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Biossido di titanio e salute: esposizione occupazionale e misure cautelative
Roma, 9 Set – Il biossido di titanio è un composto inorganico che è diventato strategico nell’industria moderna grazie a una combinazione di “elevata stabilità chimica, buone prestazioni funzionali e ampia versatilità applicativa”.
Tale composto, TiO2,si presenta come una “polvere bianca molto fine, insolubile in acqua, non infiammabile e caratterizzata da un elevato indice di rifrazione”, ed esiste principalmente “in tre forme cristalline naturali: l’anatasio, il rutilo e la brookite”.
La produzione globale di TiO2– a partire dal 2024 – “è stimata circa 10 milioni di tonnellate annue, con Cina e Stati Uniti tra i maggiori produttori”.
Il problema del biossido di titanio nel mondo del lavoro è che, come ricorda l’Inail nel documento che ci accingiamo a presentare, potrebbe avere “potenziali effetti dannosi sulla salute”, anche se gli studi epidemiologici sull’uomo “non forniscono ancora una risposta definitiva sulla cancerogenicità del TiO2, in quanto presentano limiti metodologici importanti”.
Proprio a partire da questi possibili effetti, il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’ Inail ha prodotto una nuova scheda informativa dal titolo “Biossido di titanio: applicazioni e potenziali effetti dannosi sulla salute” e a cura di C.L. Ursini, F.D. Naso, S. Sellathurai, T. Vescovo, D. Cavallo.
Nel presentare la scheda informativa Inail ci soffermiamo sui seguenti argomenti:
- Biossido di titanio: i contenziosi e le revisioni
- Biossido di titanio: gli studi sugli effetti sulla salute
- Biossido di titanio: l’esposizione occupazionale e l’approccio cautelativo
Biossido di titanio: i contenziosi e le revisioni
Riguardo alle problematiche connesse alla salute la scheda ricorda che nel 2020 è stata fatta una richiesta dall’Agenzia nazionale francese per la sicurezza sanitaria dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro (Anses), presentata all’European Chemical Agency (Echa), di modificare il regolamento (CE) n. 1272/2008 ( Regolamento CLP). E la Commissione europea, sulla base del parere del Comitato per la valutazione dei rischi (RAC), ha adottato il Regolamento delegato (UE) 2020/217 “che inseriva il TiO2sotto forma di polvere contenente l’1% o più di particelle con diametro aerodinamico pari o inferiore a 10 μm nell’Allegato VI del Regolamento CLP classificandolo come sostanza sospettata di provocare il cancro per inalazione (cancerogeno di categoria 2, indicazione di pericolo H351)”. E di conseguenza “era previsto che le aziende produttrici etichettassero adeguatamente i prodotti contenenti TiO2potenzialmente inalabile”.
Numerose aziende del settore “hanno impugnato il provvedimento, sostenendo che la valutazione scientifica alla base della classificazione presentava criticità nei criteri di analisi e nell’interpretazione dei dati disponibili”. E nel 2022, il Tribunale dell’Unione europea, “rilevando errori nella valutazione delle prove scientifiche, ha accolto i ricorsi e annullato la classificazione” - Sentenza del Tribunale (Grande Sezione) del 23 novembre 2022”.
Nel febbraio 2023, sia la Francia sia la Commissione europea, hanno, tuttavia, “presentato appello, mantenendo temporaneamente in vigore la classificazione in via cautelativa”. Ma il 1° agosto 2025, “la Corte di giustizia dell’Ue ha respinto gli appelli della Commissione europea e della Francia, confermando la sentenza del Tribunale del 2022 e annullando definitivamente la classificazione armonizzata del TiO2come ‘Carc. 2 – sospettato di provocare il cancro per inalazione’”.
Biossido di titanio: gli studi sugli effetti sulla salute
Nella sezione relativi agli “Effetti sulla salute”, la scheda ribadisce che, gli studi disponibili sugli effetti dell’esposizione al biossido di titanio, mostrano “risultati eterogenei e, in alcuni casi, tra loro discordanti”.
Si indica che dal punto di vista tossicologico, evidenze sperimentali mostrano “che la tossicità del TiO2, in forma micro- e nanometrica, è influenzata dalle proprietà chimiche di superficie, tra cui la reattività, i gruppi funzionali esposti e la capacità di generare specie reattive dell’ossigeno (ROS) (inducendo stress ossidativo, danno cellulare e risposta infiammatoria), oltre che da fattori quali dimensione, forma e struttura cristallina”. Inoltre altri studi mostrano che “le NP di TiO2 possono indurre una citotossicità maggiore rispetto al pigmento di TiO2 micrometrico, probabilmente a causa della maggiore area superficiale specifica e della più elevata attività fotocatalitica”.
