoltre tutti i soggetti “sono stati sottoposti ad esame obiettivo dell’apparato visivo”.
Per la valutazione dell’ astenopia (l’insieme dei disturbi visivi provocati dall’eccessivo affaticamento dell’apparato visivo) gli autori hanno utilizzato il modello suggerito dalle linee guida SIMLII.
 
Riprendiamo alcuni dei dati relativi allo studio in oggetto:
- “nella popolazione di impiegati prevalgono i soggetti di sesso maschile (63.3%); l’età media è di 37 anni (range 21-60), il 23% utilizza il VDT anche in ambito extra-lavorativo e il 36.7% svolge attività extralavorative con impegno visivo per vicino (es. lettura, cucito, etc.)”;
- “la popolazione delle guardie giurate è prevalentemente di sesso maschile (95.2%); l’età media è di 35 anni (range 19-60). Il 19.6% dei soggetti utilizza il VDT in ambito extralavorativo e il 13% svolge attività extralavorative che richiedono impegno visivo per vicino”;
- “nella popolazione degli impiegati il 13.3% (26 soggetti) risulta classificabile come astenopico;
- è stata trovata “un’associazione significativa tra astenopia e genere femminile”, età e scolarità;
- l’astenopia è risultata associata con lavoro al terminale superiore alle 20 ore settimanali ed e stata evidenziata una “significatività borderline con fonti d’ inquinamento indoor nell’ambiente lavorativo”;
- è emersa “un’associazione significativa tra astenopia e vizi refrattivi”, tra “presenza di vizi refrattivi e classi di astenopia” e una “correlazione borderline tra presenza di astenopia e uso di LAC (lenti a contatto, ndr) durante il lavoro al VDT;
- non è emersa nessun’altra associazione positiva tra astenopia e le altre variabili considerate”;
- per quanto riguarda la sintomatologia osteoarticolare, “circa 11% degli impiegati riferisce sintomatologia cervicale e circa il 9% lombare”;
- “tra gli addetti alla vigilanza l’1.8% (5 soggetti) è astenopico; 29 addetti (11%) lamentano sintomi cervicali e 45 (17%) sintomi lombari; sono stati persi da 2 a 12 giorni lavorativi correlati alla sintomatologia a carico del rachide”.
Nella comunicazione si ricorda che “nell’ambito del programma di sorveglianza sanitaria nel periodo considerato, il 49% dei soggetti è stato sottoposto ad una seconda visita, e un numero ridotto di soggetti è stato sottoposto a terza e quarta visita, rispettivamente 44 (10%) e 12 (3%). La frequenza relativa di astenopia appare aumentata nel gruppo degli impiegati, anche se il numero assoluto di astenopici è minore e non si ha peggioramento della gravità di astenopia. Nelle guardie giurate, la frequenza dei disturbi a carico del rachide appare aumentata, ma anche in questo caso il numero assoluto di soggetti sintomatici è minore”.
 
I risultati dello studio mostrano che “la prevalenza di astenopia nella popolazione degli impiegati è risultata minore rispetto ai dati della letteratura internazionale; questo risultato potrebbe essere attribuibile sia al miglioramento tecnologico delle apparecchiature munite di VDT, sia alla maggiore applicazione delle indicazioni fornite dalle linee guida sull’utilizzo dei VDT sia ad una maggiore efficacia dell’attività svolta dal medico competente”.
Inoltre la minore prevalenza di astenopia osservata nella popolazione delle guardie giurate “è in accordo con l’ipotesi di un minor impegno visivo  per vicino di questi lavoratori”.
 
Riguardo poi alle problematiche osteo-articolari negli impiegati, “l’anamnesi ha consentito di evidenziare prevalenze di patologie del rachide e degli arti superiori e frequenze di sintomatologia minori rispetto a quanto riportato nella letteratura internazionale”.
E la maggior frequenza di distorsioni cervicali e patologie del tratto lombare nelle guardie giurate rispetto agli impiegati, “è verosimilmente attribuibile al maggior sovraccarico biomeccanico del rachide (es. spostamenti con automezzi, movimentazione manuale carichi); ciò nonostante, le ernie discali lombari, pur essendo più frequenti che nel gruppo degli impiegati, hanno prevalenza non superiore a quella riportata per la popolazione generale in età lavorativa” .
 
Inoltre “l’aumento della frequenza relativa di astenopia negli impiegati e di sintomatologia lombare nelle guardie giurate”, come rilevato nelle visite di follow-up, “è riconducibile alla sorveglianza sanitaria ravvicinata effettuata nei soggetti suscettibili”.
 
La comunicazione si conclude indicando che ”nel complesso i risultati sembrano suggerire efficacia delle attività di prevenzione primaria, secondaria e terziaria stimolate e condotte dai medici competenti, testimoniata anche dalla ridotta prevalenza della sintomatologia astenopica e osteoarticolare nella popolazione indagata, dal limitato numero di soggetti sottoposti a follow-up ravvicinato e dall’esiguo numero di accertamenti integrativi richiesti, con conseguente riduzione dei costi complessivi”.
 
     
 
“ Il lavoro con impegno visivo e al videoterminale: rischi, effetti sulla salute e prevenzione alla luce di una casistica clinica”, a cura di  A. Carta, B. Bellina, M. Crippa, R. Lucchini, S. Porru, L. Alessio (Dipartimento di Medicina Sperimentale ed applicata - Sezione di Medicina del Lavoro) e M. Oppini (Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro - Università degli Studi di Brescia), comunicazione al 73° Congresso Nazionale SIMLII “La Medicina del Lavoro quale elemento migliorativo per la tutela e sicurezza del Lavoratore e delle attività dell’Impresa”, pubblicata in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXII n°4/suppl.2, ottobre/dicembre 2010 (formato PDF, 66 kB).
 
 


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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