Riguardo alla valutazione tossicologica del rischio, per il TiO2 in forma micrometrica “le principali evidenze sull’uomo derivano da studi epidemiologici occupazionali condotti su lavoratori impiegati nelle fasi di macinazione e confezionamento negli impianti di produzione del biossido di titanio e mostrano risultati contrastanti”. Se in alcuni studi statunitensi non si sono evidenziati “incrementi significativi della mortalità per tumore polmonare o per altre cause, nonostante livelli elevati di esposizione”, nell’analisi di “una vasta coorte europea (Finlandia, Francia, Germania, Italia, Norvegia e Regno unito), è stato osservato un aumento significativo dell’incidenza di tumore del polmone rispetto alla popolazione generale”.
Ma, “in assenza di una chiara relazione dose–risposta tra esposizione e rischio di sviluppare un tumore, gli autori concludono che non vi siano evidenze sufficienti per attribuire all’esposizione occupazionale alla polvere di TiO2 un effetto cancerogeno a livello polmonare”.
Si segnala poi che la “rianalisi dei dati relativi alla coorte francese, sebbene con una limitata potenza statistica e con il fumo come fattore confondente, e successivamente dei dati relativi alla coorte europea (con esclusione di Germania e Norvegia), considerando il bias healthy worker survivor effect (HWSE), ha riscontrato un’associazione positiva tra esposizione a TiO2 e mortalità per tumore del polmone, soprattutto a livelli di esposizione più elevati”. In particolare, l’HWSE è “un bias degli studi occupazionali che potrebbe causare una sottostima del rischio reale dell’esposizione”.
Si indica poi che sono stati descritti anche effetti non neoplastici, “quali una riduzione della funzionalità polmonare e alterazioni pressorie nei lavoratori esposti a polvere di TiO2”.
Studi condotti in vitro hanno poi evidenziato “potenziali effetti epigenetici e genotossici del TiO2, soprattutto nella forma nanometrica, suggerendo che l’esposizione possa innescare processi di stress ossidativo e infiammazione, quali possibili meccanismi d’azione rilevanti anche per l’uomo”. Mentre, ad oggi, “pochi studi sono stati condotti in vitro per una valutazione tossicologica del TiO2 di dimensione micrometrica e delle miscele di particelle di diverse taglia e forma”.
Biossido di titanio: l’esposizione occupazionale e l’approccio cautelativo
Si ricorda poi che l’esposizione umana alle particelle di TiO2 “può seguire diverse vie: ingestione, contatto dermico e inalazione”. E l’ingestione “rappresenta una via di esposizione rilevante poiché il TiO2 è stato utilizzato per decenni come additivo alimentare e come eccipiente in numerosi farmaci”.
E un’altra via di esposizione alle particelle di TiO2 è rappresentata “dal contatto cutaneo, attraverso l’uso di cosmetici contenenti il TiO2, comprese le creme solari”.
In ambito occupazionale, la principale via di esposizione è, invece, “rappresentata dall’inalazione di polveri fini e ultrafini generate durante le fasi di produzione, manipolazione e lavorazione e, in particolare, la frazione nanometrica è quella maggiormente studiata dal punto di vista tossicologico”.
Alla luce delle “attuali conoscenze e delle recenti evoluzioni normative in ambito lavorativo” – indicano gli autori - permane “la necessità di un approccio cautelativo; la prevenzione dell’esposizione al TiO2 deve quindi basarsi su strategie integrative che favoriscano misure tecniche e organizzative, quali la ventilazione localizzata, il confinamento dei processi polverosi, l’automazione e un’adeguata gestione della pulizia degli ambienti”.
Se tali misure non risultano sufficienti, è allora necessario “il ricorso a dispositivi di protezione individuale adeguati, come respiratori dotati di filtri ad alta efficienza”. E per garantire una corretta gestione del rischio due elementi essenziali sono:
- “il monitoraggio periodico delle polveri aerodisperse”;
- “la formazione continua dei lavoratori su manipolazione, pulizia e stoccaggio di tali materiali”.
In definitiva la scheda indica che. “dopo anni di contenziosi e revisioni”, la “combinazione di risultati contrastanti negli studi epidemiologici, insieme a evidenze ancora parziali derivanti da studi in vitro e in vivo, evidenzia la necessità di ulteriori approfondimenti, in particolare per chiarire i valori soglia (non esiste infatti un VLEP specifico nazionale), le relazioni dose risposta, i meccanismi molecolari coinvolti e gli effetti a lungo termine dell’esposizione”.
Tiziano Menduto
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Inail, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, “ Biossido di titanio: applicazioni e potenziali effetti dannosi sulla salute”, a cura di C.L. Ursini, F.D. Naso, S. Sellathurai, T. Vescovo, D. Cavallo, Factsheet edizione 2026 (formato PDF, 717 kB).
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